IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 10 marzo 2019

LA SCELTA (3)



















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La scelta

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Un mondo più nuovo che non corre ad alta velocità fra Torino e Lione













Noi umili profani ci chiediamo quale sia l’interesse pubblico e di Stato e quanto del privato nella difficile scelta del Sentiero - di ogni Sentiero - per condurci sino alla vetta, se per vetta intendiamo una sostenibile compatibilità con le esigenze del singolo e delle sue reali prospettive di sopravvivenza intese quali utili ripartizioni fra costi e benefici per la merce e materia indispensabile per la cosiddetta sopravvivenza.

Anche se sappiamo in cuor nostro che in realtà abbisogniamo di ben altro che viaggiare ad alta velocità con una nuova super dotata cabinovia per far della Natura lo scempio d’una miope ed infruttuosa prospettiva.




Allora qual profani, quando ci troviamo di fronte ad una vetta per la dovuta conquista ne studiamo la via migliore che ci consenta la giusta armonia, ma se certo non amiamo la realtà condivisa della montagna o dell’intera Natura che questa ispira ci possiamo, anche e di notte, accomodare in lunghe piste battute ed artificiose e goderne un diverso luna park d’un differente approccio e intendimento.

Sì certo il paragone può ed è azzardato, ma vivere nel contesto della montagna ed usufruire dei suoi benefici così come di altre prospettive naturali, senza per questo danneggiare i dovuti operatori, consente una analisi appropriata del territorio valutando opposti benefici a confronto. Il business - se business possiamo chiamare - dei Parchi in Italia così come in Europa va aumentando il proprio fatturato, eco-mafie a parte.




Statisticamente parlando la corretta gestione d’un parco con tutti i benefici che da questo derivano sia dal punto di vista naturalistico (e di tutela) paesaggistico che culturale che economico sono ben al di sopra di carenti strutture sportive, per non parlare di relativi impatti ambientali nel bilancio d’un clima irreversibilmente danneggiato, il quale, a parte condizioni artificiose con elevati costi non permette di goderne l’utilizzo, rimanendo opere mostruose in contesti territoriali con ben altra prospettiva.

La conversione necessaria così come l’adeguamento per tutti gli operatori del settore è condizione e dovuto passo non solo dei tempi ma anche per cime e vette comprese quelle economiche a lungo termine nelle quali i veri economisti e non certo politici debbono adeguare i loro bilanci con le risorse e i singoli cittadini chiamati a condividerne i frutti, e non certo privati i quali non offrono alcuna opportunità strategica a lungo termine con i già detti ed enunciati benefici, eccetto una falsa economia esposta ad un bilancio costantemente corrotto del politico di turno il quale opera - come spesso o sempre leggiamo - in un contesto in continuo degrado peggiorando uno stato ed ambiente già malsano.  




Ragion per cui ci chiediamo da umili profani chi decide il meglio per i cittadini?

Interessi a breve scadenza di cantieri ed improbabili nuovi posti di lavoro, o una diversa prospettiva del lavoro stesso!

Gli interessi dei cantieri in oggetto e non solo, ma anche d’un vasto commercio su gomma fanno sì che quest’opera (ad alta velocità) non è di beneficio alcuno per uno Stato diviso nella difficile spinosa scelta, tanto meno il presunto rapporto passeggeri fra le due tratte segnalate confrontato con un diverso studio del settore fra costi e benefici fra un trasporto da incentivare su rotaia ed uno ampiamente e troppo sfruttato su gomma.

I benefici per il singolo pressoché nulli eccetto l’assistere inermi al collasso d’una nazione più volte già monitorata per il suo stato di salute, e la totale mancanza tutela di paesaggio il quale ci contraddistingueva.




