IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

martedì 7 ottobre 2014

MENTRE CRESCEVO (nell'impervio 'canale' della loro materia) (13)














































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Mentre crescevo (12)

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Mentre crescevo (14)














‘Abbi ancora un po’ di pazienza, te ne supplico’, disse, ‘non affrettarti. Parlerò con Dio nel deserto. Laggiù si ode la sua voce con maggiore chiarezza’. ‘Più chiaramente si ode anche la voce della tentazione. Fai attenzione, SATANA ti spia, sta preparando il suo esercito schiere di angeli caduti; sa che per lui è questione di vita o di morte. E si abbatterà su di te con tutta la sua ferocia e tutta la sua tenerezza. Fai attenzione, il deserto è pieno di voci di gioia e di grida di morte’.
‘Né la gioia né la morte possono ingannarmi, compagno. Abbi fiducia’.
‘Ho fiducia; sarei un disgraziato se non ne avessi. Vai laggiù. Parla con SATANA, parla con Dio e prendi la tua decisione; Dio l’ha già presa e non potrai sfuggirvi. Se tu non sei quello, che cosa importa, se ti perdi? Vai, subito, poi vedremo; non voglio lasciare il mondo da solo’.
‘Che cosa ha detto la colomba selvatica che batteva le ali su di me nel momento in cui mi stavi battezzando?’. ‘Non era una colomba selvatica; verrà il giorno in cui udrai le parole che ha pronunciato. Fino ad allora esse saranno sospese sulla tua testa come tante spade’.




Gesù si alzò, gli tese la mano; la sua voce tremava.
‘Addio, o amato Precursore’, disse. ‘Forse non ci incontreremo mai più’. Il Battista si avvicinò a Gesù e continuò: ‘Se sei Colui che attendevo, ascolta le mie ultime volontà, poiché credo che non ti rivedrò mai più su questa terra. L’intolleranza degli uomini accenderà i suoi roghi, la cupidigia di Roma perseguiterà il mio Spirito…’.
‘Ti ascolto’, disse Gesù rabbrividendo.
‘Modifica il tuo viso, rafforza le tue braccia, indurisci il tuo cuore. La tua vita sarà terribile; vedo sangue e spine sulla tua fronte; sopportale, o mio grande fratello, coraggio! Due strade si aprono di fronte a te: la strada dell’uomo, che è piana, e quella di Dio, che è tutta una scarpata. Prendi la strada più difficile. Addio! E non tormentarti per le separazioni, la tua missione non è quella di piangere, ma quella di colpire. Colpisci! Che la tua mano non tremi, è quello il tuo cammino. E non dimenticare questo: il Fuoco e l’Amore sono figli di (di un Primo e Secondo) Dio, ma il primogenito è il Fuoco, l’Amore viene dopo. Cominciamo, dunque, dal Fuoco. Buona fortuna!’.




… ‘Non ha più che pochi giorni di vita’, rispose Gesù.
… ‘Rimanete con lui, fatevi battezzare, io me ne vado’.
‘Dove vai Maestro?’ gridò il figlio minore di Zebedeo afferrandolo per le vesti. ‘Verremo tutti con te’.
‘Vado nel deserto, da solo. Nel deserto non c’è bisogno di compagnia, vado a parlare con Dio’.
Rimasero tutti immobili, come pietrificati; vedendo Gesù che si dirigeva lentamente in direzione del deserto. Non camminava più come prima, quando pareva sfiorasse appena la terra; il suo passo, ora, era pesante, deciso. Tagliò un ramo per appoggiarvisi, salì sul ponte a dorso d’asino, si fermò lassù e guardò sotto di sé. Dovunque nel fiume vide i pellegrini immersi nella corrente limacciosa. I loro visi abbronzati dal sole erano raggianti di gioia.
Di fronte, sulla riva, altri si battevano ancora il petto e confessavano i loro peccati ad alta voce; guardavano il Battista con occhi brucianti, aspettando che egli facesse loro cenno di entrare a loro volta nell’acqua sacra. E l’asceta selvaggio, immerso fino alla vita nel Giordano, battezzava le greggi umane, le spingeva a riva senza alcuna dolcezza, con collera; altre greggi si susseguivano. La sua barba nera a punta, i capelli ricciuti, che non erano mai stati tagliati, brillavano al sole; e la sua bocca, eternamente aperta, gridava.




