CHI DELLA FOLLA, INVECE,

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martedì 2 maggio 2023

CRESCITA e FORMA

 










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con appare appena 


impercettibile 


l'ombra delle Idee  









Prosegue con un 


interessante articolo 


da non perdere affinché


ne perdiate... (facoltà)  







La primavera si annunzia con la resurrezione della Natura, il che ammirandola premette una o più simmetriche considerazioni in conformità con l’Essere ed appartenere al concetto della ‘universalità’ di cui ne riflette l’immagine posta - seppur celata o velata - per come contemplata e studiata.

 

La qual cosa potrebbe comportare, non tanto una paradossale contraddizione con se stessi quando si vive l’‘universalità’ con ugual coerente Essere ed appartenere alla ricchezza o povertà di mondo adottata (qual sani principi e non solo evolutivi), non alterando e mutando le medesime reciproche condizioni della comune esistenza (Essere ed appartenere) a vantaggio o svantaggio dell’uno o dell’altro, quindi evolvendo in rispettosa reciproca sintonia con il principio formale della universalità a cui apparteniamo; bensì con gli altri soggetti che osservano seppur osservati elevano ed ispirano le considerazioni sopradette motivando le paradossali contraddizioni di cui artefici e portatori, ed i quali  ugualmente ammirandola e godendone i frutti, sono detti anch’essi Esseri altrettanto umani, e non più bestiale natura (da cui apostrofati) donde coniare diverso utile e moneta al coefficiente del ‘pil’ o simmetrica linfa Ragione della discordia quanto dell’improprio dominio letto nel quotidiano abominio a Lei arrecato con ampio margine di profitto….




La qual cosa per come espressa sembrerebbe un offesa, traducete tutti voi schifati!

 

Chi mai si permetterebbe di giudicare le varie condizioni umane, o peggio così facendo, classificarle?

 

Si può vivere nell’agio e nella ricchezza non rinunziando a nulla circa l’universalità detta. Si può ammirarla come venerarla, come trarne giusto beneficio senza per questo alterare l’universalità posta nella comune materia. Si può beneficiare della sua grande ricchezza senza per questo scegliere la povertà dell’Essere ed appartenere al mondo - come o peggio - d’una bestia, non avendo coscienza alcuna di cosa esattamente sia l’umanità impropriamente dedotta divenuta ricchezza.




Potete anche concludere se solo volete:

 

‘che viva come una bestia se questa la grande e vera ricchezza di mondo, e non venga a farci una nuova predica!’.

 

In conseguenza dell’introduzione ho per voi esplicitato - qual replica e risposta - per interposta persona, cosa comporta e a cosa suscettibile nell’animo cosiddetto umano, il Principio espresso quindi apostrofato in conformità con l’universalità della Natura, ovvero l’Essere ed appartenere alla sua ricchezza o povertà di mondo con la scelta e conseguente rinunzia che tale principio adotta.




 Non meno di una certa ansia (che il rinunciatario prova…) dovuta dalla miopia prossima alla cecità assoluta al pari dell’animale braccato e divorato; o un semplice legno reciso dal proprio Albero donde la comune vita in tutta la nostra povertà o ricchezza di mondo canta la sua Strofa o Rima di rimando. Una scelta di vita si badi bene, e non certo un lusso con cui godere della buona selvaggina al perenne rogo d’un camino, d’una fornace, d’una storica brace, in soave compagnia di Bacco o suo cugino o cognato Dionisio, per ciarlare del mondo appena conquistato e posto alle alterne fasi di ugual fuoco e futura cenere …inalata con soave sublime compiacimento… da vecchio sovrano...

 

No!




 Ho rinunziato a cotal improprio ricco sistema dettato dal civile progresso da cui dedotto l’umano contestandone, oltre gli insani principi divorati, anche tutti le nobili Ragioni protese alla conquista del domani per ugual Sentiero evolutivo. Non scorgo albe e tramonti da cui dedurre le sfumate note di medesimo tempo, con cui ammirare la fumante brace che si prolunga nelle nebbie oltre la stratosfera sino all’abisso d’una nuova guerra.

 

No!

