IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

venerdì 11 novembre 2016

INTERMEZZO CON LA 'GRANDE NOTIZIA': la nuova puntata del 'Buffone Bianco'




















Prosegue in:

Intermezzo con la 'Grande Notizia' (2)

Precedenti capitoli:

I padroni di oggi....   &   ....di ieri....














Squillò il telefono. Mildred staccò il ricevitore.
‘Oh, Ann!’ Rise. ‘Sì, la nuova puntata del ‘Buffone Bianco’ è annunciata per questa sera!’.
Montag se ne andò in cucina e gettò il libro sul tavolo.
‘Montag’, disse ad alta voce la moglie ‘sei veramente un cretino. Ora, da questo punto, dove andare? O forse non sarebbe meglio mettere i libri da parte e non pensarci più?’.
Riaprì il volume per non sentire la risata di Mildred.
Povera Millie, pensò. E povero Montag, anche per te, è un bel problema capire! Ma dove allora trovare aiuto, dove cercare un maestro, quand’è così tardi?




Un momento! Chiuse gli occhi. Sì certo! Si colse a ripensare ancora al parco verdeggiante dell’anno prima. Più d’una volta ne aveva avuto il ricordo, recentemente, ma ora si rammentò come era stato quel giorno, nel parco della città, che aveva visto il vecchio signore vestito di nero nascondere qualcosa, con una mossa rapida, sotto la giubba perché la Torre è sempre di guardia, perché la Torre non dorme mai…




Il vecchio s’era alzato di scatto, come per fuggire. E Montag aveva gridato: ‘Aspettate!’.
‘io non ho fatto nulla!’, aveva risposto il vecchio, tutto tremante.
‘Nessuno vi accusa di nulla!’.
Erano rimasti poi seduti nella molle luce verde senza dire una sola parola per un po’, quindi Montag aveva iniziato a parlare del Tempo e il vecchio a rispondere con voce pallida.
Fu uno strano incontro, molto tranquillo.
Il vecchio ammise di essere stato un professore di lettere, prima di essere cacciato ramingo per il mondo, erano ormai quarant’anni, quando l’ultima università di studi umanistici era stata chiusa per mancanza di fondi e di sussidi.




Si chiamava Faber, quel professore, e quando alla fine cominciò a non avere più paura di Montag, si mise a parlare con voce cadenzata, guardando il cielo, gli alberi, il parco verdeggiante, e dopo un’ora di conversazione recitò qualcosa che Montag capì essere una poesia, questa volta senza rime (forse gli avevano strappate con la tortura, forse lo avevano torturato affinché quel linguaggio Divino non turbi le notti del Buffone Bianco…).
Quindi il vecchio divenne ancora più coraggioso e disse qualche altra cosa, e anche questa era una Poesia.
Con la mano sulla tasca sinistra della giubba, Faber recitava quei versi con grande dolcezza, e Montag capì che se avesse allungato il braccio avrebbe potuto trarre un volume di versi dalla tasca del vecchio.
Ma non allungò affatto il braccio.

Rimase con le mani in tasca, poi intorpidite, sulle ginocchia....
















mercoledì 9 novembre 2016

AL DI SOPRA DEL BENE E DEL MALE... OVVERO: la cena segreta (23)









































Precedenti capitoli:

La frattura  (22/1)

Prosegue in:

Al di sopra del bene e del male (24)





FRAMMENTI  SCONSIGLIATI

AI  SERVI  DEL  POTERE





Mi ripropongo ora di discutere un punto riguardo al quale i nostri avversari si vantano molto spesso di avere la meglio su di noi: con questi segni universali, ‘tutto’, ‘ogni cosa’, ‘tutte le cose’, e altri segni che nei testi sacri (come nell’Apocalisse) designano la totalità, molto spesso essi pretendono di confermare la loro dottrina, senza fare la minima distinzione fra le sostanze e affermando invece che tutte le sostanze senza eccezione, quelle malvagie come quelle buone, le transitorie come le permanenti, sono state fatte e create dal Signore giusto, Dio vero e santo. Con l’aiuto del vero Padre, Mi propongo di confutare la dottrina per mezzo di sacre testimonianze e dei più solidi argomenti.




