IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 9 marzo 2014

DIVERGENZE DI OPINIONI


















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divergenze di opinioni (2)












Studie Crusenberry: 'A quei tempi, c'erano i Ribelli e gli Yankee,
la Guerra, cosiddetta.
Ne hai sentito parlare, certo. E sì, nonno e papà ci sono passa-
ti tutti e due, e anche mamma. E mio nonno Hall.
E passarono bei guai, sai, perché uno di loro era Ribelle e l'altro
era Yankee.
Mi pare che era una specie di guerra, che facevano, e tante vol-
te ho pensato di andare in biblioteca a vedere se trovo un libro
che ne parla, o altro'.




'Qui c'era il confine, Nord e Sud.
C'era chi stava da una parte, e chi dall'altra (Sill Leach).
Il Kentucky non si schierò con il Sud nella Guerra Civile, e il
confine fra Harlan e la Virginia diventò un confine fra due pa-
esi in guerra fra loro.
A Harlan, la maggioranza della popolazione simpatizzava per
l'Unione nordista (a eccezione della zona di Clover Fork, più
vicina con la Virginia) - tanto che in certi ricordi la 'Union' fe-
derale per la cui salvezza combattevano Lincoln e il Nord di-
ventava la 'union' nel senso di 'sindacato'.




Mildred Shackleford: 'Andavo alla media superiore e mi ricor-
do la sorpresa quando seppi che Lincoln era repubblicano.
E mi dissi, ecco perché la mia famiglia è repubblicana. Me ne
ero sempre vergognata perché erano i democratici che erano
i liberali, che facevano le cose giuste, e i repubblicani erano
la feccia, no?
Così andai a casa una sera e dissi qualche cosa a mio nonno,
sul fatto che la nostra famiglia era repubblicana e i repubblica-
ni erano quelli che si battevano per liberare gli schiavi e tutto.




E mi ricordo che mio nonno si girò e mi guardò e disse, 'Ti
voglio dire una cosa, ragazza mia', disse: 'Non c'entrava nien-
te liberare i niggers'.
Disse, 'La questione era salvare le unions. Eravamo repubbli-
cani per salvare le unions. Non c'entrava niente con nient'altro'.




Daniel Howard: 'C'era un certo Mr Nolan, aveva 97 anni, è
morto un paio d'anni fa, era un grande narratore e sapeva un
sacco di storia orale, e parlava, e quello che mi incuriosiva era
che c'era tanta gente qui nelle montagne che era andata a com-
battere con l'esercito dell'Unione, e una delle ragioni era una
banda di rinnegati che cavalcavano con i Confederati e - c'era
un commerciante dall'altro lato della montagna e quelli decisero
di rapinarlo e dopo che l'ebbero rapinato lo legarono e lo frusta-
rono e alla fine l'ammazzarono.




E tanti suoi parenti si misero con l'esercito dell'Unione per com-
battere contro i Ribelli.
Una parte di quella famiglia stava con la Confederazione e una
parte con l'Unione, e c'erano due cugini, uno stava con l'Unione,
e fecero un agguato in Virginia e quando vide quello (a cui stava
per sparare), era suo cugino di Pine Mountain.
Tutti e due i ragazzi alla fine lasciarono perdere e se ne tornaro-
no a Pine Mountain'.




Chester Napier: 'I raiders, i predoni, arrivavano da tutte e due
le parti e ti prendevano tutto quello che avevi. E, non c'era il te-
lefono, o il giornale, o altro, e girava la voce che stavano arrivan-
do.
Allora la gente prendeva le mucche, i cavalli, la roba da mangia-
re, tutto quello che avevano, e lo nascondeva per non farselo
portare via, perché si prendevano tutto quello che avevi.
Le famiglie nascondevano la roba, poi non la ritrovavano più e
andava perduta.
E ancora oggi di tanto in tanto trovi un barattolo di monete d'ar-
gento che avevano nascosto per non farselo prendere dai raiders,
e poi magari la famiglia era stata sterminata'.