Ciò su cui si discute è una ulteriore riprova della differenza fra la celata realtà e verità dell’interesse pubblico contesa con il privato e di cui i politici ne ignorano l’evidenza non attenendosi all’interesse del singolo ma del privato detto quale ulteriore conferma e riprova come la politica non sia condizione tecnica al servizio del cittadino, ma  eterno compromesso con il ‘singolo’ privato, il qual privato talvolta diviene antistato confermando un ruolo pubblico di inefficace attendibilità e trasparenza con carenza di gestione e costi elevati anche se foraggiati da una Comunità d’appartenenza la quale oltre il ‘passo detto’ difetta di medesimo difettevole principio, ben arroccato all’interno di quello Stato il cui dovuto compito di tecnici e addetti rinnovati con la fiducia del voto possano deciderne il meglio, e non certo come meglio operare per scardinarne Principi Diritti Istituzioni e interessi detti…   





Un’analisi dell’Osservatorio Eurispes sulla mobilità e i trasporti illustra come nel nostro paese il trasporto ferroviario delle merci rappresenti una quota di traffico minoritaria rispetto alle altre modalità: si stima infatti che esso raggiunga un valore si appena il 6%. In Europa il comparto ferroviario delle merci si attesta ad una quota che varia tra il 12% e il 18%, e in alcuni paesi come l’Austria addirittura supera il 30%.

Da noi come sappiamo domina il trasporto su gomma. E nonostante quest’ultimo presenti maggiori aspetti critici rispetto agli altri comparti (costi elevati, forte dipendenza dalle condizioni atmosferiche e stradali, più elevato tasso di incidentalità e ripercussioni a livello ambientale), gli investimenti infrastrutturali da una parte e le politiche di sostegno dall’altra hanno privilegiato negli ultimi 60 anni la rete stradale e autostradale e il trasporto merci e passeggeri su gomma.

Un vero paradosso.

Uno studio elaborato da FerCargo (Associazione di imprese ferroviarie private che rappresentano il 30% del traffico ferroviario delle merci), ha messo in luce come il trasporto su rotaia sia il vettore più ecologico. Per ogni tonnellata di carico e per ogni chilometro percorso con un treno merci europeo, nell’atmosfera vanno mediamente 29 grammi di CO2. Nel caso di un trasporto su mezzo pesante conforme alla normativa-antinquinamento Euro 5, le emissioni ammontano a 81 grammi, cioè circa il triplo rispetto alla soluzione precedente.

Attraverso il software europeo EcoTransIT è stato possibile misurare alcuni dei servizi prodotti dalle imprese ferroviarie aderenti a FerCargo e mettere a confronto la quantità di CO2 emessa dai camion con quella emessa dai treni, a parità di percorso e tonnellate trasportate. Un esempio su tutti: “un treno merci equivale a circa 40 Tir.

I governi che si sono succeduti negli ultimi anni “hanno avuto una visione miope del sistema dei trasporti e della mobilità in generale – spiega il direttore dell’Osservatorio Eurispes sulla mobilità e i trasporti, Carlo Tosti – la tendenza è stata quella di concentrarsi su grandi opere, per altro spesso annunciate e mai realizzate, senza considerare che collegare l’Italia con il resto d’Europa attraverso importanti reti infrastrutturali, senza curarsi di valorizzare il sistema dei collegamenti interni, non può che rivelarsi un’azione controproducente. Si rischia infatti un effetto imbuto in entrata e in uscita”.

Marco Ponti, autorevole docente di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, oltre a esprimersi spesso sulla inutilità della TAV della Valle di Susa visto che in quell’area con la Francia scambiamo molto poco, ripete che i costi per il trasporto delle merci le imprese li affrontano nell’attraversamento delle aree dense, non certo sui valichi. Il 75% del traffico e dei costi per le imprese è dovuto alla congestione delle aree dense e metropolitane, con gli annessi problemi di inquinamento. Quindi è qui che occorrerebbe intervenire.

L’Eurispes con il suo Osservatorio fa proprie alcune proposte pratiche, avanzate dagli stessi operatori del trasporto merci su rotaia, che si basano su alcuni punti essenziali: 

‘elettrificazione e prolungamento dei binari all’interno dei terminal ferroviari per consentire il transito di treni fino a 700 metri di lunghezza; riclassificazione delle linee ferroviarie da modulo C3 a modulo D4 in modo da consentire il transito dei treni con 22 tonnellate per asse; riattivazione di contributi a sostegno del trasporto su ferrovia; istituzione di un fondo di garanzia per le Imprese Ferroviarie per l’acquisto di materiale rotabile; partecipazione delle imprese ferroviarie o associazioni rappresentative di esse nei processi decisionali riguardanti l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e le politiche sulla logistica; istituzione dell’Authority dei Trasporti già prevista dal Decreto Salva Italia nel 2012, necessaria a garantire la concorrenza fra le differenti modalità di trasporto attraverso ma anche all’interno delle stesse; conferimento delle risorse per il Servizio Universale per il trasporto ferroviario delle merci attraverso procedure di gara ad evidenza pubblica.

