CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 5 marzo 2020

INTRODUZIONE ALL'INTRODUZIONE










































Precedenti capitoli:

Nell'altro versante della montagna (2/1)


Prosegue nel 'nuovo'...:

















Processo all'untore (2)
























Per gli 'Atti' del nuovo Tomo













Ciò di cui mi accingo a raccontare è il frutto di una lunga confessione di un vecchio disgraziato, che incontrai per la prima volta su di una panchina…..

Così iniziava il Tomo cui ebbi coraggio e sfrontatezza non meno dell’ardire di concepire nel lasciar vaga testimonianza non ancora ‘testamento’ d’una Vita condotta navigata e fondata e non certo sottratta ai mutevoli ‘venti’ degli Elementi, contrari agli ‘eventi’ d’aliena duplice corrotta natura - approdati ad ugual riva - riflettere perigliosi e più profondi Viaggi in Rima - apostrofati in onor della Storia ugualmente vissuta e scritta, solo per il diletto di scorgere, e di rimando, rimare e remare, quanto vasto il piatto mare attraversato - se pur dicono e ciarlano - ben conquistato nelle alterne burrasche all’onda anomala del (loro) congenito male approdato al medesimo porto e non più riva divenuta stiva della  Natura.




La qual Natura ancor veleggia a dispetto della perenne aliena conquista solo per raccontare e testimoniare - e non certo ciarlare -  ciò che compone la Verità divenuta Eresia perseguitata - e con lei – ogni Elemento circa la Storia taciuta e sottratta alla Memoria collettiva, in ogni patria ancor più miope e quasi cieca nella limitata opera incompiuta (ciclica nel Tempo) senza condotta e morale alcuna promuovendo e legiferando il dovuto necessario Progresso in nome e per conto della limitata prospettiva nominata economia, limite e confine d’uno e più Spiriti incarnati e narrati, ed ove, mio malgrado, naufragato giacché in conflitto con il senso e morale della loro materia privati della dovuta Etica… e con essa ogni Natura…




Non certo gli ‘eventi’ e con loro sommari secolari ‘processi’ ‘ingiurie’ ‘calunnie’ ‘sofferenze’ ‘torture’ ‘privazioni’ e ‘confini’ nella perdita d’ogni Diritto - da chi - pur ciarlando di ‘legge’ e ‘civiltà’ per ognuno d’ognuno   abusa come la Storia rimembra nella Memoria dismessa.

Testimoniare quindi la realtà Storica è compito dovuto, quella che non appare nell’insana depressa psicologia maschera ed evoluzione del Processo inquisitoriale in una fase non certo interpretativa per interposta persona disquisita nella reale presa di coscienza - e non solo genetica - dalla radice alla foglia - di come s’intende (ed ingegnano) intelletto e favella nel rimuovere ed interpretare l’universale Verità d’ognuno rimembrata allo strato della Coscienza abdicato alla depressa alterata condizione del ‘sub’ non ancora affogato nello ‘schizzo’ malato del progresso confessare il Sé medesimo (finito) scisso nel ‘doppio’ in cui smarrito il Principio donde veniamo, e purtroppo, perito nella continua ‘ricerca’ del Sé Infinito, e successivamente, dicono, dovutamente ‘curato’, giacché al meglio sapeva non certo interpretarlo, bensì misurarlo e rapportarlo alla dovuto stato e Natura donde nato e giunto nel ‘momentaneo’ naufragio terreno così respirato non men che approdato…




Così in questo nuovo Tomo e relativa Storia dell’Eretico divenuto, quindi perseguitato, sarà mio intento riportare le varie tracce da ‘punte di freccia’ scagliate qual indigeno non ancora convertito alla dubbia morale della (loro) isolata Etica condita con falsa conoscenza con cui il medesimo processo immortala (ed inchioda) il Tempo al fotogramma di medesima Memoria, alieno e in qual medesimo ‘Tempo’, immobile vigilare e contare se medesimo pur fermo.

Sopravvissuto a codesta ‘’limitata limitante’ ciclica immobile statica materia privata del dovuto necessario Tempo mi par giunto il momento di (ri)fondare e ricongiungersi al vero Infinito Universo  ora che osservo e medito il Tramonto dell’apparente Vita (rapita e sottratta al moto in cui la Spirale congiungersi all’Anima incarnata e offesa desiderare anelare ed aspirare al Principio lasciando ugual spirale così come una Freccia e/o Pianeta orbitare all’Universale Musica qual principio e armonia dismessa ed ugualmente offesa e costretta alla gravità della materia) pur inneggiando e pregando ogni Alba e Vita, e di concerto, ammirare l’Evoluzione del mare navigato, e come dicevo, successivamente impropriamente conquistato per ogni Terra fondata.




