giuliano

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IL TOMO

giovedì 16 ottobre 2014

LO STERCO DEL DIAVOLO & I SEGRETI DEL MESTIERE (37)













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La sua anima (36)

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Lo sterco del diavolo & i segreti del mestiere (38)











Il Duecento è un secolo che vive quella che ho definito 'discesa di valori
dal cielo alla terra'.
La ricchezza è nuova: non è più quella della terra, dei signori e dei mona-
steri; è quella dei borghesi, dei mercanti, di coloro che sono chiamati a
ragione usurai e stanno per diventare banchieri.
E' una ricchezza espressa in valore monetario, e dove altri mezzi e modi
di comunicazione non hanno valore o quantanche legalità. Questa ricchez-
za, inoltre, ha un preciso significato sociale e non solo un'importanza squi-
sitamente economica.




I nuovi ricchi (volgari e per nulla 'intelligenti') prendono posto accanto ai
potenti della società cristiana anche perché al cospetto della loro nuova
ricchezza si delinea una nuova povertà che contribuisce a polarizzare la
vita del Medioevo.
Per tutto il XIII secolo il denaro fu la posta di una partita tra vizio e virtù,
nell'Europa Medievale religiosa ed economica del profitto nella quale tro-
varo modo di coabitare nel relativo paradosso che illumina gli animi più
sensibili ed anche i più avari: Goffredo di Vendome aveva paragonato l'-
ostia consacrata a una moneta del miglior conio: la forma rotonda dell'o-
stia ricordava quella della moneta così come la capacità del denaro di e-
quivalere a un valore era paragonabile al dono dell'ostia di anticipare la
salvezza.




Oggi dopo 800 anni, da queste considerazioni ed appunti storici con 'as-
sociazione Lulliana' andiamo al ricordo di Ostia, dove, nel feudo mare dei
signorotti romani, albergano e si alternano vicende poco raccomandabili dal
punto di vista mafioso. E la ricca ed opulenta nonché religiosa et laica...Ro-
ma celebra i fasti dei nuovi pellegrini senza l'ingombro dei nuovi carri moto-
rizzati alla corte del nuovo Papa Re....




Nel XIII secolo la necessità di rispondere a una crescente domanda di contan-
te e di instaurare forme di solidarietà tra artigiani e mercanti si traduce in
 diversi tipi di associazioni (in futuro saranno dette 'a del....), simili alle con-
fraternite che esistono in altri ambiti (P1/P2/P3/P4/...ecc....).
Un'operazione di eccezionale valore come il 'Livre des métiers' di E. Boileau,
prevosto di Parigi alla fine del regno di Luigi IX, ci rivela l'estrema frammen-
tazione delle attività artigianali in mestieri assai specializzati, l'importanaza
ancora secondaria del denaro nella struttura e nel funzionamento di queste
professioni, in cui spesso l'apprendistato è gratuito e dipendente più dalle
relazioni sociali che dalle possibilità finanziarie, e infine la stretta regolamen-
tazione della vita economica.




La diffusione del denaro ha stimolato il ricorso alla scrittura e alla contabilità,
e non è un caso se nel Duecento si assiste a una proliferazione dei manuali di
aritmetica.
La tendenza alla sedentarizzazione dei mercanti comportò la progressiva ri-
duzione del prestigio - che rimasero comunque per il resto del Medioevo
importanti spazi di cambio e circolazione del denaro, come dimostra ad e-
sempio la rivalità tra le fiere di Lione e Ginevra nel Quattrocento - e la mol-
tiplicazione di contratti e associazioni che consentivano ai mercanti di esten-
dere le proprie reti commerciali e implicavano il ricorso al denaro, sia in
termini di concreti trasferimenti monetari che di prezzi espressi in valute di
conto.
(Prosegue....)














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