giuliano

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IL TOMO

sabato 1 giugno 2019

L'ERETICO FUGGITO (Lo Straniero) (1)




















Prosegue in:

L'Eretico fuggito (2)

Precedenti capitoli:

(circa Etica... e Morale sulla Natura e non solo...)















(1) Sono sceso da un cavallo, da un treno, da una macchina a vapore con molto fumo ed un aspetto strano, sono sceso da un carro poi da un vagone merci di un treno in corsa mentre cercavo un passaggio senza domandarlo, per nascondermi poi  nel fitto bosco (… come un perseguitato…).

(2) Perseguitato dalla materia che turba l’anima inquieta: il frusciare che non è un alito di vento che spolvera l’abito di stagione davanti allo specchio del suo Primo Creatore. Da ogni ululato di lupo che non sia il mio dimenticato da qualche parte nell’oscuro sentiero di un Dio strano… per essere qui pregato….




(3) Da ogni voce che non sia ululato di lupo o il frusciare di qualche animale: mi osserva in compagnia della stessa mia paura, fugge verso il solo istinto perché nutre il suo umore, ogni muscolo dell’agile corpo… una libertà mai perduta.

(4) Avevo scritto pregato trovato, e dopo essere sceso da una croce, sono resuscitato. Ogni essere, per oscuri motivi, o per le mie parole, o per conto e in nome di una religione che mal interpreta il suo ed altrui Dio, mi perseguita(va). Pochi possono comprendere e molto si può imparare dalla demenza (di ciò che loro nominano religione). Solo dopo anni (nel rifiuto di essa) riesci a comprendere taluni fraseggi o note musicali, udire talune voci con più chiarezza, come se tutte quelle generazioni rappresentate da un solo tempo da una sola strofa, siedono lì accanto a te e intorno la croce: il loro dramma, la loro vita, come una natura mai morta.




Anzi dirò di più.

(5) Sono stato immobile in taluni luoghi in compagnia di un lago, di una fitta vegetazione boschiva, di un cane, di un fiume, di un ghiacciaio, di una bufera di vento (e molto altro ancora…), e vi assicuro che la mia Anima ha percepito, udito, e poi conversato con tutte quelle vite trascorse. Talvolta mi hanno dato forza, mi hanno spronato ad accelerare il passo o cambiare direzione, quando l’aguzzino (loro eterno padrone e nemico) aveva teso l’astuta trappola.

(6) Bagnato e coperto di sudore, intuito l’inganno e avvistato il cacciatore, ho udito poi il sollievo di quelle note, il tamburo, la voce…, tutta la natura insomma….




(7) Siamo morti così, in mezzo agli stenti ai patimenti alle umiliazioni, al degrado all’inganno alla sofferenza, alla fame alla schiavitù, al rogo della calunnia e condannati alla sconfitta terrena. Ma in questo mondo vaghiamo e costruiamo la speranza di uno migliore. Un Secondo Dio pregano, mentre un Primo sconosciuto, Straniero, frainteso, sconfitto degradato… e confuso per altro, reclama una verità cancellata, braccata perseguitata offesa…, calunniata…., cacciata.

(8) Questa la voce che udivo, questo il vento che asciuga la fronte bagnata di sudore, questa l’acqua che mi disseta, questo il fuoco che mi scalda, questo il pane che mi sfama, questo il vino che mi tempra… questa l’anima fuggita. Questo il mio Dio sconosciuto che mi guida e parla.




(9) Il passo ora stanco ora deciso, ora affaticato ora azzoppato, mi ha condotto per sentieri strani, strade lontane, montagne dimenticate. Colline che conservano vite tranquille appagate opulente e ricche, colme di pregiudizi. Dietro quelle, villaggi e città, mura e confini. Dogane e Leggi. Lavoro e civiltà. Religione e Pregiudizio.  Paura e Dio.

(10) Sapete, sono stato in tanti di quei luoghi dove fuga vuol dire un Viaggio che attraversa due mondi, e quando mi hanno gettato dal treno in corsa e ho abbandonato il cavallo, il passo ha percorso orme e sentieri cui il mio nemico, era ed è l’inverno, l’unica stagione dell’Anima perseguitata, per poi trovare quella primavera riflessa nella luce di sentimenti che pochi riescono a vedere ed udire, e con cui pochi, per il vero, riescono a parlare (fraseggi di un Primo Dio).

L’oro della vita.




(11) La certezza di una immortalità che leggi nel ghigno e nel volto del tuo aguzzino. L’oro di questo torrente, di questa miniera, invisibile ed all’apparenza senza nessun valore, perché luce di verità (nel riflesso del suo opposto).

Mi inerpico su per il bosco, il bosco diventa quadro.

(12) L’ho dipinto decine di anni fa’, quando vi erano solo indigeni e mi guardavano incuriositi, taluni innocui, taluni aggressivi come animali impauriti. La gente del paese mi derideva. Il lavoro è altro, la preghiera ha un diverso colore, una diversa cantilena, un diverso sapore entro quella chiesa. La legge di Dio conosce altri salmi e dolori.

Altre parabole…

Altri miracoli…. e rancori…




(13) Seduto sotto un albero il quadro appare maestoso nel lavoro laborioso a cui dedicai vita ed anima, mentre giù da basso urlano parole da assassini e nell’alchimia del Libro Grande della vita io creo e trovo altro oro, altri colori da offrire agli aguzzini.

(14) I colori le sfumature le luci i rumori, tutto traspare nella lenta e laboriosa opera. Ad occhi chiusi studio i particolari, un sogno distante scorge l’uomo che mi guarda e non vedo, mentre lavoro ad alcuni ritocchi di verde: le  sfumature sono così tante che vorrei urlare come un animale. Mentre il cacciatore, lontano, ode solo un verso strano che sa di… bestia, e recita la sua preghiera per un piatto prelibato e una pelliccia per un inverno fermo, lì non molto lontano, seduto ora sotto un albero.

E guarda lontano.















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