Sì qualcuno la troverà di certo…

Le osserverà studierà e rimembrerà fra le proprie passioni nell’arco di Stagioni che sempre ci accomunano, il ritrovato Pensiero rinato alla gravità dell’orbita studiata ed ora di nuovo gravitata all’ombra di medesima Natura ugualmente approdata, ci accorgeremo altresì che siamo Eretici sottratti alle limitate Ragioni e Regioni del Tempo e alla successiva materia nata quando la Spirale così congiunta ed osservata fondare l’Armonia persa invisibile ed evaporata nella brevità della Storia senza più Memoria rimembrata, e ora ci dicono di concerto, naufragata se pur ben approdata…




Una grande nave e una stiva, o peggio una baleniera, sempre sulla cresta dell’onda e l’Eretico alla riva con una Natura rinata raccontarne la Memoria per ciò che fu ed è l’Introduzione di medesima Storia, mi fece promessa alla quale ho giurato regale solenne fedeltà come gli antichi coloni celebrano medesima conquista approdata, nella differenza di mantenere salda e ben articolata l’impropria ‘evoluzione’ all’occhio della disfatta divenuta innaturale selezione ma non certo ancora estinzione per ogni pagano o indigeno perito e con loro ogni Natura sottomessa, giacché la Verità di ugual Mare e futura ‘Selva’ ben velata nei cicli delle Stagioni comporre Infinita Opera e proprio Tempo sottratto al loro Dio per sempre approdato… e siatene certi, mai naufragato… come quella baleniera in cerca della propria ossessione…

O Bestia feroce! 




Anzi da dove scrivo qual rifugiato senza riparo alcuno, dacché nell’italico suolo ammirato e da ognuno decantato non men che ‘comandato’ ho perso (come il Tempo narrato quindi mai nato) oltre i già narrati ‘anelli orbitanti’ - in onde scomposte accresciute e ben recise nell’Oceano o mare di nuovo nato - anche i modesti averi d’una misera stamberga qual casa perché il nuovo Processo all’untore dell’intera farsa - antica e rinata - in svolgimento, mi dicono per ora di rinunziare ad allegare atti circa presunta Legge violata in un secchio d’acqua rovesciata qual unzione alla casa della nuova Rosa…

Dacché ne deduciamo che le odierne Finestre comandano costante inquisizioni se il nuovo untore, apportando Verità inquisita, diviene oggetto del nuovo Processo… e come già detto mi astengo in codesta Introduzione di apportare atti e delatori giacché il raccontare e narrare la Verità in codesto paese appestato porta il giovamento della Croce qual costante nutrimento della Libertà vigilata…




Sì certo l’ho sempre sostenuto ieri non men che adesso: il Clima per l’appunto mutato in questa nuova ma antica Era narrata, tant’è che mi trovo confinato ed esiliato in settentrionali fredde Regioni, Ragioni di natali trascorsi con Albe miti e dicono, migliori, in cui nacque un Ramo paterno dell’Albero continuamente attentato ed umiliato per, oltre la nota storica - amore del rogo - anche il fuoco che può scaldare al meglio il ricco sonno di altri previlegiati animali non del tutto estinti.

E giammai siano nominati esseri umani!

L’introduzione iniziava con la scissione bipolare di simmetrica epoca glaciale qual confessione d’un amico sopravvissuto o dicono rinato dacché ne deduciamo - a Memoria del futuro curatore - che i cicli stagionali (e di concerto) in successive Epoche composti e/o scomposti evolvere Secolar venuta nella ‘carne’ martoriata non men che torturata ed offesa, e successivamente, anche ben nutrita nel dedotto profetico Verbo con il quale vien di concerto altresì nominato e mai bestemmiato Dio, quello ben conservato per ogni Chiesa crollata nell’imprevista frattura e non più scrittura comporre la Freccia del Tempo nell’intero arco evolutivo detto e dal sisma dedotto elevare zolla e futuro collettivo intendimento.




Dicono da un Profeta e successivamente da un colono interpretato qual Verbo (detto) e quantunque alla nuova deriva approdato…

Il mio Amico, dicevo, una Creatura nata o sempre esistita dilemma riflesso nello specchio qual primo vagito o urlo ‘Anima-Mundi’ della Frammentata Opera incompiuta e dalle acque nata naufragata ed ululata con ugual medesima esclamazione o negazione, dacché la Parola nella successiva Poesia, quindi e di concerto, Rima cacciata e sconfessata, ed ora nata nel Peccato o peggio Eresia.