(Prosegue....)


(aut.NSA 45/90 4378/C2 del 20/3/13)  
























venerdì 7 marzo 2014

SETTE ANNI PRIMA (Guerra e pace...)


















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Sette anni prima (Guerra e pace...) (2)













Così una mattina andai a cercare lungo una breve via di selciato sconnesso, l’edificio grigio che ospitava, durante l’inverno, la famiglia Tolstoj. Nel parco, dove querce e lecci distendono larghe ombre, insetti dorati ronzavano tra le foglie.
Attorno era silenzio.
Tutto è rimasto come allora, e nelle stanze si respira la distesa aria dell’inizio del secolo, un senso di sicurezza borghese: la macchina da cucire nell’alloggio delle domestiche, una bicicletta nel ripostiglio, il bigliardino per gli svaghi serali, nella camera dei ragazzi c’è il mappamondo, un cavallo a dondolo di cartapesta maltrattato, il primo libro di letteratura con qualche figurina colorata: un cavaliere impetuoso fa la corsa col treno, ma sarà sconfitto, perché il progresso avanza, un cane regge tra le zampe una rosa dai petali di sangue.




All’attaccapanni è appeso il cappotto foderato di pelliccia che lo scrittore indossava per andare a passeggio, accompagnato da un barboncino nero, sulla morbida neve, e le tarme insidiano il vecchio pastrano; la tavola nella sala da pranzo, è apparecchiata per undici. Al posto di riguardo sedeva la moglie, Sofija Andrejevna, e attorno i figli; per Tolstoj, che era vegetariano, e sdentato, la cameriera portava un vassoio particolare: zuppa di avena, o minestra di cavoli, crocchette di riso o di patate, o un uovo alla coque, dei pomodori crudi, gelatina di frutta, un goccio di vino bianco nell’acqua.
Sofija Andrejevna aveva riempito il suo salotto di tappeti, di un gusto che oggi diremmo dannunziano: mobili, tendine inamidate, lumiere di opaline, denunciano più che il benessere, quel lusso che tormentava Lev Nikolajevic perché lo induceva a considerare la sua esistenza un vergognoso privilegio, e a paragonarla con la miseria della gente.
‘Basta entrare nella dimora di un lavoratore’ diceva ‘perché l’anima ringiovanisca’. Ma le solide pareti, i quadri, i grandi alberi del parco, la cancellata di legno non lo dividevano dal suo prossimo: nascevano qui dentro i suoi sogni rivoluzionari, i sogni di un ribelle che non esalta Cristo ma si illumina di cristianesimo che vuol cambiare la società, e se stesso, con l’amore, distruggendo classi e pregiudizi, abolendo anche lo Stato.




‘Non si può essere buoni a metà’ si legge nei suoi pensieri.
Qui arrivavano i discorsi e le chiacchiere della bella gente moscovita; gli parlarono, ad esempio, di Anna Stepanovna Pirogova, che scoprendo il marito mentre trescava con l’istitutrice tedesca, andò con gli occhi sbarrati verso le luci gialle di una locomotiva, e diventò per sempre Anna Karenina. E in quella che è adesso la Casa degli scrittori – un edificio settecentesco, col bel giardino, una siepe disegna il viale per le carrozze, sulla facciata spuntano piccole naiadi di porcellana – collocò la vicenda di Natasa Rostova, nelle pagine di… Guerra e pace