Bisogna dunque sapere che i suddetti segni universali, pur essendo definiti tali dai grammatici, non possono esserlo in maniera così assoluta dai sapienti ispirati da Dio, nel senso cioè che sotto un qualunque segno di universalità sia compresa la totalità assoluta delle sostanze, delle azioni e perfino degli accidenti. E’ chiaro che questi sapienti li definiscono universali solo nel contesto in cui vengono usati, non nel senso che sotto un qualche segno di universalità siano comprese puramente e semplicemente tutte le cose buone e tutte quelle malvagie; tanto più che il bene e il male non hanno nulla in comune e non possono derivare l’uno dall’altro, perché si distruggono a vicenda e si combattono in una guerra suprema ed incessante.




Pertanto, bisogna tener presente che i suddetti segni universali assumono nei testi sacri significati. Vi sono infatti alcuni segni universali che designano le cose buone, fatte nella sapienza, grandemente desiderabili e permanenti in eterno, cose che obbediscono al Signore Dio nostro in ogni necessità. Vi sono poi altri segni universali che designano le cose malvagie, vane, transitorie e da rifiutare, cose che i fedeli di Gesù Cristo devono considerare come lordura, se vogliono guadagnare il Signore nostro Gesù Cristo.




Vi sono anche altri segni universali che designano ciò che, come si legge, fu posto un tempo sotto il potere del re di Babilonia e che doveva essere consegnato nelle mani dei predoni o, addirittura, devastato da un ‘re dalla faccia arrogante’; segni che indicano, come crediamo, ciò che fu imprigionato dalla Scrittura sotto il dominio del peccato, ‘affinché fosse data ai credenti la promessa in virtù della fede in Gesù Cristo’; e anche ciò che fu imprigionato nell’incredulità del Signore vero Dio, perché Dio avesse pietà di tutti coloro che credevano in lui. Perciò questi segni universali designano ciò che doveva essere riconciliato, restaurato, instaurato, rinnovato, compiuto e vivificato dal Signore Dio nostro e da suo figlio Gesù Cristo, come si trova chiaramente esposto nelle Scritture.


















domenica 6 novembre 2016

PAESAGGI DELLA PAURA: l'apocalisse (21)









































Precedenti capitoli:

In Memoria di JFK (20/1)

Prosegue in:

La frattura (22/1)
















L’Apocalisse è una ‘sacra rappresentazione’ (oggi diremo addirittura un disaster movie, uno di quei film che raccontano di incendi, terremoti, cataclismi) dove nessun dettaglio ci viene risparmiato. Beninteso, a patto di non tentare di questo testo una interpretazione allegorica, come è stato fatto dai vari esegeti, ma leggerlo come racconto letterale di ‘cose vere’ che accadranno, perché è così che lo ha letto e ne ha sentito riferire la cultura popolare ed è così che ha ispirato le immagini artistiche dei secoli a venire.
Sul finire del I secolo della nostra èra, nell’isola di Patmos, l’apostolo Giovanni (o in ogni caso l’autore del testo) ha una visione e ce ne parla secondo le regole del genere letterario ‘visione’ (o rivelazione), comune alla cultura ebraica. L’autore ode una voce che gli impone di scrivere quello che vedrà e di inviarlo alle sette chiese della provincia asiatica.




E vede sette lampade d’oro e in mezzo ad esse uno simile a figlio d’uomo, con i capelli candidi, gli occhi di fuoco ed i piedi ardenti come bronzo fuso, e la voce come fragore di molte acque. Esso tiene nella destra sette stelle e dalla bocca gli esce una spada. E vede un trono con ‘Uno assiso, avvolto in un’iride simile a smeraldo, intorno al trono ventiquattro Vegliardi, e intorno al trono quattro Viventi, un leone, un toro, un animale con fattezze d’uomo ed un’aquila in volo. E nella destra di colui che sta sul trono sta un libro dai sette sigilli che nessuno riesce ad aprire. Sino a che non viene un Agnello con sette corna e sette occhi, adorato dai Viventi e dai Vegliardi e, aperto il primo sigillo, appare un cavallo bianco montato da un cavaliere vittorioso; aperto il secondo ecco un cavallo fulvo montato da uno con una grande spada; aperto il terzo, si vede un cavallo nero montato da chi portava una bilancia; aperto il quarto, un cavallo montato dalla morte; e aperto il quinto è la volta dei martiri; aperto il sesto avviene un grande terremoto; il sole si fa nero e la luna di sangue, cadono le stelle ed il cielo si avvolge come un volume che si arrotola.