Quantunque privata del Verbo originario così ben interpretata per interposta invisibile ‘onda’ dal Profeta comandato dal Testamento.




Il Testamento, cioè, di quanto impropriamente pregato e giammai rimato! 

Il quale ancora più di pria, per codesto motivo citato nel peccato mai consumato l’inseparabile amico perseguitato, per quanto ciarlano e dicono Stato nell’Era di Sismi approdati e giammai rilevati.

In verità e per il vero, visto gli sforzi a lui dedicati, mi accingo di nuovo conferirgli giusto riparo in nome del ruolo che pretende non solo il Dio Straniero che tutto vede e talvolta maledice, ma anche per diretto suo incarico, da poter così trarre  dovuti prologhi ed epiloghi e non solo ‘appendici’ di quanto la Natura confessa nell’adamitico oltraggio donato.




Certo se può apparire fantasiosa mitologia siatene più certi che la nuova irreale realtà con la quale condiscono cotal limitato progresso: la più deleteria malattia di cui il mio amico confessa braccata esiliata tortura.

Ma il solo confessare la Verità in cotal nazione protesa verso vera e insana cultura in libera associazione (talvolta o troppo spesso a ‘delinquere’) con il Progresso genera non certo comprensione ma la più vile condotta che possa essere di nuovo apostrofata e narrata ed ai posteri tramandata.

Non sufficiente apportare alla Memoria collettiva in una continua Opera della Cultura dall’uno alla civiltà approdata, dacché ne conviene che il fare tesoro della confessione ad ognuno ci porta alla disgrazia da tutti ben innestata e ben articolata nel giusto Verbo raccomandato e ugualmente digitalizzato.




Così, come dicevo, se l’esule di qualsiasi Natura mi narra i disagi patiti, il rinnovarli non certo migliora o edifica il morale (e con esso la coscienza) di chi leggendo apprende una realtà antica sotto una nuova velata celata e più organizzata  prospettiva confermare i falsi processi della Storia, semmai ed al più, apprendere il come affinare la sottile velata calunnia e tortura con la quale accompagnare l’immutato principio affine alla morale qual norma insindacabile e non assoggettata al giudizio d’alcuno…




Confermando altresì lo stato ‘evolutivo’ ben fermo e saldo all’umano divenuto ma certo non accresciuto di chi pensa (meccanicamente-cogitando) differenziarsi per presunta superiore Natura, rilevando inferiore appartenenza nell’immobilità pur la distanza raggiunta…

Astenendomi ed in attesa di poter al meglio aggiornare gli Atti del nuovo Processo all’Untore, riporto l’introduzione della Storia - non di uno ma tanti troppi Eretici perseguitati, e riproponendo in qual Tempo, simmetrica Introduzione al Processo, il più famoso Processo all’Untore (di più attendibili Verità le quali non fanno comodo al nostro misero paese…) ragionando come la Storia ben ferma nell’immutato regresso…  


 
  
Dall’aspetto non era per il vero tanto vecchio, ma i modi e il suo fare, nel complesso, lo rendevano più datato di quanto era. Di lui, oggi, dopo l’impegno che mi sono assunto, non ho saputo più nulla. L’ho cercato per valli e monti, l’ho forse intravisto da lontano, anche rincorso, oggi spesso vivo nel riflesso della sua ombra. Ma poi è svanito, come un fantasma, delegandomi unico esecutore testamentario della sua vicenda, di questo gravoso impegno. Nei termini, da lui indicati, fra il romanzo ed il taglio giornalistico. Nei termini di questo patto, dove ora da lontano vedo scorrere acqua limpida e fragorosa, ho combattuto in prima persona per mantenere l’impegno del suo raccontarsi e confessarsi, a metà tra il romanzo storico ed il racconto autobiografico.

Sin dall’inizio mi fece preghiera affinché divenissi custode e banchiere della sua esperienza.

Il disgraziato lo incontrai molte volte, in un arco temporale di circa quarant’anni. Se da principio erano fugaci incontri, a cui entrambi non davamo troppo peso, in seguito divenne amicizia sincera. Ci vedevamo sovente in luoghi apparentemente differenti, ma in realtà sempre uguali. Belli ed infiniti, come gli incubi, che di volta in volta trasudavano dalla pelle di quell’uomo, nell’apparenza di una morte imminente che si affacciava come un verità nuova al mio braccio. Brancolando nel lucido delirio di un bosco pieno di fantasmi. All’inizio pensavo,  erano null’altro che spettri della sua mente, i deliri di un malato.

