giuliano

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IL TOMO

mercoledì 13 luglio 2022

LA CAVERNA DEGLI...

 





















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circa il Pensiero vivente 


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gli antichi...

 

 




 

Nel mio intimo ero molto più interessato alla Caverna degli Antichi che una spedizione di alti Lama aveva scoperto e che conteneva riserve favolose di sapere e di manufatti di un’età in cui la Terra era molto giovane.

 

Conoscendo bene la mia Guida, sapevo che era inutile aspettarsi il racconto fino a quando non fosse pronta, e non era ancora giunto il momento. Sopra le nostre teste le stelle brillavano con tutta la loro gloria che non veniva offuscata dall’aria rarefatta e pura del Tibet. Nei Templi e nei Monasteri buddhisti le luci si spegnevano a una a una. Da lontano, attraverso l’aria notturna, giungeva il guaito lamentoso di un cane cui rispondevano, abbaiando, i cani del Villaggio di Shö, sotto di noi. La notte era calma, perfino placida, e nessuna nuvola copriva la faccia della luna appena sorta. Le bandiere delle Preghiere pendevano, fiacche e senza vita, dai pali. Il suono debole di una Ruota delle Preghiere giungeva da qualche angolo remoto mentre un monaco devoto, imbevuto di superstizione e inconsapevole della Realtà, faceva girare la Ruota nella vana speranza di guadagnarsi il favore degli Dei.

 

Il Lama, la mia Guida, sorrise sentendo quel suono, e disse:

 

‘A ognuno secondo la sua fede, a ognuno secondo il suo bisogno. Gli orpelli del cerimoniale religioso sono un sollievo per molti, non dovremmo condannare coloro che non hanno ancora percorso abbastanza la Via e che non sono ancora capaci di reggersi senza grucce. Ti parlerò, Lobsang, della natura dell’Uomo’.




Mi sentivo molto vicino a quell’Uomo, l’unico che mi avesse mai dimostrato considerazione e amore. Ascoltai attentamente per giustificare la sua fiducia in me. Almeno, è così che iniziai, ma presto trovai l’argomento affascinante e allora ascoltai con un’impazienza malcelata.

 

‘Il mondo intero è fatto di vibrazioni. Perfino i poderosi monti dell’Himalaya,

 

…disse il Lama,

 

‘non sono che una massa di particelle sospese in cui nessuna particella può toccare l’altra. Il mondo, l’Universo, consiste di piccolissime particelle di materia attorno alle quali vorticano altre particelle di materia. Come il nostro Sole con i suoi mondi che gli rotano intorno sempre alla stessa distanza l’uno dall’altro, senza mai toccarsi, così tutto ciò che esiste è composto di mondi vorticanti’.

 

Si fermò e mi osservò, chiedendosi forse se tutto questo fosse troppo difficile per me, ma lo capivo benissimo.

 

Continuò:

 

‘Gli spiriti che noi chiaroveggenti vediamo nel Tempio sono persone, persone vive, che hanno lasciato questo mondo e sono entrate in uno stato per cui le loro molecole sono tanto distanziate le une dalle altre che possono passare attraverso il muro più spesso senza toccarne una singola molecola’.




‘Onorevole Maestro’,

 

dissi,

 

‘perché avvertiamo un formicolio quando uno ‘spirito’ ci sfiora?’.

 

‘Ogni molecola, ogni piccolo sistema di ‘sole e pianeta’ è circondato da una carica elettrica, non il tipo di elettricità generata dall’Uomo per mezzo di macchine, ma un tipo più raffinato. L’elettricità che vediamo scintillare nel cielo in certe notti. Come la Terra ha l’Aurora Boreale che risplende ai Poli, così la più piccola particella di materia ha la sua ‘Aurora Boreale’. Uno ‘spettro’ che si avvicina troppo a noi trasmette una lieve scossa alla nostra aura, ed è per questo che avvertiamo il formicolio’.

 

Attorno a noi la notte era tranquilla, neanche un soffio d’aria turbava la quiete; regnava un silenzio che si può conoscere solo in paesi come il Tibet.