Prima che il settimo sigillo sia aperto appare la moltitudine biancovestita degli eletti da Dio, poi il sigillo viene dischiuso, e i sette angeli che stanno ritti davanti a Dio prendono a suonare loro sette trombe. E a ogni squillo di una delle trombe sopravvengono grandine e fuoco a devastare la terra, la terza parte del mare si fa sangue, periscono tutte le creature, cadono stelle e sono ridotti di un terzo tutti i pianeti; si apre il pozzo dell’abisso, da cui escono fumo e cavallette, come i guerrieri terribili guidati dall’Angelo dell’Abisso; e quattro angeli, sciolti dal fiume Eufrate dove stanno legati, muovono con eserciti innumerevoli di genti con corazze di fuoco, e cavalli con teste di leoni e ne perisce la terza parte degli abitanti della terra, ferita dalle code dei cavalli, simili a serpenti, e dalle bocche belluine.




Al suono della settima tromba, mentre appare l’Arca dell’Alleanza, ecco una Donna, vestita di sole e di luna incoronata da dodici stelle, e un Drago rosso, con sette teste coronate di diademi, e dieci corna; e un figlio che nasce, assunto in cielo a fianco di Dio. Si svolge una battaglia terribile tra Michele, gli angeli e il Drago, il Drago che precipita a terra e tenta di colpire la Donna, che gli sfugge grazie a mirabili interventi delle forze naturali, mentre il Drago si arresta sulla riva del mare sorge una Bestia con dieci corna e sette teste, simile a pantera con zampe d’orso e bocca da leone, e con la terra intera, che ora l’ammira, mentre vomita orribili bestemmie contro Dio, fa guerra ai santi e li vince, assistita da un’altra Bestia sorta dalla terra, un falso profeta che rende tutti gli uomini succubi e schiavi della prima Bestia.




Ma è giunta l’ora della prima riscossa: riappare l’Agnello con 144.000 eletti votati alla verginità, angeli profetizzano la caduta di Babilonia; e giunge su una nuvola bianca il giudice supremo, che è simile a un figlio di uomo e reca una falce affilata come gli angeli che lo coadiuvano, così che ne consegue un grande e punitivo massacro. Angeli con sette flagelli completano l’opera, la Bestia è vinta. S’apre nel cielo la Tenda della Testimonianza e gli angeli dai sette flagelli recano sette coppe ricolme dell’ira di Dio che ancora una volta spandono morte e terrore e ulcere; l’acqua del mare e dei fiumi si tramuta in sangue, il sole brucia i sopravvissuti, le tenebre e la siccità tormentano i viventi, mentre dalla bocca del Drago, della Bestia e del falso profeta escono tre spiriti impuri simili a rane. Essi adunano tutti i re della terra e avviene la battaglia decisiva tra le forze del bene e quelle del male, nel luogo detto Armageddon.




…E’ evidente quale repertorio di creature mostruose e vicissitudini tremende questa visione abbia introdotto nell’immaginario cristiano. Ma soprattutto quello che ha generato secoli di discussioni è l’ambiguità sostanziale del capitolo… 20 (venti). Secondo una interpretazione, il millennio in cui il diavolo resta incatenato non è ancora iniziato e quindi si è ancora in attesa di una età dell’oro. Oppure, come interpreta Agostino nella ‘Città di Dio’, il millennio rappresenta il periodo che va dall’incarnazione alla fine della storia, quindi è quello che si sta già vivendo. Ma in tal caso all’attesa del millennio si sostituisce l’attesa della sua fine, con i terrori che vi faranno seguito, il ritorno del demonio e del suo falso profeta, l’Anticristo, la seconda venuta di Cristo e la fine…. Del mondo!

