giuliano

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IL TOMO

giovedì 30 maggio 2019

L'IDENTITA' DELLA NATURA (27)




















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Bellezza della Natura (25/6)

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L'identità della Natura (umana e ambientale, ovvero, conquiste scientifiche) (28) &


















...Per una più chiara e corretta lettura circa Identità Morale & Natura... (in PDF)...













…A dire la verità, a turbarmi non sono i bravi, ingegnosi (pur apparentemente ‘semplici’ ‘meccanizzati’ ragazzi) ragazzi che, come dice qualcuno, stanno per essere ridotti ad astuti ed egoisti membri del Parlamento. Di gente simile ne ho vista fin troppa. Sono animali molto belli, però nient’altro che animali. In soggetti simili, tutti muscoli e ossa, l’anima quanto lo Spirito sono allo stato embrionale. Una macchina puramente atletica, per quanto ben costruita, non può risvegliare i sentimenti più delicati di una persona. Me ne dispiace, ma mi è difficile pensare che un giorno, con un po’ di manipolazione, la macchina potrà avvicinarsi alla dignità di un essere dotato di Intelletto….

Forse abbiamo bisogno di miglior Verbo e Verità dispensate, per coloro che vogliono interpretare la Natura ed il suo odierno dolore non meno che tormento.

(1) L’Etica di una determinata virtù non più Dottrina, di una Filosofia e non più presa di Coscienza comporta soprattutto la necessaria indispensabile formazione per la dovuta Identità persa smarrita e naufragata al porto, non del ‘progresso’, bensì dell’ingorda partecipazione dell’uomo allo stesso; giacché riconosciamo i tratti dell’evoluzione, anche e soprattutto, nel riuscire a coniugare, così come la Natura, il graduale lento miglioramento della specie nell’inesorabile modo di vita, e non certo innaturale ‘selezione’ aliena alla stessa. In quanto la differenza si pone, o dovrebbe, sulla Legge, sia del ‘miglioramento’ sia sul ‘più forte’ in questo con la ‘costante’ dell’adattabilità. Ma in realtà, l’umano volendosi elevare nel proprio altrui Stato con impropria e mal interpretata ricchezza genetica tende all’errata classificazione del ‘più forte’ e non certo migliorando la detta evoluzione nella differenza posta, anzi, andandone a contaminare il Principio da cui deriva e per cui si differenzia. Divenendo, di conseguenza, inferiore alla Natura donde deriva la propria aliena involuzione e apparente elevata condizione, e non certo graduale miglioramento, nella specie detta, così come la Natura tende ad applicare la legge che per sempre la resa ‘perfetta’ nella graduale Genesi moto di Vita.   

(2) Purtroppo come a tutt’oggi stiamo assistendo (in ogni campo e terreno dall’uomo seminato) e verificando cotal ‘evoluzione’ coesistente con l’intero Ecosistema da cui l’uomo deriva e da cui trae il dovuto necessario sostentamento, soffre per tutto ciò che viene, non tanto frainteso, ma applicato senza la dovuta logica e appartenenza in ciò che siamo e proveniamo.

(3) Cotal presa di Coscienza e dovuta Identità smarrita non appartengono al campo del sentimento donde le varie correnti della cultura storica fra cui il Romanticismo con cui interpretare  una improbabile conquista dell’inutile non inerente all’uomo, giacché a parte la verde Groenlandia mutata nei secoli, determinate latitudini navigabili anche solo per uso commerciali delle stesse, nell’indubbia morsa della Natura la quale impera, non fornendo, a parte isolati casi di locali specie adattate nei secoli di indigeni e/o eschimesi, le reali condizioni atte a giustificarne la dovuta corsa nell’impropria conquista. Conquista che dovrebbe rappresentare una indubbia manifestazione della specie nella ‘corsa’ detta, nella differenza, come dicevamo, fra l’uomo e la Natura, ma quest’ultima insegna ed impera che coloro che ‘governano’ mari ghiacci e nevi hanno assunto specifiche adattabilità  convivendo con la stessa nel proprio gruppo genetico modificando e adattando in miglior corsa della specie, struttura e forma, per convivere con il tutt’uno di Madre Natura. Certamente ben altra corsa con cui leggere ed interpretare la specie per ogni singolo Stato alla deriva del proprio Sogno smarrito, e taluni dicono, Romantico miraggio di inutile conquista. In quest’ultimo improprio Stato derivato leggiamo ben altra corsa con cui la specie, come dicevamo, si vorrebbe differenziare, differenza che però non soggetta alla Leggi della Natura.

(4) E qui si snoda la Trama (una delle tante) specchio dell’intera vicenda umana nella differenza posta, fornendo il pretesto per misurare la propria forza non meno che la dovuta distanza rispetto e contro gli Elementi propri della Natura. Per dimostrarne la superiorità violando immacolato Teatro (uno dei tanti) donde le possibilità di convivere con la stessa, esulano dalla caratteristica propria dell’uomo. La curiosità propria dell’uomo fin dall’antichità ha spinto naviganti ed esploratori fino alle vaste distese della Thule con resoconti che apparvero favolosi. Certo la pretesa della conoscenza del limite, dell’inviolato, del confine superato, spronarono, e non solo per motivi commerciali, sino a determinate latitudini, fin tanto un greco, per l’appunto, arrivò là dove nessuno mai. Non furono i ben noti vichinghi, ma l’opportunismo dell’antica Filosofia approdata e coniugata ad una ben nota avventura commerciale. 