Il passo successivo, di natura politica, sarà quello di gestire la replica, in questi casi spesso durissima, della forte lobby del trasporto su gomma. Servirà dunque un approccio complessivo per creare minori criticità possibili a questi operatori e al paese.

Tornando sulle grandi opere e sulla TAV della Valle di Susa va detto che in Italia mai si fa un’analisi di sostenibilità ambientale, trasportistica e finanziaria di queste opere. Una brutta consuetudine italiana. Altro aspetto da considerare è il solito racconto dei sogni fatto all’opinione pubblica che i privati siano disposti a rischiare capitale proprio su TAV, autostrade e grandi opere. La storia ci insegna che, ad esempio, l’alta velocità ferroviaria, così come in tutta Europa, è stata pagata interamente con soldi pubblici. Da noi nel caso delle autostrade si è intervenuto con proroghe delle concessioni (per ottenere incassi sicuri) e con garanzie pubbliche di subentro alla scadenza delle concessioni…












sabato 9 marzo 2019

VERITA' SENZA TEMPO: la scelta






































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Bum-Bum  Bang-Bang

Verità scientifica e verità telogica: in difesa degli eretici

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Verità senza tempo: la scelta







…La mafia - ogni mafia - avversa al Diritto così come alla Verità con il proprio ‘culto dell’ignoranza’ ben seminato coltivato e curato - o se preferite - allevato come una bestia nemica e contraria a qual manifesta ipotesi di cultura accompagnata alla stessa (Verità detta), come un tempo non troppo antico minaccia impreca calunnia e intimidisce, e quando può, ove in suo potere, colpisce i nemici non graditi per propria mano o per incarico abdicato e delegato… a chi nemmeno sospettiamo…

Da ciò ne ricaviamo che siede pasciuta e tranquilla alle più alte vette del Palazzo…

La mafia - ogni mafia - come il miglior Paradiso comandato avversa la mela qual ipotesi di conoscenza (o semplice pagina neppur ben compresa) dell’altrui Pensiero affine alla Verità così come la Giustizia  circa l’interpretazione come dovrebbe esser ‘letta’ la vita, ed in questa secolar Genesi in cui ne rimembriamo e rinnoviamo le antiche odierne stracciate gesta, vorrei ricordare a cotal mafiosi i quali si affannano come o più del povero ‘Tobia’ in ogni orto e via anche se talvolta accompagnati da valorosi graduati indegni della propria mimetica divisa, che ogni Libero Arbitrio affine alla civiltà con cui si costruisce degna Natura giammai sarà intimidito e neppur taciuto solo ed eccetto con la violenza che contraddistingue ogni deviata malata natura la qual non certo superiore alla statura di Dio il quale vigila e vede ciò di cui si compone ogni Dottrina affine alla Sua Legge nominata divina…

Dar voce alla Natura non solo atto e motivo della dovuta compiuta Dottrina, ma principio di conoscenza taciuta avversa a chi si affanna a soffocare l’Opera - ogni Opera compiuta e da compiere - e non certo materiale compimento tradotto nel falso componimento d’una Genesi avversa alla Verità come al retto saggio Principio così come l’Evoluzione e con essa la Vita…

La Natura saprà adeguatamente rispondere circa ogni Elemento offeso della propria Statura in maniera avversa e di certo poco gradita per ogni deviata dottrina poco affine alla Via… nella dubbia morale con cui si accompagna e compone la propria ed altrui bassezza…          


