giuliano

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IL TOMO

lunedì 1 novembre 2021

'NESSUNO' MI VUOLE AMMAZZARE! (12)

 

























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Circa Morti senza Santi 


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E' giunta l'hora di pregare (13)








 

I beni più grandi, dice Socrate nel Fedro, ci vengono dalla pazzia, naturalmente questo è un cosciente paradosso che non mancò di sorprendere il lettore ateniese del IV secolo, quasi quanto sbalordisce noi; infatti, poco più oltre, risulta implicito che quasi tutti, al tempo di Platone, consideravano la pazzia uno stato obbrobrioso,  ma al padre del razionalismo occidentale non si fa sostenere la tesi generale meglio pazzo che savio, meglio malato che sano, anzi egli modifica il suo paradosso aggiungendo la pazzia concessa per dono divino.



 E continua distinguendo quattro tipi di divino furore, prodotti, dice, da una alterazione delle condizioni normali, di origine divina ; i quattro tipi sono:

 

1) Furore profetico (che ha per patrono divino Apollo).

 

 2) Furore telestico o rituale (che ha per patrono Dioniso).

 

3) Furore poetico (ispirato dalle Muse).

 

4) Furore erotico (ispirato da Afrodite e da Eros).




Ma vale forse la pena di prendere in considerazione i primi tre, non per passare in rassegna tutta la documentazione, ma per rispondere a due domande specifiche. Anzitutto al quesito storico: come giunsero i Greci alle credenze su cui si fonda la classificazione di Platone, e fino a che punto le modificarono sotto l’influenza del razionalismo incalzante?

 

La seconda domanda è di natura psicologica: fino a che punto gli stati mentali che Platone chiama furore profetico e rituale possono ritenersi identici a stati conosciuti dalla psicologia e dall’antropologia del nostro tempo?




Entrambe le domande sono difficili e dovremo forse contentarci, in molti casi, di un verdetto con formula dubitativa. Ma credo che valga la pena di porsi i quesiti. Tenterò di risolverli appoggiandomi, come tutti fanno, al Rohde, che ha investigato a fondo quasi tutto il campo col suo grande libro Psiche.

 

Prima di trattare dei quattro tipi divini di Platone, occorre parlare della sua distinzione generale fra divino furore e la comune pazzia di origine patologica.

 

La distinzione, naturalmente, è più antica di Platone.

 

Erodoto ci dice che la pazzia di Cleomene, considerata dai più castigo divino per un sacrilegio, era attribuita dai suoi compatrioti agli eccessi alcoolici. Ed Erodoto, benché si rifiuti di accogliere questa prosaica spiegazione nel caso di Cleomene, tende a spiegare con l’epilessia congenita la pazzia di Cambise, e osserva sensatamente che quando il corpo è gravemente leso, non fa meraviglia che ne risenta anche la mente. Egli perciò riconosce almeno due specie di pazzia, una di origine soprannaturale (ma non come premio) e un’altra dovuta a cause naturali.



Si dice che anche Empedocle e la sua scuola distinguessero la pazzia, dalla pazzia dovuta a minorazione fisica.

 

Tutto questo, comunque, rappresenta un pensiero relativamente progredito; possiamo dubitare che una distinzione di questo tipo venisse fatta in tempi più antichi. È credenza comune dei popoli primitivi in tutto il mondo che tutti i tipi di turbamento mentale siano prodotti da ingerenze soprannaturali. L’universalità di questa credenza non deve sorprendere troppo, giacché mi sembra che essa sia stata originata e convalidata dalle affermazioni dei malati stessi.

 

Oggi uno dei sintomi più comuni della sindrome paranoide è la convinzione de malato di essere in relazione (o addirittura di identificarsi) con esseri o forze soprannaturali, e possiamo ritenere che lo stesso avvenisse nell’antichità - anzi di un caso di questo genere (il medico del IV secolo, Menecrate, che si credeva Zeus) possediamo una documentazione abbastanza particolareggia.




Gli epilettici spesso provano l’impressione di venir bastonati da qualche essere invisibile, e i fenomeni sconcertanti dell’attacco epilettico (la caduta improvvisa, i contorcimenti, il digrignare i denti, la protrusione della lingua) contribuirono sicuramente a formare il concetto popolare di ossesso. Non è sorprendente che per i Greci l’epilessia fosse il morbo sacro per eccellenza, e che, come un ‘colpo’, ‘attacco’, ‘assalto’, richiama alla mente l’intervento di un demone *.




