giuliano

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IL TOMO

domenica 29 marzo 2020

IL NACHZEHRER (18)





















































Precedenti capitoli:

Il Nachzehrer (17/8)


Prosegue nel breve...:




















Epilogo (del V. A. Calmet) (19)













Ogni età, ogni nazione, ogni paese ha i suoi pregiudizi, i suoi malattie, i suoi costumi, le sue inclinazioni, che lo caratterizzano, e che passano e si susseguono; spesso ciò che ha è apparso ammirevole una volta, diventa pietoso e ridicolo in un altro secolo.

Abbiamo visto che in alcune età tutto era rivolto a un certo tipo di devozione, di studi e di esercizi. E’ noto che, per più di un secolo, il gusto prevalente dell’Europa era il viaggio a Gerusalemme. Re, principi, nobili, vescovi, ecclesiastici, monaci, tutti schiacciati in mezzo alla folla. I pellegrinaggi a Roma erano precedentemente molto frequenti e molto famosi. Abbiamo visto le province invase dai flagellanti e ora nessuno di loro rimane se non nelle confraternite dei penitenti che si sono trovate ancora in diverse parti.




Abbiamo visto in questi paesi trovatori & saltimbanchi, che in ogni momento cantarono e rimarono nelle strade, nelle piazze o nei mercati e persino nelle chiese. Le convulsioni dei nostri giorni sembra averli rianimati; i posteri ne saranno sorpresi, mentre ridiamo di loro adesso.

Verso la fine del sedicesimo e l’inizio del diciassettesimo secolo, in Lorena non si parlava altro che di maghi e streghe. Per molto tempo non ne avevamo più sentito parlare.

Quando apparve la filosofia di M. Descartes, che moda avevamo?!




L’antica Filosofia era disprezzata e non si parlava altro che di nuovi esperimenti di Fisica e Chimica, nuovi sistemi, nuove scoperte. Apparve M. Newton, tutte le menti si rivolsero a lui. Il sistema di M. Law, le banconote, la rabbia della Rue Quinquampoix; quali movimenti e rivoluzioni non causarono nel regno? Una specie di convulsione si era impadronito dei francesi.

In questa epoca, però, una nuova scena si presenta ai nostri occhi una scena presente da circa sessant’anni in Ungheria, Moravia, Slesia e Polonia.




Si vedono, si dice, uomini che sono morti da diversi mesi, ritornare sulla terra, parlano, camminano; villaggi infestati e maltrattamento di uomini e animali, succhiano il sangue dei loro vicini, per poi farli ammalare e infine causare la loro morte; così che le persone possono salvarsi solo dalle loro visite pericolose e dalle loro ossessioni esumandole, impalandole, tagliandole la testa, strappando il cuore o bruciandolo.

Questi revenans sono chiamati con il nome di voupires o vampiri, vale a dire sanguisughe; e simili casi sono correlati tra loro, così singolari, così dettagliati nei procedimenti giudiziari e informazioni conservate negli annali e non solo municipali, così ci siamo rifiutati di rimuovere tale convinzione ben documentata in quei paesi, ove, la loro presenza non solo leggenda, altresì producendo tutti quegli effetti per cui sono stati unanimemente ‘proclamati’.




L’immaginazione di coloro che credono che i morti mastichino nel loro le tombe, con un rumore simile a quello emesso dai maiali quando mangiano, è così ridicola che non merita di essere seriamente disquisita, almeno che in essa non si celino diversi e più profondi pregiudizi circa l’uomo e le razze di appartenenza.

Allora potremmo anche dire di aver visto uomini banchettare divorare nonché masticare come maiali. Io mi impegnano a trattarne la questione dei revenans o dei vampiri di Ungheria, Moravia, Slesia e Polonia, e non solo dei Paesi e Nazione dette, ma di estendere la leggenda e porla nella reale consistenza d’una più probabile Memoria. Sicuramente potremmo alla fine di tale disquisizione sostenere che questi esseri non certi umani sono veramente esistiti, oppure ancor peggio, esistono ancora, a rischio di essere criticati, ma comunque… posso discuterne.




