giuliano

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IL TOMO

lunedì 29 ottobre 2012

DOVE ESISTE UN CADAVERE PIU' BELLO?

































Precedenti capitoli:

tempeste di neve (eretici di montagna) &

dispersi sui monti:

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io porto i reggicalze





























Mallory ha avuto cinquant'anni di pace e all'improvviso deve di nuovo
abituarsi al rumore e all'agitazione febbrile.
Da quando Wang Kow Po lo vide per la prima volta, un numero sempre
maggiore di uomini è salito lungo la cresta nord. Dal 1980 l'Everest è e-
saurito fino all'ultimo posto, dapprima solo da sud, poi anche a nord.
In precedenza c'era stato solo un unico appiglio riguardo alla scompar-
sa di Mallory e Irvine - la piccozza che Wyn Harris trovò nel 1933 ven-
ti metri sotto la cresta nordest e circa 230 metri a ovest del primo gra-
dino.
Ora si suppone che i dispersi siano di certo nella conca sotto la cresta
della cima ma non si cercano nella stagione sbagliata, come fece Tom
Holzel nel 1986.




















Come possono pensare di trovarmi dopo il monsone?
So che quell'americano, Tom Holzel, ci ha provato.
Ma in settembre e ottobre sul monte Everest c'è ancora troppa neve.
Per 75 anni il mio destino è lo stesso di questa montagna, del paesag-
gio montano, dell'Himalaya. Neppure gli eserciti che nel 1975 giunsero
dalla Cina e nel 1980 dal Giappone continuarono a cercarmi.
Poi iniziò il periodo dei primati: la prima traversata, la direttissima
verso la cima, la prima discesa con gli sci.


























Immaginatevi il secondo gradino come trampolino!
Impraticabili per sempre, le mie vie!
Proviamo a immaginare: discesa dalla cima, slancio dal secondo gra-
dino, quindi a circa 8600 metri di altitudine, poi in aria, diagonalmente,
sul versante nord fino alla cresta innevata, con atterraggio a 7800 metri
e discesa fino al colle nord.
Buona fortuna!





















Non ci sono dubbi: la ricerca della via giusta è quasi finita, grazie agli
equipaggiamenti, che non conoscono più ostacoli, e alle direttissime
verso la cima. Per trent'anni l'uomo si è arrampicato lassù nell'oscurità
una dozzina di volte per esplorare, una dozzina di volte si è fermato,
senza speranze.
Oggi chi riesce ancora a immaginare che cosa significa la ricerca della
via senza sapere come procedere e come tornare indietro? In questo,
almeno, siamo superiori agli eroi moderni.
Poi giunse Hillary.
Quarantacinque anni dopo.
Ovunque giacciono le bombole per l'ossigeno, le vie sono segnate.
Malgrado tutto la paura degli ultimi 75 anni resta.


















La curiosità ci sospinge verso le 'regioni selvagge', al contrario dell'-
isterismo di oggi provocato dalla mania di assicurarsi. Per il viaggio
sacrificavamo ogni comodità, gli operatori turistici, invece, sacrifica-
no la sicurezza per il profitto. Questo tipo di esperienza di viaggio,
che offre tutto ciò che rappresenta una vacanza da borghese - pro-
tezione all'interno del gruppo, guida, comodità - sono di certo pse-
udo-avventure, ma non per questo meno pericolose!
La differenza fra una marcia estrema e i rituali di accertamento dei
turisti disorientati sta semplicemente nel fatto che questi non orga-
nizzano tali imprese solo per se stessi.
La discesa organizzata è stata civilizzata dal mondo civile.




















Eric Simonson e la sua squadra, nel 1999 decidono di cercare la
macchina fotografica, la Kodak a soffietto di Howard Somervell,
da questi imprestata a Mallory per la scalata verso la cima.
Non la trovarono.



















Tuttavia, già il primo giorno di ricerche concrete, il primo maggio
1999, l'americano Conrad Anker, un eccellente scalatore trova il
cadavere di Mallory. In un avvallamento sotto la cresta nordest, a
circa 8230 metri di altitudine, su una fascia inclinata di 30 gradi,
non molto lontano dal famoso campo VI del 924, proprio lì, dove
da sempre si pensava, giace un 'uomo di marmo'.



















Se le spedizioni di ricerca non hanno ricavato molto da me quan-
do ero in vita, ora, con la mia morte, potrebbero guadagnare un
mucchio di soldi.
Ne hanno bisogno (??).
Una spedizione di ricerca costa molto di più di un viaggio organiz-
zato sul monte Everest. E il ritrovamento ha anche un valore mag-
giore: basti pensare alla divulgazione della notizia, a un paio di re-
liquie e alle foto in rete.
Solo del volto morto non ero partecipe.
Immaginiamoci: occhi spenti e pelle vitrea.
Non fa per me.
Non mi sono guadagnato un monumento di marmo?



















....Non c'è alcun motivo di disturbarmi oltre, pensa Simonson.
Ma mi lasceranno in pace, i mercanti di oggetti sacri e i curiosi,
quelli arrivati troppo tardi e gli imititatori, che ora sanno bene
dove giaccio?
Dove esiste un 'cadavere più bello'?


























Una delle gambe di Mallory sembra fratturata, il resto del corpo
conservato in maniera sorprendente. Significa che Mallory ha lot-
tato fino a morire per lo sfinimento in mezzo alla tormenta di ne-
 ve, zoppiccando, strisciando, forse di notte, su rocce e nevai,
come un animale ferito?
Una caduta avrebbe ridotto il corpo in tutt'altro modo!
E gli occhiali da neve, un paio di occhiali da saldatore come si ve-
dono nei film storici sulla montagna, deve averli messi in una delle
tasche.



















Un segno che l'incidente è avvenuto durante la notte, nella nebbia
o in white-out?
Un fatto è certo: nel 1924 Mallory scese da lassù.
La domanda è da quale altitudine e da quale luogo precisamente.
Scese o non scese dalla cima?
In tal caso per chi sappia leggere fra le righe bisogna dire che 
tutte le informazioni sulla morte di Mallory, trasmesse a voce 
e dalla rete, sono e furono date dagli uomini............
(R. Messner, La seconda morte di Mallory)



  







   

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