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IL TOMO

martedì 5 maggio 2020

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Per il ritardo storico con cui si manifestano, in Italia le dinamiche di modernizzazione produttiva e culturale si sviluppano nell’età del positivismo, e questa sintonia è funzionale all’elaborazione di un ‘progresso consapevole’ che favorisce la diffusione delle conoscenze.

E infatti il maggior successo della divulgazione si registra proprio fra seconda metà dell’Ottocento e inizi del nuovo secolo, ‘all’interno di un progresso globale di ampliamento delle basi della cultura di massa indotto dal positivismo e di democratizzazione’ dell’accesso al sapere, cui forse non erano estranee  le istanze tratte dal socialismo. D’altronde, se la classe dirigente liberale dei primi governi post-unitari fa ricorso alle competenze tecnico-scientifiche ‘per mettere a fuoco i problemi socio-economici della nuova nazione e per individuarne le possibili soluzioni’, chiamate ‘a una mobilitazione generale a sostegno del consolidamento interno del paese e della sua reputazione all’estero, le discipline sperimentali divennero oggetto di uno sforzo di promozione e di divulgazione estremamente articolato e complesso’.




Caricata di valenza ideologica la scienza diventa così ‘vessillo nazionale negli anni cruciali del consolidamento della neonata Italia’, e ‘il pubblico dei non esperti fu coinvolto attraverso la divulgazione scientifica in uno straordinario processo educativo; per la prima volta l’opinione pubblica borghese della penisola ebbe la convinzione di poter prendere in mano il proprio destino’.




Nel 1861, frequentando il Circolo della Stampa Scientifica, lo Scrittore fece la conoscenza di Gaspard Félix Tournachon, divenuto Tournadar vent’anni dopo, quando negli ateliers degli artisti vigeva la moda di aggiungere alle parole il suffisso ‘dar’.

Nel 1842 questo giornalista, romanziere, caricaturista e, soprattutto, fotografo di personalità del mondo letterario, artistico e scientifico adottò come pseudonimo il più breve Nadar. Bisogna ricordare che, a partire dal 1858, Nadar si era specializzato nella fotografia aerea, operando dalla navicella di un pallone. L’autore del racconto ‘Un viaggio in pallone’ e il fotografo/aeronauta discussero evidentemente della loro comune preoccupazione, stimolata dalle ricerche sulla possibilità di guidare gli aerostati.

Ma dovettero abbandonare abbastanza presto questa idea.

Nel luglio 1863, Nadar, Ponton d’Amécourt e Gabriel de la Landelle fondarono la ‘Società d’incoraggiamento per la locomozione aerea con apparecchi più pesanti dell’aria’. Uno dei due sindaci della società era… Jules Verne.




Il manifesto pubblicato il 31 luglio 1863 su ‘La Press’ affermava:

“Per lottare contro l’aria, bisogna avere un peso specifico superiore (…) La prima necessità dell’auto locomozione aerea è di sbarazzarsi assolutamente di ogni tipo di aerostato”.

L’ex-sindaco della ‘Società d’incoraggiamento per la locomozione aerea con apparecchi più pesanti dell’aria’ decise allora di scendere nell’arena. Nel 1885, dopo aver terminato di scrivere il romanzo, scrisse al suo editore e amico Pierre Jules Hetzel:

“Credo e spero che tutti coloro che parteggiano per gli apparecchi più pesanti dell’aria sosterranno Robur contro i suoi avversari. E fra questi ci sono persone impulsive: se non mi sbaglio il libro farà rumore. Devo riconoscere che il momento sembrerebbe abbastanza favorevole, tenuto conto che il pubblico manifesta un certo entusiasmo verso la possibilità di guidare i palloni”.




La scienza popolare si propaga dunque non solo tramite molti fortunati best-seller concepiti allo scopo, ma anche grazie ad una serie di suggestive opportunità di intrattenimento, implicitamente istruttive, e fra le tante attività alternative alla scrittura i divulgatori più accreditati sfruttano un altro canale di forte impatto, il museo, innanzitutto, come l’Esposizione…




Alla fine del primo capitolo, fra le cime difficilmente accessibili dove si può vedere sventolare la bandiera di Robur si trova il ‘parafulmine della Torre in ferro dell’Esposizione del 1889’; l’azione è ambientata dunque almeno tre anni dopo la pubblicazione del romanzo. In ogni modo, il trionfo del ‘più pesante dell’aria’ si faceva attendere anche nel 1897, quando, il 5 maggio, Jules Verne scriveva a Mario Turiello, giovane corrispondente italiano:

“Quanto al problema della navigazione aerea, siamo lontani dall’aver risolto il problema, anche per Robur il conquistatore, mi può credere”.

Un abisso divide la realtà dalla fantasia. Un abisso che sei anni dopo, il 17 dicembre 1903, i fratelli Wright avrebbero superato con il loro aereo mosso da un motore a combustione interna e non dall’elettricità, come l’“Albatros”.




Proprio per il coinvolgimento degli spettatori inesperti, le Esposizioni naturalistiche cambiano impostazione, i Fiori cedono il passo agli insetti elettrici’, passando da un impianto sistematico a soluzioni spettacolari: verso gli anni Ottanta dell’Ottocento il Museo civico di Storia Naturale di Milano allestisce suggestivi diorami, in cui ‘gli organismi sono presentati non più come asettiche varianti morfologiche di una serie evolutiva, ma come elementi di un sistema dove l’ambiente fisico, il paesaggio e gli organismi si compenetrano, mentre questi ultimi interagiscono tra loro sia a livello intraspecifico che interspecifico.











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