CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 16 marzo 2022

L'ODIERNO TEATRO MINIATO (50)

 









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Circa la caricatura (47/9) 


Prosegue con:


Il Secondo Atto  (51) 









& il Kapitolo completo



                           


 

 

La caricatura abbisogna (e abbisognerà) d’un breve ‘commentario’ per meglio comprendere l'ironia del vero aspetto del dramma umano. Se qualcuno rimembra come la Storia del Teatro nata, si accorgerà che il Dramma rappresentato in merito alla perenne disumana guerra con se medesimo come con il prossimo, supera ogni immaginazione come aspettativa; ovvero, oltre la rappresentazione della distruzione della Storia con i personaggi che al meglio o al peggio l’hanno incarnata ed incarnano ancora nostro malgrado, sollevando motivi spirituali e grotteschi (i quali veicolano la farsa al dramma e viceversa sino alla satira meditare e cogitare su se medesima) in conflitto, oltre che con sé stessi anche con gli avversati elementi, replicati con impareggiabili interpretazioni e alterni ruoli, che al meglio si confanno ad ogni aspirante attore.




In quanto ogni uomo attore di se medesimo e del personaggio rappresentato, in pubblico ma non certo in privato, in quanto la Coscienza e non più la maschera tende a sussurrare la propria strofa, la propria critica, e se anche non udita certamente temuta così come il più vero e terribile nemico da cui difendersi, ovvero Ragione e Intelletto,  Coscienza e Memoria; le quali (presa come unico soggetto) entro il proprio e altrui Regno (del corpo incarnato), reclamano il loro motivo, il loro ed altrui ruolo nell’intera Opera storica rappresentata, conferendo realtà per quanto in-scenato, ovvero il pubblico entro e fuori il Teatro il quale declama ed elogia l’interpretazione, oppure al contrario, ne sancisce la fallita replica, ovvero la vera sconfitta dell’attore in nome del Tiranno e in nome della volontà dell’Opera rappresentata, e con lui - inutile dire - l’intera sulfurea Compagnia.



  

Nel nostro specifico caso censurato, il pubblico mondiale dell’intero Dramma per cui il Teatro crollato e non certo per gli applausi di apprezzamento, viene nella propria patria, come ‘costume’ di scena ove il Dramma nato conferisce e sancisce divario fra se e il Tiranno, arrestato e riposto non più alla più modesta platea o galleria, ove il popolo pur guardando a mala pena ode il Dialogo dell’Opera magistralmente rappresentata, ma delegato alla più nobile galera o eterno Gulag ove il lavoro - come si suol dire - nobilita l’uomo in quanto tale, giacché non più degno della dovuta comprensione storica circa la grandiosità di cui l’attore vuole inscenare il vasto trionfo della Storia così magistralmente incarnata.   




Ovvero il pubblico non più all’altezza della dovuta comprensione della Ragione storica, giacché non comprende e mai potrebbe, il ruolo della somma reale interpretazione, nascerebbe Rivoluzione - o peggio - dal Dramma si arriverebbe alla offuscata Democrazia reclamare il costo del biglietto al botteghino, in quanto la trama divenire Dramma mentre si èra preposti per diversa messa in Opera. Immaginate voi lo stupore di chi assistendo ad una Commedia scopre con orrore che il finale volge al Dramma - nessuno escluso - coinvolgere la rappresentata Coscienza storica del Trionfo, divenire Tragedia affogata in un bagno di sangue regale, si èra convenuti assieme per un diverso spettacolo lirico e Trionfo di Poesia!  

 

Seppur da una Commedia nata! 



   

Ammettiamo che l’attore abbia superato se stesso, abbiamo avuto altri noti esempi di pazzia con Nerone il romano, e se ricordo bene anche un grande principe, Ludwig se non ‘erro’, il quale fu soppresso in ugual Teatro. Il primo sicuramente più degno parente dell’odierno rappresentato, il secondo fu perdonato seppur dicono affogato in un profondo lago, da altri attori e cortigiani con più sobrie opere rappresentative intenzioni ripescato, seppur ammirando l’opera non meno dei costi di scena, ammettiamo in Ragione dello storico palcoscenico, che l’Impero e con esso l’intera Compagnia teatrale deve aver avuto problemi reali di rappresentazione comprese le difficili repliche.

 

Ovvero deve aver sofferto un certo appetito assieme alle rimanenti comparse.

 

Ammettiamo da buoni critici culturali di ugual medesima Storia, che il romano superò tutti nella volontà di Poetica rappresentazione ponendo nell’intero rogo il Teatro. Fu detto e rimembrato, da ugual critica  circa la magistrale rappresentazione, che la gente urlava di gioia mista a comprensibile dolore, scacciando il fuoco così come si conviene ad ogni rogo eretto per l’eretico dall’ortodosso di turno incoronato. Con la differenza che non fu uno ma una città intera, forse questa la Colossale magistrale unica interpretazione con l’onesto tributo della platea assisa alle terme d’un diverso e più decoroso teatro.




