CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 25 aprile 2019

IL SANGUE DI DIO (3)



















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In nome del doblone...(7)














Per generazioni si è creduto che quanti si opponevano ai diritti di proprietà, alla produzione per il mercato, al dominio del denaro ecc., fossero socialisti, comunisti, radical di qualunque tipo, accomunati dal fatto che tutti pensavano ad una riorganizzazione della società per mezzo dei lavoratori, della grande maggioranza degli oppressi, degli sfruttati, dei diseredati. C’erano alcuni, naturalmente, che ritenevano che l’esperimento, se fatto, fosse destinato a risolversi in tirannia.

Nessuno, non un’anima, riteneva che tra i manager, gli ispettori, i dirigenti e gli amministratori sarebbero sorti un’avversione e un rancore tali nei confronti della società della libera impresa, del mercato e della democrazia, da spingerli a tentare di riorganizzarla per fare i loro comodi e, se necessario, distruggere la civiltà all’interno di quel processo.




…Ma non c’è un sol uomo di governo, ministro degli esteri, rappresentante del Dipartimento di Stato o membro del Parlamento che, nonostante tutti i preparativi per la guerra contro il nazismo ieri e contro l’imperialismo sovietico oggi, mostri il ben che minimo segno di comprendere chi sia il nemico contro il quale si sta preparando.

È la grandezza straordinaria e solitaria di Melville ad aver visto e compreso il tipo al suo ultimo grado e la sua relazione con tutti gli altri modelli sociali.

Vedremo anche come sia stato in grado di farlo un centinaio di anni fa, ma la questione prioritaria resta proprio quella di comprendere il modello totalitario.




Egli ha abbandonato il quaccherismo. Per anni la sua religione fondamentale è stata la religione della sua epoca, il fuoco prometeico del progresso materiale!

Figlio autentico dell’America del XIX secolo, Achab idolatrava il fuoco, ma ne era stato a sua volta colpito rimanendone segnato dalla testa ai piedi.

Da qualche parte, dietro questa forza possente forza impersonale c’era qualcosa di veramente creativo nel senso umano del termine. Egli non sa che cosa sia. Fuoco, potere, potenza creativa meccanica, non li rifiuta: sa che l’hanno reso ciò che è. Ne gioisce. Ma finché significheranno un’esistenza disumana, come quella che sta vivendo, li sfiderà.




Fino a oggi decine di milioni di americani hanno potuto capire Achab, perché hanno lavorato alle dipendenze di uomini simili. Un numero più piccolo ma non insignificante ha vissuto le sue stesse esperienze. Il motore diesel ed ora l’energia atomica pongono la grande maggioranza di fronte al suo stesso problema: l’ovvio, immenso e terribile potere meccanico di una civiltà industriale che sta attualmente progredendo con incredibili balzi e allo stesso tempo sta conoscendo la meccanizzazione e la distruzione della personalità umana.

Quanti la pensano allo stesso modo, classi di persone in ogni nazione che stanno avendo i medesimi problemi, si stanno preparando fermamente per una azione disperata. Se ora si abbattesse su di loro una violenta catastrofe che li rovina e li convince che la vita che stanno vivendo è intollerabile, e che i gravi dubbi che li hanno tormentati in precedenza sono giustificati, allora sicuramente butterebbero all’aria tutte le tradizionali costrizioni della civiltà.




Andrebbero, cioè, alla ricerca di una nuova teoria sociale e di un programma di azione e, sulla base di questa teoria e di questo programma agirebbero….

…Ma non solo questo il motivo apparente dell’ostinazione di Achab quando una balena gli strappa una gamba…. *





(* Giacché  a mio avviso, la balena rappresenta, anche e null’altro, che l’eterna sfida dell’uomo ‘prometeico’ contro le forze della Natura, da quando cioè, in grado di amministrare controllare soggiogare un suo Elemento, poi con quello molti altri ancora, sino a doversi sostituire in tutto e per tutto al Principio della Creazione se non addirittura rimuoverne il ‘difettevole’ motivo postulando simmetriche ‘alchemiche-formule’ circa l’Equazione del Tempo detto.




