giuliano

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IL TOMO

lunedì 15 giugno 2015

PRIMA LETTERA (un veliero) (3)















        













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Il  Tempo
bussa, scalcia, annuncia la frattura fra il definito e l’indefinito.
        Fra il creato e l’increato.
        Fra l’inizio e la fine.
        Fra la creazione e l’infinito.


Al Capitano quei minuti paiono secoli.
Come una lenta evoluzione che viene a
rinnegare il suo principio.


Al Capitano si ghiaccia il sangue,
un procedere a ritroso nell’Universo .
Una antica simmetria, una pace lontana,
una perfezione immutata posta fra il principio e la fine.

       Lo sguardo e l’occhio appaiono gelidi,
                                                     indefiniti,
                                                     morti…
       Quella vista lo riconduce nell’abisso
                                    di un interrogativo.
Il Capitano muto appare,
silenzioso, come l’origine di ogni cosa.


        Il marinaio sale in cima all’albero maestro.
        Sembra fuggire più che osservare.
        Il mozzo è sceso nella stiva.




Al buio di quella caverna le ombre appaiono lo specchio
                                                          di una vita già vissuta.
Di una dimensione mal sopportata.
Di una oscurità non accettata.
Di una tortura mai raccontata.

        Il mozzo ricorda l’antica piazza,
                                               il vecchio rogo.
La sua è un’anima antica.
La sua è una tribolazione mai confessata.
La sua è una religione mai del tutto svelata.
        Non vista, non celebrata e non ancora
                                                                  annunciata.

Gli uomini di quella costa, di quella terra, di quella fortezza,
                                                                        di quella Chiesa,
appaiono sicuri e decisi.
Da lontano sembrano urlare qualcosa,
             sembrano voler dire qualcosa.  


Il  filosofo fa gli onori di casa,
la sua saggezza sembra disorientarli,
                                          intimidirli.

         
      - Benvenuti! ….in questa umile nave,
                                  in questa umile terra,
                                 in questo grande mare,
               …… in questa antica discendenza.


I padroni del mare e della terra,
i conquistatori della natura,
i dominatori del mondo,
gli sfruttatori della potenza ….
……..salgono lenti le scalette del veliero.
          Il marinaio stende il ripido tappeto di una scaletta
          fra l’onda e la terra ferma.
          Fra la libertà e la civiltà.
          Fra il regno ed il nulla.
          Fra il pensiero e l’azione.
          Fra l’istinto e la coscienza.
          Fra ….Dio e l’inferno del suo regno mai creato.
 Ma severamente difeso.





In questa unione di elementi, il marinaio,
dopo il doveroso compito, scompare,
come se mai fosse apparso.
Il suo è un vento lieve ….
È una brezza antica quanto una giornata di Primavera.
Quando ricorda, la brezza ondeggia lieve.
Quando pensa, il mare si agita.
Quando piange, la bufera incalza ….ed il vento urla.
Quando guarda, lo specchio del suo pensiero
si desta per un ordine,                                                                            per una  creazione.


        Ognuno in questa nave vive di ricordi e creazioni.
        Come miliardi di vite vissute, e poi tornate a contemplare
         i cimiteri delle loro esistenze.
   …….Che ora di nuovo appaiono.

        
         Appaiono muti salir le scale.
         Stesso tempo, stesso remare.
         Stessa impassibile sicurezza e fierezza.


Alla fine dell’ultimo scalino, dell’ultima tavola di legno
unita alla corda …., appare il Capitano.


        Muto, solo, il volto un mare di tranquillità.
                             Gli occhi, oceano di vita.
                              La barba silenziosa testimonianza
di una antica geologia,                                                                                  di una antica frattura.
        Il lento divenire, stratigrafie di terreno che non lasciano
        vedere il primo fondale di pelle. La prima crosta.
        Il ghiaccio sembra aver ceduto il passo ad un barlume di colore.


Il filosofo gli è vicino.
L’uomo diviene due.
La perfezione del numero compone la  segreta geometria in questo
sconosciuto Universo.
Sconosciuto per gli increduli ospiti.




        Gli ospiti, ora, danno il benvenuto ai nuovi padroni della terra.
                                    …..E forse dell’intero Universo.
        In questi opposti …gli ‘ospiti’, gli antichi Signori,
        gli antichi Padroni,
        non possono e debbono spiegare.
Il sogno antico, la prima coscienza.
Il Sé originario.


        Debbono accettare le nuove combinazioni di elementi,
                                                                         di evoluzioni,
                                                                          di situazioni,
         di padroni che a forza governano una piccola regione 
         della ‘barba’ del Capitano, che non curante, accende
         la sua prima pipa della giornata.