 

‘L’aura, allora, che vediamo, è una carica elettrica?’,

 

chiesi.

 

‘Sì!’,

 

rispose la mia Guida, il Lama Mingyar Dondup.




‘Fuori dal Tibet, in paesi dove fili che trasportano la corrente elettrica ad alto voltaggio attraversano la terra, gli ingegneri elettrotecnici osservano e riconoscono un effetto ‘corona’. Questo ‘effetto corona’ consiste in una corona o aura di luce azzurrina che sembra circondare i fili. Si vede soprattutto nelle notti buie e con la foschia, ma naturalmente esiste sempre per coloro che possono vedere’.

 

Mi guardò pensoso:

 

‘Quando andrai a Chungking a studiare medicina, userai uno strumento che segna le onde elettriche del cervello. Tutta la Vita, tutto ciò che esiste, è elettricità e vibrazione’.

 

‘Ora sì che sono perplesso!’,

 

risposi,

 

‘come può la Vita essere vibrazione ed elettricità? Posso capire una cosa, ma entrambe, no’.

 

‘Ma mio caro Lobsang!’,

 

rise il Lama,

 

‘non vi può essere elettricità senza vibrazione, senza movimento! È il movimento che genera l’elettricità, perciò le due cose sono intimamente collegate’.

 

Notò la mia espressione perplessa e con il suo potere telepatico lesse nel mio pensiero.

 

‘No!’,

 

disse,




‘non una vibrazione qualsiasi! Lascia che te lo spieghi in questo modo; immagina un’enorme tastiera di musica che si estenda da qui all’infinito. La vibrazione che noi consideriamo solida sarà rappresentata da una nota su quella tastiera. La nota seguente potrebbe rappresentare il suono e l’altra rappresenterà la vista. I sentimenti, le sensazioni, gli scopi che non riusciamo a capire durante la permanenza su questa Terra saranno rappresentati da altre note. Un cane può udire delle note alte che un essere umano non può udire, e un essere umano può udire delle note basse che un cane non può udire. Si potrebbero dire delle parole in tonalità alte che un cane riuscirebbe a captare senza che un essere umano ne sia a conoscenza. Nello stesso modo, delle personalità del cosiddetto mondo dello Spirito possono comunicare con persone ancora su questa Terra quando possiedono il dono speciale della chiaraudienza’.

 

Il Lama si fermò e rise leggermente:

 

‘Ti sto facendo tardare, e tu vuoi andare a letto, Lobsang, ma sarai libero domani mattina per ricuperare’.

 

Fece un cenno verso l’alto, verso le stelle che luccicavano con tale splendore nell’aria limpidissima.

 

‘Da quando ho visitato la Caverna degli Antichi e ho avuto modo di provare gli strumenti meravigliosi che vi si trovano, strumenti conservati intatti dai tempi dell’Atlantide, mi sono spesso divertito con un capriccio della fantasia. Mi piace immaginare due creature senzienti, più piccole perfino del virus più piccolo. La loro forma non ha importanza, bisogna concedere loro solo l’intelligenza e il possesso di ottimi strumenti. Immaginale in uno spazio aperto nel loro mondo infinitesimale (come noi adesso!)’.




Che notte bellissima!’,

 

esclamò Ay, fissando intensamente il cielo.

 

‘Sì’,

 

…rispose Beh,

 

‘fa pensare al senso della Vita, a cosa siamo, a dove stiamo andando?’.

 

Ay meditò, guardando le stelle infinitamente sparse nei cieli.

 

‘Mondi senza limiti, milioni, miliardi di mondi. Mi chiedo quanti di essi siano abitati?’.

 

‘Sciocchezze! Sacrilegio! Ridicolo!’,

 

…balbettò Beh,

 

‘tu sai che non c’è vita tranne che su questo nostro mondo. Non ci dicono i Preti che siamo fatti a immagine di Dio? E come può esserci altra vita che non sia esattamente uguale alla nostra’…

 

‘no, è impossibile, stai perdendo i sensi!’

