giuliano

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IL TOMO

sabato 9 maggio 2020

L'ANNO 3000 (8)










































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Nel Capitolo completo (10)














Oggi è talmente comune l’idea che l’elettricità sia nata e cresciuta nel diciannovesimo secolo da dare una strana sensazione mentale di contemplare il fatto che tutte le miriadi di applicazioni commerciali sviluppate negli ultimi anni in questo campo avrebbero potuto essere prodotto dai cinesi o dagli antichi egizi, per quanto riguarda le potenzialità della natura per lo sviluppo di fenomeni elettrici. Lo scrittore conosceva un delizioso vecchio signore nel Vermont che una volta si riferiva, per un fatto ben noto, all’invenzione dell’elettricità da parte di Edison. È sorprendente quanto il suo stato d’animo caratterizzi da vicino quello di moltissime persone.

Nella forma del lampo, dell’aurora e dello shock dell’anguilla elettrica o del siluro, le manifestazioni elettriche sono note da quando l’uomo ha iniziato ad osservare quei fenomeni, ma l’ambra di resina fossile era la sostanza che meglio si prestava. Si osservava che questo materiale, molti secoli prima della nostra èra, possedeva la proprietà di attrarre corpi leggeri su se stessa quando si strofinava con la lana e, essendo chiamato λεκτρον (elettrone) dai Greci, trasmetteva il suo nome alla proprietà o alla forza che portava in evidenza. Il fatto è menzionato come già nel 600 a.c., da Talete di Mileto, sebbene non ci trasmetta il nome dell’osservatore originale del fenomeno, accogliente come l’esperimento, segnò un inizio nella ricerca elettrica.




Non che le ricerche scientifiche in quella o in qualsiasi linea siano state spinte molto assiduamente in quei giorni, perché c’è un grande divario tra la scoperta della proprietà sopra menzionata e l’acquisizione di qualsiasi conoscenza più solida relativa all’elettricità. Il fenomeno era in quel momento riportato nell’elenco dei fatti naturali e non sembra essere stato fatto alcun tentativo di collegarlo con gli altri. Lo spirito inquisitore dell’èra attuale non può essere portato in un sollievo più sorprendente che da un confronto dei progressi, attualmente, quasi quotidiani nella conoscenza scientifica, con il fatto che sono trascorsi molti secoli tra la scoperta del potere sopra menzionato dell’ambra degli antichi e quello successivo con un gran numero di altre sostanze, come diamanti, vetrificazioni di ogni tipo, zolfo, resina comune, ecc., possedere la stessa proprietà. Alcuni altri svariati fatti, tuttavia, furono notati anche dagli antichi: si dice che il fuoco fosse uscito dalla testa di Servio Tullio all’età di sette anni e Virgilio afferma che la fiamma fu emessa dai capelli di Ascanio.

Esaminando, ora, la storia dell’ascesa della scienza elettrica troviamo, come appena accennato, il vasto divario di oltre due millenni tra la scoperta del potere attrattivo dell’ambra sfregata e la semplice estensione della conoscenza umana in modo da includere altre sostanze...




Paolo e Maria lasciarono Roma, capitale degli Stati Uniti d’Europa, montando nel più grande dei loro aerotachi, quello destinato ai lunghi viaggi.

È una navicella mossa dall’elettricità.

Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce. Toccando un tasto Vaerotaco si mette in moto e si gradua la velocità, che può giungere a 150 chilometri all’ora. Toccando un altro tasto si riscalda l’ambiente alla temperatura che si desidera, e premendo un terzo si illumina la navicella. Un semplice commutatore trasforma l’elettricità in calore, in movimento; come vi piace.

Nelle pareti dell’aerotaco eran condensate tante provviste, che bastavano per dieci giorni. Succhi condensati di albuminoidi e di idruri di carbonio, che rappresentano chilogrammi di carne e di verdura; eteri coobatissimi, che rifanno i profumi di tutti i fiori più odorosi, di tutte le frutta più squisite. Una piccola cantina conteneva una lauta provvista di tre elisir, che eccitano i centri cerebrali, che presiedono alle massime forze della vita; il pensiero, il movimento e l’amore.




Nessun bisogno nell’aerotaco di macchinisti o di servi, perché ognuno impara fin dalle prime scuole a maneggiarlo, a innalzare o ad abbassare secondo il bisogno e a dirigerlo dove volete andare. In un quadrante si leggono i chilometri percorsi, la temperatura dell’ambiente e la direzione dei venti.

Paolo e Maria avevano portato seco pochi libri e fra questi L’anno 3000, scritto da un medico, che dieci secoli prima con bizzarra fantasia aveva tentato di indovinare come sarebbe il mondo umano dieci secoli dopo.

Paolo aveva detto a Maria:

‘Nel nostro lungo viaggio ti farò passar la noia, traducendoti dall’italiano le strane fantasie di questo antichissimo scrittore. Son curioso davvero fin dove questo profeta abbia indovinato il futuro. Ne leggeremo certamente delle belle e ne rideremo di cuore. È bene a sapersi che nell’anno 3000 da più di cinque secoli non si parla nel mondo che la lingua cosmica. Tutte le lingue europee son morte e per non parlare che dell’Italia, in ordine di tempo l’osco, l’etrusco, il celtico, il latino e per ultimo l’italiano.




Il viaggio, che stanno per intraprendere Paolo e Maria, è lunghissimo. Partiti da Roma vogliono recarsi ad Andropoli, capitale degli Stati Uniti Planetarii, dove vogliono celebrare il loro matrimonio fecondo, essendo già uniti da cinque anni col matrimonio d’amore.

