giuliano

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IL TOMO

martedì 18 settembre 2018

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Un movimento caratterizzato da crescente accelerazione può avere diverse tendenze; si può supporre che esso segua le leggi della caduta, oppure quelle dell’attrazione o della spinta. Tutto questo dipenderà in larga parte dalla posizione dell’osservatore, dalla sua forza vitale, dal suo temperamento, ma anche dalle sue unità di misura. Anche nel dominio dell’attrazione si manifesta l’accelerazione. Osservando un frammento di ferro che sia entrato in un campo elettromagnetico, noteremo dapprima una serie di movimenti indeterminati e, successivamente, un repentino avvicinamento. L’ago magnetico segue un’attrazione cosmica. Il magnete è il futuro; l’effetto che esso produce non è diverso da quello del passato. La più profonda identità di attrazione e spinta ha luogo al di fuori del tempo, tanto per il mondo meccanico quanto per il mondo organico.

Per poterla comprendere occorre un certo acume delle capacità critiche e conoscitive dello Spirito.

Il metafisico, ma non solo il metafisico, si chiederà in che misura a un unico, identico processo concorrano l’azione umana da una parte e l’attrazione del destino dall’altra. Il che, tradotto nel nostro linguaggio significa:

in che proporzione le forze umane e le forze cosmiche contribuiscono all’accelerazione della nostra svolta?

In che modo il piano del mondo, in cui si assommano i piani statali, è coordinato al piano della terra, o in che modo la rivoluzione del mondo è coordinata alla rivoluzione della terra?

Dipende tutto da una soltanto di queste due forze?

E sono esse in opposizione tra di loro?

Agiscono alternativamente in maniera complementare, o sono invece identiche e cadono sotto i nostri sensi come due metà speculari?

Non si tratta di domande puramente speculative e teoretiche: sono domande fondamentali che riguardano la potenza. Occorre affrontarle per valutare non solo la posizione, ma anche il movimento possibile all’interno di tale posizione. Colui che oggi abbia compreso ciò di cui la terra ha bisogno guadagna una posizione di privilegio rispetto alle esigenze storiche. Se costui vorrà operare dei cambiamenti, incontrerà un’opposizione più debole, se vorrà conservare la sua posizione, troverà un terreno più saldo di colui che, indipendentemente dalla prospettiva da cui muove, limiterà il suo sguardo a un singolo ambito.

Nel luogo in cui si incontrano necessità e libertà, dove è possibile comprendere l’identità di spinta e attrazione, la vista si rischiara in maniera tale che gli oggetti che le si presentano non potranno essere deformati oltremisura né dalla volontà né dal timore. Vogliamo qui sottolineare uno degli elementi più importanti per la nostra ricerca, ciò da cui ha preso le mosse il nostro discorso: vale a dire lo Stato che, in quanto status, corrisponde strettamente allo stare o al suo sussistere.

In effetti è certamente il caso di riflettere su questo status, che determina oggi, più di altri elementi, ogni nostro agire e soffrire, che dà forma alla nostra esistenza fin nei dettagli. Alle sue esigenze vengono subordinate tutte le altre. Esso è il leone che non solo pretende la prima porzione, ma decide anche della ripartizione di ciò che rimane. Si è da tempo concluso a suo favore il conflitto che attraverso i secoli ha visto opporsi papi, imperatori, re e cancellieri.

I confini degli Stati sono tracciati in maniera più netta di quelli che un tempo delimitavano o intersecavano gli antichi regni e territori, spesso passando attraverso comunità di popoli, razze, linguaggi e culture. Non è la società che nello Stato prende la sua forma, ma lo Stato che determina la forma della società, fin nelle sue cellule, nelle famiglie.

…Alla fine lo Stato dispone tutto sullo stesso livello e attira verso di sé anche quelle esigenze che la natura desta negli uomini e nei popoli: le cure che ruotano e che sono ruotate da sempre, con l’avvicendarsi degli astri, attorno alla semina e alla raccolta, l’estate e l’inverno, le emergenze imposte dall’acqua, dal fuoco, dalla fame.

