giuliano

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IL TOMO

martedì 2 luglio 2019

L'OLIO DI BALENA











































Precedenti capitoli:

Circa l'Identità della Natura (36/1)

Prosegue con...

'Lui' che parla (2)













Lui: Strano che così poche persone (prendano cognizione di ciò che pur ammirando da lontano - vive cresce parla e regola il nostro quanto l’altrui quieto o disastroso vivere) vengano nei boschi a vedere come il pino vive e cresce sempre più in alto, sollevando le sue braccia sempreverdi alla luce – a vedere la sua perfetta riuscita; i più invece si accontentano di guardarlo sotto forma delle tante ampie tavole portate al mercato, e considerano quello il suo vero destino…




L’Io: Così superato il difficile ‘passo’ dopo il ‘giardino’ (o bosco…) ammirato dallo stesso finestrino (il nobile della carrozza alla presentazione di pria, primo ed invisibile confine della nuova edizione per questa inedita via…, mi porge il libro forse solo per tacitare l’antica paura, forse solo per esorcizzare i comuni mali con cui dividiamo la comune speranza), sono entrato in un diverso panorama ‘nella e dalla’ Metafisica narrato: ‘Invisibile Sentiero’ poco ammirato, se non nella disciplina figlia d’un ortodossa parola parente di una persecuzione altrettanto antica nemica di ogni retta verità evoluta, all’hardware o softaware di quanto detto e fors’anche osservato.

L’albero mio altrettanto antico, parla e svela la Rima quale verità per indicare la strada maestra di cui guardiano…, giammai nemico di quanto goduto alla ‘parabola’ della visibile via, materia evoluta croce a segnare la direzione mai smarrita…

Quindi condividiamo comune Memoria per rimembrare il dialogo interrotto oppure braccato, forse tacitato o solo inquisito, scriviamo del nostro comune panorama ammirato… perché ho percorso i sentieri di una Storia antica, sono andato ad ammirare o forse solo salutare il vecchio Saggio… divenuto faggio secolare, per l’appunto, con il quale condivido nobile Viaggio…




Lui: Ma il pino (quanto il Faggio) non è legname più di quanto lo sia l’uomo, ed essere trasformato in assi e case non è il suo impiego autentico e più elevato, non più di quanto lo sia per l’uomo essere abbattuto e trasformato in letame. C’è una legge più alta che riguarda il nostro rapporto con i pini (quanto i faggi) quanto quello con gli uomini. Un pino abbattuto, un pino morto, non è un pino più di quanto le spoglie di un defunto siano un uomo. Si può dire che colui che ha scoperto solo alcuni dei pregi dell’osso di balena e dell’olio di balena abbia scoperto il vero scopo della balena?




L’Io: Albero secolare… si è ornato di pietre ricche più dell’oro in questa Primavera che riluce quale imparagonabile e segreta pittura. L’oro lo ammiro in questo ‘nobile’ cammino, la sua gradazione mi da vigore, nelle sfumature della luce assume e splende come pietra preziosa… Brilla come un diamante ed ogni viandante (oggi come allora la loro vista splende alla luce di ogni foglia la quale narra Memoria e regala bellezza taciuta o forse la verità di un diverso Tempo ammirata ed ora rinata alla vita per chi il dono antico della vista…) con sé il suo Spirito di natura balbetta parola di Dio ed al sole di una nuova venuta non sa di preciso se oro diamante o zaffiro riluce l’antica via… da secoli percorsa. …

Bellezza che trasuda nuova venuta dopo un Inverno rigido appeso al sudario di un Dio lungo l’eterno calvario della Parola costretta entro una tomba, quale il ‘Primo o Secondo’, in questa sua mite compostezza non l’ha confessato, giammai per mancanza di incertezza, ma forse per qualche peccato consumato nella terrena certezza di una passata vita nominata Eresia all’ombra di ogni visibile via…

Ed il pensiero mio dall’oro creato nel Secondo narrato così matura: “quale il Girone della vita nella costante certezza dell’eterna venuta? Chi distribuisce il Sentiero di ogni Anima raccolta in questa resurrezione divina?”.




Lui: Questi sono utilizzi meschini e accidentali; proprio come se una razza più forte ci uccidesse allo scopo di fare bottoni e pifferi con le nostra ossa; perché ogni cosa può servire uno scopo più vile oltre che uno più elevato…




L’Io: Durante codesta via ove l’Anima spesso sembra rapita, l’oro che vedo illumina la ricchezza sconfitta dal ‘pil’ della vita, la materia da basso suda diversa paura conia diversa moneta, attende l’oro della vita al banco dei pegni ove destina la misera tua dottrina. Pesano e misurano al ‘soft’ e ‘hardwar’e la ‘parabola’ di Dio al mercato della borsa. Qualcuno certo della propria parola alla medesima ‘parabola’ condivisa promette perdono terreno per ogni peccato consumato. In questa incertezza, giacché un secolare avo si è pronunciato, contemplo la domanda per ogni Anima di nuovo ammirata. Mentre adagio anche io nel mezzo della vita ritrovata, domando a Dio chi ‘legifera’ il verbo dello Spirito perito alitare parola quale elemento nella sintesi di una invisibile fotografia?

Se l’Albero narra la vita trascorsa, un lupo caccia vicino alla fonte della Madonna, quella consumata nella precedente vita, fu una colpa anche quella, un’altra Eresia incontrata e taciuta. Un’eresia punita nella discesa senza Parola, con solo l’istinto della bestia, oppure secolare foglia muta alla vista per chi non sa udire la simmetria nominata vita.




Lui: Ogni creatura è migliore da viva che da morta, uomini e alci e alberi di pino, e colui che lo comprende appieno preferirà conservarne la Vita che distruggerla.