‘Vedi , Maria’,

disse Paolo a lei, quando poté parlare:

‘qui intorno a noi dormono nel silenzio più di ventimila anni di storia umana. Quanto sangue si è sparso, quante lagrime si son versate prima di giungere alla pace e alla giustizia, che oggi godiamo e che pure sono ancora tanto lontane dai nostri ideali. E sì, che fortunatamente per noi, dei primi secoli dell’infanzia umana, non ci son rimaste che poche armi di pietra e confuse memorie. Dico fortunatamente, perché più andiamo addietro nella storia e più l’uomo era feroce e cattivo. Noi non vediamo più l’ecatombe di ossa, che devono trovarsi sul fondo del mare, perché sul principio del secolo XX ebbe luogo una terribile battaglia navale, a cui presero parte tutte le flotte d’Europa…




Si battevano per la pace e per la guerra, e l’Europa era divisa in due campi. Chi voleva la guerra e chi voleva la pace; ma per volere la pace si battevano, e un gran mare dì sangue imporporò le onde del Mediterraneo e allagò la Terra. In un solo giorno nella battaglia di Spezia e in quella di Parigi morirono un milione di uomini.

Qui dove noi siamo ora, godendo le delizie di questa bellissima sera, saltarono in aria in un’ora venti corazzate, uccidendo migliaia di giovani belli e forti; che avevano quasi tutti una madre, che li attendeva; tutti una donna che li adorava. La strage fu così grande e crudele, che l’Europa finalmente inorridì ed ebbe paura di sé stessa.

La guerra aveva uccisa la guerra e da quel giorno si mise la prima pietra degli Stati Uniti d'Europa. Quei giganti neri, che vedi galleggiare nel Golfo sono le antiche corazzate, che rimasero incolumi in quel giorno terribile.  Ogni nazione d’allora vi è rappresentata: ve n’ha di italiane, di francesi, d’inglesi, di tedesche.




Oggi si visitano come curiosità da museo e domattina ne vedremo qualcuna.

Vedrai come in quel tempo di barbari, ingegno e scienza riunivano tutti i loro sforzi per uccidere gli uomini e distruggere le città. E figurati, che uccidere in grande era allora creduta gloria grandissima e i generali e gli ammiragli vincitori erano premiati e portati in trionfo.

Poveri tempi, povera umanità!

Però, anche dopo aver abolita la guerra, l’umana famiglia non ebbe pace ancora. Vi erano troppi affamati e troppi infelici; e la pietà del dolore, non la ragione, portò l’Europa al socialismo. Fu sotto l’ultimo papa (credo si chiamasse Leone XX), che un re d’Italia scese spontaneo dal trono, dicendo che voleva per il primo tentare il grande esperimento del socialismo. Morì fra le benedizioni di tutto un popolo e i trionfi della gloria. I suoi colleghi caddero protestando e bestemmiando.




Fu una gran guerra, ma di parole e di inchiostro; fra repubblicani, conservatori e socialisti; ma questi la vinsero. L’esperimento generoso, ma folle, durò quattro generazioni , cioè un secolo; ma gli uomini si accorsero di aver sbagliato strada. Avevano soppresso l’individuo e la libertà era morta per la mano di chi l’aveva voluta santificare.

Alla tirannia del re e del parlamento si era sostituita una tirannia ben più molesta e schiacciante, quella d’un meccanismo artificiale, che per proteggere e difendere un collettivismo anonimo soffocava e spegneva i germi delle iniziative individuali e la santa lotta del primato. Sopprimendo l’eredità, la famiglia era divenuta una fabbrica meccanica di figliuoli e di noie sterili e tristi.

Un gran consesso di sociologi e di biologi seppellì il socialismo e fondò gli Stati Uniti del mondo, governato dai migliori e dai più onesti per doppia elezione. Al governo delle maggioranze stupide subentrò quello delle minoranze sapienti e oneste. L’aristocrazia della natura fu copiata dagli uomini, che ne fecero la base dell’umana società.

Ma purtroppo non siamo ancora che a metà del cammino.




L’arte di scegliere  gli ottimi non è ancora trovata; e pensatori e pensatrici, i sacerdoti del pensiero e le sacerdotesse del sentimento, travagliano ancora per trovare il modo migliore, perché ogni figlio di donna abbia il posto legittimo, che la natura gli ha accordato nascendo.

Paolo e Maria, spiegando il loro volo, dalla Spezia giunsero ben presto al disopra della Sicilia, dove mandarono dall’alto un saluto all’Etna, che da parecchi secoli era spento del tutto.


Il dì seguente erano in Egitto e con un buon cannocchiale vedevano le Piramidi, sempre ferme al loro posto dopo una così lunga corsa di storia: eran rimaste incrollabili nella loro granitica impassibilità, ma ai loro piedi si infrangevano le onde di un nuovo mare venuto per opera gigantesca di uomini a prendere il posto di tutti i deserti africani. L’acqua aveva preso il luogo della sabbia, e per questo solo fatto il clima dell’Europa si era rinfrescato di molti gradi, senza che perciò fosse ritornata una nuova epoca glaciale. Nell’anno 3000 gli uomini maneggiavano con tale artifizio le forze della Natura, che bastava dirigere una forte corrente di aria calda verso i poli per sciogliere gli immensi ghiacci, che un tempo occupavano gran parte della zona polare.













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