giuliano

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IL TOMO

venerdì 12 aprile 2019

I MOLTI MORTI DEL GENERALE WOLFE










































Precedenti capitoli:

La Frattura  &

Circa i Diritti d'Autore (5/1)

Prosegue in:

I molti morti del generale Wolfe (Secondo atto)  &   Il quadro della storia 

&...  Finché c'è Leonardo regna speranza















…Il caso dell’Omonimo enunciato ai capitoli ed indici proibiti di similar equazione dei Diritti ora esposti, ai numeri quattro e cinque, mi ‘ispirano’ un ricordo storico circa la difesa del ‘diavolo’ detto in onor di Frazer e non solo, ma proprio dell’antropologia così da risolvere nodo e diverbio fra ciò cui intendiamo per ‘umano’ e la Natura derivata nominata ‘bestia’, e questi nell’indistinto ‘mito’ cui sia l’umano quanto la bestia celebrati e raffigurati.

(Qual specchio della Natura?)

In tal maniera posso esplicitare una più vasta pluralità di argomenti, mi perdoni Greta per questa mia, ma l’Ecologia abbisogna della dovuta ‘materia’ tradotta in ‘dottrina’ per risolvere non solo la statura, ma anche medesimo fine ‘nella e dalla’ Storia rilevato.

Perdonate (anche) l’introduzione, e come dicevo per i pochi che leggeranno la presente, l’ ‘O.’ (Omonimo) anche lui uomo di Natura il quale non va dimenticato né classificato semmai conservato nella Memoria esposta cui ognuno difetta e affretta alla vista e/o alla lettura, ma quantunque affine alla dovuta ugual Natura (il quale ‘O.’ abbrevieremo come un tratto ‘pittografico’ posto nel ‘museo’ della Storia, mi fa giungere alla memoria visiva oltre che storica rappresentata un celebre ‘quadro’; una ‘icona’;  celebrata per la dovuta e retta continuazione della stessa).

Il quadro di West anche lui ispirato ‘dalla morte del generale Wolfe’, infatti, presenta anche i tratti raffigurati dell’ ‘O.’ detto…

Oltre ad essere un celebre ‘quadro simbolico’, rappresenta altresì lo spunto di un buon libro ‘della e sulla’ Storia, come questa cioè, per sempre numerata rappresentata e ben conservata nella tutela d’una falsa (mi sottraggo nel dire ‘farsa’) coscienza in mancanza d’una Verità per sempre sacrificata al tempio del progresso (o conquista) in cui scritta.

Ed allora, il grande ‘quadro’ motivo del libro, offre esemplare spunto per la ‘visione’ congiunta nel progressivo ‘evolversi’ e ‘dissolversi’, in modo consequenziale, conservando integri tratti toni sfumature panorami e prospettive ‘in e per cui’ la celebre opera ancor oggi ammirata e consacrata, ne più ne meno d’una parola abbreviata raccogliere unanime consenso letto e/o ammirato, formando non solo ‘legittima parola’ ma anche dovuta ‘grammatica’ di come per sempre raffigurata e successivamente coniugata inserendola nel dovuto (e mai sia detto ‘debito’ giacché la storia non conserva la dovuta coscienza nel distinguo della bestia pascolata, oppur ancor peggio, addomesticata) contesto.

Giacché medesimo generale similmente ‘agonizzante’, lo troviamo in ‘diverso ugual’ contesto, celando propria offesa divenuta ‘preghiera’ e difesa, ferito nell’intento mistificatorio di cui il ‘quadro’ qual ‘iconografica’ rappresentazione celebrativa, celando in essa, però, così come simmetricamente ‘il sacro’ rappresentato negli usuali motivi d’una univoca indistinta appartenenza, oltre che mitologica, anche ‘umana disumana’ condizione dell’uomo nell’atto stesso della Storia.

La qual Storia, come già detto, una materia non scissa dalle condizione scientifiche da cui evoluta  rappresentata ed in ultimo posta e coniugata (così come la parola), e dove la trama del libro dal ‘quadro’ della stessa a cui ora ispirato, ‘celebra’ e ‘risolve’ medesimo delitto in nome e per conto di ugual ‘rito’ sottratto alla dovuta sostanza nel ‘tempio’ ove non più mitologia, ma scienza evoluta…

Non dimenticando, però, che i Sacerdoti (o casta) del  ‘Tempio’ pretendono la celebrazione negli schemi ‘sociologici’ del museo ove il ‘quadro’ (ogni ‘quadro’) del generale detto… celebrato, se così non fosse o mai stato, si diviene vittime del museo, oppure, come si risolve l’equazione del libro cui mi riferisco, del tempio della scienza:

“sopravvive solo chi ben conosce le ‘regole’ mistificatorie, oltre che mitologiche, dello stesso (tempio detto proiettato nel Tempo specchio d’ogni mito celebrato)”.

Quindi la Storia di nuovo ferita dall’ ‘O.’, ed il generale in morente attesa non più della morte (di cui portatore) ma dell’ignaro futuro emissario o solo testimone (ritratto) il quale ha ferito non più il ‘soldato’ ma lo Stato così celebrato pregato. Ed infine perdonato!

L’immagine ‘pittografica’ assume un ampio aspetto non solo iconografico, ma anche del principio su come si basa, oltre la ricchezza, anche la differenza.

Mi spiego:

l’agonizzante e mutilato ‘soldato’ racchiude l’equazione della Storia (e non più - come direbbe London - del Tempo…), l’ ‘O.’, cioè l’indiano raffigurato il quale ne osserva l’agonia, rappresenta un ulteriore sviluppo consequenziale di una o più ‘prospettive’ di come l’uno abbisogni dell’altro per ciò di cui l’atto consumato cagione non solo dell’impero ma anche della indistinta ricchezza immolata nel gesto, o esempio, del sacrificio.

Ignorando, oppure ancor peggio, rinnegando distanze (come leggeremo) fra Dio e Dèmone raffigurato, in sostanza si prega la ricchezza nell’atto proprio del sacrificio.

Pur i personaggi apparentemente variati nei successivi ‘fotogrammi’ di suddetta teatralità rappresentata, in realtà non cogliamo la ‘prospettiva’ falsata, la quale se pur l’intero mirabilmente raffigurato nella natura di ciò in cui celebrato merito e sacrificio, dobbiamo ragguagliarci nella dovuta ‘prospettiva’, e/o  ‘punto di fuga’ da cui l’‘O.’ detto, nel cogliere differenze e distanze fra l’‘offeso’ e i presunti ‘assassini’:

Anche i termini ‘terrorismo’ e ‘rappresaglia’ hanno un significato particolare all’interno del sistema di propaganda. Per ‘terrorismo’ si intendono gli atti di violenza compiuti da vari ‘pirati’ di qualsiasi natura essi siano. Gli atti terroristici compiuti dall’‘imperatore’ e dai suoi protetti sono detti invece ‘rappresaglie’ o magari ‘attacchi preventivi’ legittimi per combattere il ‘terrorismo’, prescindendo tranquillamente dai fatti.

Non abbiamo modo, così, in cotal ‘museo’ di poter cogliere dovutamente le reali prospettive, cioè il panorama appena prima, o subito dopo, lo sfondo non convenzionato della natura rappresentata.


O meglio ‘natura morta’ in medesimo cogitato atto!
















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