CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 3 gennaio 2018

LA CONGIURA DELLE POLVERI (69)












































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Martirio Verde (67/8)

Prosegue in:

La congiura delle polveri (70)














 …Ora andiamo al concetto di spirale: Spirale una linea retta avente la sua origine nel polo e ruotante intorno ad esso, è detta vettore radiale; un punto che viaggi lungo il vettore radiale in definite condizioni di velocità viene a descrivere la curva spirale (definiamo la forma innanzitutto).
Abbiamo due differenti spirali: la prima o Spirale di Archimede - se una semi retta gira uniformemente intorno alla sua estremità, un punto che allo stesso modo si muove di moto uniforme lungo di essa descriverà una spirale uniforme …o anche se, mentre il vettore radiale ruota uniformemente intorno al polo, un punto P si muove di moto uniforme lungo di esso, questo punto descriverà una Spirale Uniforme o di Archimede, è chiaro che una Spirale di Archimede può essere paragonata ad un lungo cilindro avvolto su se stesso.

La seconda invece e al contrario, non viaggiando a velocità uniforme, ma aumentando la velocità man mano che si muove lungo il vettore radiale allontanandosi dal polo, creerà una Spirale Equiangolare o Logaritmica. Scoperta da Cartesio nel 1638, dimostrò che la caratteristica di suddetta spirale è che raggi ad angoli uguali rispetto al polo risultano in proporzione continua, e inoltre dimostrò che le distanze misurate lungo la curva, partendo dalla sua origine nei punti di intersezione di un qualsiasi raggio sono proporzionali alla lunghezza dei raggi stessi, ne segue che i settori tagliati da raggi successivi a uguali angoli vettoriali sono simili l’uno all’altro sotto ogni riguardo, e ne segue ancora che tale curva può essere considerata una figura che cresce continuamente senza mutare la sua forma.
Inoltre: nelle strutture la curvatura è essenzialmente un fenomeno meccanico e la osserviamo nelle strutture flessibili quale risultato di un piegamento ...ma né le conchiglie, né i denti, né gli artigli, sono strutture flessibili, essi non sono stati piegati per accudire la loro particolare curvatura, ma sono cresciuti ricurvi.
Nell’accrescimento di una conchiglia non possiamo concepire nessuna legge più semplice di questa, che cioè il suo allargamento e il suo allungamento devono avvenire secondo una proporzione invariata: ed è questa semplice legge che la natura tende a seguire. La conchiglia, come l’organismo in essa contenuto, cresce in grandezza ma non cambia di forma, e l’esistenza di questa costante relatività di accrescimento o costante similitudine di forma è essenziale e può essere presa come base della definizione della Spirale  Equiangolare. E’ caratteristica peculiare delle conchiglie a spirale, che esse non alterano la loro forma mentre crescono. Ogni incremento è simile al precedente e ogni ciclo di accrescimento rimane della  forma primitiva.
(D’Arcy W. Thompson, Crescita e forma)




Tutta questa lunga ed interessante disquisizione di Thompson per aver ben chiari i parametri dei ragionamenti a venire (e spiegare i precedenti). Il nostro viaggiatore in rete, il cliente dell’agenzia di viaggio, o il semplice uomo comune che si adegua ai ritmi sociali cui sottoposto, comporre una costante crescita simmetrica al mondo e alla natura a lui circostante, quindi un equivalente danno ambientale nel momento in cui si crea una proporzione equidistante nella condizione posta fra fattibilità e desiderio… (Volontario manifesto o innestato, grazie a nuovi e sofisticati procedimenti psicologici che non motivano sui bisogni effettivi e naturali alla base del ‘polo’ della spirale, ma ne creano di nuovi, a cui l’uomo successivamente si adegua, convinto di aumentare le proprie potenzialità di moto e accrescimento naturali,variando condizione e matematica premessa alla base di questa. Passando da una forma all’altra di spirale. Il turbine di una ossessione nascere da una patologia, da uno stress, da una schizofrenia, da un disagio, e anche da una sopravvivenza, danno forma e contenuto al primo gruppo di Spirale descritta. Il mutamento, la crescita [industriale non compatibile], lo sfruttamento petrolifero, e molti altri esempi di accrescimento li possiamo visualizzare nella forma e movimento di una Spirale di Archimede. Ciò sotto certi aspetti è normale, se compatibile con l’ambiente per cui il motivo di tale innesto matematico, ma quando questo tende a modificare l’armonia di ciò che lo precede, e da cui è nato e per cui si sviluppa, si evolve e cresce quella totale disarmonia che ci porta a convergere su questa ed altre disquisizioni, cui spesso, nostro malgrado, siamo costretti ad intervenire per non dissociare l’universale  forma ed il calco di questa, in una condizione molto simile a quella dei moderni ed antichi Creazionisti. La lenta progressione dall’origine del creato alla semplice forma di una conchiglia, fino alle cose cui ci appartengono e che forse molto spesso non abbiamo notato conservano uguale simmetria di crescita e moto. Questa l’abbiamo evidenziata nel calco e nella forma di una Spirale Equiangolare. Distaccarci da tal forma e contenuto, disconoscere queste proporzioni, trascurare queste simmetrie, ignorare tali verità nascoste, non porta molto lontano l’intuizione di Archimede. La sua inventiva rispetto alla natura rimarrebbe, oltre che riduttiva, anche deleteria. L’uomo non può far altro che apprendere, osservare, imitare, e per quanto possibile, attenersi e conformarsi all’originale. Questa semplice regola è alla base non solo dell’Ecologia, ma della reciproca armonia che possiamo migliorare nella coabitazione evolutiva con l’intero Creato.) …del viaggio e la sua moderna e veloce immediatezza con tutte le possibilità economiche che ci permettono di realizzare tale intento. Inoltre i mezzi e le strutture di cui necessitiamo per soddisfare tali bisogni. Infatti mi accorgo sempre più spesso quando l’ambiente viene modellato per le esigenze dell’uomo la conseguente frattura fra due diversi spirali conduce alle inevitabili catastrofiche conseguenze e a cui nostro malgrado siamo costretti ad assistere.




