IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

sabato 20 settembre 2025

LA SENTENZA (& GLI ERRORI)

 











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circa i Perfetti  


& gli errori  


Prosegue con un 


ampia adeguata 


riflessione, 











ovvero, 


Dogmatismo e dogmatica 


di Pavel Florenskij 







In una Nouvelle, opera di un propagandista cattolico e, per questo motivo, un po’ sospetta, un eretico, Sicard de Figueiras, convertito dal domenicano Izam, appare desideroso di entrare al servizio dell’Inquisizione, sia per zelo neofita, sia per interesse personale:

 

‘Li farò impiccare tutti’,

 

…diceva (riferendosi ai suoi ex correligionari),

 

‘dai miei scudieri, che conosceranno a memoria le strade e le scorciatoie, le scogliere e le grotte, i passaggi e i sentieri, così come i nascondigli dove nascondono il loro denaro’.

 

(gli exploratores)






 

LA SENTENZA

 

 

Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, amen. Noi, Fratel Bernardo Gui e Fratel Geoffroy d’Ablis, dell’Ordine dei Predicatori, inquisitori della perversione eretica delegata dalla sede apostolica nel regno di Francia, e Etienne de Port, canonico di Bazas, ufficiale di Gaudiès, e Arnaut du Villar, vicari del reverendo padre in Cristo Monsignor Gailhard, per grazia di Dio vescovo di Tolosa, deputati nella città e diocesi di Tolosa.

 

Come ci è diventato chiaro e legalmente accertato attraverso l’indagine, supportate da numerosi testimoni giurati ricevuti in tribunale di tua stessa confessione, o meglio professione, tanto abominevole quanto sacrilega, come te, Pèire Autier, già notaio e residente ad Ax, in Sabartès, nella diocesi di Pamiers, catturato e arrestato nella diocesi di Tolosa, in cui negli ultimi anni hai commesso numerosi crimini di eresia, ereticizzando molte persone decedute e contaminandone altre, molte altre seducendoli con i vostri errori, corrompendo la fede cattolica con i vostri dogmi erronei; che tu, dico, Padre Autier, come eretico manifesto, da molti anni ormai, hai sostenuto e osservato, scrigno dei suoi peccati.

 

Oggi tu sostieni e dichiari di sostenere la vita, la setta, il rito e la fede, o per esprimere meglio la perfidia di questi uomini che pretendono di essere gli unici Buoni Cristiani, e che la sacrosanta Chiesa romana persegue e condanna e designa come eretici perfetti o consolati, o per meglio dire, desolati; che tu confermi, affermi e dichiari, che ci sono due Dèi e signori, conoscendo l’uno il bene e l’altro il male, sostenendo che la creazione di tutte le cose visibili e corporee non è dovuta a Dio Padre celeste né al Signore Gesù Cristo, ma al diavolo, Satana, il dio cattivo, che voi dite essere il dio dell’età presente, artigiano e principe di questo mondo.




Tu inventi allo stesso modo che ci sono due Chiese, una buona, la tua setta, che voi dite essere la Chiesa di Gesù Cristo e che detiene la fede nella quale tutti possono trovare la salvezza, e senza la quale nessuno può farlo; e l’altra, la cattiva Chiesa romana, che tu dici sfacciatamente essere la madre della fornicazione e la basilica del diavolo e la sinagoga di Satana, quando è la madre e signora di tutti i fedeli; e tutti i suoi ranghi, i suoi ordini, le sue ordinazioni e i suoi statuti, li ridicolizzi sfacciatamente e mendacemente; e tutti coloro che seguono e sostengono la sua fede, voi li chiamate, al contrario, eretici ed erranti, e dogmatizzate in un modo tanto blasfemo quanto empio che nessuno può essere salvato nella fede della Chiesa romana.

 

Allo stesso modo, tutti i sacramenti della Chiesa romana del Signore Gesù Cristo, cioè l’Eucaristia dove è il corpo vero e vivificante di Cristo, e il battesimo fatto in acqua materiale, come anche la confermazione, e l’ordine, e l’estrema unzione, tutti insieme e per ciascuno di essi, con bocca sacrilega, tanto orribile quanto empia, voi affermate che sono vani e inutili; e condanni il sacramento del matrimonio carnale, dicendo che è sempre fatto nel peccato e non può mai essere fatto senza peccato, e tu neghi che sia stato istituito dal buon Dio.

 

E quanto all’incarnazione del Signore Gesù Cristo in Maria, sempre vergine, che voi dichiarate essere un’illusione senza fondamento, tu bestemmi con bocca empia nella sua vera realtà, negando di aver preso un vero corpo umano e vera carne umana dalla nostra natura, e che egli è veramente risuscitato in questo corpo, ma solo in apparenza, e che ha operato così per la nostra salvezza, e che egli ascese con questo corpo alla destra del Padre.




Allo stesso modo, voi affermate falsamente che santa Maria, madre di Dio e del Signore Gesù Cristo, non è e non è mai stata una donna di carne, quanto alla confessione dei peccati praticata dai sacerdoti della Chiesa Romano, tu affermi sfacciatamente che non ha valore e che né il Papa né alcun rappresentante della Chiesa romana ha il potere di assolvere chi commette peccato, ma tu dici e assicuri che tu stesso e coloro che segui con i tuoi simili hanno il potere di assolvere da tutti i loro peccati coloro che, mediante l’imposizione delle mani, acconsentono a ricevere il dono della fede, e per sostenere la tua setta e quella dei tuoi cari di prodighi in abominevoli prediche.