(U. Eco)


(Prosegue...)





















giovedì 3 novembre 2016

ALDIQUA' e ALDILA' del vetro... OVVERO: paesaggi della paura (17)











































Precedenti capitoli:

Al di là dal vetro (16/1)  &

Aldilà e aldiqua' quale...

Prosegue in:

Paesaggi della paura (18/1)







I  VIVI  SON  COME  MORTI

ED

I  MORTI  SON  PIU’  CHEVIVI






… La notte teatro delle apparizioni, veicoli degli esseri celesti e infernali, è anche lo scenario cupo in cui scorrono attraverso il cielo i messaggi rossastri che annunciano il sangue delle catastrofi…
Questi presagi, dai velocissimi asteroidi alla luna rossa alle stelle estemporanee e fuggitive, hanno una loro gerarchia nella potenza del messaggio, del simbolo, con un crescendo che tocca la punta più alta nel chiarore diffuso e forte dell’aurora boreale. Fenomeno nei tempi antichi astronomicamente inspiegabile, esso costituisce la violenza più temuta… dell’ordine divino e naturale delle cose: una luce larga che quasi trasforma la notte in giorno (la nera e scura notte ove il Tempo svela la tortura della vita dettare l’ortodossa dottrina ‘bianca o nera’ che sia…), capovolgendo la sequenza usuale che nello scorrere del tempo alterna la luce al buio (ancor oggi possiamo assistere angosciati e stupiti talvolta tumefatti a cotal segreto evento, ‘aurora’ di notte boreale incanto dell’affaticato palcoscenico di bianco vestito a torturare sovente lo stupore ed il candore riposato smarrito nella visione metafisica di altro intento e battere l’inusuale e poco gradita presenza ad antichi Dèmoni discesi e convenuti alla terra prigionieri di una nuova e più strana natura…).




I chierici vedono in essa l’annuncio dell’imminente ‘Giorno del Signore’, quello, cioè che con la sua forza e giustizia avrebbe prevalso e vinto la malvagità degli uomini nell’estremo confronto fra la luce e le più nere ed oscure per quanto maligne ed arcane… tenebre… Come il giorno poteva irrompere nella notte, ed è, si badi bene, l’incrinatura più temuta nelle leggi della fisica e quindi del mondo, così la ‘metafisica’ della notte può – ed avviene spesso – (tutte le volte, cioè che l’uomo disattende la volontà della ‘stella affissa’ alla ‘parabola’ della vita; tutte le volte, cioè, che un Eretico pensiero disattente l’‘ortodossa’ disciplina; tutte le volte, nonché, il libero ingegno attesta una diversa e spirituale e forse più evoluta Natura… alla ‘fisica’ della vita torturata e smarrita…), sorgere improvvisa nel mezzo della giornata, quando si verificano eventi strani accadimenti giammai svelati, oppure, semplici ‘eclissi’ del dio Sole…

Si fa freddo improvviso lo sguardo smarrito e sudato, possibile che codesto dio può tanto?
La mente percossa vacilla nell’esilio comandato, trema di fronte ad una nuova e più terribile evento divenuto paura, il satellite detto passa davanti toglie luce e calore, sino ad oscurarlo totalmente alla visibilità cui l’uomo alla ‘finestra’ attratto con nobile fiero coraggio… Tutti gli uomini in schiere composti cadono nel terrore mentre spira un vento gelido provenire dalle lontane steppe del Nord… Nelle grandi selve del nord gli uomini vedono la luna china sugli alberi fitti ed alti, sugli animali, sulla tutta la globalità della terra ammirata… Il suo chiarore la sua vista il suo ingegno sfiora le vaste brughiere a larghe chiazze…, l’erba…, i pochi alberi…




