CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 24 maggio 2023

UNO O PIU'... VERMEER

 









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l'occhio 'esperto' 







I documenti relativi alla vita di Vermeer non sono molto numerosi, e per di più appaiono di natura alquanto arida. Ritrovati in buona parte in archivi notarili e pubblicati da Abraham Bredius fra il 1885 e il 1926 e da John Michael Montias nel 1989, permettono di ricostruire dall’esterno la storia della sua famiglia, ma dicono ben poco sull’attività artistica del pittore, a proposito della quale i dati concreti sono scarsissimi.

 

Ad ogni modo, Vermeer venne battezzato nella Chiesa Nuova di Deft il 31 ottobre del 1632; Joannis era la versione latinizzata di Jan, il nome più comune dato ai maschi delle famiglie calviniste di Deft, un nome che Vermeer non usò mai. Dopodiché, oscurità completa intorno alla sua vita per oltre vent’anni, ovvero fino all’aprile del 1653, quando Vermeer si fidanzò con Catharina Bolnes. Si può plausibilmente congetturare che, siccome venne al mondo quando la madre aveva già 37 anni, e ben dodici anni dopo la nascita della sorella Gertrury, il piccolo e solitario Vermeer si sia rifugiato molto presto nell’universo fantastico del disegno.

 

Possiamo invece affermare con sicurezza matematica che il nonno di Vermeer per parte di madre, Balthasar Gerrits, era un ‘aristocratico falsario’!




La nonna paterna, Neeltge Gorris, commerciava con oggetti usati e vendeva biancheria da letto: si era sposata tre volte, ed era stata denunciata per truffa aggravata ed, infine, aveva dichiarato bancarotta. Lo zio non fu certo da meno; Reynier Balthens, noto e stimato ingegnere militare, era stato in prigione con l’accusa di aver dilapidato fondi municipali durante il restauro delle fortificazioni di Brouwerhaven, un noto porto sulla sperduta costa della Zelanda. Si dice che abbia cercato di farsi sovvenzionare dallo stato una flotta mercantile in completo disuso, il tutto alla scandalosa cifra di un vascello di fiorini… d’oro.

 

Il padre, Reynier Janszoon, era un tessitore di caffa che aveva portato a termine il suo tirocinio ad Amsterdam. Il suo lavoro richiedeva la realizzazione su stoffa di complicati motivi tradizionali, e dunque buone qualità di disegnatore. Il fratello, invece, il tagliapietre Anthonie, era partito due volte per le Indie Olandesi in cerca di fortuna. Non si trattava dunque di una famiglia benestante: composta da artigiani, apparteneva al ceto inferiore della classe media e per di più godeva di una cattiva reputazione (anche se le apparenze davano ad intendere alla incolta plebaglia…, il contrario…).




Il ramo materno era di ascendenza fiamminga, emigrata da Anversa per motivi religiosi, mentre i componenti del ramo paterno erano calvinisti bigotti ed osservanti…. Reynier Janszoon sposò Digna Balyhens, la figlia del… falsario, nel 1615. La primogenita, Gertrury, nacque nel 1620.

 

Poiché l’attività di tessitore non gli bastava a sostenere la famiglia, Reynier Janszoom aprì una locanda sul Voldersgracht, ‘De Vliegende Vos’ (detta la volpe volante). Nel maggio 1641 traslocò nella locanda Mechelen, sul Grote Markt. Come albergatore continuò a farsi chiamare proprio Vos, mentre come mercante d’arte  – era entrato nella gilda di San Luca nel 1631 – si servì di un altro cognome: Vermeer.

 

Il singolare matrimonio fra Joannis Vermeer e Catharina Bolnes, dal quale sarebbero nati quindici figli – quattro dei quali morti bambini – ebbe luogo domenica 20 aprile 1653 a Schipluy, un’ora di cammino a sud di Deft. La sposa apparteneva a una famiglia di agiati possidenti cattolici, per cui è probabile che il giovane Vermeer si sia dovuto convertire al cattolicesimo nel giro di tre settimane – ovvero, quelle che trascorsero tra il giorno del fidanzamento e quello delle nozze.