 

Neghi assolutamente la resurrezione dei corpi umani, inventando tipi di corpi spirituali e una specie dell’uomo interiore, nel quale tu e i tuoi fedeli non sarete risuscitati come tu assicuri, ma non avrai parte nella risurrezione del santo con i giusti, con il quale gli empi, al Giudizio, non conosceranno gloria ma punizione.

 

Tutte queste bestemmie assommate a molti altri errori, che sono tanti troppi, anche abominevoli come crimini, Tu, Pèire Autier, l’eretico, li affermi, come abbiamo sentito dalla tua bocca con orrore e letto attraverso i tuoi proclami; e come molti altri hanno udito da te, molte volte, molti di questi errori, a cui non vuoi rinunciare né abbandonare o correggere, né sottomettere con il tuo cuore né professare con le labbra la fede della Chiesa romana, ma piuttosto rifiutarla nel modo più vergognoso, anche se da noi e da molti altri tribunali religiosi e laici ripetutamente richiesti e ricercati abbiamo più volte avanzato richiesta di abbandonare i vostri errori e di riconoscere e mantenere la vera fede della Chiesa Romana.




Di conseguenza, come te, Padre Autier, ti rifiuti di allontanarti dagli errori dell’eresia e di ritornare alla vera fede cattolica della sacrosanta Chiesa romana del Signore Gesù Cristo, come a Te richiesto più volte, invitato e atteso da tempo per tale conversione, che tu rifiuti perseverando nella tua perfidia e nel ‘vostro errore’ di un’anima indurita e uno spirito malato; noi, i suddetti inquisitori e vicari, avendo in precedenza preso il consiglio di diversi saggi, affinché la pecora malata non contamini successivamente le pecore sane del gregge del Signore, tu, Padre Autier, essendo presente e rifiutando di convertirti alla fede, in questo giorno e luogo che ti sono stati perentoriamente assegnati per ascoltare la tua sentenza definitiva, avendo in vista solo Dio e la purezza della fede ortodossa, i sacrosanti Vangeli posti davanti a noi affinché il nostro giudizio essere reso davanti al volto di Dio, e affinché i nostri occhi possano vedere l’equità, sedendo in tribunale, con sentenza definitiva, in questo atto e con questa sentenza, vi dichiariamo e ti dichiariamo eretico, e come eretico ti abbandoniamo alla corte secolare, eccetto la riserva per te che se volevi convertirti e tornare all’unità ecclesiastica mantenuta per tutta la vita, in questo caso ci riserviamo il pieno e libero potere di importi, per tutto ciò che hai commesso in materia di eresia, una salutare punizione e penitenza.







LA MACCHINA INQUISITORIALE: I DOMENICANI

 

 

Nel 1232 Gregorio IX affidò l’intero ufficio dell’Inquisizione ai ‘Fratelli Predicatori’, o Domenicani. I domenicani erano noti per essere gli unici capaci di rendere l’azione dell’Inquisizione il più efficace possibile. Tuttavia, a causa del loro carattere drastico, nel 1237 il Papa vi aggiunse alcuni frati francescani, affinché - come dice la Storia della Linguadoca - il rigore degli uni fosse temperato dalla mansuetudine degli altri.

 

I vescovi, così orgogliosi della loro autorità, si sentivano violati nei loro diritti. D’altra parte, avevano anche ragione di temere quegli implacabili inquisitori che li rimproveravano di essere troppo accessibili, a causa dei loro legami con l’aristocrazia occitana, agli interessi familiari o di casta.

 

Tuttavia, vennero stabilite delle regole che tenevano conto della loro suscettibilità: in linea di principio, gli inquisitori non esercitavano il loro dovere senza il consenso dei vescovi. In effetti, come afferma J. Duvernoy, gli inquisitori incontravano i vescovi o i loro rappresentanti solo al momento di pronunciare la sentenza o il sermone generale.

 

Ciò non era il caso quando il vescovo (ad esempio Jacques Fournier a Pamiers) era attivo e completamente incorruttibile. Questo vescovo ebbe un ruolo molto più importante nella repressione dell’eresia nella sua diocesi rispetto al suo vice, il domenicano Gaillard de Pomies, che rappresentava l’Inquisizione di Carcassonne. In alcune occasioni il vescovo era un domenicano, come Raimondo de Fauga, ex priore provinciale dei domenicani di Tolosa.




Ben presto liberati da ogni giurisdizione episcopale, gli inquisitori godevano di assoluta indipendenza: durante il loro ufficio non potevano essere scomunicati o sospesi senza uno speciale mandato del Papa. In caso di conflitto con il vescovo, erano sempre loro a prendere la decisione finale. D’altro canto, il diritto di dare l’assoluzione agli eretici che avevano abiurato spettava esclusivamente a loro.

 

Tutti questi ecclesiastici misero rapidamente in moto una macchina di polizia giudiziaria che non ha eguali in nulla di ciò che si era conosciuto fino ad allora. Avevano diritto di ispezione su ogni luogo, nei palazzi borghesi come nei castelli, e perfino nelle chiese dove alcuni eretici avrebbero potuto godere di un antico diritto di asilo. Le spese venivano rimborsate dal tesoro signorile o reale, dai beni confiscati agli eretici e dal ricavato delle multe. Nel 1323, a Carcassonne, in occasione di un processo per eresia che portò al rogo dei colpevoli, i vescovi di Castres e Mirepoix, gli abati di Villelongue, Montolieu, Saint-Polycarpe, convocati dall’inquisitore, e l’inquisitore stesso, furono pagati cinquanta libbre e cinque scellini; e i giudici e il consigliere di turno nel sermone, con nove sterline e dieci scellini (‘per cibo e bevande’), tutte somme donate dal tesoriere reale.

