CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
UN LIBRO ANCORA DA SCRIVERE: UPTON SINCLAIR

domenica 15 ottobre 2023

il racconto della Domenica, ovvero: L'ULTIMA GOCCIA DI PETROLIO

 













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dell'11 OTTOBRE....







Infatti una vera flotta di ghiacci appariva verso il sud, ingrandendo a vista d’occhio. Erano dieci o dodici, ma quali giganti!...

 

Quei figli del gelido polo, che le correnti marine avevano staccato dal continente, sulle cui coste forse da secoli sonnecchiavano, mai contaminati, probabilmente, da alcun piede umano, filavano lentamente verso le regioni settentrionali, verso le regioni indorate dal sole.

 

Avevano proporzioni mostruose: taluni avevano un’estensione di mezzo miglio ed un’altezza di duecento metri. Figuratevi quali masse, quando si pensi che, se hanno un’altezza di cento metri, devono averne trecento di sotto!...

 

Alcuni di quei giganti dovevano dunque avere uno spessore di ottocento metri!




I raggi solari, riflettendosi su quelle superfici bianche, venate di un azzurro languido o di verde pallido, sprigionavano qua e là, attorno alle punte o negli angoli, delle tinte superbe. Alcuni di quegli ice-bergs (è il nome che si dà alle montagne di ghiaccio galleggianti) sembravano enormi diamanti incrostati di zaffiri o di smeraldi; altri sembrava che celassero nel loro interno un vero fuoco, poiché le loro estremità riflettevano delle tinte rosse, ed altri ancora, che non potevano ricevere la luce solare, parevano zaffiri, ma sposati ad una sostanza ignota e meravigliosa, la quale rifletteva tutti i colori dell’arcobaleno.

 

Cosa strana: quei ghiacci del Polo Australe non avevano le forme stravaganti che si riscontrano negli ice-bergs dell’Oceano Artico. Erano sorprendenti per la loro semplicità, per la loro struttura regolare e tagliata a filo e le loro superfici, viste da lontano, sembrava che fossero state solcate da un aratro.

 

‘Quale diversità fra questi ghiacci e quelli del Polo Artico!’

 

esclamò Wilkye.




‘Gli stessi freddi intensi, ma quale differenza fra le regioni dei due poli!’...

 

‘Ma sono belli, stupendi, Wilkye’

 

...disse Bisby che non si stancava di ammirarli.

 

‘Che masse enormi!... Quale nave potrebbe resistere ai loro urti?’

 

‘Nessuna, Bisby’

 

‘E ne incontreremo ancora?’

 

Più scenderemo verso il sud, più diverranno numerosi’

 

‘È vero quello che si dice, amico mio, che il Polo Australe è più difficile da scoprirsi che il Boreale?’

 

‘Sì, Bisby’.

 

‘E perché? Forse che quaggiù fa più freddo?’




‘No, ma pei ghiacci. Esistendo al Polo Australe un vero continente, attorno a questo da secoli e secoli si accumulano immensi ice-bergs e vasti campi di ghiaccio, i quali impediscono alle navi di avanzare’

 

‘Ma è proprio vero che esiste un continente?’

 

Tutto lo indica, Bisby. Gli esploratori ne hanno già delineato i contorni, e poi credete voi che quelle immense montagne di ghiaccio si possano formare in alto mare? No, si formano solamente in vicinanza delle terre’

 

‘Ma quel continente non può invece essere composto di semplici isole unite fra loro da banchi di ghiaccio?’

 

‘No, perché non s’incontrerebbero, in tal caso, degli ice-bergs così colossali. Il Polo Nord è cosparso di isole, ma colà non si vedono montagne di ghiaccio di dimensioni pari a queste’

 

‘Deve essere vasto questo continente’




‘Senza dubbio, Bisby, ma è pure difficile scoprirlo tutto, poiché si afferma che sia circondato da una vasta calotta di ghiaccio che sarebbe larga parecchie centinaia di chilometri’

 

‘Dunque voi credete impossibile che Linderman possa con la sua nave avvicinarsi al polo?’