Poi mi convinsi del contrario.

Con questa persona ci siamo incontrati, spesso e il più di nascosto, giacché la ‘genesi’ e storia del suo racconto di volta in volta mi affascinava. Ci siamo incontrati per ravvivare questa Memoria che via via è divenuta romanzo, in luoghi di eterna bellezza. Come la bellezza, che dalla sua anima, mi accorsi, traspirava. Abbiamo camminato assieme, per valli, boschi, mari e borghi. I quali per il vero, erano tutti i porti da lui frequentati prima di riprendere il cammino da un luogo all’altro dei suoi impegni di lavoro, che non fosse comunità, socialità, città o paese. Ci siamo dati segreti appuntamenti. Ed ogni volta, dopo il racconto, il mio casuale amico mi sembrava un po’ migliorato dal suo male di vivere. Dal rancore che di volta in volta, i ricordi, i sogni, gli incubi, gli facevano riaffiorare. Il suo aspetto era dignitoso e talvolta regale nei modi, il volto invece mutevole come i mari e luoghi che esplorava. Il suo, imparai a capire, non era un vivere, come il resto dell’umanità concepisce la vita. Ma una continua esplorazione, un continuo viaggiare attraverso essa. Ed in essa ed nei suoi elementi, vagare in perigliose esplorazioni. Per uscirne ogni volta sconfitto. Ma ogni sconfitta è una vittoria in questa doppia morale dell’apparenza. Ogni incontro diveniva il racconto di una nuova burrasca, di un nuovo blizzard, di una tragedia, di una lotta con elementi avversi al suo nuotare e camminare, scoprii ben presto, mai un tranquillo navigare. Al suo volare, al suo correre come un lupo famelico, mi accorsi.

Apparteneva di comune concerto con gli Elementi, di cui talvolta nei suoi deliri, si riteneva signore e padrone. Per cui mi accorsi, che se il mio era un camminare, il suo era un volare, un correre, un ululare, un nuotare solitario in lontani ed inaccessibili mari. Talvolta mi accorsi anche che non parlava, che non rideva, che non piangeva, ma soffiava come una tramontana, come un vento, un vento gelido d’inverno. Che il suo piangere era l’acqua ed i suoi singhiozzi fiocchi di neve. Il suo alterarsi nelle varie vicissitudini del racconto, mutavano il tempo, e apparivano nei suoi occhi degli strani lampi, spesso preannunciava un temporale nuovo o una bufera. Ed io, mi riparavo nel folto del bosco dove spesso ci davamo appuntamento. Così scoprii anche che le venature dei suo occhi spesso divenivano lampi, ed la sua collera terremoto. Se gli tremavano le gambe, cercavo sicuro riparo in attesa della forte scossa che confermava il suo dire. Questa era la sua voce. Questa la sua segreta musica. Il suo linguaggio sembrava scaturire dalle viscere della terra, le sue parole dal vento stesso, i suoi incubi da un conto in sospeso con tutti gli uomini. Che a suo dire lo avevano costretto, lo avevano rilegato, lo avevano coperto e legato a ciò che non era la sua natura originaria. Un selvaggio, dalle cui labbra sgorgavano torrenti, che solo dopo imparai a riconoscere e specchiarmi. Era come nuotare in un mare primordiale. Una esperienza onirica ed allucinatoria allo stesso tempo. Perché i suoi incubi, con il tempo divennero anche i miei incubi. La sua Anima, la mia Anima.[1*]






[ * 1 Lo Spirito di un uomo vivo è un’ombra che cambia di posto e di grandezza secondo la posizione del corpo in relazione alla luce del sole. Questo Spirito può essere anche un’immagine che esce dall’acqua cantando tristemente, quando uno si siede molto vicino ad un Fiume… E bisogna fare molta attenzione, perché con il suo canto questo Spirito, nell’acqua, attira sempre il tuo corpo a sé. Ma nemmeno si può prescindere dall’acqua, perché senza di essa non potremmo vivere. È necessario ascoltare la voce dello Spirito dell’acqua, di tanto in tanto, affinché non si adiri, dato che, in caso contrario, la sua risonanza ci torturerebbe giorno e notte. Ma chi lo ascolta troppo diventa triste e muore. Nel corso di queste ed altre conversazioni, i cui particolari non possiamo riprodurre qui per la mancanza dei nostri manoscritti originali, si delineò la seguente rappresentazione: bisogna distinguere nell’uomo due o tre parti, un corpo mortale e un’Anima che contiene una parte mortale ed una parte immortale. Per quanto è visibile in questo mondo, l’Anima umana si presenta alla luce del sole come un’ombra e si percepisce nell’acqua come l’immagine sonora del corpo. 






