giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 20 maggio 2012

IPAZIA.....MIA MOGLIE... (il sogno di Giuliano)















Che cosa può esserci in comune tra
il popolo e la filosofia? 
(Sinesio)


Abbiamo tempo solo per filosofare,
non per fare del male!
(Sinesio)






Prosegue in:


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Al sodalizio alessandrino di Ipazia e Sinesio, che durò forse due anni, vengono
attribuite certe 'attività più sotterranee' nell'ambito del platonismo.
Sinesio è da identificare con l'omonimo studioso della natura, inventore di uno
strano modello di alambicco e autore di un contemporaneo trattato di alchimia,
che riporta nel manoscritto la dedica 'a un sacerdote del Gran Serapeo'.
Due volte nelle epistole Sinesio ripete che 'la geometria è una cosa sacra'.
Altrove parla delle virtù della tetrattide, simbolo della numerologia neoplatonica-
neopitagorica di Giamblico, cui peraltro si ispira un 'sacro' quanto giovanile pat-
to di studio fra quattro allievi di Ipazia.
Se le allusioni al segreto iniziatico contenute nell''Epistola a Erculiano' possono
essere indizio di un insegnamento esoterico, nel 'Dione', dedicato a Ipazia, sono
certamente dissimulate 'dottrine inviolabili'.





















Il trattato 'Sui Sogni' 'è stato composto' scrive Sinesio 'tutto in una notte, anzi
nell'ultima parte della notte che mi portò quel sogno che mi ingiunse di scriverlo,
e in qualche momento, due o tre, mi sembrò di essere quasi una terza persona,
l'ascoltatore di me stesso'.
Oltre a Porfirio, Sinesio cita abbondantemente i 'logia', gli 'Oracoli caldei':

Coloro che spingono fuori e inspirano,
sono prossimi alla liberazione....
libere luci...(124/5)






















A pochi anni dalla rovina del Serapeo, gli 'Oracoli caldei' figuravano tra i libri
all'indice, il cui possesso esponeva all'accusa di magia e faceva incorrere nelle
temibili sanzioni che avevano seguito l'editto di Costantino e preceduto quello
teodosiano: le leggi di Costanzo 'contro stregoni eretici e indovini' e di Teodo-
sio stesso 'contro aruspici e maghi'.
Se, come è stato scritto, 'in tempi turbolenti la matematica può essere una scien-
za pericolosa', a quei tempi l'unione di neoplatonismo e occultismo teurgico po-
teva costare la vita.
E' difficile in tutta l'età antica separare gli interessi scientifici 'positivi' dalla sfera
dell'irrazionale. L'astronomia era un campo inseparabile da quello dell'astrologia.
Teone, ultimo docente a noi noto in via ufficiale del Museo di Alessandria, per-
sonaggio di altissimo prestigio non solo tra i suoi contemporanei ma ancora per
tutto il millennio bizantino, aveva pubblicato uno studio sulla nascita di Sirio, un
altro 'sui presagi, sull'osservazione degli uccelli e sui gridi dei corvi'; altri, stando
a Giovanni Malala, riguardavano gli scritti 'di Ermete Trismegisto e di Orfeo',
nella tradizione ermetica e orfica, oltre che neoplatonica, aveva composto inni
religiosi che celebravano gli astri.





















Ipazia, come scrive il suo contemporaneo Filostorgico, 'divenne molto migliore'
del padre 'soprattutto nell'arte dell'osservazione degli astri'. Che abbia dispensa-
to ai suoi più selezionati studenti 'una dottrina esoterica in margine ai program-
mi ufficiali', che 'l'insegnamento tecnico-astronomico di Ipazia non fosse che
un'ingannevole facciata al riparo della quale veniva dispensata una rivelazione
esoterica, questa sì veramente originale', è apparso evidente, fra gli altri, anche
al maggiore biografo di Sinesio.
Ma l'astronomia era, in effetti, più di una facciata.
Uno dei 'segreti' dell'esoterismo pagano era proprio l'identificazione degli dèi
dell'olimpo politeista con i corpi celesti e le costellazioni, e di qui la loro riduci-
bilità a formule matematiche. Il linguaggio universale della matematica e dell'
astronomia, praticato per primi, fra gli ellèni, dai pitagorici (e non a caso Ipazia
viene spesso definita tale), aveva reso possibile fin da età remote il globalizzarsi
di quella che già gli antichi, e poi il moderno esoterismo, chiamano la Tradizione:
la circolazione delle stesse dottrine e conoscenze ancestrali, e delle stesse figure
astrali (numeriche, 'divine'), dal nucleo della mitica sapenza caldea sia verso
occidente, in Asia Minore, in Grecia e forse anche più a ovest, sia a oriente, fino
all'India, nella cui antica mitologia e poesia epica si scompongono e ricompongo-
no, come in un gigantesco caidoscopio, personaggi divini e semidivini dai tratti
simili a quelli dei miti greci.



























A permettere queste spesso sorprendenti consonanze e affinità, talvolta consi-
derate, dai mistici antichi come dai moderni, specialmente di estrazione confes-
sionale, 'miracolose' e frutto di una 'rivelazione' trascendente, sono di fatto la
comune osservazione del cielo stellato e la possibilità di comunicazione e circola-
zione dei suoi risultati mediante il linguaggio quantitativo, invariabile e indiffe-
rente alle diversità linguistiche, offerto appunto dalla matematica e dall'astronomia.
Nel 'Discorso sul dono' di Sinesio si legge:

L'astronomia è già di per sé una scienza più che degna, ma può servire ad
ascendere a qualcosa di più alto, può essere l'ultima tappa, io credo, verso
i misteri della teologia, una tappa a loro consona, poiché il corpo perfetto 
del cielo ha la materia sotto di sé e il suo moto è stato equiparato dai più
alti filosofi all'attività dell'intelletto.
Questa scienza procede alle sue dimostrazioni in maniera incontrovertibile
e si serve dell'aiuto della geometria e dell'aritmetica, che non ritengo disdi-
cevole chiamare retto canone di verità.

Come provano il contemporaneo fiorire della numerologia giudaica e la perse-
cuzione di Valente contro i 'mathematici', la natura tecnica dell'insegnamento
di Teone e Ipazia non solo non esclude ma avvalora l'interesse per la sfera
dell'esoterismo che furono praticati in un modo o nell'altro non solo nella scuola
di Proclo e di Damascio...ma da quasi tutti i neoplatonici.....
(Silvia Ronchey, Ipazia la vera storia)














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