Il filosofo fa gli onori di casa, la sua saggezza
sembra disorientarli,                                                                                        intimidirli.


- Benvenuti in questa umile nave, in questa umile terra,
  in questa antica discendenza.



        I forestieri salgono lenti le scalette calate dal marinaio.
……Poi anche lui scompare.
        Forse ….anche lui, prigioniero dei suoi ricordi.
        Ognuno in quella nave sembra vivere di essi.
        Come miliardi di vite vissute, e poi ….tornate
        a contemplare i cimiteri delle loro esistenze.
        Che ora di nuovo appaiono.
        Appaiono muti salir le scale….


Stesso tempo, stesso remare.
Uguale persecuzione, medesima volontà.
Stessa impassibile fierezza e sicurezza, …ostentata,
                                                                   dimostrata,
                                                                   sbandierata.
Il volto dell’ignoranza che governa il mondo,
il volto dell’arroganza che detta la via,
il volto della potenza che cerca il dominio.
Il dominio, l’antica ragione, il cimitero
della coscienza, dell’intelligenza.
La morte di ogni elemento che naviga libero nella
spirale di ogni  creazione.
Il Dio della Bibbia  combatte contro il suo Creatore.
Il Creatore tace, osserva, medita…
Naviga per altri porti, per altre Chiese, per altri mari…
                                                            per altre mute verità.

            
Alla fine dell’ultimo scalino e dell’ultima onda,
del cuore del Capitano,
della coscienza del marinaio,                           del pensiero del mozzo,                                                                                                                                 della verità del filosofo,


………. appare ….. il dominio vestito,
              appare l’inganno mascherato,
              appare una nuova terra che pretende
              la sua stratificazione geologica.
              Il nero catrame appare, la fredda calce, 
              in questo profondo Oceano di perfezioni geometriche.
              Di vita che muta osserva se stessa.
              Di forma incantata che studia le proporzioni.
                   Di numeri, che piano prendono consistenza
                   nelle simmetrie di un Universo divenuto Terra,
                   che osserva la tirannia del falso.




        
-  Buongiorno a voi!    ufficioso tuona il primo che poggia l’eleganza della figura divenuta divisa sulla Nave.
- Siamo i custodi del Mare e della Terra
  che state solcando,  o forse causa i venti,
  ‘casualmente navigando’.
- Siamo i custodi dei confini,
   quelle rette e diagonali che formano le nostre
    e vostre mappe.
- Siamo i custodi del Tempo:
  Tempo di navigare, pensare,
   pregare e …pagare.
- Siamo custodi dell’oro e dell’argento,
   che questa disciplina impone per i nostri forzieri.
- Siamo i signori della guerra, perché da noi
   la pace  è obbligo, la ricchezza un dovere
   ed il razzismo un privilegio,
   che i reietti si concedono  come un lusso  
   troppo caro da lasciare in balia delle onde, 
   del vento, o forse anche della giustizia.
 - Siamo custodi del pensiero, lo costringiamo
    in monasteri, lo sacrifichiamo in antichi altari,
    lo inganniamo e immortaliamo in splendidi affreschi.
    Pieghiamo le croci fino a farne degli uncini.
    La regola ed il lavoro governano la nostra vita,
    e formano i nostri istinti.
    La tradizione è il patto antico,
    perché noi interpretiamo la segreta disciplina.



        - Siamo i custodi dei confini.
        - Siamo i fari del porto che vedete in lontananza.
        - Siamo i doganieri della nostra Terra.
        - Potete chiamarci con il nostro nome
           in ogni luogo ne abbiamo Uno.
                                                         

        - Primi colonizzatori delle Terre che vedete e di
           quelle…. che non vedete….
        - Primi guerrieri, primi padroni.
        - Vi porgiamo i saluti e gli stendardi
            della nostra terra.
        - Vi porgiamo il benvenuto e le usanze
            dei nostri avi.
        - Vi porgiamo il saluto del nostro Re e padrone.
        -  La nostra ricchezza è il commercio, per ogni dove
            e  con chi che sia.
 - Per ogni Terra, per ogni mare.       
 - I nostri forzieri sono la sicurezza di ogni viandante,
                                                                   di ogni navigante,
                                                                     di ogni capitale.



- La nostra disciplina votata alla ‘regola’
   è patto e garanzia,
  fedeltà per ognuno che ripone in noi la sua ricchezza.
  Il corpo abbisogna della sua serenità in terra.
  Noi custodiamo tale principio.
  L’anima può così aspirare al Paradiso dei Santi.
  Al Paradiso dei Beati, tanto in terra, quanto poi….
                                                                                     in cielo….
 Per questo riconosciamo tassi di interesse sicuri
 e discrezione assoluta,
 per ogni nuvola del creato,
 per ogni montagna del Paradiso,
 e per ogni mare da solcare per raggiungerlo.