 

Non scorgo l’umile bestia priva di coscienza offesa e sacrificata nella sua mediocre povera inconsapevole realtà di mondo. Ma un piccolo e grande Essere di cui provare e condividere ugual sorte per ogni Stagione con cui accompagnati verso le sponde d’un Infinito Torrente d’esistenza!

 

Abdico al porco o al suo amico cinghiale il giusto processo permesso e concesso d’ugual Storia!




E dovete scusarmi ancora se insisto su cotal Sentiero, dell’umano calore ne facciamo un pacato uso fors’anche a meno, sfruttiamo quel poco che la Stagione ci permette e concede oltre il torto e l’offesa che l’umano dispensa alla sua ed altrui mensa. E quando il ghiaccio morde la propria Rima e la neve imbianca ugual via coprendone l’insidiosa Opera, seppur freddo e gelo, solo un segreto fidato amico riparato su un Ramo certamente più elevato e non solo evolutivo, per compassione circa la mia degradata povertà di mondo osservata, mi dona un piccolo ramoscello con il quale rafforzare il medesimo nido e Sentiero. La sopravvivenza così come ugual sorte terrena è anche il principio che assieme ci lega quando l’umanità attraversa il nostro comune Albero della vita non leggendone la segreta ed universale Poesia.




Le animate veicolate e più ricche impronte d’un diverso bituminoso ‘pneuma’ le scorgiamo afflitti ed impauriti nella nostra comune povertà condivisa, lui che è ricco per sua nobile Natura deturpa una invisibile poesia, di noi ne rimarrà solo una piccola impronta.

 

Con la sola e comune certezza di rinascere a più nobile ricchezza di mondo!

 

Poi quando in questo Essere ed appartenere fui osservato conversare con una volpe e difendere le sorti di un lupo o peggio di un orso, fui e sono ancor braccato dall’intero Bel Paese ammirato a fine pasto. Ovvero quando la brace ha consumato un più nobile Pensiero digerito e la ricchezza pretende un Dialogo più serio e approfondito accomunati dalla cenere d’ugual vizio.

 

È la loro  ricchezza di mondo!

 

La cenere li rende solo più evoluti fors’anche umani!

 

Sicuramente grandi principi o sovrani!




Il mio, solo un oltraggio arrecato con tutta l’idiozia che al meglio condisce un più sereno Dialogo d’inizio o fine pasto, nonché fuori luogo in quanto nessun luogo concede dimora ad una povera bestia; senza calunnia alcuna fra un rutto e l’altro aver udito, sarà la voce un poco ubriaca che lo nomina scemo del villaggio da spennare ancora a concederci il privilegio dell’Essere ed appartenere ad una diversa universalità evolutiva adottata, e non solo alla loro tavola fuggita e mai sia detta predata!          

 

Non sono il solo così povero ed inconsapevole di mondo, conto diversi e illustri predecessori non meno d’innominati e più nobili antenati, che siano Filosofi Santi Poeti o Scienziati, o piccoli e gradi Esseri da fiera, di tutti loro mi compiaccio per ogni mia scelta, mi rammarico solo di non poter celebrarli tutti in questa Universalità condivisa, mi rammarico solo che l’umano di tutti noi si divora mentre gode e ammira ogni cosa risorta seppur più morta che viva!     




Quindi bisogna porre ugual medesimo concetto su diversi gradi e/o spirali di crescita e forma (e non solo di cottura…).

 

In quanto sussiste una certa socialità (in ugual crescita e successiva forma) la qual Natura disconosce nei termini o fini di ugual medesima Storia evolutiva.

 

Concetto che ho espresso in diverse maniere (pur non essendo Nulla e Nessuno ma solo voce ed interprete d’una più misera Bestia e Natura neppure un misero paragrafo o capitolo della Storia, come ovviamente un Fiume che scorre oppure in secca, un ramo ammirato oppure bruciato, una bestia osservata oppure divorata; quindi fin d’ora mi scuso con tutti coloro che esercitando questo o altro e più elevato Linguaggio sovrano - da cui ogni critica - pur disconoscendo il grado con cui partecipato, non risparmierà la sua [disumana] ‘umanità’ lungo il Sentiero sino alla Cima del Teschio, ove gli stessi risorti seppur naufragati [il fu’ uomo e la sua amata Natura conformi al medesimo Dio pregato]…) e con molti esempi non mutando la sostanza e l’essenza dell’enunciato, semmai, come giustamente sostiene Prosperi, essere partecipi della comune Memoria donde deriviamo, ed in questo caso estendo ed amplio il concetto sia di Storia (e mai sia detta o nominata impropriamente Eretica!).




