CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 13 settembre 2012

A QUELL'ESSERE NASCOSTO NEL FOLTO DEL BOSCO....UOMO NON ERA PER QUESTO GLI DEDICO QUESTA..... (4)



































(Con sette foto di Pietro Autier (?), che quell'essere non ritraggono...,

  a lui ....che pesce non era ed è....ma forse lo sarà, in questa terra

auguro una vita più evoluta...più sana ...e dall'acqua può sempre

cantar la sua canzone strana, che poesia o rima non è ed era, per ciò

tutti ci auguriamo che da cacciator non sia proprio lui quello braccato,

perché da uno stagno si posò proprio sopra un albero e noi tutti .....

lo guardiamo nel suo movimento strano...... Ora non mi si chieda di 

che specie è o era la sua natura. Ora non mi si domandi come mai è 

lì immobile proprio in mezzo a quei rami. Io di certo mai l'ho creato,

in questo suo movimento strano, forse è solo un'opera di un altro

...Dio. Io sto parlando e seppellendo una cosa della mia natura...

mentre morivo nella sua strana ...tortura. 

A te dedico queste parole di poesia, aguzzino lungo una via......)




































Precedenti capitoli:

Mentre morivo (1/2) &

Vardaman (3) &

Prosegue in:

Mentre morivo (5/6) 












Era quasi mezzanotte e si era messo a piovere quando ci ha svegliato.
Era stata una serata che non prometteva niente di buono, con quella
tempesta in arrivo; una di quelle serate quando uno si aspetta di tutto
prima di esser riuscito a governare le bestie e sia rientrato in casa,
mangiata la cena e a letto con la pioggia che comincia, e quando è ar-
rivata la pariglia di Peabody tutta coperta di schiuma, coi finimenti
spezzati a strascicare e il giogo giù in mezzo alle zampe della bestia
di destra, Cora dice:
- E' Addie Bundren. Se n'è andata, alla fine.
- Peabody potrebbe esser passato da una dozzina di case qui intorno,
dico io.
- E poi, come fai a dire che è quella di Peabody?
- Be', è quella no?
dice lei.
- Vai a attaccare.
- Per far che?
dico io.
- Se davvero se n'è andata, fino a domani mattina non si può fare nien-
te. E sta per scatenarsi.




























- E' mio dovere,
dice lei.
- Attacca le bestie.
Ma io non volevo.
- Ragionaci: se avevano bisogno di noi ci mandavano a chiamare. Non
sai neanche se ancora se n'è andata.
....Tenevo la lampada alta, con la pioggia che scintillava di traverso e
Cora lì dietro nell'entrata che diceva:
- Chi è Vernon?
ma lì per lì non riuscivo a vedere proprio nessuno finché ho guardato
in giù dietro la porta, abbassando la lampada.
Pareva un cucciolo affogato con quella tuta, senza nulla in testa, inzac-
cherato fino alle ginocchia avendo camminato per quelle quattro miglia
nel fango.
- Be', che mi venga un accidente,
dico io.
- Chi è, Vernon?
dice Cora.
Lui mi guardava, gli occhi rotondi e neri nel mezzo come quando si
getta una luce in faccia a un gufo.






















- Sa quel pesce?
dice.
- Entra dentro,
dico io.
- Che cos'è? La mamma.....
- Vernon,
dice Cora.
Se ne stava lì fermo, dietro la porta, nel buio. La pioggia sferzava la
lampada, sfrigolandoci sopra che io ho paura da un momento all'al-
tro scoppi.
- Lei c'era,
dice guardandomi.
- L'ha visto.
Poi Cora viene alla porta.
- Togliti subito dalla pioggia,
dice, tirandolo, con lui che mi fissa. Pareva proprio un cucciolo affo-
gato.
- Te l'avevo detto,
dice Cora.
- Te l'avevo detto che stava succedendo. Vai a attaccare.
- Ma mica ha detto....,
dico io.
Lui mi guardava, sgocciolando sul pavimento.
- Qui rovina tutto il tappeto,
dice Cora.




























- Vai a tirar fuori le bestie mentre io lo porto in cucina.
Ma lui restava indietro, fissandomi con quegli occhi.
- Lei c'era. L'ha visto, lì per terra. Cash ce la inchioderà dentro, e
il pesce era lì per terra. L'ha visto. Ha visto la traccia nella polvere.
E' cominciato a piovere solo dopo che stavo venendo qui.
Sicché si riesce a tornare in tempo.
Che mi venga un accidente se non m'ha fatto venire i brividi, anche
se ancora non sapevo. Ma Cora sì.
- Spicciati, vai a tirar fuori quelle bestie,
dice.
- Non capisce più nulla dal dolore e la preoccupazione.....
.....A un certo punto, verso l'alba, la pioggia cessa.
Ma non è ancora giorno quando Cash pianta l'ultimo chiodo e si rad-
drizza, rigido, a guardare la bara finita, con gli altri che lo guardano.
Alla luce della lanterna il suo viso è calmo, pensoso; lentamente si
strofina le mani sulle cosce coperte dall'impermeabile con un gesto
calmo, composto e definitivo.
Poi tutti e quattro - Cash, Pa', Vernon e Peabody - sollevano la ba-
ra, se la mettono sulle spalle e si avvicinano verso la casa.
E' leggera, eppure si muovono con lentezza; vuota, eppure la traspor-
tano con attenzione; senza vita, eppure si muovono con caute parole
sottovoce, parlando come se, completata, sonnecchiasse adesso qua-
si viva, in attesa di svegliarsi.
Sul pavimento scuro i loro piedi pesticciano goffi, come se da tempo
non camminassero su un pavimento.






















La posano davanti al letto.
Peabody dice piano:
- Facciamoci uno spuntino. E' quasi l'alba. Dov'è Cash.
E' tornato al suo cavalletto, di nuovo chino nella luce bassa della
lanterna e raccattare i suoi arnesi, ad asciugarli preciso con un cen-
cio e a rimetterli nella cassetta con la sua cinghia di cuoio da passarsi
sulla spalla. Poi tira su cassetta, lanterna e impermeabile e torna verso
la casa, salendo gli scalini a formare una sagoma incerta contro l'orien-
te che impallidisce.
In una stanza sconosciuta ti devi svuotare per il sonno.
E prima che tu sia svuotato per il sonno, che cosa sei.
E quando sei svuotato per il sonno, non sei.
E quando sei riempito di sonno, non sei mai stato.
Io non so che cosa sono.
Io non so se sono e no.
Jewel sa che è, perché non sa di non sapere se è o no.
Lui non può svuotarsi per il sonno perché non è quello che è e è quel-
lo che non è.
Al di là del muro senza lampada sento la pioggia formare il carro che
è nostro, il carico che non è più di quelli che l'hanno abbattuto e sega-
to né ancora di quelli che l'hanno comprato e che non è neanche nostro,
anche se è là sul nostro carro, dato che soltanto il vento e la pioggia lo
formano soltanto per Jewel e me, che non siamo addormentati.
E dato che il sonno è non-è e la pioggia e il vento sono erano, non è.
Eppure il carro è, perché quando il carro sarà era, Addie Bundren
non sarà.
E Jewel è, così Addie Bundren deve essere. E allora io devo essere,
se no non potrei svuotarmi per il sonno in una stanza sconosciuta.
E allora se ancora non sono svuotato, io sono è.
Quante volte sono rimasto disteso, con la pioggia sopra un tetto sco-
nosciuto, a pensare a casa.

(W. Faulkner, Mentre morivo)














     

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