Ancora una voce…. In difesa dell’Umanesimo contro la chiusura scolastica è quella dell’invettiva contro l’inquisizione diocesana, lanciata da Justus Velsius (1510-1581), un grande umanista, uno Spirito mai domo, con un carattere irruento che lo metterà in situazioni delicate e gli provocherà gravi problemi e che lo rende inviso sia ai cattolici sia ai riformati.
In seguito ad una pubblicazione di un’opera polemica nel 1554, Velsius subisce il processo e quindi la detenzione. Nell’Apologia, con un atto d’accusa vero e proprio contro gli inquisitori, si difende dalle accuse di Eresia e denuncia come ingiusto l’intero ‘iter processuale’ che lo costringe poi alla dura esperienza carceraria. Velsius trova però conforto nell’idea che ‘tutti coloro che vogliono vivere in modo pio seguendo l’esempio di Gesù Cristo soffrono la persecuzione!
Alla rivendicazione della libertà umanista nel libero arbitrio della ‘ricerca’, Velsius affianca la mordace denuncia dell’ingiustizia, costante ingiustizia e della crudeltà dei ‘sofisti’ anticristiani, termine con cui definisce gli inquisitori, che (a ragione) considera prede di un ‘indomitus et errefrenatus furor’. Usando la forza, associata alla violenza contraria ad ogni principio giuridico, gli inquisitori contravvengono così al mandato conferito loro di portare alla CONOSCENZA DELLA VERITA’ e di persuadere, seguendo l’esempio di Cristo, con la forza della dottrina, non con misure vessatorie e coercitive. 




Velsius, rappresenta quindi gli inquisitori, quali per il vero erano e sono: sicofanti, ignari delle Scritture, impudenti e sofisti dell’AntiCristo….
Scagliandosi contro il procedimento inquisitoriale, che considera estraneo alla Chiesa cattolica, ma ben noto a quella satanica e anticristiana, l’umanista ribadisce l’obbedienza a Dio piuttosto che agli uomini, di cui sottolinea la corruttibilità naturale. I riflessi dell’esperienza di Colonia segnano la vita di Velsius, poiché in lui perdura una continua tensione intellettuale a combattere ogni forma di restrizione e condizionamento.
Ricercatori dello Spirito Umanistico che infonde in loro un senso di missione, sono emarginati e fortemente contestati. Costretti al nomadismo, sono sempre alla ricerca di una tranquillità e di una quiete che mal si concilia però con siffatti temperamenti.

















domenica 5 ottobre 2014

MENTRE CRESCEVO (con Mammona...) (11)

















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Mentre crescevo (10)

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Mentre crescevo (12)














… ‘Perché state seduto qui?’.
‘Perché sto qui? Perché mi fa piacere’.
‘Vi osservo da mezz’ora. Siete stato qui per mezz’ora’.
‘Sì all’incirca’ risposi. ‘Desiderate altro?’. Mi alzai e mi allontanai indignatissimo.
In mezzo alla piazza mi fermai e guardai indietro. Perché mi fa piacere! Era una risposta da dare? Perché ero stanco, avrei dovuto rispondere, e con voce piagnucolosa. Sono proprio un imbecille. Non imparerò mai a fingere… Perché ero stanco! E avrei dovuto sospirare come un cavallo.
Vicino alla caserma dei pompieri mi fermai di nuovo: mi era venuta un’altra idea! Schioccai le dita e mi misi a ridere. La gente che passava mi guardava con stupore. Gente ricca e pasciuta. Gente che non conosce la Fame. Gente avvinghiata ad un ghigno cattivo e maligno. Gente autorizzata a fare qualsiasi cosa di fronte ad un uomo solo e indifeso.