Quelli che credono che siano vere lo faranno e mi accusano di avventatezza e presunzione, per aver sollevato un dubbio sul soggetto, o addirittura di aver negato la propria esistenza e realtà; altri mi biasimeranno per aver impiegato il mio tempo a discuterne materia che è considerata frivola e inutile da molte persone. Qualunque cosa si possa pensare, sarò contento di me stesso per aver imposto una domanda che mi è sembrata importante da punto di vista religioso nonché filosofico. Perché se il ritorno dei vampiri è reale, lo è anche la logica di dimostrarlo, e se è illusorio, lo è di conseguenza negli interessi della religione come della filosofia che per prima ha discusso di loro; quindi il non assecondare coloro che credono ad una falsa verità così da sminuire una falsa credenza o un pregiudizio insito in un errore che può essere pericoloso e produrre effetti deleteri, principio sano e non solo di vescovo ma anche del filosofo che qui mi accompagna…  




Dopo aver trattato in una tesi separata precedente alla medesima sulla questione delle apparizioni di angeli dèmoni e anime disincarnate, così come posta chiamando in causa anche il noto Imperatore Giuliano l’Apostata ed ora mio consulente sul fronte d’una nuova ed inattesa Stagione, tra breve ne ricorderemo un altro quantunque di stirpe reale il quale per le sue immonde nefandezze, immonda natura, viene citato nelle verità storiche che meglio lo ricordano e distinguono, quale vera indiscussa  origine della nota leggenda, nata da quelle stesse terre ove tali pregiudizi sembrano sorgere e non estinguersi del tutto.







Riporto breve passo:


Quella che segue è una traduzione di un racconto della fine del XV secolo delle azioni e della storia di Vlad III, che governò la Valacchia (situata nella Romania moderna) dal 1448 al 1476 in modo intermittente. le sue vittime con la posta in gioco gli valgono i nomi con cui è più noto, Vlad l'Impalatore e Dracula. Quest'ultimo era in realtà il patronimico di Vlad, ma ha guadagnato valuta come un epiteto indipendente tra gli stranieri che erroneamente pensavano che significasse "Diavolo" in rumeno.

Molti resoconti di Vlad III furono scritti negli anni successivi alla sua morte, per lo più in tedesco, e si soffermarono principalmente sulla sua propensione per la violenza gratuita e volgare. Questo antico testo russo, di cui sono state scoperte numerose copie, è l'unico racconto slavo di Dracula, ma dipinge un ritratto più sfumato, anche se più ambiguo, del principe di Valacchia. Qui, Dracula è allo stesso tempo un leader di talento, un folle omicida e un amante di enigmi e giochi di parole. Quest'ultimo attributo è il più sorprendente. Sempre preoccupato di dimostrare la sua intelligenza, il Dracula del testo russo si diverte a intrappolare le sue vittime in trappole verbali. Mentre questi capricci linguistici hanno reso il testo una sfida da tradurre, sono anche la sua migliore caratteristica, e ho mantenuto il più possibile il gioco di parole di Dracula.





Una volta, Dracula emise un annuncio in tutta la terra secondo cui chiunque fosse vecchio, o malato, in qualche modo malato o povero, tutti gli sarebbero benvenuti in proprio regno.

E una moltitudine infinita di poveri e sconosciuti si radunarono, aspettandosi da lui grande misericordia. E ordinò che fossero tutti riuniti in una grande sala, costruita a tale scopo, e ordinò che fossero dati abbastanza per mangiare e bere e, dopo aver mangiato, furono felici.

E venne da loro stesso e disse loro

“Di cosa hai bisogno di più?”

E tutti gli risposero:

“Dio e tua maestà lo sanno, mio Signore, come Dio ti istruisce”.

Quindi disse loro:

“Vorresti che ti portassi via il tuo dolore in questo mondo, in modo da non voler niente?”.