 

‘Sì, Bisby. Egli spera di trovare un passaggio al sud della Terra d’Alessandra, supponendo che quella sia un’isola, ma invece urterà contro il continente e sarà costretto ad arrestarsi a qualche centinaio di miglia dal polo’

 

‘E non potrà giungervi a piedi?’




‘Non vi riuscirà, Bisby. Le marce attraverso i campi di ghiaccio sono tremende e non si possono sopportare per dei mesi, quando il freddo scende a 45° od a 50° sotto lo zero’

 

‘E voi sperate di trovarlo coi vostri velocipedi?’

 

‘Lo tenterò, Bisby e, se tutto va bene, chissà!..’ 

[……]




‘Avrei potuto’,

 

…riprese Wilkye

 

‘…scendere più al sud con la Stella Polare e cercare di abbreviare questa distanza che è enorme; ma ho pensato che avrei potuto affrontare pericoli tali, da compromettere gravemente la nostra spedizione. Questo continente è più pericoloso, più aspro, più coperto di ghiacci delle regioni del Polo Artico, e le spedizioni tentate con le navi non hanno mai dato splendidi risultati. Nessuno è riuscito a sorpassare il 78° 9’ 30” di latitudine, e quasi tutti gli esploratori sono stati costretti a svernare fra questi deserti di ghiaccio. A me preme di affrettare il tentativo di raggiungere il polo e bisogna che lo compia prima che sia terminato lo sgelo, o nessuno tornerebbe vivo alla costa. Credo quindi di aver agito prudentemente sbarcando qui, senza perdere un tempo preziosissimo seguendo la Stella Polare verso il sud. In un mese, se Dio ci aiuta, noi possiamo essere di ritorno e pronti a rimetterci in mare, anche senza attendere la Stella Polare’.

 

‘Con la scialuppa?’

 

…chiesero i marinai.

 

‘Sì, amici miei’

 

‘Ma dunque contate di partire subito per il polo?’

 

…chiese Bisby.

 

‘Fra qualche giorno. Silenzio ed ascoltatemi’




 Wilkye sorseggiò la sua tazza, poi riprese:

 

‘Vi spiegherò ora il mio piano: come voi già sapete, io tenterò di raggiungere il polo in velocipede. Tutti gli esploratori antartici hanno osservato che il continente polare è generalmente piano e che i suoi campi di ghiaccio non sono così scabrosi come quelli delle regioni artiche. Essendo posti sulla terra, non hanno spaccature, non hanno sollevamenti e forse non soffrono pressioni. Una marcia a piedi si potrebbe fare con maggiore riuscita che nelle regioni nordiche, ma la distanza dalla costa al polo sarebbe troppa per un equipaggio che è costretto a portarsi dietro un pesante bagaglio. Ho quindi ideato di raggiungere il polo in velocipede. Solamente una marcia rapidissima può dare dei felici risultati, poiché un lungo soggiorno fra questi immensi campi di ghiaccio potrebbe tornare fatale agli uomini: possono mancare i viveri, piombare improvvisamente i terribili geli e assiderare le membra o incancrenirle e sopraggiungere lo scorbuto, questo grave male che ha arrestate tutte le spedizioni polari tentate per terra. Il velocipede che io adopererò, non è di quelli soliti. È una macchina fatta costruire appositamente e con grande diligenza, munita di otto ruote, fornita d’un piccolo motore a petrolio, capace di portare tre uomini e un carico di duecento chilogrammi e di raggiungere una velocità da venticinque a trenta miglia all’ora’

 

‘Un velocipede a vapore!’




esclamò Bisby.

 

‘Ma allora non avevate bisogno di velocipedisti’

 

‘Anzi, ne ho assoluto bisogno, Bisby’

 

…disse Wilkye.