Nelle notti di plenilunio, la cavalcata di esseri demoniaci che si immagina trascorrere il cielo ha come sfondo questo paesaggio talvolta giallastro ma quantunque deserto giacché chiarore satellitare o forse solo… lunare…
La notte che arriva e scende presto in un mondo poco illuminato, soprattutto in certe stagioni dell’anno, è teatro di scene paurose, ma spesso aprono agli uomini visioni di gioia, o al contrario, (inspiegabile) ‘martirio’, a costituire, di frequente, l’accesso (se permesso… non siamo ancora ancorati al 1984 del millennio dopo giacché più evoluto…), il ponte, per il mondo ultraterreno: esseri ‘informi’ vestiti di bianco, profumati, che intonano melodie soavi, getti di luce incandescente mista a lampi di fumo, boati con formule strane e misteriose comandate dette e ripetute come strani e terapeutici intenti…, rompono la monotonia delle tenebre illuminandole di una luce vivissima che danza scalcia urla sale e scende… e discende lasciando l’incredulo ‘villano’ dell’innominato Evo antico stupito trasalito smarrito…
…Scendono dal palcoscenico del cielo ed entrano nelle case dei… non ancor… morti (forse solo vivi), si accostano al letto battono il suono della spirituale presenza soprattutto nel momento la cui Anima è già in procinto di separasi dal corpo (non ha ancora fatto il dovuto testamento, il Notaro come al solito è testimone di altro e più ‘ortodosso’ intento…) ed è preparata alle visioni immateriali del mondo superiore, giacché il bianco fantasma rinnova il pendolo di un terrore antico. Materiale visione a smarrire l’Abisso innominato di chi affranto stupito e da un Dèmone rapito, almeno così dicono… (Salieri è sempre contento di cotal musica all’ora prima e terza della sua innominata e taciuta presenza…io certo non sono Mozart la fine non gradisco neppure cotal intento servito e condito…).




Le piatte e vaste brughiere del nord vivono improvvisamente nel cuore della notte la ‘fredda notte’ perenne guerra fra opposti spiriti… I morti scendono su questa immonda Terra per compiere un pellegrinaggio al sepolcro di un santo martire, vengono a pregare per la loro e sua anima (altrimenti la retta via per sempre smarrita la parola fuggita la Rima inquisita al tempo della loro e nostra comune ora…), ed i (presunti) vivi fanno Viaggi nell’aldilà contemplando la felicità dei beati, è come un andirivieni continuo da un mondo… all’altro, un’incessante  affiancarsi di vivi e morti cosicché il confine tra la vita e la morte è dunque tenue, varcato facilmente dall’una all’altra parte di una nebbia fitta quasi come una cortina…
…Gli uomini di chiesa spiavano nel mondo naturale i segni del castigo divino, individuati nel turbamento dell’ordinario corso delle stagioni, nel sopravvenire di fatti climatici perniciosi, freddo, siccità, strane piogge di sabbia dal cielo, …terremoti…
Andrea di Bergamo non riesce ad immaginare che la mancanza di lealtà del principe di Benevento nei confronti dell’imperatore resti impunita ed ecco, che i fenomeni verificatisi nell’anno 871 e nell’872 sono da lui considerati segni della collera divina, manifestazioni dell’ira e punizioni nello stesso tempo: ‘…molti fatti strani si verificarono davanti agli occhi degli uomini. Il vino, una volta fatta la vendemmia, appena versato nei tini divenne torbido, ciò che noi diciamo ‘voltarsi’. Il giorno di Pasqua e poi (un millennio dopo), il giorno dei Morti, sembrava fosse piovuta sabbia sugli alberi, sui cespugli e le erbe, sui paesi’.
Poco tempo dopo, la brina, nelle pianure e nelle vallate, avrebbe gelato i tralci delle viti e le foglie ancora tenere degli alberi nei boschi. In agosto un nugolo impressionante di cavallette, venendo da est, si sarebbe abbattuto sui campi del Veneto e della Lombardia, distruggendo i cereali: avanzavano e calavano sulla terra compatte, perché, commenta Andrea citando un passo della Bibbia, ‘le locuste non hanno un capo, ma nonostante ciò, volano in schiere ordinate’.