E destinare ad un ‘caso’, oppure ad una ‘relatività’ anch’essa ristretta, quantunque deducibile e conforme al principio della materia, non risolvendo se stessa [come l’Anima detta nel suo Eterno Viaggio in questa]. Per poi sostituirsi ad essa per migliorarla, in quanto in ugual ‘difettevole’ pensiero, limite e principio dell’uomo stesso, ‘immagina suppone calcola e dimostra’ che quanto nei millenni evoluto - e per poco più di un centinaio di anni distrutto -, possa equivalere alla creazione di un nuovo ‘prometeico’ mito.

Da qui la strada o il tempo che separa ed unisce Potenza Ragione ed Intelletto talmente breve che può e deve risolversi solo con la guerra per la causa del Principio di cui l’uomo artefice e portatore del progresso nel falso proprio ed altrui cieco intendimento.




…Non più la Natura che l’ha pur creato e un Dio che a sua volta progettata, bensì al contrario, un Dio che premette e giustifica l’atto nel completamento dell’essere uomo, non più bestia neppure indigeno…  

Nel linguaggio della dovuta creazione in cui l’uomo [divino ad immagine di Dio] comandato giustificato e promosso [qual eletto] da un Dio. Gli ‘eletti’ poi, pur ‘convergendo-divergeranno’ non si sottraggono, e mai immuni, dallo scontro finale con cui la civiltà si misura alla ‘carta’ della propria navigazione.

E pur lo sforzo la genetica non risolverà il limite o la superiorità della specie. Solo Plutarco meditò secoli e secoli orsono il detto limite di cui portatore l’uomo. Tale Creazione, abdicata alla dottrina, deve presiedere come la Genesi [ed il Verbo] comanda, il sogno mal interpretato circa [medesima] Divinità quantunque crocefisso all’Albero maestro, imponendo la propria ed altrui Ragione divenuta Verbo.




Non meno della forza dell’eroe in guerra di cui i tanti troppi Dèi in nome e per conto di un Impero.

E non meno di ugual Profeta di uno stesso [congiunto e/o avverso] Dio imporre la propria assurda ‘santa guerra’ in medesima Terra giustificata da altrettanta troppo violenza. Indistinto Versetto mal compreso se pur ben propagandato ad ogni porto d’attracco e indistintamente di partenza, non scordandoci, in questa o altra sede, che taluni recenti motivi di Guerra [o crociata] avallati con la Bibbia in medesimo pulpito per giustificare, ed in qual tempo promettere, il riscatto di una Terra persa.

Ugual profetica promessa promossa dall’araldo del prometeico fuoco ben coltivato al Tempio del profitto divenuto errato principio [di vita] Stato e futura moneta. E impropriamente ‘promessa’ non men che restituita e difesa suggellata e congiunta dalle armi ai legittimi padroni.




C’è anche lì un Tempio, se non erro!

E se così non fosse, in verità e per il vero, la stessa [terra] riposta nel ‘circolo’ di medesimi interessi impropriamente pregati a causa della materia ed incarnati in una falsa promessa come ogni prometeico capitano ‘giura’ e fa ‘giurare’ indistintamente all’indiano quanto all’ebreo, come altre similari asimmetriche cause da cui la materia, il poter lavorare nel prometeico intento da cui il capitano Achab detto.

Il quale non più la caccia o la vendetta, bensì vittima del proprio ‘industrioso’ principio divenuto meccanico atto e pensiero.  Cioè, come bestie dalla stiva alla coperta d’una industriosa civiltà navigata e poi naufragata per propria mano attribuendo colpe e meriti ad un Dio anche incarnato se pur ‘difettevolmente’ interpretato di quanto cacciato e sottomesso.




E non solo balena o lupo che sia, ma indistintamente l’intera Natura. E di certo giammai una Terra di prosperità ed uguaglianza come da ognuno nessuno escluso falsamente pregato.  Achab sembra ignorare tal profetico sogno il quale accompagna non solo baleniere, ma anche molti altri prima e dopo di lui.

Achab incarna, per quanto non si sottometta, il Progresso e il compito apparentemente dato all’uomo il quale indistintamente abbraccia in maniera alternata sposandone la causa, Dottrine e Principi qual ideali atti per giustificarlo pur meno della ‘bestia’ [e non vorremo arrecare offesa alcuna alla bestia non certo all’uomo citato] braccata. Ma sempre e solo per un malvagio intendimento della ricchezza sia essa capitalistica che dall’opposto ‘Capitale’ contestata e quantunque ugualmente incarnata nei falsi ideali distribuiti.















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