La qual cosa mi ha fatto sorgere dei seri ed irrisolti dubbi sulla umana o disumana capacità evolutiva rispetto all’inerme ed apparente ferma ed immobile muta Natura da cui l’intera umanità deriva. Natura priva di Linguaggio ed Intelligenza con la quale si misura capacità distanza e dialettica dello stesso, ma come lo stesso essendo principiato e/o motivato dal Pensiero superiore all’istinto (di cui il muto Dèmone della Natura sfruttata e posseduta nonché privata del Genio dell’intera Opera presieduta), possa aver creato quella presunta socialità appena detta all’inizio di medesimo Pensare… e successivo dialogare o meglio replicare con offesa e schifato disgusto…

 



E da cui ne deriva l’uomo rilevato come rivelato nel Linguaggio adottato - nei millenni di ugual Storia - abbia rinnegato tal facoltà intellettiva nella distanza di cui capace per ogni abominio contro se medesimo come con il prossimo, ed altresì rinnegando la Natura dell’Essere ed appartenere ad una superiore specie vivente, per porla ed assoggettarla ad un inferiore grado evolutivo per come - al meno conosciamo o interpretiamo -, il comune denominatore storico-evolutivo proiettato in medesima ‘materia’, pensata calcolata misurata, ma fors’anche aliena al contesto a cui assoggettata in superiore intendimento espressivo; ‘espressione’ (e non solo logico-fisico-matematica per come dedotta e successivamente manipolata la stessa) più simile a chi, in verità e per il vero, l’abbia pensata (tanto nella dovuta Crescita come nella Forma)!  

 

E posta alle uguali condizioni di sacralità (onda o particella) da cui il dono della vita!




Il due di Giugno rimembro con la perduta facoltà della Memoria una ricorrenza, o meglio la nascita di un noto studioso da cui ispirato; così, giacché i suoi natali in quella bella terra di Scozia da me tanto amata, colgo l’occasione, oltre che celebrarlo, anche confermare fors’anche rinnovare i  preziosi studi (anche se possono apparire superati ma sicuramente geniali) su talune comuni osservazioni.

 

Le quali osservazioni tutte le volte che passeggiando in sua armoniosa compagnia (giacché l’Anima e lo Spirito di conoscenza convergendo nella spirale algoritmica partecipa nella summa dell’arte evolutiva), rimembro nella Crescita e Forma ammirata e/o pregata (tralasciando per ora gli universali colori che si possono distinguere, e in qual tempo ispirano l’intero quadro evolutivo, nel cosiddetto retto Pensare posto nei gradi di medesima seppur conflittuale socialità, da cui la fotosintesi d’un universale Essere ed appartenere alla Natura, per come si dovrebbe porre un medesimo dovere!).




Quindi non più uguali ripetizioni, le quali se poste tanto in un monologo come in un sermone o uno studio appropriato, le potrebbero assoggettare ed esporre alla più nota arte e immeritato denigratorio giudizio del Mastro Cortigiano (in ‘materia’ e competenza e grado simmetrico al cuoco del palazzo).

 

Dacché e di conseguenza, apparire quali presunti errori grammaticali, serviti ed assommati a più deliranti patologie, con le quali ogni dottore nell’incaricata come incarnata dotta ignoranza - differenziandosi dal volgo – ne cucina e divora la vera essenza dell’anima ignorata, divenuta digerita preda d’ugual materia mascherata e distinta nella Tecnica - e non certo Linguaggio che intercorre dal palato all’intestino, data e conferita dalla summa della stessa materia nei gradi della stessa intelligenza espressiva, …più cotta che viva: la malcapitata preda così corretta e divorata certo che si distinguerà!, solo dopo essere stata curata e ben addomesticata privata delle viscere come delle ali, privata del pelo o folta pelliccia, privata dell’istinto barattato per demone antico, da cui leggere le rimanenti membra sparse per ogni Sentiero, ed ove schifati ammiriamo ugual panorama da diversi punti di vista o prospettiva…