La paura sollecitava le persone colte a fare considerazioni di lugubre pessimismo in occasione della morte di importanti personaggi: il disordine politico sarebbe scattato con estrema gravità subito dopo la morte dell’imperatore Ludovico II, nell’875, sempre stando ad Andrea da Bergamo. Così, segni paurosi, eclissi di luna o di sole, preannunciavano la scomparsa di coloro cui erano affidati i popoli e la loro pace…
…Fatti naturali, come la pioggia mista a sabbia proveniente dall’Africa, spesso di colore rossastro, terrorizzavano la gente comune e le stesse persone colte, che vedevano in essi il volto sinistro della ‘materia’ piegata da Dio (il Dio della Genesi ovvero il Secondo Dio…) manifestare la sua ira o a preannunciare gravi disagi per gli uomini. Le nuvole, che al tramonto assumono forme e colori variabili, spesso fiammeggianti, erano ritenute proiezioni di immagini di guerra e di morte nell’imminenza di scontri fra re rivali o di incursioni di barbari. Nel cielo si scorgevano, così, cavalieri e cavalli, armi scintillanti. Si arrivava ad udire il rumore di eserciti in marcia…
…Il pessimismo degli uomini di chiesa, un’attitudine professionale quasi, non deve certo farci immaginare quel mondo e quegli uomini così come essi a forti tinte ce li hanno tramandati nelle loro cronache. La gente non viveva, sotto l’assillo perenne del peggio, un’esistenza disperata: contadini e artigiani, nobili e re accudivano ai loro compiti, senza il timore di fallire ripetutamente. Sono i chierici che scelgono dai fatti, che non ci hanno tramandato certamente con obiettività (anzi sovente falsando l’essenza stessa della Memoria: Dio e Diavolo, certificando quanto nel Tempio contato, e, sottratto al Dio Straniero di codesto loro piccolo creato), quelli che stanno loro a cuore: i fatti rivelatori, nella loro perniciosa gravità, dei peccati degli uomini e del conseguente castigo di Dio (ma confondendo delitto e castigo sovente si commette il peggior sisma della Memoria, e con questa, ogni diversa Verità ieri come oggi celata…).




Ma anche tenendo conto di una tale selezione e di una certa esagerazione, non possiamo constatare che sia le calamità naturali, sia le reazioni di paura serpeggianti fra il popolo erano frequenti. Del resto, un mondo che l’uomo non riusciva a controllare non poteva essergli benigno più di tanto. Le stesse credenze pagane – e qui gli uomini non c’entrano – rivelavano nei loro contenuti un atteggiamento di paurosa sottomissione nei confronti delle forze della natura. I contadini, quando la luna s’oscurava per eclissi, l’aiutavano a riprendersi, suonando a viva forza trombe e agitando campanelli. Temevano che, con la morte dell’astro che presiedeva alla vita vegetale e animale, questa s’arrestasse. Essi, a modo loro, come i chierici a loro modo, credevano dunque nella fine del mondo. Quella fine che – come Marc Bloch ha giustamente osservato – terrorizzava ad intervalli di tempo più o meno lunghi gli uomini, quando un fatto di particolare gravità aumentava il normale senso di paura che sotto sempre covava e cova (ancor oggi…).
Quindi gli uomini di chiesa, allorché attribuivano anche agli altri la paura della fine, non sbagliavano nella sostanza, anche se per essi, che scrivevano, la fine era voluta da Dio (possiamo aggiungere in merito all’evento tellurico rilevato e rivelato in riferimento agli odierni giorni, se questa frattura, se questa deriva, se questa nuova evoluzione, non manifesti di per se, oltre l’unità accertata dell’1 frammentato e per sempre rivelato, anche un  velato  diverso Pensiero e valore circa la Sua Parola la Dottrina… il colore con il quale illumina il Secondo alla vista di un dolore nella frattura compiuta… Quindi una certezza manifesta di non aver giammai compreso Verbo Pensiero e immateriale Infinito con l’evento compiuto suscitare paura ed abbattere il Tempio della sua parola donde custodita la Memoria, forse solo disconosciuta disattesa imprigionata falsata mistificata…); un Dio,