 

‘Il mio velocipede è costruito in modo da potersi dividere ottenendo tre biciclette, le quali, come potete facilmente immaginare, non potranno avanzare che mosse dai piedi degli uomini. Mi tocca una disgrazia qualsiasi? Si spezza o si guasta la macchina, o esaurisco la provvista di petrolio (ciò che mi accadrà senza dubbio nel ritorno, non potendo portarne con me una provvista considerevole), io divido il mio velocipede ed ecco ottenute tre biciclette pronte a ripartire.

 

‘Ben ideato!’

 

esclamò Bisby.

 

‘E quanto tempo contate di impiegare, per giungere al polo?’




‘Se non incontrerò ostacoli, marciando dodici ore al giorno, calcolo di giungervi in cinque giorni, ma non voglio essere troppo ottimista, e metterò invece dieci giorni’

 

‘Dunque fra venti giorni voi potrete essere di ritorno’

 

‘Lo potrei, ma chi può assicurarlo? Sarà cosa prudente portare con me i viveri sufficienti per quaranta giorni’

 

‘Ma noi?’

 

…chiese Bisby.

 

‘Voi rimarrete qui coi marinai e ci attenderete. Condurvi tutti al polo è impossibile e poi, chissà quali vicende ci attendono in questo viaggio... Noi saremo più tranquilli, pensando che alla costa abbiamo dei compagni, che vi è una casa per ripararsi e che vi sono dei viveri’

 

‘Eppure sarei venuto volentieri anch’io al polo, Wilkye!’...

 

‘Non vi mancheranno le distrazioni qui, Bisby. Fra qualche settimana comincerà lo sgelo, la selvaggina si mostrerà su queste coste e potrete cacciare ed intraprendere delle esplorazioni per vostro conto.

 

‘Andrò a fare una passeggiata fino alla Terra d’Alessandra’




‘Un po’ più lontano e andrete al polo’

 

…disse Wilkye, ridendo.

 

‘Una spiegazione, signore’

 

…disse un marinaio.

 

‘Parlate’

 

‘Se vi toccasse una disgrazia e non vi si vedesse ritornare dopo i quaranta giorni, cosa dovremmo fare noi?’

 

‘Organizzerete una spedizione di soccorso e tenterete di raggiungerci fin dove lo permetteranno le vostre forze’

 

‘E se non vi troviamo? È necessario prevedere tutto’

 

‘Avete ragione’

 

…disse Wilkye.

 

‘Allora ritornerete alla costa, ci attenderete fino alla fine dell'estate, poi vi imbarcherete o sulla nostra scialuppa o sulla Stella Polare, se sarà tornata, e raggiungerete l’America’




‘Ma voi?’

 

…chiese Bisby, impallidendo.

 

‘Se in tre mesi non saremo ritornati, sarà segno che noi siamo morti’

 

‘Voi mi spaventate, Wilkye’

 

‘Eh!’

 

…esclamò l’esploratore.

 

‘Credete voi che le regioni polari non abbiano avuto le loro vittime? Il Polo Nord è costato centinaia di vite umane’




‘Ma col vostro velocipede’...

 

‘Può spezzarsi, un campo di ghiaccio può aprirsi sotto i nostri piedi e inghiottirci, o una montagna di ghiaccio può piombarci addosso e stritolarci, o una valanga di neve può seppellirci o la fame ucciderci’

 

‘Io rinuncerei al polo!’

 

‘Voi, ma io mai!’

 

…esclamò Wilkye, con suprema energia.

 

‘O spiegare la bandiera americana ai confini del mondo australe o perire nell’impresa’

 

‘E noi vi saremo fedeli compagni, signore!’

 

…esclamarono i due velocipedisti con entusiasmo.

 

‘Lotteremo fino allo stremo delle nostre forze, pel trionfo della nostra bandiera’




 ‘Grazie, valorosi compagni’

 

…disse Wilkye commosso.

