giuliano

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IL TOMO

domenica 11 marzo 2018

1891 - DECIFRARE L'UOMO CHE FU E SARA' (7)







































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Il modo giusto di sbagliare (6/1)

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1891-Decifrare l'uomo che fu e sarà (8)













Talvolta si è voluto mettere in rapporto ambiente desertico fenomeno religioso…
Ci si è domandati se c’è una religione nel deserto, se il deserto predisponesse a un tipo piuttosto che a un altro di esperienza religiosa. In particolare, si è pensato che il  deserto favorisse il misticismo. All’incirca cento anni fa’, nel 1881 nella sua ‘Histoire du peuple d’Israel’ Ernest Renan affermava non senza audacia: ‘il deserto è monoteista’. Queste tesi che, in ultima analisi, si fondano su un determinismo geografico alquanto semplicistico, oggi non possono essere più prese per buone.
Ma il deserto – vero o immaginario – ha avuto una parte importante nelle grandi religioni eurasiatiche: giudaismo, islamismo, cristianesimo. Di solito, rappresentò i valori opposti a quelli  della città e, per questo, deve interessare la Storia della società e della cultura. Nel cristianesimo medievale, l’ideologia del deserto si presentò in una forma inedita: il deserto fu la foresta.




…Ma il deserto è anche il luogo di incontro con Satana e i dèmoni, benché questo tema della spiritualità orientale del deserto non abbia incontrato l’Occidente dell’alto Medioevo lo stesso successo che in Oriente. Eucherio accenna solo di passaggio alle tentazioni del Nemico che si aggira invano intorno all’eremo come il lupo intorno all’ovile. Il pericolo che insidierà l’eremita occidentale nel deserto è la noia esistenziale e metafisica: l’accedia. Il deserto insulare è stato ancora più ricercato dai monaci celtici e nordici. Essi hanno scritto un grande capitolo dell’antropologia storica del deserto marittimo, dei deserti del mare e del freddo. ‘Il mare ha sostituito per questi monaci il deserto egiziano’. San Brendano, le cui peregrinazioni marittime sono state narrate da un libro di successo nel Medioevo, la ‘Navigatio sancti Brendani’, va di isola in isola, incontrando mostri e cose meravigliose, scansa l’isola dell’Inferno e approda infine all’isola del Paradiso. Nella vita di uno di questi monaci erranti sull’Oceano scritta negli ultimissimi anni del VI secolo da uno di loro, Colomba, si dice che essi ‘speravano di trovare il deserto nel mare insormontabile’.
Ma questi eremiti insulari e marittimi non saranno che la frangia estrema ed effimera dei marginali del deserto in Occidente. In questo mondo temperato senza grandi distese aride, il deserto – cioè a dire la solitudine – assumerà un aspetto del tutto diverso, il contrario, quasi, del deserto sotto il profilo della geografia fisica: sarà la foresta.




Qual è stata la ‘realtà’ della foresta nell’Occidente medievale?
Per Gaston Roupnel, nella sua celebre ‘Histoire de la campagne francaise’, la foresta è stata per l’uomo, dal Neolitico alla fine del Medioevo, ad un tempo lo spazio indispensabile che ‘prolungava e completava i suoi campi’ e il luogo delle sue ‘paure leggendarie’: ‘su questa soglia sacra che tutto proteggeva, il dissodatore primitivo arrestò una volta per tutte le sue imprese profane’. Charles Higounet ha redatto l’inventario e la carta delle foreste dell’alto Medioevo, epoca che ha conosciuto, dal 500 al 1200circa, una fase climatica calda e, dunque, ‘un ritorno offensivo della foresta’. Fra queste foreste europee, Higounet distingue la foresta d’Ardenna, che dal tempo dei celti era la foresta per eccellenza. Registra l’apparizione, a fianco dell’italiano e dello spagnolo ‘selva’, che continua il latino ‘silva’, e del germanico ‘wald’, di ‘forestis’ o ‘foresta’, che darà ‘foret’ in francese, ‘forst’ in tedesco, ‘forest’ in inglese.




La più antica attestazione conosciuta del termine associa d’altra parte l’idea di foresta all’idea di solitudine. Si tratta di un diploma di Sigeberto III, del 648, per l’abbazia di Stavelot-Malmédy: ‘nella nostra foresta chiamata Ardenna, vasta solitudine dove si riproducono le bestie selvagge’. La parola deriva senza dubbio dall’espressione ‘silva forestis’, una selva che dipende dal tribunale, ‘forum’ del Re. Designa all’origine una ‘riserva protetta di caccia’; ha un significato giuridico. Così gli uomini della seconda funzione indoeuropea, i guerrieri, i ‘bellatores’, gli uomini della forza fisica, hanno tentato di appropriarsi della foresta durante il Medioevo, e di farne il loro terreno di caccia. Ma hanno dovuta dividerla con gli uomini della Prima funzione, gli ‘oratores’, coloro che pregano, gli uomini Pagani Eretici Eremiti e Santi e talvolta in questo  apparente paradosso anche Gnostici…, che ne hanno fatto il deserto dei loro eremiti; e con gli uomini della terza funzione i ‘Laboratores’, che, per via della raccolta, della legna, del carbone, del miele e del ‘ghiandatico’ ne hanno fatto un territorio supplementare dell’attività economica.
Ma tutti, in realtà, vi sono andati soprattutto per marginalizzarsi, per comportarvisi come uomini della… Natura, fuggendo il cosiddetto mondo della ‘cultura’ in tutti i significati della parola…