 

Gli inquisitori pagavano i lavoratori, i sergenti che impiegavano al loro servizio: i sergenti, delegati tra il paese e la città, ‘per andare, assistere e tornare’, ricevevano uno stipendio di dodici denari ciascuno: erano sedici. Aggiungeremo anche che i vescovi e i parroci erano tenuti ad assisterli in ogni circostanza e, a volte, anche ad aiutarli economicamente. I magistrati, gli ufficiali giudiziari, i prevosti e, in generale, tutti i funzionari civili, dovevano fornire loro assistenza se ne avevano bisogno. Infine, gli inquisitori avevano spesso una guardia personale e numerosi agenti speciali incaricati di proteggerli e di smascherare gli eretici.




L’inquisitore, sia che risiedesse in città o che la visitasse, alloggiava in una stanza del palazzo episcopale, come il vescovo Fournier a Pamiers, oppure nella casa dei frati predicatori, oppure in una dimora speciale concessa dal re o da un signore: per esempio, a Carcassonne, nel palazzo di Mirepoix, che comunicava con una delle torri della muraglia. In linea di principio, l’inquisitore eseguiva personalmente le indagini e gli interrogatori e si limitava a emettere la sentenza; ma era assistito da uno o più domenicani che erano suoi consiglieri e testimoni della regolarità dei procedimenti giudiziari. A Pamiers, il domenicano Gaillard de Pomies fu sia rappresentante dell’Inquisizione di Carcassonne sia ‘luogotenente’ del vescovo.

 

Gli inquisitori spesso viaggiavano con il loro tribunale, vediamo così fratel Pierre Sellan e fratel Guillaume Arnaud, da Tolosa, trasferirsi a Cahors, a Moissac; Fratel Arnaud Catalan e fratel Guillaume Pelhisson ad Albi, ecc.

 

L’arrivo dell'Inquisizione in una città fu senza dubbio un evento che interruppe la monotonia della vita quotidiana, ricordando a tutti i suoi abitanti quanto fossero duri i tempi e quanto precaria fosse la loro sicurezza. Tutti tremavano, cattolici ed eretici, brave persone e codardi, perché erano in gioco la loro libertà, le loro proprietà e le loro vite.

 

Appena si stabilì in città, l’inquisitore chiese ai sacerdoti di radunare i cattolici (ed erano tutti cattolici!) per fare loro un sermone. Poi concesse agli eretici una ‘settimana di grazia’, o più, per rivelarsi. Molti di loro, terrorizzati dalla minaccia di essere bruciati sul rogo, confessarono spontaneamente.




Ricevevano punizioni relativamente lievi oppure venivano assolti immediatamente se l’inquisitore aveva precedentemente promesso di assolverli senza ulteriori indugi. Ma dovettero impegnarsi a denunciare gli altri Catari, credenti e perfetti. Ciò che più desideravano gli inquisitori era trovare il primo anello della catena. In linea di principio, due testimonianze di questo tipo erano sufficienti per incriminare un sospettato. In realtà, la denuncia di una sola persona metteva in discussione la sua libertà e la sua esistenza.

 

L’interrogatorio dei testimoni veniva effettuato in loro sola presenza e potevano essere coinvolte anche persone indesiderate. I nomi degli informatori vennero tenuti segreti (per evitare rappresaglie da parte delle vittime).

 

Inoltre, l’Inquisizione aveva ai suoi comandi una vera e propria polizia segreta, gli exploratores, specialisti nello spionaggio, nell’ascolto segreto delle conversazioni e nella ricerca dei fuggitivi nelle foreste e nelle grotte, avvalendosi anche di cani addestrati a questo tipo di caccia.

 

In una Nouvelle, opera di un propagandista cattolico e, per questo motivo, un po’ sospetta, un eretico, Sicard de Figueiras, convertito dal domenicano Izam, appare desideroso di entrare al servizio dell’Inquisizione, sia per zelo neofita, sia per interesse personale:

 

‘Li farò impiccare tutti’,

 

…diceva (riferendosi ai suoi ex correligionari),

 

‘dai miei scudieri, che conosceranno a memoria le strade e le scorciatoie, le scogliere e le grotte, i passaggi e i sentieri, così come i nascondigli dove nascondono il loro denaro’.

 

Numerosi erano gli informatori occasionali, che ricevevano laute ricompense: presto divennero professionisti. La specie più temibile era quella dei Catari depredati, o quella degli eredi privati della loro eredità per eresia, che entrarono al servizio dell’Inquisizione con la speranza e anche con la sicurezza che veniva loro data, di recuperare i loro beni e di essere infine assolti definitivamente.





Gli eretici non avevano avvocati e neppure difensori. I concili di Valenza (1248) e di Albi (1254) proibirono la loro presenza a sostegno degli accusati, ritenendoli per loro natura capaci di ‘ritardare l’avanzamento del processo’. Ogni ‘difensore’ era considerato un promotore dell’eresia.

 

Quando, eccezionalmente, compare un avvocato, il suo ruolo si limita a consigliare l’indagato a rilasciare una dichiarazione. L’essenziale è che il cataro dichiari e abiuri. Gli inquisitori non facevano distinzioni tra coloro che non avevano nulla da dichiarare e coloro che non volevano dichiararlo. La confessione e l’abiura obbligatoria posero fine al dibattito. Tuttavia, nulla impediva a un presunto eretico di consultare segretamente un avvocato di sua scelta prima di essere convocato o tra la citazione e la comparizione.