 

‘Sapevo di aver condotto con me due fidi amici. Ora, finché i nostri marinai trasporteranno qui la scialuppa per metterla al sicuro dai ghiacci, che non tarderanno a mettersi in movimento per l’imminente sgelo, noi saliremo quella catena di colline e andremo a vedere le pianure dell’interno’.

 

‘Andiamo’

 

…disse Bisby che aveva mangiato tanto da correre il pericolo di scoppiare. – Una passeggiata mi faciliterà la digestione.

 

Wilkye, il negoziante ed i due velocipedisti, armatisi di carabine a retrocarica e di bastoni con la punta ferrata per aiutarsi nell’ascensione, lasciarono la capanna e si diressero verso le colline che chiudevano l’orizzonte verso il sud-est.

 

La temperatura era fredda assai, essendo scesa a 15° sotto lo zero, ma splendeva un vivo sole, il quale già cominciava a sciogliere i ghiacci accumulati dinanzi alla costa di Graham. Dal sud soffiava però, ad intervalli, un vento freddissimo che gelava i nasi e le orecchie degli esploratori.

 

Un’infinità di uccelli marini svolazzavano lungo le spiagge. Se ne vedevano dappertutto, sugli ice-bergs, sui campi di ghiaccio, in mezzo alla neve, sulle scogliere e si udivano le loro grida scordate e rauche.




Anche alcune foche si scorgevano, indolentemente stese sull’orlo dei banchi, scaldandosi ai raggi del sole, ma erano così lontane da far perdere a Bisby, che avrebbe voluto assaggiare la loro carne, ogni speranza di raggiungerle.

 

Superata la costa, gli esploratori s’arrampicarono sulle colline, i cui pendii erano scabrosi e difficilissimi, essendo coperti da una crosta di ghiaccio e di neve gelata che doveva avere un grande spessore. Però qua e là si vedevano dei tratti che avevano già perduto il loro rivestimento invernale e fra le fessure di quelle rocce, che sembravano composte di un tufo rossastro, erano tosto spuntate le prime pianticelle. Infatti si vedevano rizzarsi timidamente dei muschi, i licheni usnea melanoxantha, qualche fuchsia magellanica, che aveva già cominciato a mettere i bottoni pendenti, dei piccoli cespugli di metrosideros stipularis con le foglioline punteggiate, ma che non avevano ancora messo i piccoli fiori bianchi; delle lecanore e delle ulve, bizzarre pianticelle queste ultime, che non spuntano che all’ombra. Si direbbe che temano il sole ed infatti, se i raggi dell’astro diurno le toccano, ben presto muoiono, ma forse in causa della mancanza di acqua. Infatti, spuntano solamente sulle rocce, il sole non tarda ad assorbire l’umidità loro necessaria per vivere, ed appassiscono.

 

Procedendo lentamente e con mille precauzioni per non scivolare nei crepacci e nei burroni che s’aprivano dovunque, verso le quattro pomeridiane gli esploratori giungevano sulla cima della catena.




Al di là, verso il sud, si estendeva dinanzi a loro una pianura sconfinata, coperta di neve, leggermente ondulata, ma non interrotta da quei rialzi, da quelle piramidi, da quelle guglie acute e da quei crepacci come si osservano nelle regioni del Polo Artico. Il continente australe pareva piano come un vero deserto e solamente ad un’immensa distanza si vedevano delinearsi, sul fondo azzurro del cielo, rade catene di montagne.

 

Su quella vasta pianura gelata regnava un silenzio di morte, né si scorgeva alcun essere vivente. Perfino gli uccelli, così numerosi sulle coste, mancavano, e non se ne vedeva uno solo volare su quella superficie immacolata, mai calpestata da piede umano, fin dal tempo della sua formazione.

 

‘Che deserto di ghiaccio!’

 

…esclamò Bisby, rabbrividendo.

 

‘Mette paura solamente a vederlo’

 

‘Sono contento che sia così’

 

…disse Wilkye.