Maria Thins, la madre di Catharina, lontana parente acquisita del pittore Abraham Bloemaert di Utrecht, aveva dovuto superare gravi perplessità a proposito della discutibile famiglia protestante dello sposo prima di acconsentire al matrimonio – al quale in effetti all’inizio si era opposta. A parte il nonno falsario, lo zio ex galeotto, la nonna bancarottiera e il padre locandiere, Maria Thins non ignorava che la sorella di Vermeer aveva per marito un semplice corniciaio analfabeta, la cui sorella era una modestissima cameriera. Se però la famiglia Vermeer, per il resto unita, sembrava denunciare evidenti difficoltà di natura sociale ed economica, i Bolnes – che erano cattolici, quindi cittadini di seconda classe in una città dominata dai protestanti – si trovarono ad affrontare problemi insormontabili anche sul versante privato.

 

Anche i rapporti di Maria Thins col marito Reynier Bolnes, che la malmenava spesso e volentieri, risultarono addirittura catastrofici, al punto che nel novembre del 1641 Maria ottenne la separazione legale da Reynier, la metà dei beni del marito e la custodia delle figlie Cornelia e Catharina. Proprietario di una fornace, Reynier nel giro di dieci anni finì sul lastrico. Il collerico figlio Willem venne affidato al padre, e in seguito a questa malaugurata decisione presto venne rinchiuso in una casa di correzione per delinquenti e malati di mente…

 



Sui possibili maestri del giovane Vermeer si sovrappongono innumerevoli teorie: in realtà non è nemmeno sicuro che sia stato allievo di un pittore di qualche fama, e forse si limitò davvero a prendere lezioni dal padre Reynier. Nel novembre del 1657 Vermeer abitava con la moglie in casa della suocera, nell’angolo dei ‘papisti’ fra l’Oude Langendijck e Molenpoort.

 

Deft, all’epoca, contava circa 30.000 abitanti e molti di questi erano artisti di fama. Nel 1654 il celebre pittore di genere Jan Steen affittò una birreria in città, e nello stesso anno vi si trasferì anche Pieter de Hooch, rinomato maestro della pittura intimista… già conosciuto dall’altro noto falsario  van Meegeren…




Han van Meegeren, che di qui in avanti chiameremo VM, nacque il 10 ottobre del 1889 a Deventer, la stessa cittadina olandese in cui era invece defunto il grande pittore Gerrit Ter Borch. Suo padre, Henricus van Meergeren, maestro di scuola, era un uomo ordinario, severo, e completamente privo di immaginazione, cultura, senso artistico ed anche e non per ultimo… di intelligenza….. Si era sposato a quarant’anni. Sua moglie, Augusta, gli aveva dato cinque figli. VM, ovvero Han, era il terzo e crebbe in un’atmosfera di inflessibile disciplina: non gli era nemmeno consentito rivolgere la parola al padre, a meno che il terribile Henricus non glielo ordinasse esplicitamente.

 

Con ogni probabilità VM derivò i suoi impulsi creativi dalla madre, una donna delicata e sensibile, che aveva quindici anni meno del marito e che aveva dimostrato una certa inclinazione artistica finché il matrimonio non aveva posto bruscamente fine alle sue nebulose velleità. VM era un bambino molto delicato, fisicamente fragile: per la disperazione dell’arido ed incolto Henricus, cominciò a disegnare con passione fin dall’età di otto anni. Sempre più costernato nello scoprire le stimmate delle aborrite tendenze artistiche materne in un altro membro della sua famiglia, Henricus prese l’abitudine di strappare regolarmente in mille pezzi i disegni precoci per quanto chiaramente intelligenti del giovane VM, preferendo a questi, quelli della contessina di corte di cui gli archivi storici conservano… triste ed immeritata memoria…

 



Inoltre, su consiglio della stessa contessina, proibì senza mezze misure a sua moglie di incoraggiare gli interessi ‘malsani’ del fanciullo. Ma il risultato di tale divieto fu che VM finì per passare tutto il suo tempo libero disegnando soggetti plasmati dalla sua inesauribile fantasia – e cercando di tenersi ben lontano dalla sorveglianza occhiuta del padre, logicamente.