 

…Ay borbottò, di cattivo umore, allontanandosi,

 

 ‘Potrebbero sbagliarsi, sai, potrebbero sbagliarsi!’ 

 

Il Lama Mingyar Dondup mi sorrise e disse,




‘Ho perfino un seguito per questa storia! Eccolo’:

 

‘In un lontano laboratorio, due scienziati stavano lavorando a una scienza che noi non riusciamo neanche a concepire, con dei microscopi fantasticamente potenti. Uno di essi era rannicchiato su uno sgabello con gli occhi incollati al meraviglioso microscopio. Improvvisamente sussultò, spinse indietro la sedia, grattando rumorosamente il pavimento. ‘Guarda, Chan!’, gridò al suo Assistente, ‘Vieni a vedere questo!’. Chan si alzò, andò verso il suo Superiore, tanto eccitato, e si sedette davanti al microscopio. ‘Ho un milionesimo di grano di solfuro di piombo su questo vetrino’, disse il Superiore, ‘dai uno sguardo!’. Chan regolò il microscopio e fischiò per la sorpresa improvvisa. ‘Santo Cielo!’ esclamò, ‘è proprio come se si osservasse l’Universo con un telescopio. Sole ardente, pianeti orbitanti…!’. Il Superiore parlò meditabondo: ‘Mi chiedo se riusciremo a ottenere un ingrandimento tale da poter arrivare a vedere un mondo singolo — mi chiedo se c’è vita laggiù!’. ‘Sciocchezze!’, disse Chan bruscamente, ‘certamente non c’è vita senziente. Non può esserci; non ci dicono i Preti che siamo fatti a Immagine di Dio, come può esserci Vita intelligente laggiù?’.

 

Sopra le nostre teste, le stelle rotavano nel loro corso, infinito, eterno. Sorridendo, il Lama Mingyar Dondup cercò nella sua veste e ne estrasse una scatola di fiammiferi, un tesoro che veniva fin dalla lontana India. Lentamente ne tirò fuori un fiammifero e lo tenne davanti a sé.

 

‘Ti farò vedere la Creazione, Lobsang!’,

 

…disse allegramente.




Con mossa calcolata ne strofinò la testa sulla superficie ruvida della scatola, e avendola accesa, tenne in alto la scheggia ardente. Poi la spense!

 

‘Creazione e dissoluzione’,

 

disse.

 

‘La testa fiammeggiante del fiammifero ha emesso migliaia di particelle ognuna delle quali, esplodendo, si è allontanata dalle compagne. Ognuna costituiva un mondo a sé, il tutto, un Universo. E l’Universo è morto quando la fiamma è stata spenta. Puoi dire che non vi fosse vita su quei mondi?’.

 

Lo guardai dubbiosamente, senza sapere cosa dire.

 

‘Se si trattasse di mondi, Lobsang, e ci fosse vita su di essi, per quella Vita, i mondi sono durati milioni di anni. E noi, siamo solo un fiammifero acceso? Noi viviamo qui, con le nostre gioie e i dolori — soprattutto dolori! — pensando che questo mondo non abbia fine? Pensaci, e continueremo a parlarne domani’.

 

Si alzò e sparì dalla mia vista.

 

Attraversai il tetto inciampando, tastando ciecamente nel buio per trovare l’estremità della scala che portava giù. Le nostre scale sono diverse da quelle usate nel mondo occidentale: sono fatte di pali con tacche. Trovai la prima tacca, la seconda, la terza, poi scivolai nel punto in cui qualcuno aveva fatto cadere del burro da una lampada. Caddi con un gran fracasso, atterrando in fondo alla scala in un mucchio aggrovigliato; vidi più ‘stelle’ di quante ce ne fossero nel cielo e suscitai molte proteste da parte dei monaci che dormivano *. 