…E’ scontato che gli uomini di fronte ai loro bisogni, alle loro economie, alle loro urgenze, alle loro ambizioni, alle loro necessità, difficilmente seguono il corso della natura….

Non certo ciò di cui l’interesse specifico di una natura che non conosce ambizioni eccetto quelle individuabili nel motivo e significato della vita stessa. Ma unicamente il lento progredire della propria evoluzione  misurata, non nella corretta applicazione di questa nella consequenzialità degli eventi, ma l’irreversibile evolversi del ‘progresso’ nel completo regresso nell’ambito del concetto mal definito e mal interpretato di sopravvivenza.

Il capobranco all’interno di un gruppo di lupi si deve certamente distinguere per le sue doti, difficilmente in grado di maturare un comportamento a danno di altri, a meno che non intervengono specifici fattori. La sopravvivenza detta la maggior parte delle regole compresa la riproduzione. Il concetto di benessere, inteso come ricchezza o lusso, termine e condizione disconosciuta nel regno della natura. I lussi compongono tutti quei fattori virtualmente primari affinché l’essere vivente in grado di soddisfare i bisogni superflui, e la natura in questa costante e sempre maggiore richiesta nella genesi della vita cui sottomessa per limitata cultura, possiede un innato equilibrio degradato ed irrimediabilmente violato nella quale non più in grado di mantenere integri i propri cicli entro i termini specifici dell’evoluzione (segue la costante della Spirale Equiangolare: mutare forma ed aspetto secondo tale naturale accrescimento) risolvendo delle incognite molto più ampie delle parentesi accertate nell’evoluzione quale condizione ottimale di equilibrio e conseguente crescita, ma all’opposto, riflesse in perenni scomposti irreversibili mutamenti  nella nuova condizione nello Spazio e Tempo posta.

Una impropria matematica nella nuova fisica rilevata e rivelata.




Le scoperte e gli studi di Darwin sono serviti a lungo per determinati settori produttivi dell’economia, per applicare logiche estranee, sia alle scoperte derivate dagli studi stessi, sia alla stessa natura dell’uomo. E’ un miracolo evolutivo l’intero meccanismo neurologico umano, ma dobbiamo imparare a non dimenticare.

Innanzitutto ad aver chiari i gradi di evoluzione che ci hanno permesso tutto questo, fin dove ora poggiamo le nostre civiltà. Esse non sono nate in maniera autonoma rispetto all’uomo che pian piano le ha concepite. Ma pur avendo aspetti uguali o simmetrici in ogni luogo, sono il frutto di un grado di evoluzione nato dal rapporto continuo con la terra di appartenenza. Terra che dona il sostentamento per la necessaria affermazione e la pretesa di ogni presunta superiorità misurata con il metro della cosiddetta evoluzione.

Proprio questo rapporto e il conseguente mutare delle condizioni primarie hanno portato ad uno specifico grado di civiltà. Mutando determinati equilibri, mutano le condizioni di vita. Nella storia questo comportamento ha creato le premesse per delle mutazioni irreversibili, recidendo di fatto quel cordone ombelicale che alcune civiltà cosiddette primitive instaurarono con la terra di appartenenza.