Il nostro occhio malato coglie altre e diverse sfumature; il loro, siatene certi, ogni dettaglio dell’abominio…

 

Ma non certo scorgono e vedono equilibrata sapienza da cui dovrebbe derivare una più arguta Crescita e Forma nell’ideale della Vita, e l’universale concetto quotidianamente vilipeso (e non solo nel malato intestino da cui ogni lotta nel più noto Gabinetto di guerra), o meglio degradato in conformità ai principi da cui la materia procede alla deriva!…

 

Semmai più approfondite note o simboli posti a segnaletica del Sentiero o Linguaggio con cui l’Opera dell’Universo pone i vari gradi evoluti dell’uomo in conformità con i processi della Natura ammirati formare una appropriata e più nobile Geografia.




I processi, non certo quelli sommari dati da una diversa interpretazione o perenne guerra circa l’evoluta o involuta esistenza e come porsi in essa per l’ugual conquista, li poniamo e rinnoviamo (simmetricamente all’oggetto osservato come ammirato il quale ispira rinnovando Animo e Spirito nel cosiddetto Linguaggio evolutivo) e non certo abdichiamo, in quanto l’Arte della crescita in ugual Forma di vita, sia essa ammirata come fuggita, ne comporta una severa critica posta in ugual stratigrafico Ecosistema.

 

Ovvero, posso misurare e contemplare la rinascita di una felce e il suo sviluppo nella universale forma da cui ammiro l’Universo intero e non più una parte dello stesso ma come specchio del Tutto; così come sullo stesso medesimo sfondo, scorgere diverse aliene forme crescere e (presumibilmente) progredire (dipende dal Linguaggio adottato), oppure, dissolversi in un moto contrario ed opposto, nella morte rispetto a ciò che per sempre cresce ed evolve in ugual destino scritto nella Storia d’ognuno!  




Quindi ed ancora, imporre e ripetere non più il Linguaggio della Natura ma la corretta pronunzia e la grammatica che al meglio, o non certo al peggio, lo distingue evolve e pone nel principio (così come nella Logica) della presunta distanza per medesimo grado di Crescita e Forma, per come si esprime in conformità ai gradi nell’arte della bellezza, e per come la stessa si ripete distingue e differenzia…

 

(un fiore, ad esempio, si distingue sia nella bellezza che per ogni connessione da cui il nettare della vita, prima di questo nella Stagione che lo precede, un fiocco di neve per ogni grado di differente simmetria colta nella bellezza della Forma; ed ancora, la fotosintesi che si pone alle invariate leggi di Natura nella capacità di evolverla e rendere un prezioso Elemento conforme alla regole dell’Essere ed appartenere in medesimo Linguaggio, quando nato dal gelo d’una apparente immobile simmetria specchio dell’Universo da cui la Stagione della vita, per meglio farci comprendere come l’Universo abbia posto il grado partecipativo in funzione della stessa, e come ogni sua Stagione ne rappresenti un appropriata Rima, la quale se non compresa non solo nella metrica e in difetto di animo, ne altera la sostanza come l’intera poetica, cogliendo solo  meritata risposta con voce alterata prossima all’ululato; così come si è soliti opporre o rispondere in più umile ed umana Rima, ovvero quando la Poesia dell’intera Natura per propria scelta d’ugual Crescita delega ed ispira un più elevato Linguaggio abdicato ad una indomita bufera a voi la scelta della Forma appena detta e ripetuta…)

 

…discutendo cosa sia la Crescita e cosa sia la Forma adottata da quando l’Universo, per cui chi al contrario ne interpreta una diversa arte interpretativa per ugual felce incendiando l’intera selva, deve essere posto a Ragione e non solo umana in ugual processo da cui ogni aguzzino attenda non solo il responso della Storia, ma di ogni Elemento Dio e Dèi per la giusta punizione per il futuro karma a cui condannato! 

(Giuliano)


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