Una domenica  ho preso la strada che conduce a Charkov, e sono arrivato a Jasnaja Poljana. Qui Tolstoj è nato: venne al mondo sul largo divano di pelle scura che si conserva ancora nello studio, come i suoi fratelli, come i suoi figlioli, perché dicevano che portava fortuna; da qui partì per andare a morire, stravolto dalla stanchezza e assillato dai problemi morali, alla stazione di Astapovo.
Attorno alle scuderie del conte Volkonskij, il nonno materno, che possedeva queste terre, volano bassi i rondoni; un bambino pesca nel laghetto, larghe farfalle bianche si posano sui giunchi. Da questa riva, pensò, Sofija Andrejevna, esasperata dai contrasti con quel marito che predicava contro l’ingiustizia sociale e voleva, per la pace della coscienza, disfarsi dei campi, dei boschi e di ogni bene, si gettò nell’acqua e fu ripescata umiliata e ancora più cupa.
Lev Nikolajevic l’aveva sposata quando era una fanciulla di diciassette anni, educata ai rigorosi schemi della sua condizione; credeva forse di condurla verso le sue concezioni umanitarie: l’idea di una fratellanza che si regge sull’anarchia, il nichilismo e Dio; ma negli ultimi tempi, amareggiato, diceva di lei: ‘E’ una belva’.

(Prosegue....)

















domenica 2 marzo 2014

MARK TWAIN








































Precedenti capitoli:

Ribelli &

(la guerra di...   secessione) &

Il clan o ku klux klan

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Tre lapidi












....In realtà il movimento secessionista era una forza autonoma nel quadro di
un dramma precedente alla guerra, che aveva messo gli abitanti del Missouri
gli uni contro gli altri; le forze federali entrarono in scena solo a cose fatte.
'Il germe sta nei disordini del 1855, relativi al Kansas' disse John R. Carter.
'Il partito schiavista continuò a crescere' fino all'arrivo delle truppe dell'Unio-
ne.
Durante questo periodo di supremazia dei 'Border ruffians', 'gli schiavisti fa-
natici' opprimevano i loro avversari. 'La faida esisteva in quella zona del Mis-
souri prima dell'inizio della ribellione' concluse un comitato di legislatori sta-
tali. 'All'epoca i fautori dell'Unione in quella regione si opponevano alle in-
cursioni in Kansas' e così 'si attirarono l'odio feroce degli schiavisti convinti'.
























 

La divisione fra unionisti e secessionisti deriva dalla spaccatura prebellica
fra i vecchi whig e i know-nothing da una parte e le Logge azzurre e i 'bor-
der ruffians' democratici dall'altra.
Entrambe le fazioni erano favorevoli alla schiavitù, ma gli estremisti caldeg-
giavano il ricorso alle armi per ottenere ciò che volevano. Il loro movimen-
to divenne una setta violenta e intollerante, e rivolse molta della sua furia
contro i concittadini che osavano dissentire.
Erano questi gli uomini che minacciarono i whig riuniti nella contea di Boone
nel 1885, costringendoli ad approvare l'uso delle armi contro gli abolizioni-
sti, che devastarono il 'Park Industrial Luminary' nello stesso anno e che nel
1865 quasi linciarono Darius Sessions, il leader dei know-nothing a Liber-
ty. La loro mobilitazione contro i concittadini fu l'ingrediente essenziale della
guerra intestina nel Missouri.



















Quando scoppiò la guerra, gli schiavisti più fanatici ritenevano che Lincoln
stesse tramando in segreto per liberare gli schiavi. 'I secessionisti hanno as-
serito che lo scopo di questa guerra è la liberazione dei negri' riferì il St Jo-
seph Journal.
Nel 1872 un eminente confederato del Missouri confermò questa tesi: la
guerra di Secessione, dichiarò il direttore di giornale J. N. Edwards, 'fu
combattuta perché la schiavitù potesse vivere a morire'.
Frank James e le altre reclute esprimevano la stessa idea affermavano di
voler difendere 'il sacro suolo e le sacre istituzioni del Missouri contro l'-
invasione'.
C'erano anche interessi personali in gioco: uno studio sui combattenti con-
federati della contea di Jackson mostra che le loro famiglie avevano una
probabilità doppia di possedere schiavi rispetto a quelle dei loro coetanei;
e il numero totale dei loro schiavi era doppio rispetto alla media dei pro-
prietari locali.






