(5) Sembrerebbe che mi sia paradossalmente contraddetto, attribuendo l’inutilità della polare conquista, però bisogna adottare il dovuto distinguo, ciò che evidenziato circa un apparente terreno di Gioco si differenzia dalla motivazione della conoscenza. Ben si sapeva l’esteso deserto di ghiaccio nel miraggio polare non offrire scenario alcuno inerente le commerciali prospettive dell’uomo eccetto la rotta ‘congiunta’ o più breve di cui le finalità dette. Come e similmente la cima non più di una nave ma di una vetta offrire l’odierno spunto per ciò ove un tempo dimora degli dèi, ed ora un esodo di improbabili pionieri dell’età dell’oro. Certo l’età dell’oro smarrita anche se ora vorremmo farvi rotta, ma quella accennata appartiene a ben diverso sogno e non certo oro di una cima ancorata al porto dell’errata Ragione con cui porre distinguo e differenza fra retta ed antica civiltà (chiusa e serrata in se stessa), ed ugual disgiunto improprio conquistatore confermare la specie detta e profanatore della medesima Storia nell’impropria genetica, oppure se preferite, costante involuzione disconosciuta dalla Natura. Certo che la Natura si specchia in una secolare Dottrina di un monastero e giammai nel profanarne la Cima.

(6) Uguale identica paradossale composta fila nella differenza del pioniere motivato dalla ricchezza dovuta alla conquista, mentre l’odierno alpinista specchio d’una volontà di misurarsi con una palestra di gioco sfidando gli Elementi propri della Natura. Certo fra i pionieri riconosciamo quella identità propria dell’uomo, i quali consapevolmente o non, hanno apportato i successivi, non più teatri, ma inutile ingordigia non compatibile con l’ambiente.

(7) Così l’avventura polare, pur per ogni approdo alla navigazione necessario per la dovuta mèta accompagnata dalla scienza, l’isolato viaggio nella finalità della stessa una gara in cui ogni condizione affine all’istinto umano naufragato nel desiderio equivalente ad una palestra. Come del resto ciò che avvenne con l’intera catena delle Alpi e delle Dolomiti. La caratteristica evolutiva e genetica propria della natura umana si misura nella volontà della conoscenza e questa supera ogni apparente limite imposto dalla stessa natura, ma quando la stessa medesima conoscenza naufragata nella volontà della conquista sottratta all’ausilio della motivazione detta, diviene un Teatro dell’inutile. Faccio un esempio importante: fra i tanti conquistatori uno dei più notevoli fu un antropologo il quale avendo sangue groenlandese non sfidò la natura ma cercò di comprendere la stessa propria natura circa l’identità propria dell’uomo. Donde veniamo? Ove andiamo? Da chi discendiamo? Fu e rimane uno dei più grandi conquistatori neppure tradotto in italiano. Fu un grande antropologo di cui le ricerche in loco accompagnate da ben altri motivi non hanno dovutamente incentivato o motivato alcun studioso. Eccetto quelli che intrepretando erroneamente l’evoluzione specchio della propria ed altrui specie si ingegnarono per decenni sull’impropria conquista. E così per anni e decenni ci siamo imbattuti in inutili disquisizioni circa tecnica diari equipaggiamento attrezzatura chilometri e date che per nulla appartengono né alla conoscenza né all’identità dell’uomo, e nulla ci fanno comprendere circa l’origine di talune specie dello stesso nelle antiche migrazioni. Sappiamo di certo che la Groenlandia un tempo una terra completamente differente da come ci appare oggi. Che l’Islanda, ad esempio, fu terra civilmente coniugata ed abitata in estrema antica solitaria conferma della detta civiltà. Che la Siberia ha partorito importanti e notevoli frammenti della nostra cultura alla fonte di una determinata dottrina. Che la Patagonia terra del fuoco e del ghiaccio come l’Islanda conserva anch’essa una antica tradizione di popoli e culture. Tutto ciò affine alla conoscenza e non solo antropologica e geografica circa la nostra ed altrui identità, ma quando questa esula per divenire puro gioco di forza e destrezza e inutile impropria conquista il tutto si esaurisce consuma e trasforma in impropria (in)voluzione non confacente con l’istinto dell’uomo specchio della dovuta genetica.