…. Giungendo in città, la dogana gli aveva visitato i bauli frugando tra gl’indumenti sin la più insignificante minuzia, mentre nella maggior parte delle altre città d’Italia questi funzionari si contentavano che gli venissero semplicemente mostrati, e oltre a ciò gli avevano tolti i libri (o meglio, diciamo rubati… anche se poi restituiti) trovati, allo scopo di esaminarli, e questo richiedeva tanto tempo, che chi avesse dovuto servirsene poteva ben considerarli perduti; si doveva poi tener conto che i criteri erano così strani, che un libro di preghiere alla Madonna, per il solo fatto di essere parigino e non romano, risultava sospetto, e del pari quelli di certi dottori tedeschi contro gli eretici, ché – per confutarli – ne menzionavano gli errori.
Dopo alcuni mesi trascorsi nella capitale, mi vennero restituiti i Saggi, purgati secondo l’opinione dei monaci dottori (per mio conto è sempre un furto…). Il maestro del sacro palazzo aveva potuto formarsene un giudizio soltanto dalla relazione d’un frate francese, nulla comprendendo della nostra lingua, ma rimase tanto pago dalle spiegazioni da me fornite su ogni punto riprovato da quel francese, che rimise alla mia coscienza di emendare quanto giudicassi poco conveniente.
Di rimando lo supplicai di volersi attenere all’opinione di chi aveva già espresso un giudizio, riconoscendo che in alcuni casi – come l’esser ricorso alla parola ‘fortuna’, l’aver citato qualche poeta eretico, l’aver giustificato Giuliano e la riprovazione del fatto che chi prega deve essere esente da qualsiasi cattivo pensiero…..
(M. de Montaigne, Viaggio in Italia)










Rapidi e baldanzosi, distogliamo l’occhio da questi sereni campi e cieli medievali, per posarlo sui più caratteristici esempi di paesaggio moderno.
La prima cosa che ci colpisce, o almeno credo dovrebbe colpirci, è la loro nuvolosità…. Ormai fuori dalla luce perfetta e dall’aria immota, ci troviamo improvvisamente trasportati sotto i cieli foschi e in un vento vorticoso.
Con incostanti raggi di sole in viso, o addirittura inzuppati da improvvisi rovesci di pioggia, siamo costretti a ricercare le tracce dei cambiamenti delle ombre, o a guardare gli squarci di luce attraverso nuvole minacciose. Troviamo che, mentre tutto il piacere per l’uomo medievale stava nella ‘stabilità’, nella ‘precisione’ e nella ‘luminosità’, da parte nostra ci si aspetta che gioiamo nell’oscurità ed esultiamo nel cambiamento; e ancora, che poniamo le basi della felicità su cose che da un momento all’altro possono mutare o svanire; e infine che pensiamo di ottenere la massima soddisfazione ed istruzione da ciò che è impossibile fermare e difficile comprendere…..




…. Legato a questo amore per la libertà troviamo una singolare dimostrazione d’amore per le montagne, che porta i nostri pittori ad attraversare i luoghi più selvaggi del mondo alla ricerca di soggetti con sfondi dirupati e distese purpuree.
Pochi tra essi si accontentano di piante cimate e terre pianeggianti; e si tratta sempre di uomini di terz’ordine. I grandi maestri, invece, pur non rifiutando la bellezza delle pianure, riservano loro massime capacità per dipingere vette alpine o promontori italiani.
E’ inoltre rilevante che questo piacere derivato dalle montagne non si mescoli mai alla paura, o non sia mai mitigato da uno spirito meditativo, come accadeva per i medievali. E’ sempre libero e ardimentoso, brioso e stimolante e assolutamente istintivo.




Il pittore avverte che il suo sfondo montano può essere animato con maggior ragione da un uomo sportivo, piuttosto che da un eremita; la società moderna, poi, va in montagna non per digiunare, ma per festeggiare, e abbandonando i ghiacciai li lascia coperti di ossa di pollo e gusci d’uovo.
Connessa a questa assoluta mancanza di solennità dello scenario montuoso, esiste una diffusa disposizione profana nei confronti di tutto il resto della natura: cioè, una totale mancanza di fede nella presenza di qualunque divinità in questo ambito.
Mentre l’uomo medievale non dipingeva mai una nuvola, se non come sostegno per un angelo, e un Greco non entrava mai in un bosco senza aspettarsi di incontrare un dio, noi riterremmo l’apparizione di un angelo su una nuvola assolutamente innaturale e saremmo seriamente sorpresi di incontrare un dio in qualsiasi luogo. La prima idea che associamo a un bosco è quella della caccia di frodo…..