‘Ecco, adesso vado dal pastore Levison! Per Dio, è questo che devo fare! Provare non mi costa niente, che cosa ho da perdere? E con questo tempo splendido…’. Entrai nella libreria di Pascha, cercai nella guida l’indirizzo del pastore Levison e mi avviai. Coraggio, ora! Non più sciocchezze! Come? La coscienza? Scempiaggini. Sono troppo povero per occuparmi della coscienza. Sono affamato signore, affamato, si tratta dunque di una cosa importante. Ma bisogna piegare il capo e trovare il tono giusto. Perché no? Allora è inutile andare avanti così. Ricordati! Come? Non sai a che santo votarti, combatti di notte come un matto con le potenze delle tenebre e coi mostri silenziosi, soffri la fame e la sete, vorresti vino e latte e non ottiene niente? Sei già arrivato a questo punto. Ecco che non hai neanche una goccia d’olio nella lucerna.
… Ma credi nella grazia celeste e, se Dio vuole, non hai perduto la fede! Dunque non hai che da giungere le mani e assumere l’aspetto di un satanasso che abbia fede nella grazia del cielo. E in quanto a Mammona, ne hai naturalmente ribrezzo in qualunque forma si presenti. Una cosa diversa sarebbe un libro di preghiere, un ricordo che potrà valere un paio di corone… 




Davanti alla porta del pastore mi fermai e lessi: ‘Riceve dalle 12 alle 4’. ‘Ora non fare sciocchezze!’. Dissi fra me. ‘Ora bisogna fare sul serio. Abbassa la testa, da bravo, ancora un poco…’ e tirai il campanello. ‘Vorrei parlare col signor pastore’ dissi alla ragazza, ma non fui capace di pronunciare il nome di Dio.
‘E’ uscito’ rispose. ‘Forse è andato a fare spesa in un negozio di un suo fedele, al quale da poco è scomparsa la moglie, porta conforto ed approfitta del ricco bancone delle merci, per volontà della stessa, sa’ sono tempi duri questi..’.
Uscito! Uscito! Il mio piano va a rotoli e non sapevo come cavarmela. Avevo fatto tutta quella strada per niente. ‘Si tratta di una cosa importante?’ domandò la giovane. ‘No, no,’ risposi ‘nulla d’importante. Visto il bel tempo mi è venuta l’idea di venire a trovare il signor pastore’.
Stavamo uno di fronte all’altro. Io spinsi il petto in fuori per farle notare la spilla che mi chiudeva la giacca. Tentai di pregarlo con gli occhi e di farle capire perché ero venuto. Ma la poveretta non capì. 




‘Che tempo magnifico! Potrei parlare con la signora?’.
‘Sì, ma ha l’artrite, è coricata sul divano e non può muoversi… Desidera che riferisca qualche cosa?’. No, non importava. Di quando in quando mi concedevo simili passeggiate per fare un po’ di moto: dopo mangiato fa bene alla salute. Visto che la conversazione non approdava a nulla presi la via del ritorno. Mi pareva di avere le vertigini. Per poco non svenni dalla Fame. Riceve dalle 12 alle 4! E forse ora è a fare spesa a casa di un suo fedele. Ero arrivato troppo tardi.
Il momento della grazia era passato. 
Nella piazza del Mercato mi sedetti su una delle panchine presso la chiesa. Il mio orizzonte incominciava a farsi buio davvero. Ero troppo stanco per piangere. Stavo là, estenuato, come impietrito, incapace di pensare. 






















giovedì 2 ottobre 2014

LA GENESI (10)
















































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La Genesi (1)

La Genesi (2)

La Genesi (3)

La Genesi (4)

La Genesi (5)

La Genesi (6)

La Genesi (7)

La Genesi (8)

La Genesi (9)

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La Genesi (11)

La Genesi (12)

La Genesi (13)

La Genesi (14)

La Genesi (15)

La Genesi (16)  