Il fatto che, per le suddette ragioni, il peso dello Stato divenga gravoso per il singolo non è cosa cui ci si debba necessariamente opporre, specie se si pensa che anche prima l’esistenza umana ha avuto le sue ombre, e che dunque dobbiamo sottrarre al peso assoluto che oggi ci opprime solo ciò che fa capo a una mutata ripartizione degli oneri. La qual cosa si rende evidente soprattutto in quella parte dello Stato in cui esso si manifesta come principio di assicurazione, stato sociale, stato assistenziale.

…Anche lo Stato non è escluso dal grande movimento che si compie accelerando...

Il moto non lo attraversa come l’acqua che solleva un corpo e fluisce attraverso di esso. Certamente lo Stato stesso contribuisce al movimento: ne dipende quella parte del movimento determinata dalla pianificazione e dalla libera volontà umana. La spinta esercita però il suo effetto al di sotto dello Stato e dei suoi fondamenti, che non poggiano su una base etica né fattuale. Per tale ragione slittano e si spostano le definizioni e le divisioni di confine stabilite in senso politico, giuridico e morale: esse assumono una struttura ambigua, elastica…

(E. Junger, Lo stato mondiale)

(per diritto citazione art.70 Legge 22/04/1941 n. 633)









Ho (ri)letto quanto si dovrebbe analizzare e rapportare agli odierni tempi in medesimo modo transitati, ragion per cui, siamo entrati in un particolare ‘campo magnetico’ (non ho riproposto casualmente questo ‘passo’ d’apertura per l’ingresso ad una più ampia ‘valle’…) ‘umano’ che forse con l’‘umano’ così come intendiamo tal termine proiettato nella vasta predisposizione privilegiata verso la Natura donde il vero ‘campo magnetico’ deriva poco ha da condividere, creato più propriamente da una condizione in cui una invisibile e visibile economia richiede un imprevisto ‘intervento tellurico’ per rapportare alle dovute esigenze dagli ‘umani detti’ e convenuti entro e fuori le proprie ed altrui mura le condizioni proprie su come si pensa uno Stato derivato da un Feudo e questo da un Impero (ri)divenuto.

 Questo è ciò che è avvenuto nel lontano novembre del 1963, ma io che sono un cultore della Natura e con essa una Terra che ci sprona assommata al suo Dio che l’ha pur creata, e, ad una verità universale ai più se non a tutti negata, provo a, prendendo in prestito le sagge intuizioni di Junger, riportare il magnete detto nel dovuto ‘campo magnetico’ e riformulare non tanto un linguaggio astratto e metafisico, ma evidenziare semmai come ‘singole o molteplici urgenze e/o esigenze’ per taluni i quali interpretando lo Stato di diritto anch’esso ‘evoluto’ possano creare un loro ‘campo magnetico’ sia per gli eventi passati che quelli futuri e di conseguenza manipolare l’‘elemento transitato’ il quale in entrambe i casi rilevato e rivelato da medesimo ago magnetico.  

Ed allora non nasce solo una questione ‘geopolitica’ abbinata alla dovuta ‘geostrategia’ ma ci spostiamo nel vasto ed antico terreno della Filosofia, il che vuol dire riproporre quel modello di stato adottato - comprese le dovute analisi comunitarie - in quanto il ‘Forestaro’ detto primo attore della politica ma non certo Filosofo, e da buon politico  analizza e osserva la propria posizione ove richiamato dalla cancelleria, ennesimo campo magnetico ove ognun dipende ed ove ognun cerca - come sopra detto - di conservare ampliare o al contrario creare le dovute opposizioni nel clima e spirito della ‘propria terra’ (una metafora citata frequentemente ‘dal e nel’ consenso d’ogni Forestaro detto e non detto…).   