 

Il dottore in legge Guillaume Garric, originario di Carcassonne, uomo onorevole come pochi, considerava suo dovere dare buoni consigli ai credenti che ne avevano bisogno clandestinamente. Era noto per essere un amico del catarismo e in effetti lo era, motivo per cui venne severamente punito.

 

Dopo aver confrontato dichiarazioni e testimonianze e, se lo riteneva opportuno, aver consultato il suo luogotenente, l’inquisitore pronunciava infine la sentenza. Lo pronunciò da solo e senza possibilità di appello di alcun tipo. Un notaio ha redatto con cura la sentenza, le dichiarazioni, le testimonianze, l’abiura. La lettura della sentenza era motivo di solennità religiosa: avveniva di domenica, alla presenza dei magistrati e di tutto il clero.

 

Per l’occasione, se l’inquisitore non era tale, veniva convocato il vescovo locale, nonché i vescovi e i sacerdoti del vicinato, le cui spese di viaggio venivano dedotte dai beni confiscati agli eretici. Questa solennità è chiamato sermone pubblico o autodafé. Attirava sempre una grande folla di persone dalla città.





 

LA PRACTICA INQUISITIONIS

 

 

Il testo latino, integrale, del manuale di Bernardo Gui è attualmente contenuto soltanto nell’edizione parigina del 1886 di Célestin Douais, che si basò su quattro manoscritti superstiti: due esemplari del xiv secolo provenienti dalla Biblioteca pubblica di Tolosa, ovvero il Ms. 387 e il Ms. 388; un terzo, sempre del xiv secolo, custodito presso il British Museum (fondo Egerton, Ms. 1897); una trascrizione del xvii secolo reperita tra gli scaffali della Bibliothèque Nationale di Parigi (collezione Doat, voll. xxix e xxx).

 

Per restare il più fedele possibile alla versione originale, Douais decise di attenersi alla lezione del codice tolosano 387, ovvero il manoscritto cronologicamente più vicino al decesso di Gui, collazionandolo all’occorrenza con il “fratello” 388.

 

Veniamo ora al contenuto:

 

Gli insegnamenti della Practica Inquisitionis – che fu composta, verosimilmente, tra il 1316 e il 1321 – si dividono in cinque parti: la prima, riguardante le formule per la citazione e per l’arresto dei sospetti di eresia e per la comparizione dei testimoni; la seconda, le formule di grazia e di commutazione di pena; la terza, gli esempi di sentenze e di penitenze imposte dai tribunali; la quarta, le normative papali e imperiali, inclusi i testi di giurisprudenza atti a sviscerare i fondamenti, le prerogative e i limiti dell’autorità inquisitoriale; la quinta, un trattato volto a descrivere le principali sette ereticali attive all’epoca, insieme a un’appendice dedicata a definire i modelli d’interrogatorio e le formule d’abiura. 




Ed è proprio la quinta parte, la più corposa, a essere riproposta nella presente edizione. La sua analisi metodica, quasi moderna nell’esporre la storia e le peculiarità di ogni singola corrente ereticale, insieme alla consapevolezza che non esiste un metodo assoluto per inquisire, bensì una molteplicità di astuzie cui ricorrere di volta in volta, come a un canovaccio, per sfuggire alle astuzie, alle “tortuosità volpine” e alle “trappole verbali” degli interrogati, fa di questa terribile professione un’arte.

 

Un’arte che – e da qui il suo valore eresiologico – si prefigge come scopo primario quello di saggiare il coacervo di eresie convissute nello straordinario periodo del tardo Medioevo per identificarne i tratti principali a partire dai segni che le contraddistinguono. ‘In nessuna religione, vera o falsa che sia’, sostiene infatti Bernardo Gui, ‘gli uomini possono riunirsi se non sotto qualche insegna o partecipazione a sacramenti visibili’.




Quindi, con freddezza analitica, li divide in sei gruppi noi prendiamo in esame il primo punto:

 

1) Manichei. Con questo nome Gui si rifà al trattato De Genesi contra Manichaeos di Agostino d’Ippona. In realtà egli allude ai catari, ovvero gli eretici per antonomasia dell’Evo di mezzo. Alano di Lilla, scrivendo sul loro conto nel De fide catholica, afferma: ‘Vengono detti catari da catus, perché, a quanto si dice, essi baciano il posteriore di un gatto, sotto il cui aspetto si manifesta Lucifero’.

 

In realtà l’appellativo cataro parrebbe derivare dal greco katharos, “puro”, e nulla avrebbe a che spartire con l’adorazione del diavolo. Nato e sviluppatosi tra il xii e il xiv secolo, gli affiliati a questo movimento credevano nell’esistenza di due principi universali contrapposti, il Bene e il Male, Dio e Satana, ovvero spirito e materia. La convinzione che tali principi siano inconciliabili, in perenne contrasto tra loro, definisce il culto dei catari “dualistico”, avvicinandolo a quello dei manichei (Persia, III secolo) e dei bogomili (Bulgaria, x-xv secolo).

 

Non è addirittura da escludere che questi culti siano imparentati tra loro, come darebbe a pensare la notizia di un concilio eretico tenutosi nel XII secolo a Saint-Félix-de-Caraman, nei pressi di Tolosa, a cui avrebbe partecipato un vescovo dualista giunto da Bisanzio o dai Balcani.




