giuliano

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IL TOMO

venerdì 9 agosto 2013

SATANA (41)


























































Precedenti capitoli:

L'Inferno dei cavalieri &

La peste (40)

Prosegue in:

Satana (42)









Bosch ci mostra l'uomo in tutta la sua nudità, intrappolato nelle sue
insufficienze e nelle perfidie della sua natura animale, lui che era
destinato a sondare le zone più sublimi dello spirito!
Egli ci fa sentire la Caduta in tutta la sua profondità, mostrandoci
come l'uomo, divinamente creato, si è volontariamente reso schia-
vo del demonio, erigendo il male a proprio idolo e paladino.




Con ironia mordente e sarcastica, mette a nudo gli atteggiamenti
 scimmieschi e le smisurate proteste luciferine dell'uomo e della
donna (come il sibilare notturno di urla minacciose e disperate).
Questo processo di smascheramento ha termine solo quando 'l'-
 orrore dell'assurdo' di queste maschere viventi dilacerate è re-
so manifesto.




In questo corpo a corpo faustiano con l'Inferno, l'umorismo era
il solo talismano che poteva evitargli la follia, secondo la formula
di Pietro Autier:
'Chi ora non può ridere, non deve leggere qui .... al Grillo parlan-
te e veriterio nella sua Rima! Poiché se non ride lo coglie il mal
caduco'.




I motivi pittorici che illustreremo testimoniano in modo eloquente
questa superiorità intrepida del riso.
Ad esempio, Satana appare ora direttamente opposto, quale divo-
ratore del mondo, al Creatore. Bosch ha accuratamente scelto le
creature che formano il seguito di Satana (e se li guardate sono l'-
immagine vera dell'apparenza accompagnata alla falsità...).
Attraverso queste egli approfondisce la dottrina sociale della con-
fraternita. I paesaggi cosmici del secondo piano avevano già ab-
bozzato questa dottrina nelle sue grandi linee.




Gli Inferi dei musici, dei monaci e dei giocatori erano lo spunto per
la critica sociale; la corte di Satana conferisce a questa dottrina la
forma di uno statuto metafisico definitivo.
Il principe dell'Inferno, imbellettato con il blu della furberia, è raffi-
gurato con una gigantesca testa di sparviero e un corpo umano sche-
letrico. Lo sparviero nella mitologia egizia, abitava il Regno dei mor-
ti dell'Occidente e divorava i cadaveri.




Allo stesso modo questo sparviero infernale inghiotte voracemente
le prede che la morte ed il male di volta in volta gli offrono.
Con gli occhi fissi, sbarrati, spalanca il suo becco e ingurgita i musi-
ci, e molti altri scelti a caso.
Ma questo cibo non lo sazia: la sua digestione è così rapida quanto
il movimento che suggeriscono i galloni che ornano la cinghia intor-
no al suo petto: sembra che si spingono uno contro l'altro per for-
mare una sorta di catena, un movimento continuo, meccanico, ope-
raio, da catena di montaggio...
(Prosegue...)















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