 

‘Il nostro velocipede filerà senza trovare ostacoli’

 

‘Ed il polo è laggiù?’




‘A sud, ma a millecinquecento miglia di distanza’

 

‘Ci vuole del coraggio, Wilkye, per andarlo a cercare. Ed io che volevo andarci a piedi!’...

 

‘Ditemi, signor Wilkye’,

 

…chiese il velocipedista Peruschi

 

‘troveremo altre pianure dietro quei monti che si vedono laggiù?’

 

‘Lo spero, amico mio’

 

‘Ma come attraverseremo quei monti?’

 

‘Se non troveremo un passaggio, li aggireremo’

 

‘Allungheremo il viaggio considerevolmente’

 

‘Vi ho detto che porteremo con noi dei viveri per quaranta giorni’

 

‘Sperate d’incontrare la spedizione inglese al polo?’




‘Dubito molto che Linderman possa trovare un passaggio sulla Terra d’Alessandra. Io sono convinto che le terre australi formino un vero continente e non siano un aggregamento d’isole, quindi una nave non potrà mai giungere al polo’

 

‘Che tenti di giungervi a piedi?’

 

‘Lo tenterà, ne sono certo, ma sarà costretto a ritornare. Un equipaggio, per quanto robusto ed agguerrito, non può percorrere millecinquecento miglia a piedi sui ghiacci e carico dei viveri necessari per parecchi mesi. Tutte le spedizioni tentate nei mari artici, anche con l’aiuto delle slitte tirate dai cani, hanno dato risultati negativi, anzi disastrosi. Ritorniamo, amici: scenderemo per quei burroni che mettono alla costa e andremo ad osservare questi esploratori artici’…  

[…..]  

Quella catena che tagliava l’immensa pianura dal sud-est al nord-ovest, seguendo il 73° di latitudine, formava una barriera gigantesca, che pareva insuperabile per gli esploratori polari. Era un accatastamento enorme di monti, coperti di neve e di ghiacci, che alzavano i loro picchi aguzzi come coni o come piramidi per parecchie migliaia di piedi, divisi gli uni dagli altri da profonde vallate, i cui margini parevano tagliati a picco.

 

Nel centro, un cono colossale, rivestito di ghiaccio dalla base alla cima, lanciava la sua punta a sette od ottomila piedi d’altezza e le sue vallate, trasformate in ghiacciai, vomitavano nella pianura, con boati continui e con sorde detonazioni, degli ice-bergs del peso di migliaia di tonnellate, i quali scivolavano per lungo tratto, abbattendo sul loro passaggio i ghiacci minori.

 

‘Fin dove si prolungherà questa catena?’




 …si chiese Wilkye che gettava sguardi corrucciati su quei monti.

 

‘Troveremo un passaggio noi o saremo costretti a retrocedere, vinti dagli ostacoli di questa regione maledetta?’

 

‘Noi siamo pronti a tentare tutto’

 

…dissero i due velocipedisti.

 

‘Lo so, amici, ma non vi nascondo che la nostra situazione sta per diventare critica assai. Eccoci arrestati a mille miglia dal polo, con viveri per tre sole settimane e con la provvista di petrolio quasi esaurita. È bensì vero che ci siamo molto inoltrati in questo continente, ma non basta, quantunque io sia convinto di avere preceduto il mio rivale di parecchi gradi’

 

‘Altri esploratori si sono inoltrati più di noi?’

 

…chiese Peruschi.




‘Sì, poiché Weddel ha superato il 74° di latitudine e Giacomo Ross è giunto al 75° 4’ ’

 

‘Allora bisogna superarli, signore’

 

‘E senza perder tempo, amici. Sono assai inquieto per la nostra situazione ed anche pei compagni che abbiamo lasciati alla costa’

 

‘Cosa temete per loro?’