Questo però non è il contesto adeguato per addentrarsi nelle sfumature del catarismo, che si scisse, mutò e si evolse in versioni più o meno radicali. Basti sapere che i ‘perfecti’, cioè i suoi ministri, predicavano il più assoluto allontanamento dalla materia, intesa come prigione dello spirito e matrice del peccato. Per questa ragione consigliavano d’astenersi dal mangiare carne, uova, latte e derivati e professavano la castità per evitare di procreare altri “esseri imperfetti”.

 

A loro avviso, Gesù non possedeva un vero corpo di carne, poiché mai e poi mai il figlio del vero Dio avrebbe potuto mescolarsi con la materia. Il loro principale rito era il ‘consolamentum’, una sorta di battesimo spirituale che consisteva nell’imposizione delle mani accompagnata dalla triplice formula Benedicite.

 

Nello sforzo d’interpretare la particolarissima teologia dei perfecti, Bernardo Gui afferma: ‘Negano la resurrezione dei morti e al suo posto credono nei corpi spirituali e nell’esistenza di una sorta di uomo interiore’.

 

I catari, chiamati in Linguadoca anche albigesi (perché molti di loro vivevano ad Albi, a Béziers e in vaste zone del Tolosano), si ritenevano gli autentici cristiani e vedevano nella Chiesa di Roma-Avignone una nuova Babilonia. Riconoscevano l’autorità dei Vangeli ma rifiutavano il Vecchio Testamento, nel quale, a loro parere, veniva celebrato un falso Dio, una sorta di Demiurgo – se non addirittura Satana – manifestatosi ai profeti per ingannarli e farsi adorare.

 

‘La conversione degli eretici manichei’, osserva Bernardo Gui, ‘è quasi sempre sincera e porta questi eretici a confessare ogni cosa e a svelare tutta la verità, e quindi i nomi di tutti i loro seguaci’.     





  




                                                                                                                                                                                                                                                                        

mercoledì 17 settembre 2025

LA CRISI DELLA STORIA E IL SUO GENOCIDIO (con il Rapporto ONU sull'attuale genocidio in corso... )

 








BREVE INTRODUZIONE  


(& un precedente inarrestabile genocidio)


Prosegue con...: 


i Perfetti  e un breve commento


         

 

Ora, su un’immensa terrazza di Elsinore, che va da Basilea a Colonia, che tocca le sabbie di Nieuwpoort, le paludi della Somme, i gessi della Champagne, i graniti dell’Alsazia, l’Amleto europeo osserva milioni di spettri…

 

Ma è un Amleto intellettuale.

 

Medita sulla vita e sulla morte delle verità.

 

I suoi fantasmi sono tutti gli oggetti delle nostre controversie; il suo rimorso sono tutti i titoli della nostra gloria; è sopraffatto dal peso delle scoperte, della conoscenza, incapace di tornare a questa attività illimitata. Pensa alla noia di ricominciare dal passato, alla follia di voler sempre innovare. Barcolla tra i due abissi, perché due pericoli minacciano costantemente il mondo: l’ordine e il disordine.

 

Se afferra un teschio, è un teschio illustre.

 

Di chi era?




Questo era Leonardo. Inventò l’uomo volante, ma l’uomo volante non servì esattamente alle intenzioni dell’inventore: sappiamo che l’uomo volante montato sul suo grande cigno (il grande uccello sopra il dosso del suo magnio cecero) ha, oggi, altre abitudini oltre quelle di andare a raccogliere la neve dalle cime delle montagne per gettarla, nelle giornate calde, sul selciato delle città...

 

E quest’altro teschio è quello di…. Leibniz che sognava la pace universale.

 

Amleto non sa bene cosa fare di tutti questi teschi. Ma se li abbandona!... Cesserebbe forse di essere se stesso? La sua mente terribilmente lucida contempla il passaggio dalla guerra alla pace.

 

Questo passaggio è più oscuro, più pericoloso del passaggio dalla pace alla guerra; tutti i popoli ne sono turbati. ‘E io’, si dice, ‘io, l’intelletto europeo, che ne sarà di me?... E cos’è la pace?’




La pace è forse lo stato di cose in cui la naturale ostilità degli uomini l’uno verso l’altro si manifesta attraverso creazioni, invece di tradursi in distruzione come avviene in guerra. È il tempo della competizione creativa e della lotta delle produzioni.

 

Ma io, non sono forse stanco di produrre?

 

Non ho forse esaurito il desiderio di tentativi estremi e non ho abusato di erudite miscele?

 

Devo forse mettere da parte i miei difficili doveri e le mie ambizioni trascendenti?

 

Devo forse seguire il movimento e fare come Polonio, che ora dirige un grande giornale?

 

Come Laerte, che è da qualche parte nell’aviazione?

 

Come Rosencrantz, che fa non so cosa sotto un nome russo?

 

Addio, fantasmi! Il mondo non ha più bisogno di voi. Né di me. Il mondo, che chiama progresso la sua tendenza alla precisione fatale, cerca di unire i benefici della vita con i vantaggi della morte.

 

Regna ancora una certa confusione, ma tra poco tutto diventerà chiaro, vedremo finalmente apparire il miracolo di una società animale, un formicaio perfetto e definitivo.




[…] 

 

Poco più di due anni fa, in questo stesso luogo, ho avuto l’onore di parlarvi di quella che ho chiamato ‘La politica della mente’. Ricorderete forse che, con questo titolo (che non è particolarmente preciso), mi preoccupavo dello stato attuale delle cose in questo mondo e interrogavo i fatti di cui siamo testimoni e agenti, preoccupandomi non tanto del loro carattere politico o economico quanto dello stato in cui pongono le cose della mente.