 

Per sua fortuna, l’odiata figura paterna, venne presto sostituita da quella di Bartus Korteling, insegnante di VM alle scuole superiori. Pittore di scarsa reputazione ma artista serio, onesto e preparato, riconobbe immediatamente il talento creativo dell’allievo e gli consentì di acquisire un vasto patrimonio di conoscenze tecniche…




Bravura o non bravura, talento o non talento, Henricus non sembrava affatto contento della piega insensata che la vita di suo figlio stava prendendo. Innanzitutto non capiva perché mai l’arte dovesse essere insegnata a scuola, e pensava che il talento artistico non fosse di alcuna utilità nella vita – o, quantomeno, non servisse allo scopo di svolgere una qualsivoglia professione accettabile. E poi trovava che simili inclinazioni verso l’arte non erano altro che passatempi, perversi e favorissero gli istinti ribelli dei giovani, contribuendo a renderne il carattere più instabile (al contrario della giovane contessina…). La sua radicale opposizione alle inspiegabili tendenze artistiche del figlio, però, seguitò a produrre risultati addirittura controproducenti.

 

Henricus si trovò a osservare con orrore crescente la deleteria evoluzione della personalità (peccaminosa) di VM sotto la perniciosa influenza del subdolo Korteling e dell’immancabile… contessina…

 



Nel giro di pochi mesi, agli occhi di Henricus, VM diventò un adolescente indisciplinato e incapace, uno scriteriato sognatore posseduto da un’incomprensibile passione per l’arte… Il solo pensiero che suo figlio potesse diventare un artista era così nefando, e il solo pensiero che il figlio potesse amare la letteratura e la cultura, era ancor più orripilante, che in realtà non sfiorò neppure la mente ben poco fantasiosa del quadrato… Henricus. Ciònonostante, seguitò imperterrito a distruggere tutti i disegni del povero VM, dello snaturato rampollo sui quali riusciva a mettere le mani.

 

Meglio prevenire, che curare…




Dal canto suo, VM lasciava che il padre, così sprovvisto di intelligenza creativa, sfogasse la sua livida rabbia senza nemmeno sognarsi di reagire (si racconta che il meschino Henricus passasse intere notti… sveglio con l’orrore che il genio o lo spirito di qualche antenato antico si materializzasse nella sua…. dimora; nel quartiere della ricca Deft…) era più volenteroso dell’Armata Rossa…., come taluni testimoni… ebbero a sentenziare… inoltre, essendo rimasto un ragazzo molto debole e di natura cagionevole, stava cominciando a comprendere – proprio sotto la guida dell’illuminato Korteling – che il primo passo importante nella vita di un vero artista consiste nel fortificare il propri spirito (e dobbiamo ad Henricus quest’ultimo e innegabile ruolo che la storia gli conferisce senza ombra alcuna…).

 

Dunque renderlo indipendente dagli assalti dell’inetto Henricus, del mondo, e libero dalle costrizioni materiali, la conseguenza di tale approccio filosofico fu ovvia: VM divenne un lettore onnivoro e appassionato (i suoi coetani invece…). La sua fertile immaginazione cominciò a nutrirsi di libri, e il suo mondo angusto (meschino, deleterio, più ligio agli antichi dettami di una religione antiquata, limitatrice, e rigidamente ortodossa…), ad essere popolato dai personaggi dei grandi romanzi… Anche perché Henricus, prevedibilmente odiava la letteratura: la trovava una perdita di tempo, un’aberrazione assurda e infantile…

 

(L. Guarnieri, la doppia vita di Vermeer)                






        


     

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