Questa evoluzione dell’uomo alla base del principio di conquista con fini più o meno validi, ha convalidato anche il cambiamento di costumi della civiltà sottomessa. Il cattolicesimo fu esportato in ogni terra ‘incivile’, dove gli indigeni privi di un’anima vivevano in comunione con gli elementi, così in ogni luogo vennero studiati indottrinati e poi decimati (nei  legami di appartenenza con Madre Terra i loro miti vennero mutati a beneficio di una religione di salvezza che troppo spesso era sinonimo di Croce nello stesso motivo non accettato e condiviso del medesimo patimento di cui gli artefici si facevano (e fanno), portatori e missionari di un messaggio di pace). Conserviamo ricordi in ogni luogo, dal nord al sud del mondo.




Ma questo ‘modus operandi’, di fatto oggi sostituito, con un simmetrico sistema di indottrinamento rivolto al suo opposto: cancellazione di principi teologici per una completa conversione verso principi consumistici.
Sia nel primo che nel secondo caso, il fine è l’annientamento e assoggettamento ad un sistema civile ed economico che avvantaggia gli Imperi che si fanno carico di tale missione. Gli Spagnoli e Portoghesi prima, gli Americani poi, in nome degli stessi principi, hanno conseguito i medesimi risultati. Annientamento e distruzione.

Pensiamo l’uomo ed il suo comportamento istintuale immutato, rispetto all’animale quale era e da cui evoluto che potrebbero giustificare tale istinto, scopriamo invece l’evoluzione contraddire tale volontà annientatrice. La guerra il fine per il raggiungimento di tale scopo. Cercherò di esaminare gli aspetti di questi vari comportamenti connessi fra loro. Mai scissi dal principio regolatore di una Spirale che tende a creare (anche con la catastrofe o la forza) e mai mutare radicalmente gente e paesaggi (in un arco di tempo inversamente proporzionale allo stato evolutivo raggiunto).




Genti e Paesaggi per l’appunto (ma) cosa osservo ora nel grande Teatro al Globo offerto:


Di fronte si scorge uno spettacolo assai singolare, un viso immenso scolpito con grande precisione nella roccia e rivolto, cupo e corrucciato, verso il lago giù in basso. Le sopracciglia e la barba sono perfettamente formate dal muschio ed erica e fessure nella roccia imitano in modo sorprendente le guance grasse ed i profondi occhi. La bocca è aperta, se però si va un pezzettino avanti si chiude senza che gli altri tratti si modifichino.
Essere il proprietario di un simile Spirito dei monti, è veramente una prerogativa particolare, Per quanto, come detto, rivolga lo sguardo veramente corrucciato verso l’abisso e sembri voler gridare verso il lago in basso dalla bocca aperta: 

‘Voi, umana genia! Lasciate in pace la mia valle, i miei pesci, la mia selvaggina, gli alberi e le rocce, altrimenti, oh voi pigmei! vi seppellisco tutti sotto le rovine!’…

Ma non serve a nulla, il grido dello Spirito è divenuto impotente da quando si svegliò lo spirito proprio dell’umana specie, e la sua voce si sperde nel vento dispettoso che scompiglia senza rispetto le sue cespugliose sopracciglia e gli soffia contro, strafottente, le onde del lago.  


….Ed io a lui nella Spirale d’una Antica pazzia


…Parrà strano… eppure ciò di cui mi diletto ed osservo è solo un fitto bosco il quale anima il segreto Spirito, il quale alimenta non certo il camino, ma un fuoco invisibile di desiderio struggente suggerire segreta Parola segreta Rima… Preghiera antica…

…Parrà strano, dicevo, ma taluni vedono solo un bosco d’inverno o d’estate fiorire in Primavera dopo un letargo di un Universo invisibile risplendere al big-bang di nuove stelle formare materia divina, questa l’apparente Poesia, ma poiché fui esiliato per questa cima, per questo confino, son rinato ad un Secolo ove il libero arbitrio inquisito non meno di ciò cui si diletta lo sguardo non visto…

Sì certo so bene qual rischio ‘corro’ solo per dimostrare a quei nuovi ed antichi mestieranti del proprio secolar mestiere, che v’è ben altro ardire v’è ben altra luce regnare non vista, così in assenza della Freccia del Tempo e con solo una camicia in questa fredda mattina, medito il bosco ed ammiro da mistico la sua Parola divenire Rima…

…E farsi Vita…

…La follia ha permesso a Lear di veder chiaro, di giungere alla radice della natura umana, all’uomo in Sé, ed in qualtempo di rappresentare due opposte concezioni della Natura – quella divinamente ordinata e provvidenziale, e quella istintuale ed a lei avversa e così rappresentata nella scena della Tempesta…





KENT - Chi è là, con questo tempo da malanni?