 

Ho insistito (forse troppo a lungo) su questo stato critico, e vi ho detto in sostanza che un disordine di cui non possiamo immaginare la fine si osserva ormai in tutti gli ambiti. Lo troviamo intorno a noi così come dentro di noi, nelle nostre giornate, nel nostro aspetto, nei giornali, nei nostri piaceri e persino nella nostra conoscenza.

 

Abbiamo, infatti, in pochi decenni, sconvolto e creato così tante cose a spese del passato, confutandolo, disorganizzandolo, riorganizzando le idee, i metodi, le istituzioni che ci aveva lasciato in eredità, che il presente ci appare uno stato senza infanzia e senza precedenti. Non guardiamo più al passato come un figlio guarda il padre, da cui può imparare qualcosa, ma come un uomo adulto guarda un bambino...

 

A volte avremmo il desiderio di istruire e stupire i più grandi dei nostri antenati, dopo averli resuscitati per darci questo piacere.



 

Mi diverte spesso immaginare questo: mi abbandono al sogno della resurrezione di uno dei nostri grandi uomini di ieri. Mi offro di fargli da guida; cammino con lui per Parigi; lo sento incalzarmi di domande, esclamare; e avverto, con questo mezzo ingenuo che mi obbliga a stupirmi di ciò che vedo senza stupore ogni giorno, l’immensa differenza che il passare del tempo ha creato tra la vita dell’altro ieri e quella di oggi per il domani.

 

Ma presto mi imbarazzo nel mio ruolo di cicerone.

 

Pensate a tutto ciò che bisognerebbe sapere per spiegare a un Cartesio o a un Napoleone resuscitati nel nostro attuale sistema di esistenza, per fargli capire come possiamo riuscire a vivere in condizioni così strane, in un ambiente che certamente troverebbe piuttosto spaventoso, e persino ostile. Questo imbarazzo è la misura del cambiamento avvenuto.





Posso solo sfiorare qui l’immensa questione di questi cambiamenti, al di là di ogni previsione, che hanno profondamente modificato il mondo e, in pochi anni, lo hanno reso irriconoscibile agli osservatori che avevano vissuto abbastanza a lungo da vederlo molto diverso. Insisterò sul breve tempo impiegato per produrre conseguenze così enormi e, soprattutto, mi soffermerò sulle cause più potenti di questa improvvisa trasformazione.

 

Penso a tutti gli odierni fatti, completamente nuovi, prodigiosamente nuovi, che sono stati rivelati fin dall'inizio del secolo scorso.

 

Fino ad allora la scienza aveva condotto la sua ricerca solo su fenomeni che erano sempre stati ritenuti percepibili e immediatamente percepibili. Indubbiamente, la nozione di universo era cambiata profondamente, contemporaneamente a quella della scienza stessa; ma i fenomeni osservabili, da un lato, e le capacità d’azione dell’uomo, dall’altro, non erano aumentati in modo apprezzabile.

 

Ora, nel 1800 (credo), la scoperta della corrente elettrica, attraverso l’ammirevole invenzione della pila, aprì quest’era di nuovi fatti che avrebbero cambiato il volto del mondo. Non è privo di interesse soffermarsi su questa data: ricordare che questa rivelazione ebbe luogo solo centotrentacinque anni fa.

 

Conoscete le meravigliose conseguenze: l’intero dominio dell’elettrodinamica e dell’elettromagnetismo si aprì all’appassionata curiosità degli scienziati, tutte le applicazioni che si moltiplicarono, le relazioni percepite tra elettricità e luce, le conseguenze teoriche che ne seguirono; infine, la radiazione, il cui studio mette in discussione tutte le nostre conoscenze fisiche e persino le nostre abitudini di pensiero. 


(PROSEGUE CON IL POST COMPLETO)






lunedì 15 settembre 2025

UNA SCOMODA VERITA'

 








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circa la teoria 


della Maga  







& il Capitolo  completo






Cosa afferma il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) sui cambiamenti previsti nell'Europa sudorientale?

 

Il sesto rapporto di valutazione (AR6) dell’IPCC è stato pubblicato in più fasi tra il 2021 e il 2023. Redatto da scienziati di tutto il mondo, l’AR6 esamina i cambiamenti climatici passati, presenti e futuri e i loro impatti sulla base di dati provenienti da oltre 66.000 fonti pubblicati prima di gennaio 2021.

 

AR6 riporta che le temperature aumenteranno in tutta Europa a un ritmo più rapido rispetto alla media globale, e che la frequenza e l’intensità degli estremi caldi aumenteranno. Si prevedono perdite agricole conseguenti per la maggior parte delle aree europee. Sebbene ‘siano emergendo anche prove di una maggiore tolleranza al caldo’, AR6 afferma che, per l’Europa nel suo complesso, un ‘livello di riscaldamento globale di 1,5 °C potrebbe causare 30.000 decessi all’anno dovuti al caldo estremo’, con un aumento fino a tre volte superiore a 3°C di riscaldamento globale.




Il rischio di stress da calore, sia in termini di disagio che di mortalità, dipende anche dal livello di sviluppo socioeconomico. Si prevede che il numero di decessi correlati al calore sarà più alto e aumenterà più rapidamente nell’Europa sud-orientale.