(*Hora, però, bisogna saper ben distinguere fra un Dèmone del tutto naturale, quindi creato ‘nel ed in’ vasto mondo della divina Natura, e con Lei eternamente ‘connesso’ qual gene della propria specie per conto della parabola da cui medesima Anima-Mundi e Vita preservarne la morte in eterna Vita; successivamente approdato ad una ‘delirante’, quanto limitata diagnosi occidentale nell’esorcizzare un male del tutto pagano, ovvero, il Sacro cordone ombelicale, o meglio la ‘corda’ che ancor, grazie a suddetto Dèmone ci congiunge sino alle più elevate vette della Stratosfera, così come il nucleo incompreso della crosta. Ed ove, purtroppo, cotal male ‘diagnosticato’ e ‘curato’ qual irrimediabile pazzia, sarà inquisito secondo schemi e pratiche conformi e immobili, immuni al nuovo tempo dato, o meglio che dico, mal interpretato; restituito, e irrimediabilmente avvelenato (e non solo da vermi o batteri vari). 




Solo il Tempo, infatti, ne risulterà guasto così come avariato. E se una impropria forma di ‘dotta sapienza’ ad uso e consumo d’un diverso e più pericoloso dèmone al servizio di una malsana pratica medica nel costante ‘esercizio’ della materiale economica (o peggio, ufficiale ‘dottrina’), abdicato ad una limitata vista su ugual medesimo panorama di vita, dedotta, o peggio decifrata, da una malsana limitata orwelliana psicologia, come simmetrica ‘banca’ ove il capitale ben ‘curato’ a spese della circoscritta pazzia; tenterà di illuderci che ogni più valida o bassa ragione  del progresso potrà risolvere cotal pazzia, avremmo perso totale nesso circa la Natura così incarnata, tutte le volte che fuggiamo cotal secolare inquisizione (a vari soggetti, alternativamente incaricata e distribuita in nuove connesse dottrine economiche.... 



frutto di eterno materiale interesse più che naturale intelligenza…) d’una diversa aliena società costituita. Così, per al meglio risolvere le varie connessioni di banchieri congiunti e uniti nella volontà di adeguare la propria ed altrui ben seminata aliena pazzia (circa i veri interessi della Terra) ad ognun prescritta qual rimedio della nuova ‘ricetta’. Illudendoci circa la sana ridistribuzione del globale progresso da codesti interpretato curare con ugual efficacia il male seminato. Dobbiamo risolvere il nodo posto sin dall’inizio dei tempi, con una scelta una morale di Vita, un Idealismo che fugga il Pensiero così fondato, nonché, da più elevati invisibili interessi irrimediabilmente presidiato, ovvero fuggire così come Ulisse! 



E se il Viaggio lungo e il cammino difficile, è bene affrontare l’omerico incerto Tempo, ma non certo amletico destino offerto al banco del tempio. Così se pur nominati pazzi presidiati come creati dal morbo mal curato della Natura, se pur perseguitati ancor prima di streghe e benandanti, con il carroccio di turno, vigile attento fido cane del proprio padrone, è giunta l’hora di (ri)fondare i miti al Tempio d’ogni Elemento violentato posseduto, manipolato, corrotto, perseguitato, deriso, umiliato, processato, inquisito, ed in ultimo, come codesti luoghi insegnano, posto al rogo della falsa ragion di stato incarnata da chi ancor più falso.




 E disfarsi della dismessa morale la quale legittima superiore dominio, senza aver cognizione di ciò che solitamente dispensa e dispenserà ancora, per tutto ciò che non viene più pensato, bensì suggerito dalla sala della regia. A lei preferiamo diverso teatro e destino, mio caro amico!)* [*la corretta forma caratteriale del ‘posseduto’ sarà corrisposta in appendice al testo, ci scusino loro Signori per il momentaneo, seppur tele-paticamente, almeno così dicono dalla regia, controllato stato di epilessia. Grazie!]


 

Suppongo tuttavia che l’idea della vera possessione, distinta dalla semplice ingerenza psichica, sia nata in ultima analisi dai casi di personalità alterna o seconda, come quello della famosa signorina Beauchamp, studiato da Morton Prince. In tali casi infatti improvvisamente interviene a prendere possesso dell’organismo una personalità nuova, di solito assai diversa dalla precedente quanto al carattere, all’estensione delle conoscenze e perfino quanto alla voce e all’espressione del viso, che parla di sé in prima persona, e della precedente personalità in terza persona...


(Prosegue....)








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