Persino dopo avere vissuto con lui e averlo intervistato per parecchi mesi,
Leadbelly non mi parlò mai di queste cose.... negli anni venti e trenta, par-
lare di queste cose, di questi argomenti, e persino, cantarne, era troppo
pericoloso: il Sud era praticamente sigillato.
Soltanto parlando con alcuni neri che si erano trasferiti al Nord ed erano
tornati al Sud dopo la sentenza della Corte Suprema contro la segregazio-
ne, riuscì a registrare delle testimonianze sincere di lavoratori del Profondo
Sud. Le esperienze che vi sono narrate costituiscono il retroterra e l'humus
delle canzoni da cui è nato il blues.....





























Alla fine del lavoro nella contea di Coahoma Lewis Jones si convinse che
la storia popolare potesse essere compresa meglio in relazione alle tre prin-
cipali modalità di trasporto e comunicazione che avevano progressivamen-
te collegato il Delta al resto del mondo, provocando grandi cambiamenti nel-
l'antica cultura contadina.
In un certo senso aveva ragione.
Il battello a vapore raggiunse il suo splendore nella prima fase dell'epoca
della piantagione. La ferrovia portò con sé una speculazione terriera, l'af-
farismo e la mezzadria, che frantumò le comunità locali spingendo gli uo-
mini lontano, alla ricerca di lavoro.





















Il primo di questi suoni era la sirena multitonale del battello del Mississippi,
e il primo blues veniva cantato proprio dai mozzi di bordo.

Il povero scaricatore casa non ne ha,
Oggi è qui, domani partirà.

I battelli a vapore che navigavano il Mississippi erano, a quell'epoca, la
meraviglia dell'America occidentale.

La grande Kate Adams scende lungo
     il fiume 
Le grandi ruote laterali cantano:
    'Grazie a Dio sono stato salvato'.



















Tutti gli anziani che vivevano lungo il fiume dicevano di aver lavorato sul-
la famosissima 'Kate Adams'.
Raccontavano che era all'altezza della sua fama, perché nel 1883 aveva
battuto la 'Jim Lee' in una gara sul fiume tra Hell's Point in Mississippi e
Helena, in Arkansas. Per la gente che viveva lungo il fiume, queste imbar-
cazioni stupende erano come essere viventi.

Kate Adams e Jim Lee fecero una gara,
Kate buttò l'acqua in faccia a Jim Lee.

Il vanto maggiore di tutti i ragazzi che vivevano sulle sponde del fiume
era sapere riconoscere e imitare la sirena della Jon W. e quelle di tutti
i battelli del fiume.






















Le navi che solcavano il Mississippi non stimolavano solo la fantasia: si
trattava di imbarcazioni di splendida progettazione. Una nave poteva
trasportare fino a 7000 balle di cotone, diventando simile a una gigan-
tesca balla di cotone galleggiante da cui spuntavano soltanto le ciminie-
re. La punta massima di trasporto in una stagione fu di 77.000 balle,
ma molte navi avevano una media simile.
Il profitto, sulla base di un dollaro per balla, era notevole, perciò i bat-
telli a pale dal fondo piatto, alimentati a legna, regnarono sul fiume per
un secolo intero. L'ultima di queste fabbriche di denaro galleggianti fu




















la 'Tennessee Belle', costruita nel 927, che solcò proficuamente le ac-
que del fiume fino al 942, quando a Natchez fu distrutta da un incendio
ancora vivo nella memoria dei vecchi scaricatori.
Tutte le operazioni di carico e scarico, sollevamento e trasporto, erano
eseguite da una schiera di scaricatori neri che, tra un lavoro e l'altro, son-
necchiavano sopra coperta.
Un battello postale del Mississippi, con un pescaggio di pochi centime-
tri, poteva navigare sulle acque basse della palude, straorzare di prua
sull'argine di una piantagione e gettare la passarella vicino al carico.





