 

Si prevede inoltre un aumento nella regione della frequenza e dell’intensità delle portate fluviali inferiori alla media, insieme ai rischi di siccità per l’umidità del suolo. Ciò renderà la siccità dei corsi d’acqua e le sfide relative all'approvvigionamento e alla domanda idrica più gravi e persistenti. Sulla base di un riscaldamento globale di 1,5°C, si prevede che il numero di giorni con scarsità d’acqua e siccità aumenterà leggermente nell’Europa sud-orientale, con il risultato che il 18% della popolazione sarà esposto a una ‘scarsità idrica almeno moderata’. Questa percentuale salirebbe al 54% con un riscaldamento globale di 2°C. 

 

Il monitoraggio degli indicatori climatici a lungo termine conferma che, dagli anni ’80, l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, diventando il continente con il riscaldamento più rapido. Negli ultimi decenni, il caldo è stata la principale causa di decessi segnalati a causa di eventi meteorologici e climatici estremi in Europa. Si stima che nel 2023 in Europa si siano verificati circa 47.700 decessi correlati al caldo e circa 61.700 nel 2022. Una stima per il 2024 non è ancora disponibile. Nella regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la mortalità correlata al caldo è aumentata di circa il 30% negli ultimi 20 anni.




In estate, nell'Europa sud-orientale, si registra un numero crescente di giorni con almeno un "forte stress termico" e un numero crescente di notti tropicali, in particolare a partire dagli anni '80. Anche la temperatura media estiva percepita come massima è in aumento, mentre la quantità di precipitazioni nella regione varia ogni estate. L'analisi di tre set di dati suggerisce che la variabilità annuale nel numero di giorni piovosi – in cui la precipitazione totale nelle 24 ore è di almeno 1 mm – durante la stagione è in aumento, in particolare a partire dagli anni 2000.

 

Con l’aumento delle sfide climatiche, le città stanno guidando l’azione globale, fungendo da centri di innovazione e trasformazione. Ospitando circa il 55% della popolazione mondiale[R16] e responsabili del 70% delle emissioni di carbonio[R17], le aree urbane sono i principali motori del degrado ambientale. In Europa, tuttavia, circa il 70% degli sforzi di mitigazione del cambiamento climatico e il 90% degli sforzi di adattamento si svolgono nelle aree urbane, posizionandole come leader chiave nella lotta contro il cambiamento climatico[R18].




Le città europee si sono inoltre impegnate a ridurre le emissioni di carbonio del 55% entro il 2030 e a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 [R18]. Integrando l’azione per il clima con il ripristino della natura, le città stanno ridefinendo il ruolo delle aree urbane nel promuovere la resilienza e la sostenibilità.

 

Questa sezione fornisce una panoramica del rischio di eventi meteorologici e climatici estremi per l’ambiente edificato e le infrastrutture in Europa, nel contesto delle politiche e delle azioni in materia di clima.

 

Nel 2024, l’AEA ha pubblicato la prima valutazione europea del rischio climatico (EUCRA), che dimostra che 34 dei 36 principali rischi climatici suddivisi in cinque gruppi di rischio (ecosistemi, salute, infrastrutture, alimentazione ed economia e finanza) potrebbero raggiungere livelli critici o addirittura catastrofici nel corso di questo secolo, in scenari di elevato riscaldamento.




L’aumento della frequenza e dell’intensità di numerosi eventi meteorologici estremi sta comportando rischi crescenti per l’ambiente costruito e le infrastrutture in Europa, nonché per i servizi che forniscono. L’invecchiamento delle strutture e la crescente domanda di alloggi nelle aree urbane stanno ulteriormente aggravando i rischi. Poiché le infrastrutture fanno spesso parte di una rete interconnessa, le interruzioni di una singola risorsa possono avere ripercussioni a cascata su più settori.

 

Anche la salute umana è influenzata negativamente dagli eventi meteorologici estremi a causa delle cattive condizioni delle infrastrutture in alcune regioni. La vulnerabilità delle fasce di popolazione che vivono in edifici scarsamente mantenuti e isolati è aggravata durante ondate di calore e temperature estreme, in particolare nelle aree urbane densamente popolate dove si verifica un forte effetto isola di calore.

 

Vi sono chiare indicazioni che gli impatti dei cambiamenti climatici potrebbero aumentare in futuro. Si prevede che i danni all’ambiente costruito causati da eventi meteorologici estremi aumenteranno fino a dieci volte entro la fine del XXI secolo, a causa dei soli cambiamenti climatici. In particolare, è necessario intervenire con urgenza sui rischi di inondazioni pluviali e fluviali, che si prevede raggiungeranno una gravità di rischio ‘critica’ entro la metà del secolo, o una gravità di rischio ‘catastrofica’ entro la fine del secolo in uno scenario di riscaldamento globale elevato (con un riscaldamento globale di 3,5 °C).




Si prevede inoltre che le inondazioni costiere raggiungeranno una gravità di rischio ‘catastrofica’ entro la fine del secolo e, in uno scenario di riscaldamento globale elevato, i danni alle infrastrutture, l’interruzione dell’approvvigionamento energetico e le sfide del trasporto marittimo associate alla vulnerabilità delle infrastrutture agli eventi estremi e ad altre sfide come l’innalzamento del livello del mare, dovrebbero raggiungere almeno una gravità di rischio ‘critica’.

 

Le città europee risentono sempre più degli effetti del cambiamento climatico. Gli effetti di eventi come ondate di calore e alluvioni sono spesso aggravati nelle aree urbane a causa della densità infrastrutturale, dei livelli di popolazione e della conformazione infrastrutturale. Investire nella resilienza urbana è fondamentale per mitigare questi impatti.