Certamente non fu solo questa la grande rappresentazione del Dramma detto, gli stessi romani (e i loro derivati) erano soliti, seppure ci dicono odiernamente esentati da cotal passione in quanto la coppa del girone ha sostituito l’odierno disuso della Ragione, data in pasto alla fame della bestia, la quale reclama e si sazia - essendo digiuna - del vero sapere, le carni di putti angeli e credenti. Il pubblico pagante e non, assiste oggi come ieri al trofeo, e all’imperatore vene concesso il diritto del pollice posto al digitato telecomando; lo spettacolo come si noterà assume poche varianti del più noto Dramma cristiano, se infatti si cambia di girone - durante gli intervalli pubblicitari di gasdotti vari - con brevi panoramiche, la stessa plebe può godere di bestie e leoni appagare il proprio appetito, e siamo pur certi che consoli e senatori non men di rinomati filosofi assisi sulla tribuna, conieranno parole memorabili dando un senso di vera fuga dalla prospettiva del pasto rappresentato, di cui tra l’altro, si rischia di rimanere digiuni, in quanto la bestia essendo tale potrebbe a ragione, o con ugual bestiale intelletto, rivolgersi e sfogare gli stessi appetiti verso eccelsi illustri innominati personaggi comodamente assisi alle terme del proprio gasato divano.   




Come si può constatare prevale un altro conflittuale dilemma ancor più profondo per ciò con cui l’attore rappresenta e rappresentato, l’Essere o non Essere (in galleria platea o riservato palchetto della loggia) alla Prima o Ultima del perenne dilemma in-scenato, dacché costume e maschera impongono ruoli ben precisi, seppur alterni nei costumi con cui la civiltà è solita rappresentare gli altrui ma non sempre propri difetti.

 

La Prima come l’Ultima, ancor meglio dalla prima all’ultima rappresentazione replicata per ogni Teatro Corte Piazza e Fiera di mercato, da altrettanti e più miseri attori girovaghi nominati politici o buffoni, i quali poco rispettando il copione essendo parenti di più noti ciarlatani, e talvolta non adeguandosi alla sceneggiatura da cui tratta l’Opera, oppure e ancor peggio, disconoscendo l’intera Trama da cui nata la Tragedia o il Dramma circa il Tiranno, sono afflitti da simmetrico perenne conflittuale psicologico Dramma (interiore giammai rappresentato soltanto da taluni artisti tradotto e meglio compreso in tutta la più taciuta rappresentazione), Essere o non Essere Tiranno attore di se medesimo.




In questi casi Nessuno qual io sono, da buon critico giudico l’Opera magistralmente rappresentata, perché orsù signori! qual vero Tiranno il quale rappresenta se medesimo per ogni fiera e piazza, assieme al leone sua bestia umana tenuto al recinto, può conferire vero e più degno assoluto spettacolo del Dramma nel Dramma?

 

L’Opera in questo vasto Teatro magistralmente interpretato e l’attore, seppur non del tutto preparato in quanto le repliche devono essere rappresentate per ogni Corte Piazza e Fiera di mercato, ed anche in-scenate e ben organizzate, sommo allora miei illustri lettori! sommo l’attore e gli attori i quali superano la volontà e conseguente aspettativa di ogni sommo Poeta o Regista fedeli alla sua sofferta volontà, compiendo quale vera magnifica unica impareggiabile corrotta rappresentazione del Dramma umano, nella più elevata messa in Prosa, ovvero il Tiranno stesso il quale rappresenta se medesimo, in amletico Atto, il quale nella bipolare scissione psicologica che ne deriva, il Dramma assume toni direi epici e deliranti (per se quanto gli altri) ed in qual Tempo, ovvero per l’intera durata dell’Opera, mitici, assoluti, magistralmente interpretati, oserei dire più veri della finzione Drammatica seppur ispirata dal Dramma, del duplice Dramma in atto e rappresentato, mentre combatte con se medesimo.




Quali attori, quali dame convenute vestire ed in qual tempo assistere alla filosofica rappresentazione dell’Atto, servitori di due padroni, interpreti e spettatori di se medesimi, l’orgasmo del pubblico pagante interprete della Tragedia intera diviene orgia, mentre si assiste al sangue in diretta, mentre il tratto della maschera o il ghigno prevale sulla scena qual lacrima di orgoglio per la somma interpretazione.

 

Signor miei raccomando di conoscere bene il Dramma così come la Trama rappresentata per ogni Atto della Storia, dacché essere fedeli e degni dell’Opera significa anche, non solo applaudire o piangere nei momenti convenuti, quelli proposti sul noto libriccino della guida, ma altresì esser onesti con se stessi e non più attori seduti sul palcoscenico e in qual tempo in platea, ovvero sia Tiranni che vittime del Dramma, per porre assenso e successivo dissenso per quanto rappresentato, senza risparmio di sangue come i dovuti e più che reali effetti della pazzia umana rappresentata.




Ovvero si impone d’esser coerenti ed onesti con se medesimi, se solo si vuol andare al Teatro miniato della Guerra non più in-scenata, ed hora miniata dal vero Dramma, oppure come meglio conviene ai loro costumi e maschere di corte, è preferibile che procedano al Teatro della loro Opera preferita, ove pagando il biglietto o il canone convenuto non richiesto l’Ideale rappresentato e in qual Tempo in medesimo Atto stuprato, giacché la solo presenza in questo Teatro consuma i fasti dell’intera Compagnia rendendola più famosa e potente di pria, compreso, sottinteso, il Tiranno primo attore dell’eterna Opera.

 

Altresì consiglio Loro illustri signori di astenersi nei fugaci commenti, i quali danno maggior lustro  consistenza e risalto alla maschera del Tiranno, rendendolo magistrale nella plateale rappresentazione dell’orgia di sangue, i sacrificati agnelli del palco potrebbero affogare il pubblico pagante o non, in cruenti sacrifici di sangue collettivo - e perBacco - si potrebbe raggiungere il mondiale delirio.

 

(Nessuno[Prosegue....]        







   

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