Subito gli scaricatori cominciavano a trottare avanti e indietro, scari-
cando le merci che venivano dalla città e caricando la produzione
locale destinata al mercato.
Quanto maggiore era la loro velocità, tanto più elevato era il profitto,
perciò gli scaricatori erano il cuore e i muscoli dei battelli a pale. Que-
sta fumante impresa commerciale poggiava interamente sulle loro spal-
le ed essi ne erano consapevoli.
I sollevamenti e i carichi che eseguivano quotidianamente erano molto
superiori a quello che sono capaci di fare oggi i sollevatori professioni-
sti, e senza adoperare bilancieri equilibrati con cura e pedane elastiche:






















maneggiavano casse, botti, balle di cotone e animali vivi, spesso recal-
citranti, muovendosi e indietro lungo le passarelle ondeggianti o nel fan-
go scivoloso.
Due scaricatori erano in grado di trasportare un mulo imbizzarrito e
scalcitante lungo tutta la passarella......

(T.J. Stiles, Jesse James, Storia del bandito ribelle; A. Lomax, La terra
del blues)




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Il suonatore jones &

Pensi che dormono...?

















venerdì 28 febbraio 2014

LA CHIESA DI SHILOH (2)














































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La chiesa di Shiloh (48)

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La chiesa di Shiloh (3)













La battaglia era finita….
Essa era stata combattuta con una violenza ed una ferocia senza pari, invisibile ai loro occhi celati dietro binocoli beffardi, occhi astuti signori della Poesia della guerra,… che non è rima di vita….
Pittsburg Landing fu invero una tra le più sanguinose battaglie della storia. I confederati avevano lasciato lassù sul campo 1723 morti, 8313 feriti, 959 prigionieri e dispersi: in tutto 10995 uomini, quasi un quarto degli effettivi dell’Armata…. Alle truppe federali la battaglia era costata 1754 morti, 8408 feriti, 2285 prigionieri e dispersi, in totale 12447.
Complessivamente i morti ed i feriti delle due parti erano stati 20198 cioè circa il 20% delle forse impegnate. A Solferino, considerata una tra le più sanguinose battaglie del secolo XIX e combattutasi appena tre anni prima, i morti ed i feriti dei tre eserciti non avevano ecceduto il 10% delle forze impegnate…




                   
                                              TRE  PIU’ UNO FA UNO



Nell’anno 1861, Barr Lassiter, un giovane di ventidue anni, viveva con i genitori e la sorella maggiore nei pressi di Carthage, nel Tennesse. La famiglia conduceva un’esistenza umile e si manteneva coltivando una piantagione piccola e poco fertile.
Dal momento che non possedevano schiavi, i suoi membri non venivano annoverati tra le ‘persone più in vista’ del vicinato; ma erano gente onesta, istruita, educata e rispettabile, per quanto lo potesse essere una famiglia che non esercitava un dominio personale sui figli e sulle figlie di Cam.
Il vecchio Lassiter aveva i modi severi che spesso contraddistinguono chi nutre una devozione intransigente al dovere e ne nascondono il carattere cordiale e affettuoso. Era stato temprato nel ferro di cui sono fatti i martiri, ma nel cuore del suo stampo si era insinuato un metallo più nobile, che si fonde a una temperatura più mite, senza però, mai colorare né ammorbidire la durezza esteriore.




Sia a causa dell’ereditarietà che dall’ambiente, il carattere inflessibile dell’uomo si era trasmesso in parte agli altri membri della famiglia; casa Lassiter, sebbene non priva di affetto domestico, era autentica roccaforte del dovere, e il dovere… ah, il dovere è crudele come la morte!
Al suo scoppio, la guerra suscitò in quella famiglia, come in molte altre dello Stato, dei sentimenti contrastanti: il ragazzo rimase fedele all’Unione, gli altri le divennero selvaggiamente ostili. Questa infelice divisione comportò un’intollerante rancore domestico, e quando il figlio e fratello oltraggioso se ne andò di casa con il proposito dichiarato di volersi arruolare nell’esercito federale, nessuno gli strinse la mano, nessuno gli rivolse una parola di commiato e nessuno gli fece un augurio che lo avrebbe accompagnato nel mondo in cui si apprestava ad affrontare, con tutto lo spirito di cui era capace, il destino che lo attendeva.