GENTILUOMO - Uno che, come il tempo, è molto inquieto.

KENT - Ah, siete voi, signore. E il re dov’è?

GENTILUOMO - Alle prese cogli elementi in furia:
è là, allo scoperto
che ingiunge ai venti di portarsi via
la terra e inabissarla dentro al mare,
o di far avventare l’onde crespe
tanto al disopra della terraferma
da mutar faccia al mondo o cancellarlo.
E si strappa i capelli, che impetuose
le raffiche scompongono e razzuffano
con cieca rabbia, e se ne fan ludibrio.
Pretende, nel suo microcosmo umano,
di sopraffare, come per ischerno,
il conflitto dei venti con la pioggia;
e se ne va, correndo a testa nuda
e invocando la fine d’ogni cosa,
in una notte in cui perfino l’orsa,
spossata dal poppare dei suoi piccoli,
non oserebbe abbandonar la tana,
e il leone ed il lupo,
benché coi fianchi morsi dalla fame,
mantengono all’asciutto il loro pelo.

KENT - Ma chi è con lui?

GENTILUOMO - Nessun altri che il Matto,
che s’industria a rivolgergli in arguzie
le offese che gli han fatto male al cuore.

LEAR - Soffiate, venti, a squarciarvi le guance!(68)
cateratte del cielo ed uragani,
rovesciatevi a fiumi sulla terra,
fino a sommergere le nostre guglie
e ad annegarne i galli giravento.
Voi, fuochi di zolfo,
guizzanti rapidi come i pensieri,
avanguardie dei fulmini
che schiantano le querce,
scotennate questa mia testa bianca!
E tu, tuono, che tutto scuoti e scrolli,
percuoti la rotondità del mondo
fino a schiacciarla tutta, fino in fondo,
stritola le matrici di natura,
spargi e disperdi in aria
tutti i germi che generano l’uomo,
mostro d’ingratitudine!

MATTO - Zietto, anche l’ipocrita acquasanta
della corte, fra quattro mura asciutte
è meglio di quest’altra acqua di pioggia
così all’aperto(70) Torna a casa, zio,
fatti ribenedir dalle tue figlie;
questa è una notte che non ha pietà
per nessuno, per matti né per savii.

LEAR - Ròmbati il ventre, cielo! Sputa fuoco!
Scroscia, tu, pioggia! Pioggia, vento, tuono,
guizzi di fuoco, non sono figlie mie:
non vi posso accusar d’ingratitudine;
a voi non diedi un regno,
né vi chiamai mai figli. Voi elementi
non mi dovete obbedienza di sorta;
e allora rovesciate sul mio capo
i vostri orrendi sfoghi, a sazietà!
Io son qui, vostro schiavo, un pover’uomo
vecchio, debole, infermo, derelitto…
Vi chiamo tuttavia vili strumenti
al servizio di due figlie degeneri,
che scatenate dall’alto del cielo
le vostre schiere su una vecchia testa
canuta come questa. Oh, oh, è infame!

MATTO - Chi ha casa dove riparar la testa,
può ben dire d’avere un buon cappuccio.
“Se il borsello vuol cappuccio(71)
“prima ancora d’un tettuccio,
“farà pidocchi in testa
“e nozze senza festa.
“Chi al posto del cuore
“il ditone del piede metterà
“d’un callo soffrirà,
“e non potrà dormire dal dolore”.
Infatti non ci fu mai bella donna
che non facesse boccacce allo specchio.

LEAR - No, no, non dirò nulla… Starò zitto.
Sarò un modello di sopportazione.

Entra KENT

KENT - Chi è là?

MATTO - E non lo vedi? Siamo in due.
Qui c’è una maestà ed un borsello,
sarebbe come dire un savio e un matto.

KENT - (A Lear)
Ahimè, sire, voi qui?
Una notte così non è piacevole
manco alle bestie che amano la notte:
anche a quei vagabondi delle tenebre
i cieli irati incutono sgomento
e li costringon nelle loro tane.
Da quando sono uomo, a mia memoria,
non ho mai visto cortine di fuoco
e udito scoppi di tuono sì orrendi,
e pioggia e vento mugghiar così forte.

La natura dell’uomo
non regge a tanta violenza e terrore....

















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