giuliano

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IL TOMO

domenica 9 settembre 2012

PARIGI SOTTERRANEA

































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Parigi sorge su un sistema di grotte dove rimbombano il fragore del métro
e delle ferrovie e ogni omnibus, ogni autocarro produce un'eco prolungata.
Questo grande sistema tecnico di strade si interseca con le antiche volte,
le cave calcaree, le grotte e le catacombe che fin dal primo Medioevo so-
no cresciute attraverso i secoli.
Ancora oggi, per pochi franchi si possono comprare i biglietti d'ingresso
per visitare questa Parigi tenebrosa, molto meno cara e pericolosa di quel-
la superficiale.






























Il Medioevo l'aveva vista altrimenti.
Sappiamo da alcune fonti che spesso furbi individui si dichiaravano dispo-
sti, dietro forti compensi e promesse da parte dei concittadini, a scende-
re lì sotto per mostrare il diavolo nella sua maestà infernale.
Un'iniziazione finanziaria molto meno rischiosa per i truffati che per l'im-
broglione in questione.
Una falsa apparizione del diavolo non era, infatti, considerata dalla Chie-
sa come un'offesa a Dio?


























Questa città sotterranea offriva anche in altre forme vantaggi tangibili
a chi la conosceva bene.
Le sue strade, ad  esempio, tagliavano il grande muro doganale con
cui i 'fermiers généraux' si assicuravano il diritto alle imposte sulle im-
portazioni.
Nel XVI e nel XVII secolo, il traffico di contrabbando aveva luogo
per lo più sottoterra.
Sappiamo anche che nei periodi di agitazione pubblica cominciava-
no immediatamente a circolare dicerie inquietanti sulle catacombe,
per non parlare poi degli spiriti profetici e delle indovine ufficialmen-
te competenti in materia.






























Il giorno successivo alla fuga di Luigi XVI, il governo rivoluzionario dif-
fuse manifesti con i quali si disponeva la perquisizione minuziosa delle
gallerie.
E qualche anno più tardi si sparse improvvisamente la voce che alcuni
quartieri della città erano vicini al crollo.....
(W. Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo; le foto sono di Eugène
Atget)
















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