Diretto a Nashville, già occupata dall’esercito del generale Buell, si arruolò nel primo reparto in cui si imbatté, un reggimento di cavalleria del Kentucky, e a tempo debito passò per tutti i gradi della carriera militare che da recluta inesperta lo fecero diventare un provetto soldato di cavalleria. E per giunta era davvero un ottimo soldato di cavalleria, sebbene il suo racconto orale, da cui è stata tratta questa storia, non ne faccia menzione; ho appreso questo fatto dai suoi compagni sopravvissuti. Poiché Barr Lassiter aveva risposto ‘presente’ al sergente chiamato Morte. 
Due anni dopo che lui si fu arruolato, il suo reggimento passò attraverso la regione da cui il giovane proveniva. L’area nei dintorni era stata messa duramente alla prova dalle devastazioni della guerra, essendo stata occupata.....

(Prosegue....)














sabato 22 febbraio 2014

LA MASCHERA CADUTA (il varo della nave...)











































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Eterno volto dell'ipocrisia della vita














... Per abbreviare la strada prese un ponte di ferro sopra un canale che conduceva
ai quartieri residenziali, imboccò una strada dalle vetrine sfarzose, ben illuminate e
popolosa, per ritrovarsi poi, poco più in là, di nuovo nel buio di un vicolo, quasi la
città avesse fulmineamente mutato aspetto.
La vecchia Neb di Amsterdam, la famigerata strada delle prostitute e dei protetto-
ri, demolita ormai da anni, era risorta lì, in un'altra zona della città, come un orrobi-
le morbo che d'un tratto riesploda.
Non era molto diversa: forse meno brulicante e selvaggia di un tempo, ma assai più
spaventosa. I reietti di Parigi, Londra, delle città belghe e russe, lasciata la loro pa-
tria col primo treno, in precipitosa fuga di fronte all'esplodere delle rivoluzioni, si
ritrovano proprio lì, in quei locali 'eleganti'.




Al passaggio di Hauberrisser portieri in livrea, con il tricorno in testa e un bastone
dal pomo lucente in mano, spalancavano muti come automi le porte d'ingresso im-
bottite e le richiudevano, sicché ogni volta una luce forte e abbagliante si riversava
nel vicolo e per un secondo, quasi prorompessero da una gola sotterranea, un urlo
selvaggio di musica negra, uno trepitare di cimbali o un folle lamento di violini ziga-
ni squarciavano l'aria.
Sopra, al primo o al secondo piano delle singole case, regnava un altro tipo di vita:
silenziosa, sussurrata, felinamente in agguato sopra e dietro le tendine rosse. Un
breve e rapido picchiettar delle dita sui vetri, qua e là richiami sommessi, frettolosi,
scanditi in tutte le lingue del mondo eppure inequivocabili: un busto di donna in ca-
micia da notte bianca, la testa invisibile nell'oscurità, come staccata dal tronco e
braccia che fanno gesti d'invito... poi di nuovo finestre aperte, nere quanto la pece,
di un silenzio spettrale, come se in quelle stanze abitasse la morte.




L'edificio d'angolo in fondo al lungo vicolo sembrava relativamente innocuo: a metà
strada fra il varietà di infimo ordine e il ristorante, a giudicare dai manifesti affissi.
Hauberrisser entrò.
Una sala gremita, i tavoli coperti da tovaglie gialle; tutti mangiavano e bevevano.
In fondo, sopra un palcoscenico, una dozzina di canzonettisti e comici sedevano
in semicerchio in attesa di esibirsi.
Un vecchio dalla pancia sferica, due occhi cisposi e sporgenti, la barba bianca, le
gambe incredibilmente magre avvolte in una calzamaglia verde con le estremità pal-
mate da rana, sedeva muovendo su e giù le dita dei piedi accanto ad una cantante
francese di 'couplets' in costume da 'Incroyable' e le diceva a bassa voce cose che
sembravano di grande importanza.