E aspettandosi da lui qualcosa di grandioso, tutti dissero:

“Facciamo, o Signore”.

E ordinò che la sala fosse chiusa e che fosse acceso un fuoco e che tutti fossero stati bruciati.

E disse ai suoi boiardi:

“Sappi che ho fatto questo: prima, in modo che i poveri non diano fastidio alle persone e che nessuno sia povero nella mia terra, ma tutto sia ricco; secondo, li ho liberati, in modo che nessuno di loro soffrisse di povertà o di malattia in questo mondo”.

(il peccatore Efrosina Il 13 febbraio dell'anno 1486 l'ho scritto per la prima volta, e poi, il 28 gennaio dell'anno 1490, l'ho copiato una seconda volta)





Ora vorrei trattare con voi in modo retto e aggiornato circa questo breve passo della Storia rimembrato, Storia vera giacché il compilatore di codesto Annale non certo un giullare o saltimbanco. E ragionando in maniera seria e composta, fuori e al di sopra della Logica del Tempo e della Memoria le quali ci impongono uno sforzo non certo recitativo come e quanto un ‘comunicato’ e/o una preghiera, semmai premettono un più profondo ragionamento che superi le condizioni del Tempo come posto.

Al di sopra della Cronaca e di un Ave Maria!

Ciò che sappiamo scorgere sia da Albe funeste della Storia detta, ma anche successivi Tramonti ove questa potrebbe risorgere non secondo i precetti del Sole così come mi suggerisce l’amico apostata, ma nell’immondo regno delle tenebre quale nuova condizione di unanime appartenenza ma non certo discendenza vanno disquisite e meditate. Albe, possiamo pensare e giustamente ragguagliare e sperare sia per i vivi quanto per tutti i morti, e non certo masticare, come tale principio in tutto il suo ‘orrore’ deduttivo in tutto l’enunciato sia stata adottato non men che applicato.

Certamente superano il frutto più o meno raccolto della leggenda medesima!





Il reverendo vescovo (Calmet) mi perdonerà se mi intrometto nel dovuto aggiornamento, ma mi sembra di scorgere una Verità se pur spesso rimembrata, certamente da molti troppi sovrani, e tutto ciò che da loro procede alla deriva della libertà e ragione, egregiamente applicata o al contrario negata, per poi subito dopo esser dimenticata in tutto l’orrore che prima e dopo ogni secolo la riguarda; contraddistinguendo l’uomo sovrano non meno dei nominati masticatori di morte, altresì non scorgendo differenza alcuna, semmai ispirazione e consuetudine scritta nel Teatro della Storia quanto dell’impalatore come del disgraziato malcapitato che ne ravviva la povera Memoria.

Come il non dover e poter dimenticare tutti i patimenti che sconvolsero l’intera crosta della Terra oltre le suddette catastrofi che ne promossero la propria o impropria ascesa e non solo di Vlad, orrori di ‘pulizie’ etniche di campi di concentramento, di fosse comuni e non solo per l’onnipresente peste, di poveri e dissidenti di credenti con viva la forza dello Spirito quanto della Ragione, fedeli ad un credo ad un mistero - un più elevato mistero -, non solo esiliati ma uccisi e torturati e poi cremati quasi vivi.





Qualcuno certamente masticava vicino a quelle tombe! E questa non certo una remota inutile leggenda! Vlad non certo il solo e il primo, la Storia dell’umanità colma di queste nefandezze.

Nefandezze che pensiamo aver superato con l’araldo e il conio dell’èvo moderno, in verità e per il vero, in maniera certamente consona ai propri tempi ogni Secolo come l’odierno nei propri caratteri genetici conserva ugual medesima ispirazione di Vlad…

…l’impalatore.

