CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 18 ottobre 2014

CHE COSA E' IL GENIO?





































Prosegue in:

Cos'è il genio: (Lev Tolstoj) (2)













Che cos’è il genio.
Qual è il rapporto tra vero genio e autorità costituita?
In questo momento, all’inizio del XXI secolo, direi nessuno, proprio nessuno. La nostra confusione riguardo agli standard canonici del genio è ora una confusione istituzionalizzata: tutti i giudizi sulla distinzione tra talento e genio sono affidati ai media e obbediscono alle politiche culturali e ai loro capricci.
Il genio afferma la sua autorità su di me quando gli riconosco poteri più grandi dei miei. Emerson, il saggio che cerco di seguire, disapproverebbe la mia resa pragmatica, ma il genio di Emerson era così grande che poteva permettersi di predicare la fiducia in se stessi. Io ho insegnato per 46 anni senza interruzione e mi piacerebbe riuscire a stimolare nei miei studenti una fiducia in se stessi come la sua, ma nella maggior parte dei casi non ci riesco e non lo faccio.




Spero di allevare in loro il genio, ma riesco solo a insegnare il genio dell’apprezzamento. Ecco il principale scopo di questo libro (e blog): attivare il genio dell’apprezzamento nei miei lettori, se mi riesce. Queste pagine sono state scritte il giorno dopo il trionfo del terrorismo che l’11 settembre 2001 ha distrutto il World Trade Center e le persone intrappolate in esso. Nell’ultima settimana ho tenuto le lezioni che avevo in programma su Wallace Stevens ed Elizabeth Bishop, sulle prime commedie di Shakespeare e sull’Odissea.
Non posso sapere se ho aiutato i miei studenti in qualche modo, ma io ho momentaneamente respinto il mio trauma personale attraverso il fresco apprezzamento del genio.
Cosa, io e molti altri, apprezziamo del genio?
Un brano del ‘Diario’ di Emerson si aggira sempre nella mia memoria: 




‘E non stranamente tutto in noi? Osservate questi uomini qui riuniti; si potrebbero pronunciare parole – anche se ora potrebbe non esserci qui nessuno che lo faccia – si potrebbero comunque pronunciare parole che li farebbero barcollare e vacillare come ubriachi. Chi ne dubita? Siete mai stati istruiti da un uomo saggio ed eloquente? Ricordatevi allora: non sono state le parole che vi hanno fatto gelare il sangue, che vi hanno fatto arrossire, che vi hanno fatto tremare o che vi hanno dato piacere? Non vi sono sembrate vecchie quanto voi? Non è la verità che conoscevate prima, o vi aspettate forse di essere commossi dal pulpito o da un uomo attraverso qualcosa che non sia semplicemente la verità? Mai. E’ Dio in voi che risponde a Dio fuori di voi o afferma le sue parole tremando sulle labbra di qualcun altro’. 

Brucia ancora dentro di me: ‘Non vi sono sembrate vecchie quanto voi?’. L’antico critico Longino chiamava il ‘genio letterario’ ‘il sublime’ e interpretava la sua azione come un trasferimento di forza dall’autore al lettore:

‘Per natura, infatti, l’anima nostra viene per così dire innalzata sotto la spinta del vero sublime, e preso possesso di un superbo trampolino di lancio, si riempie di gioia e d’orgoglio quasi che essa stessa avesse creato quel che ha udito’.




Sono necessarie letture approfondite per accertare la presenza del genio letterario, difficile da definire. Il lettore impara a identificarsi con ciò che sente come una grandezza che può aggiungersi al suo essere senza violarne l’integrità. La ‘grandezza’ può essere passata di moda, come lo è il trascendente, ma è difficile continuare a vivere senza una qualche speranza di imbattersi nello straordinario. L’incontro con lo straordinario in un’altra persona può rivelarsi ingannevole o deludente. Lo chiamano ‘ammalarsi d’amore’ e l’espressione è un avvertimento.
Affrontare lo straordinario in un libro, sia esso la Bibbia, Platone, Shakespeare, Dante, Proust, significa beneficiarne praticamente senza pagare alcun prezzo. Il genio, attraverso i suoi scritti, è la via migliore per raggiungere la saggezza, cosa che io ritengo essere la vera unità DELLA LETTERATURA PER LA VITA. (aggiunge l’autore del blog…: per questo è così difficile oggigiorno incontrare il genio, o almeno sperare la che la sua natura non appassisca del tutto nel mare dell’imbecillità che ci circonda….).



lI  problema del genio è stato una preoccupazione costante di R.W. Emerson, che è la mente d’America, come Whitman è il suo poeta e Henry James il suo romanziere. Per Emerson il genio era il Dio che abbiamo dentro di noi, l’essenza della ‘fiducia in se stessi’. L’essere dell’uomo, in Emerson, non è dunque costituito dalla storia, dalla società, dal linguaggio. E’ originario.
Io sono completamente d’accordo.
Se il genio è il Dio che abbiamo dentro di noi dobbiamo cercarlo lì, nell’abisso del nostro essere originario, un’entità sconosciuta a quasi tutti coloro che l’hanno spiegata ai giorni nostri, nelle università intellettualmente derelitte e nelle oscure fucine sataniche dei media




Emerson e gli gnostici antichi sono d’accordo sul fatto che ciò che è migliore e più arcaico in ognuno di noi non è parte della Creazione, né della natura, né di ciò che è estraneo a noi. Ognuno, presumibilmente, è in grado di individuare la sua parte migliore.
Ma come troviamo la nostra parte più arcaica?
Dove comincia il nostro essere?
La risposta freudiana è che l’ego fa un investimento su se stesso e così entra in un individuo. La risposta degli antichi è che c’è un Dio dentro di noi e che questo Dio parla. Io credo che una definizione materialista del genio sia impossibile, ragione per cui l’idea del genio ha così poco credito in un’età come la nostra, in cui le ideologie materialiste sono dominanti. Il genio, di necessità, invoca il trascendente e lo straordinario perché è pienamente consapevole della loro esistenza.

(H. Bloom, Il genio)

(Prosegue....)
















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