giuliano

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IL TOMO

venerdì 23 agosto 2013

NON ROMPETEGLI LE 'BAAL' (le visioni dei 'folli' e la follia del genere umano) (49)















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La politica di 'Giulio' &










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Non rompetegli le 'Baal' (50) &










Il vecchio... Bruegel...














Il folle, nella sua innocente grullaggine, possiede un sapere antico così inaccessi-
bile e altrettanto temibile.
Mentre l'uomo di ragione e di saggezza non ne percepisce che degli aspetti fram-
mentari, e perciò tanto più inquietanti, il folle lo porta tutto intero in una sfera
intatta riconducibile alla genialità: questa palla di cristallo che per tutti è vuota,
è piena ai suoi occhi di un sapere invisibile, inaccessibile.
Brueghel si burla dell'infermo che tenta di penetrare in questa sfera di cristallo.
Ma è proprio lei, questa bolla irridata del sapere, che si dondola senza romper-
si mai - lanterna derisoria ma infinitamente preziosa - in cima alla pertica che
Margot, la Folle, porta sulla spalla.




E' lei inoltre che figura sul rovescio del Giardino delle delizie.
Un altro simbolo del sapere è l'albero, un tempo piantato in mezzo al Paradiso ter-
restre, esso è stato sradicato e forma ora l'albero maestro della Nave dei Folli.
Che cosa annuncia questo sapere dei folli?
Senza dubbio, in quanto sapere proibito (ed anche eternamente perseguitato per-
ché affine alla verità giullaresca tanto bistrattata...), predice a un tempo il regno
di Satana e la potenza terrena e la successiva caduta infernale.
La visione di un grande sabba della natura: le montagne sprofondano e diventano
pianure, la terra vomita i morti (soprattutto di notte), e le ossa affiorano sulle tom-
be; le stelle cadono, la terra prende fuoco, mostri campeggiano nell'alto dei cieli
ad espiare l'anima del mondo, ed ogni vita si dissecca e perisce.




La fine non ha valore di passaggio o di promessa; è l'avvento di una notte in cui
si consuma in toni orgiastici la vecchia e saggia ragione del mondo, l''Anima-
Mundi' viene così eternamente sacrificata e crocefissa in nome di Baal....
La pittura ha contribuito molto alla comprensione della follia-verità-saggezza, co-
sì come la poesia. Brueghel, Thierry Bouts, Durer e tutto il silenzio delle immagi-
ni. Il silenzio e l'infinita saggezza delle immagini e della poesia, compreso nello
spazio della pura visione che la follia dispiega i suoi poteri.
Fantasmi e minacce, pure apparenze del sogno e destino segreto del mondo: la
follia in questo caso ha una forza primitiva di rivelazione: rivelazione che l'oniri-
co è reale, che la sottile superficie dell'illusione nel contesto creativo si apre su
una profondità innegabile, e che il momentaneo brillio dell'immagine lascia il mon-
do in preda a simboli inquieti che si eternano nelle sue notti (ma soprattutto nelle
eterne persecuzioni della storia...); e rivelazione inversa, ma altrettanto dolorosa,
che tutta la realtà del mondo sarà assorbita un giorno nell'Immagine fantastica, nel
momento intermedio dell'essere e del nulla che è delirio della pura distruzione:
 il mondo già non è più, ma il silenzio e la notte non si sono ancora chiusi del tut-
to sui di lui; esso vacilla in un ultimo scoppio, in un estremo disordine che precede
immediatamente l'ordine monotono (e folle) del compimento.
E' in questa immagine subito abolita che giunge a perdersi la verità del mondo!



 Lo spirito dell'uomo, nella sua (falsa) finitezza, non è tanto una scintilla della
grande luce quanto un frammento d'ombra. Alla sua intelligenza limitata non è
dischiusa la verità parziale e transitoria dell'apparenza; la sua follia scopre sol-
tanto il rovescio delle cose, l'immediata contraddizione della loro verità.
Elevandosi fino a Dio, l'uomo non deve solo superare se stesso, ma strappar-
si interamente alla sua essenziale debolezza, dominare di colpo l'opposizione
tra le cose del mondo e la loro essenza divina; poiché ciò che della verità tra-
spare nell'apparenza non è il suo riflesso ma la sua crudele contraddizione:
"Ogni cosa ha due volti", dice Sèbastien Franck, "perché Dio ha deciso di
opporsi al mondo, di lasciare a questo (solo) l'apparenza e di prendere per
sé la verità e l'essenza delle cose.... E' per questo che ogni cosa è il contra-
rio di ciò che sembra essere nel mondo (è per questo, che ancor oggi, qual-
che 'Eretico' della politica reclama l'impossibilità a partecipare alla verità del-
le cose nel dominio pubblico dell'esercizio della 'democrazia): un silenzio ca-
povolto".




L'abisso di follia in cui sono sprofondati gli uomini è tale che l'apparenza di
verità che vi si trova ne è la rigorosa contraddizione. Ma v'è di più: questa
contraddizione tra apparenza e verità è già presente all'interno stesso dell'-
apparenza; perché se l'apparenza fosse coerente con se stessa, sarebbe al-
meno allusione alla verità, e come sua forma vuota. E nelle cose stesse che
occorre trovare questo capovolgimento: capovolgimento che da allora in
poi non avrà né direzione unica né termine prefissato; non dell'apparenza
verso la verità, ma da un'apparenza a un'altra che la nega, poi di nuovo ver-
so ciò che contesta e che nega la precedente negazione, così che il movi-
mento non può mai essere interrotto.
...Insomma per concludere, non c'è niente che non sia calato nell'immedia-
ta contraddizione, niente che non inciti l'uomo ad aderire da se stesso alla
propria follia; misurato alla verità delle essenze e di Dio, tutto l'ordine uma-
no non è che follia....

(M. Foucault, Storia della follia)



(Prosegue...) &



(Prosegue....)
















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