Decifrare l’uomo che sarà: falso mito nel progresso scritto…


(*)….A codesto punto premetto ed intendo sia al volgo che al diletto intelletto, sia Laura Beatrice della diletta mia via, sacro Sentiero della vita, torniamo per un momento al Faggio della pagana favola di Natale e guardiamo l’albero della foresta con un diverso occhio… E più non dico ma scrivo affinché tutti possano meglio comprendere il principio della fine, ed annunciare al Nino che fu’ e sarà una certa e prematura dipartita nel principio della vita, e con lei della Natura in precoce morte annunciata al Teschio della Storia. Nel mito qui e per sempre scritto… ed anche pregato… Che la Filosofia, l’Eretico pensiero, l’Ortodossa via, ci accompagni per un migliore domani dal deserto di codesta morte prematura la quale va narrata e spiegata in tutta la limitata sua opera… In tutta il limitato intento… In tutta la limitata cultura…




…Gli anni 90 sono stati il decennio più caldo mai registrato dagli strumenti meteorologici, quelli seguenti lo sono e saranno ancor di più, tutti indistintamente caratterizzati da eventi estremi quali gravi alluvioni in Asia  America ed Europa. E se un umile e secolare Faggio può farci meglio comprendere la Natura del mito della credenza della speranza della dovuta fede dell’uomo io narro di Lui ed al suo anello mi (ri)compongo quale uomo nato…
La ‘dendrocronologia’, la scienza che studia gli anelli degli alberi, ha una lunga storia. Leonardo da Vinci fu il primo ad osservare che gli anelli degli alberi si formano annualmente. E’ però grazie all’astronomo Andrew E. Douglass (1867-1962) che tale disciplina diviene scienza accreditata. Il suo uso in Ecologia è più recente, e per quanto concerne il clima, nei suoi anelli abbiamo rivelato e rilevato alcune inoppugnabili certezze. Le temperature minime notturne sono salite più di quelle diurne, gli eventi estremi sono aumentati così come le precipitazioni alle medie e alte latitudini, mentre ai tropici sono diminuite, con conseguenti problemi di siccità. Perché allora esiste tuttora un notevole scetticismo nel mondo della ricerca e si sentono voci che non ritengono sufficientemente provata l’origine antropica dei mutamenti climatici?
 
Torniamo quindi al Crittogramma uomo e cerchiamo di spiegare…

Uno degli aspetti più importanti dell’Evoluzione della terra è la formazione dell’atmosfera, dal momento che è la sua combinazione di gas ad avere consentito alla vita di emergere dagli oceani e di svilupparsi. Si è ipotizzato, già a partire dagli anni 50, che l’atmosfera terrestre fosse costituita da gas provenienti dall’interno del pianeta, emessi dai vulcani. Ma gli scienziati si sono chiesti se questo processo si sia svolto improvvisamente circa 4,4 maliardi di anni fa’ quando il nucleo si differenziò, o se piuttosto abbia avuto luogo gradualmente nel tempo.
Per rispondere a questa domanda, Allègre e colleghi hanno studiato gli isotopi dei gas rari. Questi gas, tra cui elio, argo e xeno, hanno la proprietà di essere chimicamente inerti, vale a dire di non reagire in natura con altri elementi. Due di essi sono particolarmente importanti per gli studi sull’atmosfera: argo e xeno. L’argo ha tre isotopi, uno dei quali, l’argo 40, è il prodotto di decadimento del potassio 40. Dei nove isotopi, quello con numero di massa 129 ha due diversi origini. Lo xeno 129 è stato prodotto per nucleo sintesi prima che si formassero la terra ed il sistema solare, ma lo stesso isotopo è derivato anche dal decadimento dello iodio 129, radioattivo, che non esiste più sulla Terra. Questa forma di iodio era presente agli albori della terra, ma in seguito scomparve, e lo xeno 129 ne è il lascito. Queste coppie di isotopi costituiscono eccellenti cronometri… I risultati sono davvero eccellenti. I calcoli indicano che per l’80-85% i gas componenti l’atmosfera sono stati emessi nel primo milione di anni di vita della Terra; il resto è stato liberato dai vulcani lentamente, ma costantemente, nei successivi 4,4 miriadi di anni.




La composizione di questa atmosfera primordiale era quasi certamente dominata dall’anidride carbonica, con l’azoto secondo in ordine di abbondanza. I dettagli dell’Evoluzione dell’atmosfera primordiale sono oggetto di dibattito… Successivamente si presentò ai vari studiosi un altro enigma da risolvere: quanta anidride carbonica poteva esserci nell’atmosfera primordiale?
L’anidride carbonica terrestre è oggi incorporata in rocce carbonatiche come i calcari, ma non è chiaro quando cominciò ad essere intrappolata in queste rocce. Ai nostri giorni il carbonato di calcio è prodotto soprattutto dall’attività biologica; nel corso dell’Archeano il carbonio potrebbe essere stato rimosso da reazioni inorganiche. La rapida emissione di gas da parte del pianeta liberò enormi quantità di acqua dal mantello, dando origine agli Oceani e al ciclo idrologico dal quale la vita così come ci appare dipende. Gli acidi presenti nell’atmosfera erosero le rocce, formando altre rocce ricche di carbonati. L’importanza relativa di un simile meccanismo è comunque oggetto di dibattito.















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