del resto, non molto diverso allora da una dèa materiale, ambigua e misteriosa nelle sue manifestazioni come era la luna, simbolo di un mondo naturale che offriva agli uomini una vita precaria ed insicura. La morte di un pio personaggio, la discordia politica, il tradimento bastavano a far ritenere che Dio volesse castigare il suo popolo – che spesso non era responsabile di tali cose – infliggendogli il terrore della fine (semmai allo stesso suo popolo possiamo constatare una forte miopia vicino alla cecità con la quale si è soliti condividere e pensare la vita come da Lui immaginata… Anche nei limiti propri della stessa ove il terremoto null’altro che la manifestazione della ‘forza’ con la quale la Natura ed ogni Natura… lotta in ragione della propria sopravvivenza certezza e miglior evoluzione della stessa… Sempre e solo nella materiale condizione dei limiti della stessa ‘rilevata’ ed ora non più ‘rivelata’, in quanto il Desiderio e con lui lo Spirito è pur limite terreno nella crosta nel quale la materia o la vita non può riflettere o solo immaginare se stessa… E chi Infinito al Tempo pagherà sempre e solo con la vita il proprio destino: sogno riflesso nello specchio e limite del Tempo e Spazio e con questi la Memoria ivi custodita… Numerata contata e pregata con la certezza antica di una forte cecità, che ora e per sempre, condizionerà la Superiore Vista… Giacché chi si pensa con il dono di questa vedere e comprendere accompagnato alla  presunzione in nome della ragione, in verità e per il vero, opposto al Primo Pensiero e limitato, quindi, al circolo della vista divenuto oculo di un Abisso profondo cerchio del materiale Tempo…). 

















domenica 30 ottobre 2016

UNA PASSEGGIATA (Giacobbe lotta)



















Prosegue in:

Una passeggiata (Giacobbe lotta) (2)
























      Perciò se preferisce l'imitatio Christi......



Condannato all’isolamento, bandito dagli uomini, cerco rifugio nel Signore, che è diventato per me un amico personale, spesso è corrucciato e allora io soffro, e spesso sembra assente, occupato altrove, e io soffro anche di più. Ma che mi dimostri indulgenza, e allora la vita m’è dolce, soprattutto nella solitudine….
Un caso singolare m’ha portato in rue Bonaparte, la strada cattolica. Abito di fronte all’Ecole des Beaux-Arts e, uscendo, cammino lungo un viale di vetrine, dove le leggende di Puvis de Chavannes, le Madonne di Botticelli, le Vergini di Raffaello mi guidano oltre rue Jacob, mentre le librerie cattoliche con i loro messali e i libri di devozione m’accompagnano alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés.
Da quel punto in poi, i mercanti d’oggetti sacri formano una siepe di Salvatori, di Vergini, d’Arcangeli, Dèmoni e Santi, con le quattordici Stazioni della Via Crucis e il presepe di Natale, sul marciapiede di destra; a sinistra, i libri d’immagini sacre, i rosari, le vesti e i vasi sacerdotali, fino a palce Saint-Sulpice, dove i quattro leoni della chiesa, con Bossuet alla testa, sorvegliano il tempio più devoto di Parigi.




Dopo aver passato in rivista questo repertorio della storia sacra, entro spesso nella chiesa per attingere forza nella contemplazione della lotta di Giacobbe con l’Angelo, di Eugene Delacroix. E’ una scena che mi fa sempre riflettere e m’ispira pensieri empi, nonostante l’ortodossia del tema. E uscendo di tra la gente inginocchiata, conservo l’immagine del lottatore che resta ritto nonostante l’anca slogata.
Poi, oltrepasso il Seminario dei Gesuiti, questa specie di formidabile Vaticano esalante effluvi incommensurabili di forza psichica, i cui effetti si fanno sentire, secondo i teosofi. Eccomi arrivato a destinazione: il giardino del…..