Qualcuno ci sussurra che forse l’odierno male uno scopo ha raggiunto, quasi volerci dire che anche lui non può accettarne il fine per un Dio pregato da tante troppe generazioni motivo intero di una e più Dottrine. Sì è vero apostolo e buon predicatore! Forse non regnerà più guerra né discordia, aspettando conferma della Storia se in questo Virus si nasconde un male ancor più antico, oppure al contrario in codesto ragionamento regna un falso pregiudizio, …prego con te Dio…. Solo allora potremmo certamente postulare le condizioni, e non solo del più famoso 19, evolvere sino ad estinguere quanto sin qui propriamente o impropriamente costruito.




Certamente una ed ogni cosa sarà conseguita e di nuovo edificata così come ragionata non men che applicata (così come il Cartesio o Newton citati all’inizio compresi i successivi da questi derivati non meno della leggenda), ogni Regno ed Impero ed ogni Nazione muteranno le proprie condizioni di come impostati ed applicati i criteri della semplice Democrazia. Se regna e regnerà ancora, solo allora Teologi Filosofi e Giuristi, quando la scienza avrà tradotto e sconfitto il secolare vaccino o il proprio impotente epilogo, si potrà valutare il reale e più profondo danno con il conseguente fine e sconfiggere il nuovo Virus ancora più potente e concreto del 19 ed il suo cammino.

Solo allora, dicevo, avremmo il compito più difficile da conseguire, l’invisibile lotta in nome di un più profondo credo comune ed affine alla Vita come alla Natura intera, il periglioso comune cammino giacché nulla sarà più come prima ed ogni Regno (dalla Natura e ciò che da questa deriva) tenderà a creare un proprio ‘formicaio’ così come la genesi evolutiva impone per ogni specie difendere le proprie ed altrui premesse e sopravvivenze. Il peggio dovrà ancora approdare quando indistintamente ognuno sarà censito catalogato e monitorato, si dirà per il bene Alba di un nuovo Stato (genetico-immunizzato).





Solo allora potremmo valutare seriamente fine e salvezza. Giacché nascerà una nuova èra.

Solo allora saremmo costretti a scendere nelle strade per difendere la vera Democrazia, giacché in questa breve mia, qual più profondo enunciato e vaccino, credo che ogni Stato si ricombinerà ed evolverà come Vlad l’impalatore, scrivendo conservando e eleggendo non più Dio e Natura, ma certamente ogni informatizzato laboratorio indice e disciplina per una più certa sicurezza o presunta salvezza nella falsa Gnosi scritta.

Sicuramente una discussa Economia prospererà (questo un calcolo già stabilito antico nel credo della Storia…) dopo una breve discesa, e la futura sicurezza e non solo igienica d’ognuno sarà posta qual condizione di superiore o inferiore credo ideologico scritto nella genetica quanto nella memoria artificiale informatizzata, il sogno antico di Orwelliana memoria per il bene così e finalmente raggiunto.

Solo allora potremmo scorgere il vero orrore!

Solo allora potremmo scorgere un diverso disegno!

Solo allora potremmo comprendere e valutare la vera evoluzione e leggerne di conseguenza un diverso fine se ad essa come ogni Legge di Dio non ci adeguiamo nel comune impegno di volerla salvaguardare.

Non confondendo Dio e Ragione!





Per secoli millenni se pur disquisito ha costruito anche in ciò che se pur non appare ha raggiunto il proprio superiore Fine oltre la Ragione detta, questa è sopraggiunta all’ultimo Secondo della naturale certezza forse per darci possibilità di imparare qualcosa di sì vasto e non scritto nella materia…

Se avremmo imparato evolveremo, se invece ed al contrario, ci ostiniamo, potremmo raccogliere i principi da cui scaturita la vita sia nella Simmetria quanto dall’Asimmetria in cui nata, quindi raccoglierne la cima nella barca che affonda o affonderà…

Ad una nuova ed inattesa deriva…

Solo allora potremmo comprendere il Sentiero molto più lungo e difficile nel combattere un morbo più antico prima e dopo Vlad l’impalatore…

(Vaccino)

(Prosegue...)
















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