L’Io: Per ugual Sentiero raccolgo il Pensiero braccato, diverrà ululato nella visibile e terrena certezza, e come l’antico Filosofo combattuto da codesta Eresia al Tour della vita…, riscrivo la Vita!

Chi?

…Presiede il tribunale del Giudizio Terreno e traccia strada maestra?

Onda e ragione di particella per codesto cunicolo ammirato?

Chi?

…Indica la giusta strada affinché la saggezza non venga smarrita?

Mi par cosa senza via d’uscita, giacché il Dio che alberga in me, Primo di codesta vita mi indica una diversa disciplina. Per ogni offesa arrecata al verbo divino dal Secondo creato, amministrare ogni terreno peccato, così parmi il perdono predicato da quel Cristo un oltraggio per il Dio tanto ‘citato’ nel momento che la lancia spaccò costato gambe e parola, di chi perito al Teschio della terrena venuta…

La simmetria del Dio prima di Dio di codesta ‘Via’ mi par cosa accertata, l’Eretico mostra il Sentiero, alto controlla la strada, dimora vicino ad una fonte dedicata alla Madonna partorita, nella precedente vita fu Cibale sacrificata. Così con il lupo in attesa d’udire parola del vecchio Faggio nominato nobile saggio (con me al finestrino assiso e condiviso…), prendo a rimuginare Divino ed Eretico pensiero. Che il ‘Tour-operator’ non me voglia giacché (io) anche editore di siffatta Dottrina alla borsa e stamperia della ‘carta’ ove qualcuno pensa smarrita corteccia della retta via…




Lui: E’, in verità e per il vero, allora, il boscaiolo con la sua ridicola ‘mimetica’ ad essere amico e amante del pino così come suo fratello faggio, a stargli più vicino di chiunque e a comprendere meglio la sia Natura? E il conciatore così come il cacciatore del Lupo e la strana Eresia (dell’Io), o chi ne ha ricavato la trementina o la pelle, ad entrare nelle fiabe dei posteri come colui che alla fine venne tramutato in pino faggio o lupo?




L’Io: …Non tutto è visibile nel cielo di questa via. Questa la Poesia che precede la Fisica nel difficile passo percorso per approdare alla Metafisica d’un Universo ove tutto compiuto. Non tutto visibile in codesto Creato, e nella frattura della Simmetria nasce la Vita, ma ciò che vi era nell’apparente negazione di questa presiedere la (tua) vista. Così il lupo cacciato e braccato ride di gusto alla piccolezza della vita, lui che gode della miglior vista, alto nel monte domina ogni sentiero ben tracciato, è vicino alla Madonna pregata, fonte antica dove sgorga acqua dove ogni gregge si disseta, compresa la vacca ben nutrita che sfamerà la vita. Lui, che in un’altra vita parlò di una strana Eresia ora è più contento di prima, perché gode della vita come nessuno l’ha mai conosciuta, bracca ogni retta parola nella Simmetria ove costretto, nascerà a nuova vita diverrà poeta della Rima nella Natura compiuta… Lui, che ha conosciuto ogni segreto disquisito e cacciato in odor di peccato e senza terra dimora nel terreno creato. Lui, che ha conosciuto l’intollerante Pensiero cacciare ogni presunto peccato svelato giammai consumato e in Eretica offesa dal creato pregato.




Lui: No! No! E’ il Poeta con la sua invisibile Metafisica! E’ il Poeta colui che fa del Pino così del Lupo l’uso più sincero, che non lo accarezza o tortura con un’ascia né lo perseguita con una sega, che sa se il suo cuore è falso senza inciderlo né torturarlo, che non ha comprato la licenza di abbattimento o di caccia dall’amministrazione comunale cittadina.




L’Io: E mentre raccolgo la segreta confessione nella Simmetria Sentiero di vita, ugual cacciatore bracca la Rima e nel salone ove l’Universo si è rivelato, selva del peccato braccato, ordina che venga proibita la linfa elemento e principio della Vita purgata da questa Eresia. Parrà cosa incredibile, il salone chiuso ad ogni segreto svelato e respirato nel bosco narrato, lui, custode ed araldo d’ogni trofeo cacciato e ben conservato e dalla Storia custodito e… numerato!




Lui: Tutti i pini e non solo rabbrividiscono ed emettono un sospiro quando quell’uomo con la sua ridicola mimetica mette piede nella Selva! No! È il Poeta che li ama come la propria ombra nell’aria e li lascia in piedi con il loro antichi Infiniti Pensieri…




L’Io: Cieco alla vista e alla Parola giacché non ancora nata nella nobile dimora! Quanti simboli hai tu che governi retta parola? Quanti araldi a guardia della tua ‘parabola’ ora che il sogno della verità hai chiuso e sprangato alla vita?! Quale stupore governa l’ora tua mentre il miniato libro accende la materia della nuova venuta, sublime opera governare ‘retta’ disciplina in assenza della Parola…? …Riprendo il Viaggio così come in principio narrato…

E Lui a Me: Sono stato in segheria, ed in falegnameria, e in conceria così come nella piccola loro cittadina sempre la stessa, poi alla fabbrica di ‘nerofumo’, ma quando da lontano ho visto le cime di quei Frammenti alte ondeggiare e riflettere la luce al di sopra del resto della Selva, mi sono reso conto che non è quello citato l’uso più elevato del pino. Non sono i suoi ossi o la sua pelle o il suo grasso che amo di più. È lo Spirito vivente dell’Albero, non certo l’olio di balena che guarisce i miei tagli. Essi sono immortali quanto lo sono Io…

(…Nel bosco di Thoreau iniziò un Eretico Viaggio da Giuliano narrato...)   














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