Il pubblico intanto si sorbiva, senza comprenderne una parola, il monologo in tede-
sco, di un caratterista vestito da ebreo polacco in caffettano e stivaloni: costui tene-
va in mano una piccola siringa di vetro - di quelle per le otiti in vendita nei negozi
di sanitari - e cantava con voce nasale intercalando ogni strofa con un grottesco
'ballabile':

Dalle quindici alle sedici
visita al secondo piano,
è re tra i medici
il dottor Mettimano.

Hauberrisser si guardò intorno alla ricerca di un posto; ovunque folla - per lo più
ceto medio locale. Soltanto a un tavolo al centro della sala un paio di sedie erano
ancora sorprendemente libere. Tre donne mature e prosperose e una vecchia dal-
lo sguardo severo, col naso aquilino e gli occhiali di corno, sedevano intorno a una
caffettiera coperta da un cappuccio di lana colorata a forma di gallo sferruzzando
con destrezza, come in un'oasi di quiete domestica.




Con un gentile cenno del capo le quattro signore lo invitarono ad accomodarsi.
Sulle prime aveva creduto si trattasse di una madre insieme alle figlie, ma ora vide
che non potevano essere parenti. Le tre più giovani, pur non somigliandosi affatto,
erano le tipiche olandesi di mezza età - bionde, floride e bovine -, mentre la matro-
na dai capelli bianchi doveva avere origini meridionali.
Il cameriere gli portò la bistecca con un'aria compiaciuta; tutt'intorno ai tavoli sghi-
gnazzava e lo guardava scambiandosi commenti a mezza voce.
Cosa significa tutto ciò?
Hauberrisser non ne veniva a capo...
Osservò di sottecchi le quattro donne: no, impossibile, erano borghesucce fatte e
finite. L'età avanzata era di per sé garanzia della loro rispettabilità. Sul palcosceni-
co, intanto, un tizio nerboruto dalla barba rossa, con un cilindro a stelle e strisce,




calzoni aderenti a righe bianche e blu, una sveglia sul gilet a quadretti verdi e gialli
e in tasca un'anatra cui era stato tirato il collo aveva spaccato la testa del suo com-
pare, la vecchia rana, sulle stridule note dello 'Yankee Doodle', mentre due strac-
civendoli di Rotterdam, marito e moglie, cantavano accompagnandosi col piano-
forte la vecchia e malinconica canzone... della Sanremo morta....
Vivaci come gli arabeschi di un caleidoscopio, i 'numeri' dello spettacolo si susse-
guivano senza posa, alla rinfusa: ricciute babygirls inglesi di un'innocenza terriffican-
te, apache con scialli di lana rossa, una danzatrice del ventre siriana con tanto di
viscere ballonzolanti, imitatori di campane e cantanti popolari bavaresi che rutta-
vano seguendo la melodia.




Un tale miscuglio di assurdità aveva sui nervi un effetto quasi narcotizzante, come
se conservasse una traccia del fascino misterioso dei giocattoli (di nuova fabbrica-
zione del progresso...), quello che spesso medica un animo fiaccato dalla vita con
maggior efficacia dell'opera d'arte più sublime.
Il tempo passò senza che Hauberrisser se ne rendesse conto, e quando l'apoteo-
si finale concluse lo spettacolo e il gruppo degli artisti sfilò sventolando le bandiere
di tutti i paesi - probabilmente a rappresentare il fausto ritorno della pace mondiale
- con in testa un negro che danzava un 'cake-walk' al ritmo del consueto:

Oh Susy Anna
Oh dont't cry for me
I'm goin' to Loosiana
My true love for to see.....