(8) Speriamo di non aver difettato nelle dovute note giacché queste stesse ‘note polari avventure’ corrispondono ad uguale medesima polarità politica dell’uomo. Infatti esiste una precisa etica accompagnate dall’istinto la quale appartiene alla conoscenza finalizzata, non solo alla dottrina economica, ma anche a quella religiosa con i conseguenti danni e benefici della Storia, ugual drammatico Teatro in cui far convergere istinto e non più conoscenza ma dovuta coscienza talvolta vilipesa. E al contrario, una polarità non confacente con la natura propria dell’uomo con tutte le difettevoli gesta dovute all’impropria (in)giustificata ‘impresa’, se pur carenti in cui riconosciamo tutti gli abissi della Storia. Certo estranee ai moti da cui una determinata polarità, sia politica che geografica, così come la cima, innestate non tanto nel ghiaccio o la neve, ma nell’orgoglio e inutile forza in cui precipitato l’istinto la  conoscenza, quindi, la dovuta Ragione. E di cui nei decenni, se pur gloriosamente celebrate, eppure inutili traguardi ben misurati divenuti impropri cimeli di infinite inutili disquisizioni, le quali a mio modesto avviso, nulla hanno a che fare con la natura coniugata della vetta o la polarità della conquista, ma appartengono ad una impropria politica privata della forza della Ragione detta, da cui un superiore intendimento circa i termini propri non solo dell’economia, ma anche della politica con cui coniugare ed applicare nonché misurare non tanto la polare crosta di ghiaccio o la cima, ma corretta evoluzione in cui l’elevata natura umana posta.

(9) Il saggio Ruskin in quei tempi  profeticamente additò da buon artista i nefasti intenti ammirando e non mirando solo la cima ma l’arte da cui questa. Andando così a configurare la distanza con cui l’artista interpreta ed incarna la vera differenza e superiorità posta come la genetica propria dell’uomo manifesta. Altri, pur notevoli pionieri i quali riconosciamo solo ai primordi, fecero del Tour un’‘impresa’ sconvolgendo, oppure, non volendo (temettero) modificando la geografia tanto ammirata e desiderata della conquista. Finendo per renderla, volutamente e non, una grande palestra di (successivo dubbio) Gioco. Certo il turismo condizione necessaria e sufficiente dell’economia ma quando questo esagera per propria difettevole natura così come schiere, e non più isolato traguardo dell’alpinista, allora ci rendiamo conto del grave irreparabile danno.

(10) Così l’inutile polarità di una certa politica con la quale riscontriamo ugual medesima deriva della Storia, non tanto negli opposti e divergenti, ma fra l’inutile spacciato per necessario. ‘Inutile’ inteso non solo come superfluo, ma ‘inutile’ corrisposto come sentimento e non più Etica trascesa dell’istinto e conoscenza travalicato in ciò da cui ingiustificato motivo della Storia: esempi di inutilità nonché inferiorità di pensiero li possiamo riscontrare in tutto ciò che la Arendt ha ampliamente esposto e non solo per un popolo vittima della barbarie, ma anche l’inutile ‘banalità del male’ contro il singolo elemento. E per Elemento in codesto ‘enunciato’ intendiamo coniughiamo e comprendiamo, altresì, anche la ‘singola natura’ sottratta alla propria particolare specificità. In quanto sia l’elemento alieno, sia l’elemento al quale lo stesso esposto, ben descritti nella propria ed altrui graduale (duplice ed uguale) manifestazione. Non solo quando si riversa sull’indifeso per giustificare istinti non confacenti con la vera natura dell’uomo, ma anche quando profana indifesa immacolata ugual natura nella deleteria inutile, non più conoscenza, ma impropria conquista. Con tutti i successivi accadimenti da cui la Storia.

(11) Storia intesa sia come politica appartenente all’uomo, sia come geografica simmetrica allo stesso. Ugual medesimo male se pur fonte  dall’errata definizione di ‘superiore ed inferiore’ divenuti inutili traguardi non confacenti con la verità antropologica affine all’uomo, e provenienti, per l’appunto, da suddetta polarità, ci suggeriscono circa la manifestazione e condizione, in cui e per cui, il ‘male’ detto così come ne intendiamo il termine attaccare un corpo sano nella ‘globalità’ in cui esposto (ed anche viceversa come per secoli tradotto circa folle impropria conquista adducendo a predisposti singoli, plurali intenti tradotti non men che applicati dall’uomo nell’errata Genesi della Storia) (anche con tutti gli specifici pregi e difetti di cui cotal ‘singola’ natura, e non più ‘popolo’ ‘razza’ ‘appartenenza’ ‘etnia’ ‘civiltà’ ‘minoranza’ ‘polarità confinata’) specchio della natura per intaccarne linfa e principio. Per concludere, l’istinto dell’uomo in cui riconoscere la dovuta corretta evoluta genetica si riscontra e manifesta, o dovrebbe, non solo con una singola chiave di lettura atte a giustificarne l’improprio ascesa, ma anche con la dovuta Genesi in cui e per cui, la Storia nella lucida follia in cui esposta, e non più conquista ma deriva, nella polarità della singola Natura protesa, delineare impropria genetica nel momento in cui l’uomo manifesta medesima polarità d’impropria ascesa nel Teatro dell’evoluzione (detta). I tratti della stessa (evoluzione), in verità e per il vero, si manifestano e coniugano nella dovuta contestuale duplice presa di coscienza alienata dagli interessi che per sempre manifestano, non il breve tratto, ma il lungo percorso genetico in cui scritta l’intera ‘Genesi’ della Storia!

[il curato(Re) del blog)                           















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