giuliano

giuliano
IL TOMO

martedì 5 marzo 2013

IL PIONIERE (la Saginaw) (11)











Precedente capitolo:

il Pioniere (10)

Prosegue in:

il Pioniere (12) &

un pioniere moderno: McMurphy (13) &

conversazione con il Grande Capo (1/2)









Di ritorno dalla casa di M. Williams ci venne in mente di risalire
la Saginaw tenendoci a qualche distanza in modo da poter anda-
re a sparare alle anitre selvatiche che popolavano le rive.
Mentre eravamo intenti alla caccia, una piroga si staccò dai can-
neti del fiume e alcuni Indiani ci vennero incontro per esaminare
il mio fucile che avevano adocchiato da lontano....
Calata intanto la sera, risalimmo sull'imbarcazione e fidandoci del-
l'esperienza acquisita al mattino partimmo da soli per risalire un
braccio della Saginaw che avevamo appena intravisto.




Il cielo era senza nubi, l'atmosfera pura e immobile.
Le acque del fiume scorrevano attraverso un'immensa foresta, ma
con tale lentezza che sarebbe stato quasi impossibile stabilire da
che parte andasse la corrente.
Abbiamo sempre sostenuto che per avere un'idea esatta delle fore-
ste del Nuovo Mondo è necessario seguire il corso di qualcuno dei
 fiumi che scorrono sotto la loro ombra.
I fiumi sono come grandi vie che la Provvidenza, fin dall'inizio del
mondo, ha destinato ad attraversare il deserto per renderlo acces-
sibile agli uomini.




Quando è l'uomo ad aprirsi un varco nel bosco, il più delle volte
il panorama è molto limitato. Del resto anche il sentiero che percor-
rete è opera umana.
I fiumi, invece, sono strade che non conservano tracce e le loro ri-
 ve lasciano scorgere senza limiti tutto il grande e suggestivo spet-
tacolo che una vegetazione lussureggiante e in piena libertà può of-
frire.
Il deserto era là tale e quale era apparso seimila anni or sono agli
occhi dei nostri primi antenati: una solitudine fiorita, deliziosa, pro-
fumata, una dimora magnifica, un palazzo pieno di vita, costruito
per l'uomo, ma dove il padrone non era ancora penetrato.




L'imbarcazione scivolava via senza fatica né rumore, intorno a noi
regnavano una serenità, una quiete universale. Anche noi cominciam-
mo a sentirci spossati davanti a un simile spettacolo.
Le nostre parole si fecero sempre più rare, ben presto ci scambiam-
mo soltanto sottovoce le nostre osservazioni. Alla fine ammutolimmo
e alzando simultaneamente i remi sprofondammo ambedue in una
serena fantasticheria pervasa d'indicibile fascino.
Da cosa deriva che le lingue umane capaci di trovare le parole adat-
te per esprimere qualsiasi tipo di dolore trovano un'invincibile diffi-
coltà nel trasmettere le emozioni più dolci e naturali del cuore?




Chi sarà mai capace di descrivere fedelmente quei momenti così rari
nella vita nei quali il benessere fisico prelude alla tranquillità morale
mentre davanti ai vostri occhi prende forma una specie di equilibrio
perfetto dell'Universo; quando l'anima semiassopita sta sospesa fra
presente e avvenire, tra reale e possibile; quando circondato da una
natura meravigliosa, respirando un'aria calma e tiepida, in pace con
se stesso in mezzo a una pace Univesale, l'uomo tende l'orecchio ai
battiti regolari delle arterie che a ogni pulsazione segnano il passare
del tempo che per lui sembra scorrere goccia a goccia verso l'eterni-
tà?




Forse molti uomini hanno assistito all'accumularsi degli anni d'una
lunga esistenza senza aver mai provato nulla di simile a quanto ab-
biamo descritto.
Non saprebbero quindi capirci.
...Ma siamo certi che ve ne sono altri che troveranno nella memoria
e nel profondo del cuore di che ravvivare le nostre immagini e senti-
ranno risvegliare, leggendoci, il ricordo di ore fuggite che né il tempo
né le cure materiali della vita hanno potuto cancellare...














Nessun commento:

Posta un commento