      - Questo è il motto inciso sulle mura del grande castello  del nostro Re:      La ricchezza ai pochi,
                                                        la compassione a tutti,
                                                        le sofferenze ai molti.
     - I vetici, padroni di tutti i tesori,
        noi siamo la loro parola ed il giusto benvenuto.

      - Quale il nome del vostro vascello …Comandante?


       Il Filosofo tacita il Comandante, ed avvicinandosi al Soldato
       risponde in vece dell’interrogato.


      - Molti nomi ha, e potrebbe avere questo vascello….,
  ora quello che qui conviene è Esilio al porto del
 vostro vessillo… e come ad ogni nobile e Filosofo della retta e saggia parola conviene fedele alla sua disciplina leggo una lettera di benvenuto cui il Comandante destina la rotta a voi poco gradita….  



    
                            

                                   
                           Lettera  de l  Capitano



     
Così navigo nei mari per questo approdai anche in Terra di esiliati: confini varcati e privilegi ben arroccati nei forzieri della ricchezza, conservata custodita e troppo spesso celata e falsata come il bilancio scritto nella dignità della ugual vita. Sempre falsato nella contraddizione che contraddistingue la moralità che giammai orna e conia la moneta di nessuna Eresia. Non compone nessuna nobile Poesia con cui condividere il sentimento della comune rotta per potersi creder ricco al porto della vita.
‘Nobili gentil-uomini’ questa non può dirsi ricchezza con la quale la materia sazia la pretesa di condividere la stessa via, e poi pensare di salvare l’anima all’ombra della cattedrale antica nell’eterno pellegrinaggio dell’Ortodossia quale esempio nell’ago di una bussola che indica la rotta  destino della nave…. al faro della vita. Specchio del libero arbitrio a lungo conteso, ed al sermone di una bibbia che recita ugual strofa interpretata ad uso di una strana parola rotta della Memoria. Rimembro la Parola con cui indicate le coordinate della Storia: rette e parallele nella comune via al porto della vita. In verità le croci della falsa memoria ad un chiodo fissate la cima.
Io Pagano e fors’anche Apostata nel comune oltraggio subito alla stiva di una Parola comune cammino della Memoria, nel navigare al vento del vostro Dio pregato, posso dire l’umiliazione Parabola e rotta condivisa con gli altri umiliati… giù nella stiva. In quanto Evoluzione gradita per chi condivide il comune razzismo nella bufera scritto: Eterno Teschio della vita. Ma con tutta l’onestà nel timone bilancio della vita, posso dire di non aver arrecato offesa o oltraggio al Teschio di nessuna vita. Io, quale Eretico, conosco l’antica e nuova via, l’antica e nuova disciplina che giammai fa rima con la vostra strana e diligente diplomazia. Conosco la rotta di ogni Filosofia e di ogni retta Disciplina, giusta navigazione al porto dell’evoluzione della vita, e mi pare una strana rima la vostra falsa ed intollerante via, la strana navigazione al porto di ogni Terra (così ben) in vista. Di ogni costa conquistata con ugual croce ed antica filosofia al seggio (ed al servizio) di una strana democrazia (da tutti osannata e condivisa alla banca della vita).
Al regno sovrano della vostra ricca via…
Ed oggi voglio aggiungere un asterisco a quella Memoria, l’onda che navigai nel mare in odor di Eterna Eresia, non certo per salvare la povera anima mia, ma per dire con il privilegio della Rima, che la rotta non è smarrita. Giammai smarrita nel privilegio di codesta vita. Perché questa, sempre ciclica nella Gnosi antica, giammai eterna come l’anima che si aggira nell’eterna ricerca della Terra nominata vera vita al mare della Dottrina. E ricordare che se pur navigando avvertimmo il Vento di un diverso elemento. Se pur pregando ugual intento avvertiamo un antico pregiudizio nemico del comune Dio. Perché, se pur cercando, quali Esploratori (Trovatori della antica Memoria per sempre perduta) armati al porto di un nobile coraggio la moneta di Dio, ed ornati con l’araldo, invisibile motto antico quale comune destino, dimora terrena ed eterna certezza di  Eresia nel condividere una povertà troppo antica per essere dalla materia appena capita, troviamo moneta  giammai coniata al porto della Sua Parola. 
Giacché contraria alla volgare ricchezza rubata al principio della Vita così mal nutrita allo Spirito dell’araldo della frontiera cui confinate la comune rotta, certezza nell’oceano della vita. Giacché lo stesso mare con cui condividere, non solo i porti, ma le rotte Storia della via, e.... 














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