…. Non cercherò di definire qui i vari modi in cui questi risultati potranno probabilmente realizzarsi, perché ciò implicherebbe un trattato sull’educazione, sugli usi della storia naturale e sul probabile futuro destino delle nazioni.
I grandi impulsi meccanici dell’epoca, di cui la maggior parte di noi è così orgogliosa, rappresentano solamente una febbre passeggera, per metà speculativa e per metà infantile. La gente scoprirà infine che le vie regie non possono essere di ferro più di quanto possano essere di polvere; che, dunque, non esistono vie regie verso luoghi dove valga la pena di andare; che se ci fossero, in quello stesso istante non ne varrebbe più la pena – intendo dire fintanto che le cose da ottenere possono essere in qualche modo stimate in termini di prezzo.




Perché due sono le categorie di cose preziose al mondo: quelle che Dio ci regala – sole, aria e vita (mortale e immortale); e quelle per cui chiede mercede; queste cose preziose di secondaria importanza – vino, latte o terreni – possono essere comperate solo con una determinata somma di denaro, mai con meno.
Nessun imbroglio o baratto riuscirà ad ottenere un prodotto a metà prezzo dall’‘azienda’ della natura. Vogliamo essere forti? – dobbiamo lavorare.
Essere affamati? – dobbiamo digiunare.
Essere felici? – dobbiamo essere gentili.
Essere saggi? – dobbiamo guardare e pensare.
Nessun passaggio da un luogo all’altro condotto a cento miglia all’ora e nessuna cosa realizzata a gran velocità, ci rende e renderà minimamente più forti, più felici o più saggi.




Nel mondo c’è sempre stato più di quanto gli uomini, pur camminando così lentamente potessero vedere, non lo vedranno certo meglio affrettandosi. Ed infine, ben presto, si renderanno conto che tutte le loro grandi invenzioni per conquistare (come pensano) spazio e tempo in realtà non conquistano nulla; perché spazio e tempo sono, nella loro essenza, inconquistabili ed inoltre non necessitano di alcuna conquista, necessitano di essere usati.
Uno sciocco desidera sempre abbreviare spazio e tempo, un saggio vuole allungarli entrambi. Uno sciocco vuole uccidere tempo e spazio, un saggio vuole prima conquistarli e poi animarli.


(Prosegue....)















giovedì 7 marzo 2019

BUM-BUM

































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Ritmo irregolare Passo sciolto

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Bang-Bang  &

...E chi si aggrappa al sogno...













Ora stiamo per assistere ad un mutamento di scena… lasciamo che Francesco passi e che gli svizzeri prendano decisioni adeguate…

…E lasciamo me stesso, riverso sul tavolino in quel dì di Cornovaglia…, ma non è possibile: devo pure accompagnarvi sino alla fine del romanzo…
Se il lettore non ha potuto ancora farsi un’idea chiara di quel pezzo di terreno situato in fondo all’orto di zio Tobia, la colpa non è mia, ma della sua scarsa immaginazione; sono certo, infatti, di non aver lesinato i particolari nella descrizione, anzi sovente mi vergogno della mia pedanteria.




Quando il fato, un pomeriggio, ispezionando i grandi avvenimenti degli anni venturi, si ricordò a quale scopo quel piccolo lotto di terreno era destinato, fece un cenno alla NATURA… fu sufficiente… e la NATURA vi gettò sopra una mezza vanga dei suoi più pregiati composti, con quel tanto di argilla sufficiente a irrobustire gli angoli e le pareti dentellate, senza neppure quel pizzico in più che avrebbe potuto danneggiare gli attrezzi e rendere quegli splendidi lavori di fortificazioni un’orrenda fanghiglia, col tempo cattivo.

Zio Tobia, come il lettore ha potuto apprendere, portò con sé le piante di quasi tutte le città fortificate d’Italia e delle Fiandre. Non appena il duca di Maribourough e gli alleati attaccavano una città, zio Tobia immediatamente ne allestiva un plastico in giardino. Il suo metodo, il più semplice del mondo, consisteva nel prendere visione della pianta della città non appena questa veniva circondata d’assedio (e se era possibile, anche prima, quando se ne ventilava soltanto il progetto) e quindi riportarla, con misure proporzionalmente più limitate, sulla verde spianata delle bocce, sulla cui superficie, con l’aiuto di un grosso gomitolo di spago, di varie asticciole piantate nel terreno, di parecchi angoli e contrafforti, riusciva a trasferire le linee dalla carta e, dopo aver tratteggiato i contorni delle fortificazioni, determinato la profondità e la pendenza dei fossati, gli spalti della trincea e l’altezza precisa dei vari parapetti, metteva il caporale all’opera e tutto procedeva regolarmente…




La NATURA del suolo, il genere stesso di lavoro e soprattutto zio Tobia, col suo carattere affabile, che se ne stava seduto dalla mattina alla sera a chiacchierare amichevolmente col caporale sugli ultimi avvenimenti, rendevano la FATICA tale solo di nome.