 

‘Che, tardando noi a ritornare, s’imbarchino sulla Stella Polare’

 

‘Bisby non ci abbandonerà, signore’

 

‘Lui no, ma gli altri? E poi cosa volete che faccia quell’uomo che non sa far altro che mangiare?’

 

‘Ma credete che il signor Linderman ritorni?’

 

‘Con la sua nave non s’inoltrerà in questo continente che sembra formare una massa sola. Questa immensa catena di montagne dimostra che queste terre non sono isole raggruppate attorno al polo’




‘Lo sapremo presto con maggior sicurezza’

 

…disse Blunt.

 

‘Non siamo ancora al polo, amico’

 

‘Ma ci andremo, signor Wilkye’

 

…disse Peruschi.

 

‘Ma questi monti?’

 

‘Li supereremo, quand’anche dovessimo trasportare sulle nostre spalle il velocipede’

 

‘Sì, signor Wilkye’

 

…disse Blunt.




‘Grazie, compagni: tentiamo la sorte. Vedo laggiù una vallata che mi pare salga tortuosamente presso quel ghiacciaio e che non mi sembra troppo erta. Forse ci permetterà di raggiungere la cima’

 

‘Tentiamo, signore’

 

…dissero i due velocipedisti.

 

Risalirono sulla macchina e ripresero la corsa verso il sud-est, in direzione del cono colossale, da loro chiamato monte Bisby, e presso il quale s’apriva la valle notata da Wilkye.

 

Colà infatti s’apriva come una profonda spaccatura che pareva prodotta da qualche tremenda convulsione vulcanica e saliva verso i piani superiori lambendo due immensi ghiacciai. Il velocipede che procedeva con una velocità di venti miglia all'ora, s’addentrò nella valle che era cosparsa qua e là di lastroni di ghiaccio, ma che però aveva dei lunghi tratti che permettevano alla macchina di passare.

 

Quantunque la pendenza fosse rimarchevole, pure le ruote, dentellate come erano, non scivolavano e procedevano con sufficiente rapidità, trasportando in alto gli esploratori. Ben presto però cominciarono gli ostacoli: i ghiacci senza dubbio scivolati colà dai piani superiori o rovesciati dai vicini ghiacciai, diventavano più numerosi, costringendo Wilkye ed i suoi compagni a discendere per aprire la via al velocipede.




Quelle frequenti fermate facevano perdere un tempo prezioso agli esploratori, i quali vedevano, con grande inquietudine, consumarsi la già tanto scarsa provvista di petrolio ed avvicinarsi quindi il momento in cui sarebbero stati forzati a dividere quel capolavoro della meccanica.

 

Alla sera non avevano superato che quattro miglia e con infiniti stenti. S’accamparono sui fianchi della montagna, su di una specie di piattaforma che aveva loro permesso di rizzare la tenda e, dopo una magra cena, si addormentarono strettamente avvolti nelle loro pellicce, essendo lassù il freddo assai pungente.

 

Tutta la notte però i ghiacciai vicini tuonarono incessantemente, svegliando parecchie volte Wilkye, il quale temeva che dall’alto piombassero dei massi di ghiaccio.

 

Il mattino seguente riprendevano con lena la salita.

 

Per economizzare il petrolio, avevano spento la macchina spingendo innanzi il velocipede che era più d'impiccio che di utilità su quelle chine, le quali diventavano più ripide e più scabrose.




I loro sforzi però non davano che scarsi risultati, gli ostacoli crescevano ad ogni passo, la pendenza aumentava, i massi di ghiaccio si accumulavano per ogni dove costringendoli ad aprirsi una via con le scuri ed il freddo diventava così intenso da intirizzirli.

 

Non fu che verso la sera del 15… cioè dopo otto giorni d’incredibili sforzi, che poterono finalmente giungere sulla cima di quella catena, dopo d’aver affrontato cento volte il pericolo di scivolare negli abissi o di farsi schiacciare dai ghiacci che precipitavano dall’alto.