Quest’Anima vive a volte in una relazione assai tesa con il corpo dal quale sembra emanare durante la vita terrena. L’acqua e il sole (l’immagine sonora e l’ombra) sono indispensabili per vivere; ma ambedue nella loro forma estrema conducono anche alla morte, grazie alla forza di attrazione che questi Elementi esercitano sugli uomini. In quanto sono indispensabili, l’acqua e il sole attraggono l’essere umano e, secondo la stessa legge, lo alimentano e lo uccidono. Per questo l’immagine sonora nell’acqua (quindi la sua voce), che è una autovisione diffusa dell’Anima, ‘canta sempre una melodia dell’altro mondo’. Quanto più si ascoltano i tristi accenti di questa melodia quanto più l’immagine dell’Anima si disegna nello specchio dell’acqua, tanto più aumenta la forza di attrazione di quest’immagine nell’acqua. I due fattori nei quali si manifesta l’Anima (la sua voce e la relativa melodia nell’acqua e l’immagine ombra proiettata sul terreno) sono valori coordinati, ma con termini opposti. La melodia dell’acqua è l’analogo acustico della forma visiva (ombra) dell’Anima proiettata sulla terra. Ma questi due piani – melodia e ombra – hanno una qualità interiore differente.





La melodia non solo è un piano parallelo all’ombra, ma un piano superiore e, inoltre, la vita stessa dell’ombra. La melodia (la voce) dell’acqua riflette la parte immortale, l’ombra la parte mortale dell’Anima. Potrebbe accadere anche che la melodia e l’ombra si ponessero in relazione come tesi e antitesi e che gli Elementi – acqua e ombra – nei quali si manifesta l’Anima, corrispondano alla luna e al sole. Aumenta la forza e l’intensità della melodia nella misura in cui l’ombra diventa più sottile. Quanto più vibra questa melodia, tanto più il corpo e la parte mortale dell’Anima (l’ombra) diventano soltanto riflessi della melodia della parte immortale dell’Anima. Questo si nota già nell’ombra più sottile proiettata sul corpo di un anziano. Di conseguenza la melodia interiore dell’essere umano, cioè la parte Immortale, che nella fioritura della vita si percepisce solo come una debole risonanza (mentre l’ombra è molto forte), nelle ore mistiche dell’uomo diventa il principio dominante. Riassumendo, la parte immortale dell’Anima è la forma sonora e il ritmo essenziale e imperituro dell’uomo. In questa vita la parte mortale dell’Anima è l’ombra e, per così dire il doppio del corpo. 





Per questo, durante la vita terrena si può percepire sia l’Anima che il corpo, mentre i Morti, in principio, si possono avvertire per mezzo dell’ombra e, più tardi, soltanto sul piano acustico che è il piano ‘più fine’. In principio, il morto si separa difficilmente dal proprio corpo, perché la sua ombra ‘che si estingue soltanto a poco a poco’ continua a legarlo alla vita. Secondo quanto dice Qasi, la melodia mormorata (parlata, disquisita…) nell’acqua è un canto molto semplice, breve, dolce, sempre triste e monotono. Si ripete costantemente nella stessa forma, ma sempre aumenta la propria intensità. Questa voce melodica può essere un canto individuale di medicina; generalmente si limita ad un suono molto prolungato. Questo canto cambia di timbro, ritmo e altezza secondo l’individuo. Dato che, si avvicina il volto all’acqua, si vede per prima cosa il naso, il timbro ‘che stabilisce meglio il ponte fra la parte mortale e quella immortale dell’uomo, è il timbro con voce nasale’. Si raggiunge il punto culminante quando una persona ode la propria melodia, cioè la melodia della sua stessa Anima, ma non cantata da essa stessa, bensì emessa da qualche cosa o da qualcuno ‘che sta fuori del corpo fisico di questa persona’ a cui appartiene quella melodia. 





Nessuno può sfuggire al dettato imperioso di questa voce. Quando un essere vivente si trova di fronte a quell’appello della propria Anima esteriorizzata, l’attrazione è fatale. È l’ora della morte. ‘Per questo è molto pericoloso andare di notte vicino all’acqua’, perché durante la notte l’acqua ‘canta sempre intensamente la nostra ombra’. Gli Dèi stessi non possono resistere alla chiamata della loro voce nello spazio, quando questa si trova fuori dei loro corpi. ] 












Nessun commento:

Posta un commento