CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 19 agosto 2013

ERETICI E POLITICI
























Con voce d'angelo, lingua esperta, non blesa,
con parole sottili, più lisce di tela inglese,
ben disposte, ben dette e senza ripresa,
meglio ascoltate, senza tossire, che apprese,
con gemiti e singhiozzi mostrano la via
di Gesù Cristo, che ognuno dovrebbe
seguire, come Egli volle seguirla per noi;
vanno predicando come potremo vedere Dio.

Se non mangiamo, come loro, la buona rete di vitello
e il pesto ben battuto che si potrebbe berlo
e il bollito grasso di gallina ruspante
e, a parte, agresto fresco con bietole
e un vino che non potrebbe essere migliore,
quello di cui l'Ospetaliere si ubriaca più facilmente,
se ben vivendo e vestendosi, ben mangiando e dormendo
si conquista Dio, essi possono veramente conquistarlo.

Come quelli che bevono birra
e mangiando pane di loglio e di crusca
e ai quali ripugna il brodo di bue grasso
e che non vogliono condimento a base d'olio
né pesce fresco e polposo di vivaio
né intingolo né salsa che frigga!
Perciò consiglio a chi pone in Dio il suo spirito
di nutrirsi delle loro pietanze, se può averne.

La prima comunità religiosa fu creata
da gente che non voleva né disturbo né rumore;
ma i giacobini, dopo pranzo, non rispettano il silenzio;
anzi disputano su quale sia il vino migliore,
(perché vedon doppio a quasi tutte le ore....).
Hanno istituito una corte per far processi
(solo alli innocenti che gli stanno in mezzo ai denti)
ed è valdese chi da ciò li distoglie,
(ma anche a lui rompono le ossa a tutte le ore,
...perché sono i più grandi e fieri truffatori....).
E vogliono sapere i segreti di ogni uomo
in modo da farsi meglio temere
(per poi truffarlo a tutte le ore
del giorno e della notte...
pregando poi un gran Dio
a forma di botte.....
e raccontare a tutti le nostre storie....
perché .... son peggio delle mignotte....).

La loro non è povertà 'di spirito':
tengono il loro e prendono quello che è mio
(questa la rima di Dio quattrino......).
Per molli tuniche, tessute con lana inglese,
lasciano il cilicio, ché per loro è troppo aspro.
E non dividono il loro vestito
come faceva san Martino
(anzi dicono che pure la vecchia
che un giorno li cullò dentro una
lettino a forma di botte,
rubarono il vestito che ancor non
avea cucito,
per barattarlo con un buon libro
tutto in latino....
così da confondere l'intero volgo
...come fosse un cretino....).
Ma le elemosine, con le quali si suole mantenere
la povera gente, vogliono averle tutte per loro
(dopo che il libro avea istruito....
il loro sapere antico....).

Con vesti leggere e ampie, con la cappa ben spiegata,
di cammellotto in estate, spessa in inverno,
con scarpe delicate - provviste di suole francesi
quando fa freddo - di pregiato cuoio marsigliese,
solidamente allacciate con maestrìa
- perché allacciare male è imperdonabile -
vanno predicando, con il loro sottile sapere
(dopo aver bevuto tutto....
.... a nostre spese....),
che a servir Dio mettiamo il nostro cuore e i nostri beni.

Se fossi marito avrei grande terrore
che un uomo senza calzoni sedesse accanto a mia moglie:
queste e quelli hanno infatti una gonna
della stessa ampiezza
e con il grasso il fuoco si accende in un baleno.
Delle beghine non saprei dirvi nulla:
ce n'è qualcuna di sterile che porta frutto.
Fanno simili miracoli, lo so per certo:
di padri santi, possono essere santi gli eredi.

(Peire Cardenal, Contro i giacobini predicatori, 1230) 













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