Poi la ‘via crucis’, e forse le quattordici stazioni!
Se non mi sbaglio…
Prima di cominciare, faccio segno di voler parlare, interrogare, ottenere chiarimenti; la mia guida mi risponde con una semplice inclinazione del capo che m’intima di parlare. E nello stesso momento lo sconosciuto mi sposta, senza che si possa scorgere il minimo movimento o il minimo rumore; e soltanto dirige verso di me il suo alone luminoso dal quale si diffonde un profumo balsamico che mi gonfia il cuore e i polmoni, e mi incoraggia a cominciare la lotta….




E io do avvio al mio interrogatorio:
“Sei tu che mi perseguiti da due anni; che vuoi da me?”.
Senza aprir la bocca, lo sconosciuto mi risponde con una specie di sorriso d’una bontà sovrumana, di indulgenza e di urbanità.
“Perché m’interroghi, se tu stesso conosci la risposta?”.
E odo una voce interiore che risuona:
“Desidero elevarti a una vita superiore togliendoti dal fango”.
“Nato dall’argilla, creato dal fango, nutrendomi di melma, come potrò liberarmi dal sudiciume se non con la morte? Uccidimi dunque! – Non vuoi? Allora saranno i castighi che mi infliggerai, che agiranno da educatori. Ma t’assicuro che le umiliazioni mi rendono orgoglioso, che il sacrificio dei piccoli piaceri eccita la concupiscenza, il digiuno provoca la golosità che non è il mio peccatuccio minore, la castità aguzza la lubricità, la solitudine fa nascere l’amore per il mondo e i piaceri malsani, la povertà genera l’avarizia, e le cattive compagnie alle quali mi destini mi fanno disprezzare gli uomini e supporre che la giustizia sia mal amministrata.




Sì, spesso sembra che la Provvidenza sia mal informata dai satrapi ai quali ha affidato il governo dell’umanità; che i suoi prefetti e sottoprefetti si rendano colpevoli di malversazioni, di falsi, di accuse senza fondamento.
Così m’è capitato d’essere punito per peccati altrui; e sono stati celebrati processi nei quali io non solo ero innocente ma fui il difensore dell’equità e l’accusatore del crimine, eppure la condanna è toccata a me mentre il colpevole trionfava!
Concedimi una domanda franca e diretta: è vero che alcune donne sono state ammesse a governare? Lo crederei volentieri, tanto il regime attuale mi pare provocatorio, meschino, ingiusto, sì ingiusto!
Ogniqualvolta ho difeso una causa equa e leale contro la più infame delle donne, la donna fu assolta e io condannato.
Non vuoi rispondere!
Ed esigi da me ch’io ami i colpevoli, gli assassini delle anime, gli avvelenatori degli spiriti, i falsificatori della verità, gli spergiuri!




NO, MILLE VOLTE NO!!
“O eterno, non odio io quelli che t’odiano?
E non aborro io quelli che si levano contro di te?
Io odio d’un odio perfetto; io li tengo per i miei nemici”.
Così parla il Salmista, e io aggiungo: Odio i malvagi come odio me stesso!
E prego così: Punisci, Signore, coloro che mi perseguitano con menzogne e atti ingiusti, come hai punito me quando fui ingiusto e menzognero!
HO BESTEMMIATO, adesso, ho offeso l’Eterno, il padre di Gesù Cristo, il Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento!
Un tempo ascoltava le obiezioni dei mortali, e permetteva che gli accusati si difendessero…., perciò “Io dirò a Dio: Non mi condannare! Fammi sapere perché contendi meco! Ti pare egli ben fatto d’opprimere, di sprezzare l’opera delle tue mani e di favorire i disegni dei malvagi?
Sono rimproveri questi, sono accuse, che il buon Dio accetta senza rancore, e ai quali risponderà senza far ricorso al tuono. Dov’è, il Padre del cielo, colui che sapeva bonariamente sorridere alle follie dei figli e perdonare dopo aver punito? Dove si nasconde, il padrone che temeva la casa in ordine e ne sorvegliava i custodi, allo scopo di impedire le ingiustizie?
E’ stato destituito dal figlio, l’idealista, che non si occupa delle cose di questo mondo? O ci 
ha consegnati al principe di questo mondo che si chiama Satana, quando ha......













(Prosegue...)