Le aree urbane sono particolarmente vulnerabili alle inondazioni a causa dell’aumento del deflusso superficiale durante le tempeste e altri eventi di precipitazione intensa, soprattutto in presenza di superfici artificiali o impermeabilizzate.

 

Dal 2000, la percentuale complessiva di territorio impermeabilizzato in Europa è aumentata di circa il 6%. Tra il 2011 e il 2021, si stima che il 26,9% delle aree urbane abbia registrato un aumento significativo della popolazione residente all’interno di pianure alluvionali esistenti. Inoltre, l’effetto isola di calore urbano può causare temperature superficiali fino a 10-15°C più elevate rispetto alle aree circostanti.




 Altri rischi crescenti includono la scarsità d’acqua, il peggioramento della qualità dell’acqua, la diffusione di vettori di malattie, tempeste, incendi boschivi, frane e inondazioni costiere dovute all'innalzamento del livello del mare. I settori maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici nelle aree urbane più grandi sono l’acqua, l’edilizia, la sanità e i trasporti.

 

Le precipitazioni sono una componente fondamentale del ciclo globale dell’acqua. Sono importanti per l’approvvigionamento idrico pubblico, la produzione alimentare, la salute dell’ambiente naturale e il trasporto fluviale interno. Precipitazioni superiori o inferiori alla media possono essere precursori di alluvioni o siccità.

 

Questa sezione fornisce una panoramica delle anomalie e degli estremi nelle precipitazioni annuali nel continente nel 2024, delle variazioni durante l’anno, del numero di giorni di pioggia e fornisce un contesto storico per i risultati.

 

l contrasto generale tra est e ovest si è riflesso chiaramente anche nel numero di giorni piovosi, ovvero quelli in cui la precipitazione accumulata nelle 24 ore è di almeno 1 mm. L’anno è stato caratterizzato da precipitazioni più frequenti e in quantità superiori alla media nelle aree occidentali e da precipitazioni meno frequenti e in quantità inferiori nelle aree orientali.




In particolare, il numero di giorni piovosi è stato superiore alla media nell’Europa occidentale, in particolare in Francia, Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, dove si sono registrati 30-40 giorni piovosi in più rispetto alla media. Anche la Groenlandia settentrionale e orientale, gran parte della Norvegia e una regione dal Kazakistan settentrionale alla Russia settentrionale hanno registrato un numero di giorni piovosi superiore alla media.

 

Al contrario, un’ampia regione che comprende i Balcani, l’Ucraina e la Russia occidentale ha registrato un numero di giorni piovosi inferiore alla media, con alcune aree che ne hanno registrati fino a 50 in meno.

 

In media, negli ultimi due decenni è stata osservata in Europa una tendenza verso condizioni di umidità superficiale del suolo sempre più secche; anche l’anomalia annuale dell’umidità del suolo per il 2024 indica condizioni più secche della media.




Nonostante ciò, si è registrato un netto contrasto tra est e ovest, con l’Europa orientale che ha registrato condizioni diffuse più secche della media e alcune aree colpite da gravi siccità. L’Europa occidentale, tuttavia, ha registrato un’umidità superficiale del suolo leggermente superiore alla media. Il contrasto è stato particolarmente evidente nei mesi estivi e autunnali, con anomalie negative e positive di circa il 10% rispettivamente a est e a ovest.

 

 

PER CONCLUDERE

 

 

livello globale, agosto 2025 è stato di 1,29°C superiore alla baseline preindustriale stimata (1850-1900), con una temperatura media dell’aria superficiale di 16,60°C, 0,49°C superiore alla media mensile del periodo 1991-2020. È stato il quinto mese degli ultimi 26 mesi in cui la temperatura media globale dell’aria superficiale non ha superato di 1,5°C i livelli preindustriali. Tuttavia, la temperatura globale media degli ultimi 12 mesi (settembre 2024-agosto 2025) è rimasta comunque superiore al livello preindustriale, attestandosi a 1,52°C.

 

In Europa, la temperatura media sulla terraferma ad agosto è stata di 19,46°C, 0,30°C in più rispetto alla media del periodo 1991-2020, collocandosi al di fuori dei dieci agosto più caldi mai registrati. Tuttavia, agosto ha visto la terza grande ondata di calore estiva nell’Europa sud-occidentale, iniziata a fine luglio in Portogallo e poi diffusasi in Spagna e Francia meridionale all’inizio di agosto.

 

L’ondata di calore è durata fino al 18 agosto, con temperature massime giornaliere che hanno raggiunto i 40°C in gran parte della regione e picchi di 45°C in Portogallo e nella Spagna meridionale. Sulla base dei dati della nuova applicazione C3S Thermal Trace, gran parte della regione colpita ha subito uno ‘stress da calore molto forte’ durante l’ondata di calore, corrispondente a temperature ‘percepite’ comprese tra 38°C e 46°C. Parti della Spagna nord-orientale e meridionale e del Portogallo meridionale hanno registrato uno ‘stress da calore estremo’ (temperature percepite di 46°C o superiori). L’ultimo aggiornamento mensile dedica un’analisi a questa ondata di calore.

 

Al contrario, gran parte dell'Europa settentrionale, tra cui la Fennoscandia, gli Stati baltici, la Bielorussia e la Polonia, ha registrato temperature inferiori alla media ad agosto. 


(Rapporto completo) 

(Copernicus)