 


 

[* BASTONE DEI DEMONI SCONGIURI DEGLI SPIRITI MALIGNI Ottimi, e efficacia sperimentata e mirabile, dei quali la conoscenza spetta propriamente al Sacerdote. In parte dedotti dalla vita di S. Ubaldo Vescovo e Confessore Canonico Regolare Lateranense e in parte sperimentati dall’Autore nella Chiesa di detto Santo. Con una singolare istruzione sull’espulsione dei maligni spiriti. Autore R.P.D. Carlo Oliviero da Vicenza, Predicatore e Cittadino di Gubbio, Canonico Regolare del Salvatore Lateranense, dell’Ordine di S. Agostino e professore nell’arte Esorcistica.  Selezione dal Baculus Daemonum: Del modo di riconoscere gli indemoniati (l’esorcista) potrà riconoscere la presenza d’uno spirito (maligno) quando sentirà la vittima parlare o conoscere ciò che è stato detto in altro luogo, o sapere cose che non avrebbe potuto sapere, come ad esempio nel caso di cose lontane ed occulte. Riconoscerà con più probabilità (l’indemoniamento) quando vedrà tremare sotto la sua mano la persona, quasi fosse colpita, quando pronuncia le sacre parole, o fare torsioni; (esprimere) dolori, movimenti o furori insoliti e subitanei, o inorridire e detestare le cose divine, come i Sacramenti e massimamente (quello) dell’Eucarestia, della Confessione e i nomi dei Santi e le Orazioni divine. Vedrà inoltre gli indemoniati piangere senza sapere perché stanno piangendo. Rispondere a quelli che lo interrogano con ira, indignazione e aggressività contraria alle normali consuetudini. 




Non parlare, essendovi costretto. Stringere i denti e rifiutarsi di mangiare. Dire molte cose, ma non riconoscere che la minima parte di ciò che ha voluto esprimere. Rimanere come privo di sensi. Percuotere coi pugni, lacerarsi le vesti e strapparsi i capelli. Essere invaso da terrore improvviso, e all’improvviso il terrore sparisce. Imitare il verso di diversi animali. Far stridere i denti e mostrare segni di cane rabbioso. Protendersi sui precipizi. Dagli indemoniati inoltre sono percepite o udite varie cose sovrannaturali. Sente attraverso il corpo uno scorrere di formiche, un saltare di rane, un serpeggiare di vipere, pesci che nuotano, mosche che volano. Sotto la mano consacrata imposta loro sul capo, o durante la sacra lettura, avvertono un senso di freddo o di calore intensissimi, o di peso. Gridano se imponi loro sul capo e sul corpo certe reliquie di Santi, anche se lo fai di nascosto, e dicono di toglierle perché puzzano, o pesano, o si slanciano rabbiosi contro il ministro o contro i presenti. Hanno in odio ogni cosa spirituale, fuggono al cospetto del sacerdote e particolarmente dell’esorcista. Non vogliono entrare in Chiesa e, se entrano, scappano, o provano fastidio delle corone e dei libri spirituali, e non vogliono guardare né baciare gli oggetti benedetti e le immagini dei Santi; le gettano via e ci sputano sopra. Quando leggi gli Evangeli, gli Esorcismi, la Passione di Cristo e simili, gli indemoniati si prostrano turbati e compiono altre azioni disordinate. Manifestano le cose segrete, interpretano le cose difficili, parlano in latino pur essendo ignoranti e così via. Si ricordi tuttavia che questi sintomi possono manifestarsi anche nell’affatturato (maleficiato). 

   



Ben presto, tuttavia, la mappa dell’Asia centrale si disse per lungo tempo infestata e patria dei Dèmoni, iniziò a cambiare.

 

Non solo la macchina da guerra zarista stava inghiottendo a uno a uno i canati intorno a Samarcanda e a Khiva, ma un po’ alla volta anche l’India britannica si andava espandendo a nord verso il Tibet.

 

A ben vedere, le finalità strategiche dell’Inghilterra erano relativamente innocenti - creare una serie di stati cuscinetto, un cordone sanitario - tra le ricchezze dell’India ed eventuali problemi provenienti dal Nord. Ma è difficile immaginare che la pensassero così i tibetani, i quali, quando si resero conto di cosa stava accadendo tutto intorno a loro, iniziarono a sentirsi seriamente minacciati da questi nuovi grandi potentati asiatici.