(Prosegue....)

















martedì 18 febbraio 2014

IL PREDICATORE





































(Per Francis Parkman:

Francis Parkman)

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Due orologi 












Francis Parkman s'inoltrò nell'immensa distesa delle Grandi Pianure, dove
si unì a una banda di nomadi oglaga della tribù Lakota; ma quando si girò
a guardare dietro di sé, anche il Missouri colonizzato parve una terra stra-
niera ai suoi occhi di bostoniano istruito a Harvard.
A un altro passeggero che sbarcò da un battello quella primavera dovette
apparire assai diverso: per lui le piane occidentali del Missouri dovevano
rappresentare una sorta di Sion.
Anche quest'uomo, all'inizio del 1846 aveva  trascorso una settimana su
un battello parrtito da St. Louis e diretto a ovest.
Se fosse stato a bordo del Radnor, Parkman lo avrebbe notato: era una
figura imponente, un uomo alto con il viso lungo e magro, i capelli con la
scriminatura da una parte pettinati in modo da lasciare scoperta la fronte
spaziosa.


























Forse teneva in mano una Bibbia quando compariva nella sala da pranzo
nell'ora dei pasti; il suo nome era Robert Sallee James, ma quest'uomo
di 28 anni era meglio conosciuto fra i suoi vicini battisti come 'fratello' ....
...o 'predicatore James'.
Probabilmente sbarcò a Liberty, nella contea di Clay, sulla sponda op-
posta a Independence. Lì dovette noleggiare un cavallo o un carro per
compiere il lungo viaggio verso casa sulle piste dissestate che gli abitan-
ti del Missouri chiamavano 'stade', attraverso un paesaggio che somiglia-
va a un tappeto spinto in un angolo: sgualcito, rugoso, solcato da burro-
ni e cosparso di alberi da legname.
Il suo percorso dovette condurlo attraverso la città di Liberty, la prospe-
rosa ma modesta capitale della contea, e poi una ventina di chilometri
più in là nelle propagini settentrionali di Clay.

















Lì dovette superare una piccola altura e avvistare un'umile casa a un
piano, composta da tre stanze e uno stretto portico, appollaiata insie-
me a una stalla e a qualche altro fabbricato sopra il letto di un torrente
infossato.
....Era arrivato.
James aveva chiaramente scelto con cura il periodo per quel lungo
viaggio appena terminato. Gennaio, pur essendo in pieno inverno, era
un mese stracarico di lavoro per il tipico agricoltore del Missouri, ma
dall'ottava alla dodicesima settimana dell'anno il ritmo subiva un rallen-
tamento temporaneo.
Anche il fiume era finalmente libero dal ghiaccio e i primi battelli a
ruota si ormeggiavano alla lunga banchina della contea di Clay.




















Robert James viveva in un ambiente familiare in apparenza felice, con
una moglie giovane e graziosa e un figlio piccolo.
....Ma era un uomo irrequieto, ossessionato.
In breve tempo trovò una tribuna per la propria ambizione nella chie-
sa battista di New Hope. Fondata nel 1828, era un umile edificio in
legno di sei metri per sei, con un camino di pietre disposte a casaccio
che si apriva su un grande focolare.
Anche in un locale così angusto c'era spazio in abbondanza per i fe-
deli durante le riunioni domenicali: il loro predicatore, morto poco
tempo prima, aveva allontanato la maggior parte dei membri con le
sue accese discussioni dottrinali sulla comunione.
Quando arrivò James, solo quindici persone si riunivano per i servi-
zi religiosi.
In quella chiesa tetra e polverosa James scoprì la propria luce inte-
riore; e in lui la piccola comunità trovò la propria salvezza, in senso
....sia spirituale che terreno......
(T. J. Stiles, Jesse James storia del bandito ribelle)




 Prosegue in:


Il predicatore (2) &

Il predicatore (3)