Quando la fortezza era pronta, con tutti gli accorgimenti di difesa adatti, veniva assediata!

Zio Tobia e il caporale tracciavano la prima parallela.

Adesso vi prego di non interrompermi con l’obiezione che la prima parallela deve essere sempre distante trecento tese dal corpo principale della piazzaforte e che io non ho lasciato nemmeno un centimetro di spazio: perché zio Tobia si era preso la libertà di invadere anche l’orto per poter ampliare le fortificazioni della verde spianata, ragion per cui tracciava la prima e la seconda parallela tra due file di verze e di cavolfiori.




Esamineremo ampiamente i vantaggi e gli svantaggi relativi, nel racconto delle campagne di zio Tobia e del caporale, di cui sto tracciando ora solo un abbozzo, che occuperà poche paginette…

Le campagne stesse occuperebbero col loro racconto parecchi libri, capisco perciò che verrebbe appesantito troppo questo romanzo leggero e frivolo, volendole inserire così sconsideratamente. Certo meriterebbero di essere stampate a parte. Studieremo anche questo problema: per ora gustatevi il seguente abbozzo…

Quando la città con le sue fortificazioni fu terminata, zio Tobia e il caporale cominciarono a tracciare la loro prima parallela, non a casaccio (come molti potrebbero immaginare…), ma osservando le stesse distanze e misure usate dagli alleati e, regolando gli assalti in base alle notizie raccolte dal giornali (o da altre fonti… per ora anonime…), essi avanzavano di pari passo con gli alleati durante tutto l’assedio…




Quando il duca di Mariborough occupava una posizione strategica, mio zio Tobia faceva altrettanto.

Quando la facciata di un bastione veniva abbattuta o una fortificazione distrutta, il caporale prendeva il piccone e lo imitava.

E così proseguivano guadagnando (sì guadagnando…) terreno e impadronendosi di una roccaforte dopo l’altra, finché tutta la città cadeva nelle loro mani. Per uno che goda della felicità altrui non poteva esistere niente di più bello che starsene dietro la siepe di carpine la mattina in cui la posta recò la notizia che era stata praticata una breccia dal duca di Mariborough nel corpo principale della roccaforte, e contemplare la gioia con cui zio Tobia, seguito dal fedele Trim, partì anch’egli all’attacco.

















lunedì 4 marzo 2019

I RIFORMATORI


















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Frate Sole (inno di Frate Vita)

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I Riformatori (Seconda Parte)  &

Ritmo irregolare Passo sciolto













Quattro riformatori s’incontrarono sotto una macchia di Rovo. Sono tutti d’accordo che si debba cambiare il mondo.

- Dobbiamo abolire la proprietà, dice uno.

- Dobbiamo abolire il matrimonio, dice il secondo.

- Dobbiamo abolire Dio, dice il terzo.

- Mi piacerebbe se potessimo abolire il lavoro, dice il quarto.

- Non lasciamoci trascinare al di là della politica concreta, dice il primo.

- La prima cosa è ridurre gli uomini a un livello comune a tutti.

- La prima cosa, dice il secondo, è di dare la libertà ai sessi.

- La prima cosa, dice il terzo, è trovare il modo di farlo.

- Il primo passo, dice il primo, è abolire il Vangelo.

- La prima cosa, dice il secondo, è abolire le leggi.

- La prima cosa, dice il terzo, ...è abolire ..l’umanità.