 

I cinesi non erano affatto in grado di aiutarli contro le formidabili armi moderne dei nuovi arrivati, come avevano fatto contro i gurkha, armati in modo primitivo. I tibetani capirono che da allora in poi avrebbero dovuto occuparsi da sé di proteggere le proprie frontiere. Le autorità di Lhasa misero in guardia i funzionari locali: gli stranieri non esitavano a ricorrere a ogni sorta di inganno.




Si insinuavano in un paese sul quale avevano messo gli occhi, provocavano disordini contro le autorità locali, e poi lo annettevano.

 

Per ciò detto nell’odierno svolgimento della continuata immutata Storia priva di qualsivoglia Memoria verifichiamo, da recenti esperimenti effettuati - documentati non meno che perseguitati per la Verità in essi contenuta - confermare suddetta pratica rinnovata ai canoni della medesima Storia; da taluni nominata trionfo della Scienza in nome e per conto dell’inarrestabile progresso; la quale non si consolida solo entro la materiale geografia composta di bottini e tesori trafugati al Sacro: oro e fuochi, petrolio e ricchezza; bensì tende ad estendersi e consolidarsi, prolungandosi - quale agghiacciante morbo - annettere fagocitare il vasto esteso geografico infinito terreno concernente Anima Spirto e Dio.




Se pensiamo in uso dall’allora ed odierna politica cinese, in verità e per il vero, ci accorgiamo ben consolidata con i più moderni mezzi in uso di allora come l’odierno èvo; sicché il costante monito dell’esperienza tibetana ci serve oltre che da esempio, anche ed altresì qual fattore di comprovata proprietà nella capacità matematica - della progressione  numerica - di svolgere e adempiere costante incisione scritta nella materia quando si parla d’immateriale; cioè: se Dio e al meglio chi interpreta il Suo Pensiero riflesso in Terra, viene non solo offeso, ma violato nei più elementari Elementi che hanno principiato e continuano a contraddistinguere l’Evoluzione; cosa possiamo e dobbiamo meditare e riflettere circa questi eterni viaggiatori fra Terre e Confini numerati e contati nei Secoli d’impropria ‘materia’ far conto di se medesimi in ciò che non gli appartiene, sospesi nell’orbita del Tutto mascherati di apparente ‘evoluto Intelletto’ comporre la Storia?

 

Preferiamo l’oblio del Nulla affine all’Elemento senza Parola alcuna!

 

Comporre e scomporre improprio Tempo violando ogni Stagione e Pensiero perseguitando l’altrui continuamente profanato e vilipeso oltre i confini del Sacro; i quali ci fanno meditare tutte quelle simmetriche Terre e Nature conquistate e colonizzate non men che profanate nella genetica del Sacro connesso con l’Anima Mundi della Terra.




Lasciamo ai nuovi profanatori di tombe - maghi di falsi proclami in cerca di Terra e Pensiero vivo - come sangue fresco e non più oro, profanare tesori e cultura, i quali già descritti nella pandemica oscena delirante e più certa demoniaca possessione avversa ad ogni più naturale perseguitata condizione, credendosi ed eleggendosi padroni del Tempo e della Materia così di nuovo scomposta e creata.

 

La degenerazione ‘morale e intellettuale’ riflessa nella disgregazione sociale il solo  motivo della corrotta Storia, soldo araldo e delirio! L’avversione alla Natura e Dio li unisce nella sfida nominata Economia guidare ed inabissare ogni domani, ogni Natura, ogni Alba e tramonto, ogni cosa Viva! Sicché e per concludere la breve parentesi in onore della Teologia dell’antica Dottrina, della Filosofia… e non solo del numero, ciò che pensiamo una pratica dismessa in realtà ancora ben consolidata. Tutto ciò appartiene alla dissoluzione e dissacrazione quale caratteristica dell’uomo detto umano ed ove, mi ripeto, ogni degrado della materia ne convalida e certifica l’improprio istinto giammai evoluto, non meno la grande capacità di avvelenare l’intera Terra.]

 

(Giuliano Lazzari; Un mondo perduto)


(Prosegue....)









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