Ogni giorno al calar del sole il fratello che soprintendeva alla coltivazione
passava in rassegna i negri come un sargente maggiore fa con la sua com-
pagnia prima di dare l'ordine di rompere le righe, in branco li spingeva vo-
lenti o nolenti, uomini e bambini, senza domande proteste o rivalse in quel-
l'aborto di edificio a stento uscito dall'embrione, come se persino il vecchio
Carothers McCaslin si fosse fermato sgomento di fronte alla prova tangibi-
le della sconfinata fantasia della sua vanità.
Snocciolava a memoria l'appello e li aggruppava dentro e con un chiodo bat-
tuto a mano lungo come un coltello da pellami e appositamente appeso a
uno stipite della porta con una corta correggia di pelle di daino inchiodava
la porta di quella casa a cui mancavano metà delle finestre e che sul retro
non aveva neppure una porta, sui cardini, così che allora e per i successi-
vi cinquant'anni, quando il ragazzo era ormai grande abbastanza da ascolta-
re e ricordarsela, correva nel paese una specie di leggenda: la campagna
tutta la notte pullulava di schiavi dei McCaslin che si aggiravano furtivi te-
nendosi alla larga dalle strade illuminate dalla luna e dalle pattuglie dei sor-
veglianti a cavallo e andavano a visitare le altre piantagioni, e c'era un ta-
cito patto d'onore tra i due bianchi e le due dozzine di neri in ossequio al
quale, dopo che al calar del sole il bianco li aveva contati e aveva piantato
sulla porta principale il chiodo fatto in casa, nessuno dei due bianchi avreb-
be fatto il giro per andare a guardare la porta sul retro, sempre che tutti i
negri fossero dietro quella principale al sorgere del sole quando il fratello
che aveva piantato il chiodo sarebbe tornato a spiantarlo, i gemelli, indistin-
guibili persino nella calligrafia, a meno di non accostare due campioni per
il confronto, e persino se le due grafie apparivano sulla stessa pagina sem-
bravano entrambe opera di uno stesso ragazzino di dieci anni perfettamen-
te normale persino nell'ortografia, tranne che non c'erano progressi di orto-
grafia mentre uno dopo l'altro gli schiavi che Carothers McCaslin aveva
ereditato e comprato.............

(Faulkner, Go Down, Moses; L'orso)
















  

mercoledì 1 ottobre 2014

MENTRE NASCEVO (7)


















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Mentre morivo (6)

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Mentre nascevo (8)














Il 5 novembre del 1718 fui introdotto in questo miserabile mondo, avrei voluto nascere sulla Luna o in qualsiasi altro pianeta (eccettuati Giove o Saturno, perché non ho mai sopportato il freddo); in nessuno di essi, infatti, sarei stato trattato peggio (sebbene non possa giurare per Venere) che in questo nostro vile e sporco pianeta che, sul mio onore, ritengo sia fatto, con rispetto parlando, con gli avanzi e i rifiuti degli altri.
La vita su questa Terra potrebbe presentarsi abbastanza piacevole per quell’uomo che avesse la fortuna di nascere con un gran titolo o immense ricchezze; o per colui che si ingegnasse, allo scopo di raggiungere potenza, onori e cariche: ma questo non è il mio caso; d’altra parte ogni uomo parla bene o male del mercato a seconda degli affari che vi ha fatto. Da parte mia, quindi, insisto nell’affermare che il nostro è il più miserabile di tutti i mondi. Tanto da poter sinceramente dire che, dal primo respiro sino a quest’istante, sono stato continuamente lo zimbello di quello che il mondo chiama Destino.
Certo non gli farò il torto di accusarlo per avermi caricato d’ogni sorta di sventure insormontabili, questo no, però in qualunque periodo della mia vita, in ogni occasione e in ogni angolo dove gli sia riuscito di scovarmi, lì, questo principe crudele e inesorabile mi ha colpito con una serie interminabile di minacce e seccature, quanti nessun piccolo EROE ha forse mai sopportato!




L’articolo sul contratto matrimoniale di mia madre, che, come dissi al lettore, ero andato a cercare e che, una volta trovato, penso sia bene mettergli dinanzi, è così chiaro e evidente che non avrei potuto pretendere di far meglio io; sarebbe stata una barbarie, quindi, alterarne la FORMA NOTARILE.
Ecco cosa dice:

QUESTO CONTRATTO TESTIFICA che il detto Walter Shandy, mercante, in considerazione del detto futuro matrimonio, che avrà luogo e andrà a buon fine, matrimonio che deve essere solennemente celebrato e consumato tra il detto Walter Shandy e la sunnominata Elisabetta Mollineux, e in considerazione di diverse altre buone e valide cause che lo spingono in modo particolare a compiere questo passo, garantisce, contratta, conclude e si trova pienamente d’accordo con i signori Giovanni Dixon e Giacomo Turner, tutori, ecc. ecc. su quanto segue:
‘CIOE’ che nel caso in cui succeda, avvenga, sopravvenga o altrimenti accada che il detto signor Walter Shandy, mercante, lasci gli affari prima che la detta Elisabetta Mollineux, secondo il corso della natura, sia fuori della possibilità di concepire e generare bambini o che, altrimenti e per qualunque probabile causa, ella possa effettivamente averne, e in conseguenza di ciò il detto Walter Shandy decida, a dispetto e contro il libero volere, consenso e accordo amichevole della detta Elisabetta Mollineux, di lasciare la città di Londra per ritirarsi a soggiornare nelle sue terre a Shandy-Hall, nella Contea di…, o in qualche altro posto di campagna, in un castello o villa o magari in una fattoria acquistata ora o in seguito; allora o qualunque altra volta che alla detta Elisabetta Mollineux dovesse accadere di rimanere incinta di un figlio o di più d’uno, tutti legalmente generati a distanza di tempo nel seno della detta Elisabetta Mollineux per opera del detto Walter Shandy durante il corso del detto matrimonio, egli, il detto Walter Shandy, a suo proprio carico e col denaro di sua proprietà, dietro fondato e ragionevole avviso, che dovrà pervenirgli entro le sei settimane precedenti l’epoca definitiva e presumibile del parto della detta Elisabetta Mollineux, dovrà dunque pagare la somma di 120 sterline, in denaro sonante, ai signori Giovanni Dixon e Giacomo Turner o ai loro eredi, in piena fiducia e per gli usi, scopi, intenzioni e fini seguenti’:




‘La somma di 120 sterline dovrà essere pagata nelle mani di Elisabetta Mollineux oppure in quelle dei suoi tutori per l’acquisto o il noleggio di una carrozza, in buono stato, e con bastanti cavalli per trasportare il corpo della nominata Elisabetta e il bambino o i bambini, di cui di volta in volta rimarrà incinta, fino alla città di Londra, e per le ulteriori spese o altri bisogni di medici e medicine occorrenti o aventi rapporto diretto con il nominato, stabilito parto e periodo di degenza nella detta città o nei sobborghi ad essa adiacenti.
La nominata Elisabetta Mollineux durante la gravidanza dovrà e potrà di tanto in tanto o infine tutte le volte stabilite, noleggiare tranquillamente la detta carrozza e cavalli e avere libera entrata e uscita e ritorno nella detta carrozza durante tutto il viaggio. Tutte le volte che lo riterrà opportuno o il bisogno lo richieda, senza dover sopportare alcuna molestia, ostacolo, vessazione, rimostranza, interruzione o qualunque altro impedimento, sarà concesso alla nominata Elisabetta Mollineux, quando lo vorrà, e tanto più spesso quanto più avanzata sarà la gravidanza, e fino all’epoca convenuta, di vivere e risiedere in quel luogo o in quei luoghi, presso quella famiglia o famiglie e con quei parenti e amici o altre persone, nella detta città di Londra, come a lei piacerà o come desidererà e riterrà opportuno, nonostante i presenti obblighi matrimoniali e come se ella fosse una donna sola e non sposata’.




‘E QUESTO CONTRATTO TESTIFICA PURE CHE  per la realizzazione efficace del suddetto accordo, il detto Walter Shandy, mercante, in virtù di un atto di cessione e vendita per un anno tra i nominati signori Giovanni Dixon e Giacomo Turner o loro sostituti o tra coloro aventi attualmente diritto alle loro proprietà, da una parte, e il detto Walter Shandy dall’altra, in forza e in virtù della legge sul trasferimento dei beni, cede tutto quanto il maniero e il feudo di Shandy nella Contea di…, con tutti i diritti, membri e proprietà relativi’. 
‘Cede inoltre tutte quante le case, le loro dipendenze, le costruzioni, i granai, le scuderie, gli orti, i giardini, i cortili, i poderi, i prati, le chiuse, le capanne, le terre, le colture, i pasturi, le marcite, i boschi, gli arbusti, i fossati, i relativi diritti di pesca, le acque e i canali, insieme con tutti gli affitti, profitti, servizi, rendite, lasciti, domini, garanzie, confische, miniere, cave di pietre, beni ed effetti mobili di.....