  
A tentoni giù nella caverna tortuosa seguimmo la nostra dura strada, e apparve ai nostri piedi un vuoto, smisurato come un cielo abissale; aggrappatici a radici d’alberi, rimanemmo sospesi sopra quell’immensità.
Ma io dissi. ‘Se non ti dispiace possiamo affidarci a questo vuoto, così vedremo se c’è anche in esso la provvidenza: se non vuoi tu, voglio io’.
Mi rispose: ‘non essere presuntuoso giovanotto: ma mentre rimarremo qui, guarda la tua sorte che presto apparirà, diradandosi il buio’.
Così rimasi con lui, seduto su una radice contorta di quercia, e lui stava attaccato a un fungo chino con il capo nell’Abisso.
Per gradi si svelò ai nostri occhi l’Abisso infinito, rosseggiante come il fumo di una città incendiata; sotto di noi, a una distanza immensa, c’era il sole, nero e tuttavia splendente; intorno ad esso solchi di fuoco dove s’aggiravano enormi ragni, rampando dietro le loro prede che volavano, o meglio nuotavano, nell’infinita profondità, sotto le più terrifiche forme di animali scaturiti dalla corruzione; l’aria ne era piena, sembrava anzi composta di essi.
Sono i Diavoli, e vengono chiamati Potenze dell’aria.
Chiesi allora al mio compagno qual era la mia sorte eterna.
Rispose: ‘Tra i ragni neri e i bianchi’.
Ma proprio allora dal mezzo dei ragni neri e bianchi una nuvola e un fuoco esplosero rotolando di traverso alla profondità, oscurando tutto di sotto, sicché il fondo della profondità si fece nero come un mare e rullò con un terribile frastuono. Ormai nulla più c’era di visibile sotto di noi salvo una nera tempesta allorché, scrutando a oriente tra le nuvole e i flutti, scorgemmo una cataratta di sangue misto a fuoco, e a pochi tiri di sasso da noi emerse e riaffondò la voluta  squamosa di un mostruoso serpente. Infine, a tre gradi circa di distanza verso est, si mostrò sopra le onde una cresta fiammeggiante: lentamente si elevò, simile a una vetta di rocce, dorate, fino a scoprirci due globi di fuoco chermirsi, dai quali  il mare trovò scampo in nuvole di fumo; vedemmo allora  che era la testa di  Leviathan.






Signor mio ecco due compagni del comune cammino, e per il vero codesta simmetrica ‘visione’ appartiene alla nostra vista, con cui condividere il panorama ammirato. Sì! Per il vero ed in verità, vedo questi ragni di fuoco assisi in tralicci comporre più nefasto Sentiero, ed anche se costretti alle soglie del comune progresso in cotal ‘Tempo’ annunciato avvisto reale dimensione da cosa composto in vero l’odierno cammino. Ciò sia di monito! Per altri linguaggi e razionali intenti potremmo esser condannati e tacciati quali personaggi, non solo di altri tempi, ma anche persi in labirinti cui la pazzia regna manifesta e sovrana, rendendo la lingua studiata difficile ancor più della vita della quale vorremmo svelare mistero taciuto.
Ma nel Sentiero percorso questi signori della Poesia e con essa l’arte della vita incidere visione ancorata ad un diverso passo il quale progresso ha reso nullo al comune senso di marcia, e la Rima o solo la strofa della vita e con lei ‘ogni ‘verso’, smarrita persa afflitta ancorata ad un lume ove difficile scorgere il foglio il frammento la pagina, cui il profeta il veggente lo Sciamano l’Eretico svelare la vista e con lei la vita… non meno di una più certa e simmetrica lingua incompresa. Questi esuli incontrati rendono l’alba luminosa e comporla e nutrirla con queste profetiche visioni, o altri nomi cui la moderna scienza o antica condanna riserva ai nostri eretici intenti, mi par allietare la pazzia a noi destinata qual solitaria e preclusa strada con cui spendere il Tempo all’invisibile terapia cui, se pur esiliati, curiamo l’invisibile loro malattia. Ed a questa poesia affido il ‘passo’ ritrovato, giacché l’Abisso ammirato, se in principio fu nominato Dio, ora di certo, come quel signore intravisto, solo Diavolo taciuto. Il sano progresso e con lui più retta e saggia parola si nutre del nostro Spirito con la pretesa di essere da noi accettato, in verità e per il vero, l’inganno suo deve essere narrato e testimoniato quale tortura del Tempo fuggito. L’inganno suo deve aver ricordo e memoria di quanto il mostro nutrito in nome del futuro il quale compie odierno scempio all’occhio Polifemo cui noi esuli ed eretici destinati in questa misera Terra in questo misero Tempo.


‘Ci salvi Iddio da una visione semplice e dal sonno del progresso’!