giuliano

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IL TOMO

venerdì 19 ottobre 2012

LA STRANA RIMA DELL' ERETICO (braccata dalla Genesi della 'loro' Storia) (14)




































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Il Testamento è racchiuso
entro la Genesi di un libro,
ove la forma del Primo Dio
diventa illusione della grande
Creazione,
di un Secondo Dio con ugual
e identica visione.
Secondo all'Ora del sogno
raccolto,
del Primo Dio ancora non scorto.
Inonda il sogno, illumina il pensiero,
intuito come un frammento sospeso.
Nell'attimo di dolore,
quando il Dio si fece materia.....,
ed imprigionò lo sguardo infinito
di un diverso amore
in mera illusione.
Divenne ricordo di un'altra
dimensione,
riflesso mai visto di ogni cosa
del Creato.
Libro mai letto di un grande
pensiero,
perché si fece Universo infinito
d'un sogno mai letto né intuito (e mai capito). (10, 72)

Son io che vago nel ricordo
di quel sogno mai morto.
Cerco la stella,
parlo con la nuda terra,
intono il canto,
scrivo la poesia,
bacio la rima,
conservo memoria....
di un'antica dottrina.
Del sogno ne fecero eresia
per essere riposta e nascosta
in un altra verità immonda.
Vuole il sogno solo incubo
fedele,
ad un Dio sconosciuto
al loro sonno così lieve.
Demone o diavolo,
non v'è differenza
in quella rima mai letta.
Dura una vita entro lo scrigno
d'un corpo prigioniero,
un'anima appena intuita,
e della materia
è l'intera disciplina.
Sostanza rivelata....
ciò che pensano vita svelata. (10, 73)

Son io che nascondo parola
e frammento,
nello scrigno prezioso
che vale più di ogni segreto.
Parole che mutano colore,
e dallo scrigno si elevano
per cercare nuovo amore.
Parole che s'alzano dal foglio
in un sogno mai morto.
Parole che danzano sopra
il papiro,
in un sospiro che dona
sorriso.
Perché vi è altra lingua
perfetta,
né vista né letta né udita,
e neanche capita.
Dona saggezza antica,
risveglia la rima,
resuscita la vita,
a chi l'ha vista portar via
in cima ad una collina.
In fondo ad una stiva,
sulla piazza antica,
nella cella buia,
nella grotta oscura.
In nome di una grande impostura....
e prematura sepoltura. (10, 74)

A chi è negata parola
per una vista al di sopra
della loro certezza.
A chi è negata difesa,
per un pensiero oscuro
nel Tempio.
Divora la vera promessa,
formula segreta chi la vita
non prega.
A chi è stato negato l'amore,
per un versetto blasfemo,
e il desiderio mai spento
di un prete,
perché mente perfino a se stesso.
A chi divora l'istinto per un vizio
di forma,
è nera sostanza che trasuda
preghiera,
e muta la voglia in oscura sentenza.
A chi cerca il tesoro nascosto,
una forma di vita mai estinta,
dona amore mista a
comprensione,
muta la litania in ricerca,
poi in lenta ossessione....
di una vita migliore. (10, 75)






















Nel grande teatro dove ogni ora
cantano le strofe di una recita antica,
per trasformare la rima in dramma,
il sole in dolore,
la vista in pura
illusione.
Sfera piatta senza accadimento,
solo ombra di morte e terrore,
figlia di un peccato originale
e di una mela che trasforma
la commedia,
in serpe che striscia sull'erba.
L'uomo un attore piange l'amore,
un desiderio nel palco già muto
e privo di sentimento,
mentre il Dio nascosto detta la battuta,
e vicino al sipario suggerisce la pena.
Dona al copione antico sudore,
una colpa mai commessa nella grande
tragedia. (13,13)

Lo spettatore ora è già assorto
nella preghiera,
una colpa mai commessa,
figlia di un purgatorio
poi di un paradiso
subito tolto.
Le messe sono contate e pagate
davanti all'altare,
nella certezza che trasforma
l'infamia in silenzioso pregare,
poi sicuro perdono,
per ogni anima privata
del suo corpo,
nella guerra in nome di un Dio....,
e il suo ricco tesoro. (13,14)
(Giuliano Lazzari, Frammenti in Rima)












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