giuliano

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IL TOMO

sabato 16 giugno 2012

PROCESSI INQUISITORIALI CONTRO FATTUCCHIERI, MAGHI, INCANTATORI, NEGROMANTI e simili












































Sotto il ministero dell'inquisitore generale Alfonso Manrique, l'Inquisizione
trattò molti affari relativi alla setta de' fattucchieri, di cui prendo a parlare.
Papa Adriano VI, ch'era stato inquisitore generale di Spagna, aveva nel
1523 pubblicata una bolla nella quale dicevasi che ai tempi del suo prede-
cessore Giulio II, cioè dal 1503 al 1513, era stata scoperta in Lombardia
una numerosa setta i cui seguaci abiuravano la fede cristiana, calpestando
ed oltraggiando in più maniere la croce ed abusando delle cose sacre.
I quali settatori riconoscevano il demonio per loro maestro e padrone, pro-
mettendogli ubbidienza e rendendogli un culto particolare.




























Sommessi all'impero del demonio, commettevano a di lui istigazione moltis-
simi delitti, mandavano malattie agli animali e giovani pargoli, danneggiavano
i frutti della terra colle loro malìe e sortilegi.
Avendo un inquisitore tentato di farli arrestare e tradurre in giudizio, vi si
erano opposti i giudici ecclesiastici e secolari; la qual cosa era stata cagione
che il papa dichiarasse simili delitti di spettanza dell'Inquisizione come lo e-
rano tutte le altre eresie.
In conseguenza Adriano VI ricordava alla Inquisizione di Spagna i loro diritti
a questo riguardo ed il dovere che loro incombeva di farli valere.
Gli adoratori del demonio sono così antichi quanto l'opinione de' filosofi che
hanno insegnata l'esistenza de' due principi eterni delle cose opposti l'uno all'-
altro, uno del bene, e l'altro del male.





























Ricevuta una volta questa dottrina nel mondo, si trovarono in ogni età uomini
tanto perversi che adorarono il cattivo principio; ma è del tutto insussistente
che lo adorassero i cattolici, i quali professano essere un'eresia il credere che
il demonio sia eguale a Dio e abbia avuto parte nella creazione del mondo.
Vi furono bensì frequentemente accorti inquisitori che, abusando dell'altrui
credulità ed ignoranza, trassero con false illusioni in errore non pochi spiriti
deboli, facendo loro credere di essere maghi e stregoni.
Ed è cosa notabile che cotali pretesi agenti del demonio appartengono più
frequentemente al sesso debole; anzi piuttosto alla vecchiaia che alla gioventù,
alla classe povera, che alla doviziosa, alle laide e non alle femmine avvenenti.
































Ad ogni modo l'Inquisizione di Calahorra fece nel 1507 bruciare trenta don-
ne convinte di essere fattucchiere e maghe, o, per dir meglio, di essersi date
a credere tali; e nel 1527 ne furono scoperte molte altre che si abbandonava-
no ad abbominevoli superstizioni.
Racconta don Prudenzio di Sandoval, nella sua storia di Carlo V, che due
fanciulle, una di undici, l'altra di nove anni, si accusarono da loro medesime
come streghe innanzi ai membri del consiglio reale di Navarra, confessando
d'essersi fatte ricevere nella setta delle 'Iurguinas', ossia streghe e di essere
pronte ad iscoprire tutte le donne che appartenevano a tale società, se loro
si voleva accordare il perdono.
Avutane dai giudici la promessa, dichiararono che, vedendo l'occhio sinistro
di una persona potrebbero dire s'era o no fattucchiera; indicarono il luogo
in cui potrebbero trovarsi molte di tali femmine e dove tenevano le loro adu-
nanze. Il consiglio incaricò un commissario di recarsi ne' luoghi indicati colle
due fanciulle e colla scorta di cinquanta uomini a cavallo.





























In ogni villaggio chiudevansi le fanciulle, in due separate case, indi il
commissario si faceva condurre per mezzo de' magistrati e presentava
alle fanciulle le persone sospette di magia; e ne risultò che le indicate da
queste come fattucchiere erano veramente tali.
Perciocchè confessarono in prigione di essere più di centocinquanta, e
che quando una donna chiedeva di essere ammessa nella loro società,
le veniva dato, s'era nobile, un robusto giovane che la conosceva car-
nalmente, indi le si faceva rinnegare G.C. e la sua religione.
(Pietro Tamburini, Storie dell'Inquisizione)
(prosegue in:

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/06/16/processi-inquisitoriali-2.html 6

http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/06/16/processi-inquisitoriali-3.html)















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