CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

venerdì 7 giugno 2019

LO STRANIERO (1) [7]







































Prosegue in:

Lo Straniero * (2/54)

(Presentazione del Tomo....)

Precedenti capitoli:

Dal nostro elaboratore... (5/6)

Un pazzo nascosto.... (3/4)













Sono partito da un Viaggio periglioso Primo Insediamento che nel tempo di un Secondo da un Primo ancora non compreso, forse solo intuito, divenne dalla Natura creato.
Fu lei, forma e calco di un pensiero partorito, quando in un giardino fiorito di una Primavera alba di un Universo, pose la mano, invisibile creanza: onda e particella che avanza. Un Dio di stessa duplice essenza, Dio Perseguitato perché illuminato da un Secondo nato.
Il Primo, mai per il vero ebbe a narrare la Genesi del Tempo, eccetto il mito da una vergine partorito, così trascorsero secoli di lotta nel nome di chi non ha Tempo nella falsa memoria (così ora sto narrando i capitoli della mia invisibile Storia).
Straniero alla loro Storia, caro lettore che scruti e cerchi l’errore a conferma del Tempo illusione di un falso progresso, ma in verità sei sempre fermo allo stesso Secondo convinto di aver capito ciò che non è scritto su di un foglio in un rigo o antico papiro, Frammento senza Tempo: specchio di un Universo che compone la Rima per sua stessa mano. Ogni capitolo è così narrato, velo e specchio di un diverso Creato, ciò che pensi sogno o fantasia, è solo (un’) immagine di una storia antica ripetuta nei secoli del quadrante della Storia... illustre ‘grammatico’ di codesta evoluta eresia.




Per ciò quelli che scruti impietrito ed evidenziati in corsivo, privati del punto esclamativo (specchio del tuo sapere antico…), virgola… o grammatica della vita, sussurrano in retta Rima la segreta via…, capitoli di vita. Furon narrati da quella Prima Idea che proprio in codesto momento… abbraccia la materia della tua ora; in codesto invisibile Creato, come ti dicevo, Dio sarà di nuovo crocefisso e braccato…, umiliato e perseguitato, deriso e barattato, ma non solo dal fiero romano, il Cacciatore avrà così saziato ed appagato il suo appetito umano, corpo nella materia imprigionato, perché lo Spirito è privo di forma in codesto Universo… narrato! (ecco il punto esclamativo a te così caro…).
Nel Cimitero di guerra dove l’uomo combatte l’eterna sua illusione, possedere e controllare ogni avere e ricchezza, ha per sempre confuso e smarrito l’oro dello Spirito in ogni camposanto dall’ingordigia partorito; e così per sempre nutrito il suo corpo nell’umano scolpito: non è certo immagine di Dio…. Forma imperfetta nella materia partorita, appena pensata, così da poter misurare distanza e tempo nella grammatica della storia conservata… e dal Secondo comandata…




… Ed anche se il ciclo della vita ricompongono nel ‘Finito’ del misero Secondo convinti di abbracciare  annullare e possedere la luce nel miracolo compiuto del Primo Urlo, e da quello a spirale evoluti nel silenzio ripetuto; io nasco e muoio ogni giorno dall’alba al tramonto, sono in tutte le cose, ed esco ad ammirare ed abbracciare la luce…, quando dal mare fui partorito, mi elevai con solo la corda di quella immane fatica, calvario di codesta e misera via… sul Teschio della vita, verso una cima come un povero Primo Alpinista che abdicò l’intera sua vita da un ‘sasso’ della via: grammatica non vista (da uno strato di Terra evoluta) fino ad una cima.
Profeta di una nuova avventura, così la via fu aperta per una nuova conquista di vita, cellula evoluta; la materia scrive e compone il suo Tempo… non è certo Genesi pregata, perché il passo fu difficile ed incerto, il cammino lento, la linfa respiro di vita è purgato dell’elemento della perfetta creanza nell’equilibrio di ciò che sarà materia del Profeta che così avanza!




Nelle tante vite trascorse nate ed evolute, scoprire la sua poesia divenire Rima di vita sarà compito dell’eretico Trovatore, che nell’affanno della conquista… per ugual cima, in una trascorsa vita, in una equazione imperfetta smarrì la difficile via (.. o cima che sia…). Rinacque Poeta e Trovatore della retta parola nella perfetta Rima, il numero ora, conta e svela la doppia essenza di codesta impervia via, perché anche lui profeta di una cima più evoluta.
Si narra che fu visto anche un Lupo accompagnare il difficile suo cammino nel quadro dipinto un sorriso taciuto di Dio: nella strofa narrata e dal volgo braccata, forse perché azzanna una verità ripetuta e pregata…, privata del Tempo di codesta misera vita, Straniero alla via… Braccata e cacciata per l’agnello di un’antico tormento, mito entro la prigione del Tempo: chi sia il Lupo di questo misero mondo così nutrito è un mistero per sempre taciuto e sconfitto… e poi seppellito!




Il volgo distribuì l’eterna sentenza nel Secondo cacciato di questa misera esistenza, eresia istruita alla grammatica della Storia, il predatore non sgozza gli agnelli della nostra illustre ed immortale gloria…, pecunia nella materia costruita e poi pregata… Non è certo pensiero di Dio, Lui, in questa immonda Eresia… la bracca e divora, forse perché l’agnello del mito, purga di ogni peccato dall’uomo concepito e consumato, è solo un doppio destino, chi  da agnello vestito caccia e divora ogni verità nemica della Storia….
… Ed al Lupo (ora Pazzo vestito e narrato) destina l’ingrato martirio: una croce un rogo per ogni pensiero così mal nutrito, perché divora ogni falsa certezza così costruita di un Dio ben dipinto e assiso in un giardino fiorito. Per codesto bel Paradiso commissionato, è condannato eterno peccato anche il frutto dall’albero maturato, e la serpe che striscia più infame del Lupo ‘citato’ (nel tribunale di triste memoria): perché più immonda e schifosa, affinché l’agnello della vita sia nutrito e cresciuto all’ombra di una eterna bugia nel Tempo costruita et anche numerata come corona di Papa.. o Sovrano che sia…. (pecunia di vita…).




Ogni altro albero cresciuto da questo bosco narrato per il Trovatore eretico evoluto…, che sia abbattuto, il Taglialegna ha questo secolare dovere: abbattere al rogo codesta Eresia, fuoco di una verità su una croce scolpita: così il prete comandò la via! Il calore del popolo va’  nutrito e cresciuto, protetto dal freddo e dal gelo di un Primo dalla nebbia evoluto: è il calore che compone e matura la vita, non certo una prima ‘simmetria’ priva di ciò che pensano assenza di vita.

(Giuliano Lazzari, Lo Straniero;  accompagnato dalle bellissime foto di:

 Julian Calverley)


 (Prosegue....)



















Nessun commento:

Posta un commento