Allora dobbiamo in ragione dello Stato nominato rapportato ad un più vasto medesimo Stato Comunitario nel rapporto del tutto societario instaurato con i principi che l’hanno motivato nei fondamenti del ‘diritto’ disquisito negato, osservare l’intera geografia donde ogni ‘Forestaro’ e la sua natura e terra deriva, e come poter intraprendere non tanto una lotta politica di ‘geostrategia universale’, ma come rapportarci ai nostri stessi ‘geni’ che come il sottoscritto cercano di studiarne e delinearne l’impropria natura da codesta ed altrui Foresta meditata... da medesimo Eremo…

Cioè, per esser ‘velatamente' più chiaro alla natura della ‘genetica’ la quale nella sua antropologica consistenza riporta il problema fra ‘inferiore’ e ‘superiore’ e questi con la terra come ogni pianta che dalle radici matura al sole e linfa della vita (per ognuno compreso l’uomo).

Purtroppo per ordine della storia quanto rappresentato ed analizzato da Junger con una notevole ‘metafora’ o se preferite simmetrica-profetica-convergenza è un fenomeno filosoficamente superato, giacché in questa sede non si vuol formulare un nuovo ‘erbario’ tantomeno per aver radici ben salde in terra ripensare utopisticamente l’intero assetto mondiale e comunitario concretizzato in menti eccelse e/o inferiori, semmai ‘concretizzare’ ed ‘idealizzare’ il nostro ed altrui comportamento alle esigenze mondiali di nuovi e frequenti eventi ‘tellurici’ di popoli e razze migrazioni e calamità in ogni Secolo transitate.

Per questo l’esempio di Kennedy e Oswald, giacché entrano in gioco quei fattori analizzati anche da Junger, cioè la tecnica del nostro tempo e l’intera economia e non solo bellica che ne deriva.

Siamo sottoposti a questo evento tellurico che qualcuno detenendo un improprio vasto campo magnetico vorrebbe risolvere a  proprio favore una determinata economia, e questo non è falsa utopia ma prender atto che purtroppo lo scenario si muove con tali intenti, ed allora l’unica possibilità di una probabile via di salvezza prima della ‘curva’ del gran big-bang o lo ‘sparo della collinetta’ in nome di medesima ‘materia’, è l’urgenza di dover riformulare il nostro ed altrui rapporto in misura con il prossimo soprattutto se Straniero, cioè il nostro Stato in misura ad altri e con essi una possibile comunitaria convivenza evoluta dal e nel ‘diritto’ detto.  

E’ certo, come avvenne e odiernamente avviene anche nel grande Impero, ciò che motivato da un imperatore ed un papa per quella sfida verso un’isola che nel 1963 fu oggetto di tanto clamore, suscita l’attuale attenzione, soprattutto quando con l’avvento di un terremoto dovuto ad un sotterraneo movimento ha valorizzato un diverso intento cancellando l’utopia del nuovo.

Da qui consensi o dissensi sopradetti dal Filosofo…

E da qui possiamo meditare in medesima filosofica pretesa ciò che avviene costantemente nell’odierno nostro cammino, e di conseguenza, se pur apparentemente motivi luoghi e eventi di diverso profilo e spessore, meditare cosa significa il convivere e saper rapportare lo Stato nelle dovute condizioni e queste con le medesime altre (ragion di ugual diritto alla vita nella comunità interpretata ed evoluta) di diversi stati che sappiano esulare dal falso motivo, in verità e per il vero, ‘contrario alla terra’ quale altrettanto falso slogan d’ogni Forestaro incaricato dal popolo della stessa nell’improprio uso d’una comune Natura.

Un sud, in America conservatore per antica colonica discendenza, ed un Europa ugualmente divisa nell’opposto, un nord ricco e chiuso entro il suo antico impero e perimetro e un sud, come ora, proiettato verso l’utopia di una diversa filosofia.

Meditare la migliore soluzione mi par un enunciato che risolleverebbe e risolverebbe l’Anima quanto lo Spirito di Kennedy e l’intera sua Terra proiezione di un Impero - uno dei due verso miseri stati di medesimo Universo…

E come - se pur in apparenza distante - il tiro preciso di un fucile da cui il Filosofo citato come il sottoscritto per medesimi due (fucili) incriminati  prendere e sottoscrivere le dovute e debite distanze!













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