CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

venerdì 27 luglio 2018

UN UOM VAL CENTO... E CENTO NON FAN UNO....



















Prosegue in:

Con questa gente di parlar tacendo.... &

Ove cotanta ignoranza dimora..... &

Vegio che arde qui il grande fuogo (brevi parentesi storiche.....)













Io ho (avuto) paura di tre cose:
D'esser d'animo povero e mendico
(Io so che tu m'intendi senza chiose),
Di servir per altrui e dispiacere,
E per difetto mio perdere amico;
Ond'io son ricco, quanto al mio vedere,

Ché speso il tempo di mia poca vita
In acquistarmi scienzia ed onore
Ed in seguire altrui con l'alma unita.
Non per ricchezza fra li buoni ho loco:
Non val ricchezza a povertà di cuore
....E poco vale a chi conosce poco.

S'io avessi conoscenza, quale io bramo,
Delle bestie, sì come gli umani,
Molti non amerei di quelli che amo.
Amore accende, ma l'odio disface
La conoscenza con li pensier vani,
Fin che vien giorno che speranza tace.

Potresti dubitar perché ciò dico?
Ed io a te: Perché son nati molti
Che parlano secondo il tempo antico;
'Che val saper cose meravigliose
Ove frutto non è?' dicon gli stolti
Snizzando le lor bocche disdegnose.

Grande è la pena qui, e più il tacere.
Convienci di partir da questa gente
Che d'uomini non nacque, ma di fiere.
Ringrazio il mio Signor che non mi fece
Del numero di questi da niente,
E d'intelletto il ben non mi disfece.

Un uom val cento, e cento non fa uno;
Tanto è il valor dell'uom quanto ha intelletto....














Così mi dicea delli suoi accadimenti
ed anche di una bestia insieme a lui 
che il fuoco una sera inghiottì 
entro una strana sfera;
per gli altri che ripeteano parole...
è il tempo che avanza:
crea la materia
...o falsa creanza.....
Mentre lo Primo intelletto 
con lui perì 
entro un eterno foco accesso....
Alli ciechi son dedicate 
queste rime...
...che son ciechi ......
molto più di prima.
Alli orbi
son dedicati 
codesti accadimenti
se pur cento o mille..
son sempre fermi.
Se pur camminano
son sempre zoppi,
se pur pregano
son sempre idioti,
se pur parlamentano
son sempre ciucchi
..entro e non oltre....
li loro giochi astuti!


Ed io a lui: 













La pecunia rantola nell'incubo
che avanza,
scalcia nel buio della sua sostanza,
rubata ad una coppia che ora
non più dorme....,
l'eterno sonno della morte.
Forse perché nel freddo di un mondo
che non muore.
Il loro sogno invece,
crepa in lenta e tranquilla agonia,
nel bianco candore
di un belato lungo la via. (8, 69)

I due lupi turbarono le notti
ed i giorni migliori
di troppi pastori,
sacrificano con quelli
i loro cani fedeli.
Li trovano morti e sanguinanti,
con gli schioppi stretti fra le mani.
Li trovano legati alla catena,
con la bava che scende dalla bocca.
Gli occhi come chi prega,
l'urlo sommesso
della stessa preghiera.
Il collo squarciato l'orecchio inciso,
da chi ha sofferto uguale martirio,
....ma ora corre libero
padrone del suo arbitrio! (8, 70)

Son io che gli ho restituito
memoria,
nell'ultimo desiderio
prima che l'anima fugga
di nuovo nel vento.
Quel rantolo di dolore
ho trasformato in terrore,
chi pensa di aver ucciso
l'amore.
Il grido ho trasformato
in eterno sorriso.
Non è insano tormento,
ma ululato che spezza il vento.
Mi guardano fieri lungo la via,
mi seguono muti fino alla piazza,
mi indicano il posto
e mi insegnano le parole...,
del loro segreto amore.
Io non faccio null'altro
che ricambiare gentil cortesia,
e cantare il dolore oramai muto
di un uomo e una donna,
perché mi fanno eterna compagnia
(l'eretico e la sua 'donna').
Nel segreto di una verità....
che mai sarà dottrina,
perché rinchiusa nel silenzio
di ogni rima e strofa
nascosta.
Eterna poesia dell'anima mia! (8, 71)

Son io quell'uomo che cammina
senza sera e mattina,
vago pure di notte a vegliar
le porte.
Ogni uscio della falsa dottrina,
mi porta pure a sfidare
la mala sorte,
di ogni ora del giorno e della notte.
Sull'uscio dell'ovile
per scolpire di rosso
il loro dormire.
Son io quell'uomo senza ora,
vago contento....,
senza forma né tempo,
lontano dal perimetro
di una falsa geografia.
Li vuole tutti nel circolo
d'una pia illusione,
inganno imperfetto nominato tempo.
A spasso con l'ora che segna
il nostro destino e l'ultima parola,
bruciata senza memoria. (8, 72)
(a te son dedicate queste rime
aguzzino dell'eterna storia...).

(Cecco d'Ascoli, L'Acerba & G. Lazzari, Frammenti in rima)

(Prosegue.....)
















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