 

Di lassù, a cinquemila piedi d’altezza, la vista spaziava su un immenso tratto di quella regione del gelo e delle nevi. A destra ed a sinistra si estendevano due immensi ghiacciai, due veri fiumi di ghiaccio in movimento, i quali scintillavano sotto i raggi del sole e che tuonavano sordamente e quasi senza interruzione. Al nord si estendeva la grande pianura che gli esploratori avevano percorsa nei giorni precedenti, e al sud un’altra immensa pianura ondulata, interrotta qua e là da alcuni picchi isolati, imporporati dal sole.

 

‘Laggiù vi è il polo’

 

…disse Wilkye, che fissava avidamente quella nuova pianura.




‘Ah! potessi giungervi presto e spiegare ai confini del mondo la bandiera della nostra patria!’...

 

‘Domani scenderemo su quella pianura, signore’

 

 …disse Peruschi.

 

‘Ho scoperto un passaggio che ci permetterà di effettuare la discesa senza accendere la macchina. Basterà chiudere i freni e lasciarci scivolare’

 

‘A domani’

 

…disse Wilkye.

 

Stavano per rizzare la tenda, quando udirono a breve distanza un rauco urlo, che pareva emesso da un animale.

 

‘Avete udito, signor Wilkye?’

 

…chiese Peruschi.

 

‘Sì’

 

…rispose questi, che pareva assai sorpreso.

 

‘Che ci siano delle foche?’




 ‘Non è il ruggito d’un leone marino, e poi delle foche qui, fra i monti, a cinquecento miglia dalla costa?’

 

‘Gli esploratori che visitarono le sponde di questo continente hanno mai fatto menzione di animali feroci?’

 

‘Mai, ma si sono limitati a visitare solamente le coste. Chi può dire che non ne esistano nell’interno?’

 

Il rauco urlo si fece udire più vicino. Pareva che uscisse da un profondo crepaccio che formava una specie di caverna, addentrantesi nel fianco della vicina montagna.

 

‘Andiamo a vedere’

 

…disse Wilkye, armandosi di fucile.




‘Sono curioso di sapere quali animali popolano questo continente’

 

S’appressarono tutti al crepaccio, ma con precauzione, non sapendo ancora con quale avversario avevano da fare; ma, percorsi soli pochi passi, videro comparire sette od otto animali che avevano l’aspetto di lupi, senza però aver l’aria feroce di quei carnivori delle regioni boreali. Avevano il pelame eccessivamente folto e lungo, le orecchie corte, le gambe magre ed emettevano dei rauchi urli.

 

Vedendo i tre esploratori, s’arrestarono sorpresi, non avendo forse mai, prima di allora, veduto degli uomini, poi fecero un brusco voltafaccia e s'allontanarono con grande rapidità, salutati da una triplice scarica che gettò a terra i due più grossi.

 

‘Sono lupi’

 

…disse Peruschi, che si era affrettato a raccogliere le prede.

 

‘A me sembrano invece warrah’

 

….disse Wilkye, che li osservava con curiosità.

 

‘Cosa sono questi warrah?’

 

…chiese Blunt.

 

‘Sono specie di lupi, ma non feroci, che si trovano nelle isole Falkland’

 

…rispose Wilkye.




‘Li mangiano gl’isolani?’

 

‘Sì, e noi faremo altrettanto. Questa carne giunge a proposito per ingrossare le nostre provviste, le quali scemano rapidamente’

 

‘Se ne troveremo degli altri, non li lasceremo fuggire’

 

….disse Blunt.

 

Si ritirarono sotto la tenda, contando di mettersi in marcia per tempo. Infatti alle cinque del mattino cominciarono la discesa, lasciandosi scivolare lungo le valli dell'opposto versante. Quantunque quella discesa fosse facile, impiegarono nondimeno quattro giorni prima di giungere in quella pianura che pareva si prolungasse, senza altre interruzioni, fino al polo....


(E. Salgari)









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