giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 17 giugno 2012

ATTENTI (però) AI CIARLATANI

















































Bianti sono detti da Biante prieneo filosofo, primo inventore, secondo
alcuni, dell'arte d'andar vagando e girando per il mondo all'altrui spese.
Altri li chiamano cerretani dalle cerimonie de' sacerdoti della Dea Ce-
rere, da cui han tratto l'origine.
Questi, dicono alcuni scrittori, che in una sedizione essendo stati scac-
ciati da Roma da' sacerdoti maggiori, si ritirano nell'Umbria in un luogo
rilevato e di natura tellurica (che tanto fortuna portò alli ciarl... romani),
non troppo discosto dal fiume Nera, ove sono soliti coltivare e cibarsi
di neri tartufi in onor dei loro simili maiali.
Lì edificarono un castello circondato di forti muraglie (per tutti li tesori
rubati o truffati...), per poter meglio resistere (quando facesse bisogno)
agli improvvisi assalti degl'inimici, e lo chiamorno Cerreto.






















Quivi narrano le cronache esercitorno il sacerdozio e cerimonie che
erano soliti usare in Roma in onore de' falsi Dèi. E perché col tempo
mancò loro l'incenso e le vittime per sacrificare e conseguentemente
da poter vivere, il maggior sacerdote di questa religione distribuì li mi-
nori sacerdoti in varie parti del mondo, quali con parole fallaci e con
inganni, si fecero conoscere per falsi sacerdoti di gentili, e furono nomi-
nati 'cerretani' dal luogo donde partirono.
Altri negando aver avuto tale origine, dissero che in luoghi ameni e
fruttiferi del territorio di Camerino già abitava gran moltitudine di uomi-
ni gentili, li cui figliuoli cresciuti in gran numero, fuggendo la disciplina e
obbedienza de' loro padri, e temendo del castigo, abbandonando il
luogo, si ritirano ad abitare in Cerreto, da cui, poi, furon denominati
ciarlatani.























E perché traevano l'origine da' sacerdoti a cui s'apparteneva insegnare
il culto de' loro falsi Dii, ancorchè dopo avessero appreso la vere fede
di Cristo, nondimeno la natura avendoli arricchiti d'una loquacità gran-
de, quale anco oggi mostrano (oltre ad una natural arroganzia), non
possono negare la loro discendenza, facendosi vedere in luoghi pubbli-
ci a discorrere di diverse cose di cui si ritengono saputi et arguti ma la
cui fonte (delle opere o gran sapere)  non proviene mai dalla loro natura.

(Frianoro Rafaele, Il Vagabondo, ovvero sferza de Guidoni. Opera
nuova nella quale si scoprono le fraudi, malitie et inganni di coloro che
vanno girando il mondo alle spese altrui. Data in luce in Viterbo nell'
anno 1621)

(prosegue in: http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2010/08/05/zozza-miseria-anima-mia-c-e-scagnozza-lungo-la-via.html)















 


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