giuliano

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IL TOMO

martedì 4 settembre 2018

VERSO QUAL DIREZIONE? (4)



















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Le Alpi Orobie hanno lo spartiacque che fa da confine tra la provincia di Sondrio e quella di Bergamo e quindi con le sue valli: Brembana, Seriana, di Scalve. I passi, che troviamo a rompere la continuità della cresta che va dal Pizzo Legnone, a Ovest, fino alla Val Belviso a Est, sono di varia altezza e valicabilità. Alcuni sono più bassi e di agevole superamento come vedremo, altri pur essendo transitabili, non sono agevoli e frequentabili da tutti, occorrendo, per superarli una preparazione particolare e una abitudine a frequentare le zone impervie, che presentano anche notevoli pericoli per l’incolumità personale, per non parlare dell’abbigliamento che deve essere adeguato…




…Questi ultimi passi sono pure stati utilizzati nel tempo, ma esclusivamente dai montanari che li conoscevano bene, e che sapevano come superali senza pericoli, dai cacciatori, dai pastori, soprattutto di capre, e infine dagli alpinisti che, dalla fine dell’800, hanno iniziato a esplorare e poi a frequentare sempre in numero maggiore le montagne, scoprendo e utilizzando anche passi, per il cui superamento occorrevano attrezzature particolari come corde, piccozze e ramponi, a causa della loro eccessiva impervietà o per la presenza di neve e ghiaccio.




Se è vero che le Alpi Orobie, nelle loro valli, sono state abitate da tempi immemorabili, è anche vero che erano più facili le comunicazioni con i residenti delle valli bergamasche, visto che il fondo della Valtellina era pochissimo abitato e non transitabile a causa del corso del Fiume Adda non irregimentato. Quindi i primi passaggi sui passi più comodi sono avvenuti per scambi di prodotti della terra e di manufatti.




…E’ facile pensare che alcuni passi come quello di S. Marco, in Valle del Bitto di Albaredo, quello di Dordona in Val Madre, che sono i più bassi sul livello del mare e i più comodi, perché molto larghi e di facile accesso su entrambi i pendii, siano stati i primi ad essere utilizzati dalle popolazioni valligiane. Ovviamente non tutte le valli orobiche valtellinesi erano dotate di simili facili passaggi. Altre, come la Val d’Arigna, possedevano passi più elevati di quota e più impervi i cui pendii erano ricoperti da ghiacciai come il Passo di Coca, 2645 m, che mette in comunicazione con l’Alta Val Seriana.




…Ciò nonostante anche questo passo è servito al passaggio delle popolazioni valligiane, soprattutto bergamasche, e lo sta a dimostrare il toponimo “Dosso del Mercato”, che si trova poco a valle rispetto all’attuale Bivacco Corti, a quota 2300 m circa. Qui si incontravano gli abitanti di Valbondione, ultimo paese della Val Seriana, che salivano l’impervia e lunga Valle di Coca, attraversavano il passo omonimo e il Ghiacciaio del Lupo, molto più esteso di adesso, e scendevano fino al dosso per incontrarsi con le popolazioni della Val D’Arigna e di Ponte in Valtellina, per lo scambio di prodotti della terra e di manufatti, intensificando di volta in volta i rapporti di conoscenza e di amicizia.




I centri abitati, sui due versanti, posti a quote più elevate, e quindi più vicini alle zone di attraversamento dello spartiacque, facilitavano la frequenza dei contatti tra le popolazioni. Esempi in questo senso li abbiamo nella Valle del Bitto di Albaredo dove il paese di Albaredo per San Marco è posto non eccessivamente in basso rispetto al Passo di San Marco, e in Val Tartano con il centro del paese e le frazioni della Val Lunga che si trovano non molto lontani dal Passo di Tartano e da quello di Porcile, che permettevano i contatti frequenti con Valleve e Foppolo in Val Brembana. Il Passo di San Marco, poi, da tempi molto lontani, serviva al passaggio di intere mandrie di mucche che venivano portate, risalendo a piedi la Valle di Albaredo, sulla Strada Priula, di cui si parla in altra parte di questo volume, anche negli alpeggi bergamaschi appena sotto la linea spartiacque, che venivano caricati dagli alpeggiatori della Bassa Valtellina. Anche in questi alpeggi si produceva il famoso formaggio Bitto, che veniva in parte commercializzato nella Val Brembana.




La permanenza nelle zone bergamasche, durante l’estate, intensificava i rapporti sia di tipo commerciale, sia di conoscenza e di amicizia tra le popolazioni dei due versanti. Il Passo di San Marco è sempre stato un luogo di passaggio dei commerci tra 187 la Repubblica di Venezia, e, se vogliamo, in senso più lato, tra la Pianura Padana, e la Valtellina, la Svizzera e il nord Europa. Possiamo certamente pensare ad esso come al valico più importante e frequentato dell’intera catena orobica. Ma i passi orobici sono molti, come abbiamo accennato, e sono stati usati anche per altri scopi oltre quelli commerciali e di passaggio delle mucche verso gli alpeggi del versante Sud.




Nella parte più a Est della catena una serie di passaggi, non sempre tra i più bassi e comodi, vennero usati nel passato dai contrabbandieri bergamaschi che, soprattutto dai paesi dell’Alta Val Seriana e della Val di Scalve, si recavano in Svizzera per procurarsi la “carga” di caffè o di sigarette. I passi più frequentati, in questi casi, erano quello di Belviso in cima alla valle omonima, quello della Caronella e a volte quello di Coca, già nominato, o molto più raramente qualcuno di quelli della Val Venina, a causa della loro lontananza dal fondo della Valtellina e del loro accesso impervio, visto che dovevano essere affrontati con un notevole peso sulle spalle.

La strada per giungere dalla Bergamasca alla Svizzera, e viceversa, era lunga e, per forza di cose, doveva prevedere delle soste che avvenivano nelle stalle che i valtellinesi dei paesi attraversati, mettevano a disposizione con i fienili, dove passare la notte e rifocillarsi, per poter riprendere la fatica della risalita del versante verso il passo per il ritorno a casa. Sempre nella zona più orientale della Catena Orobica, parecchi passi vennero attraversati da gruppi di fedeli pellegrini che si recavano dai nostri paesi, soprattutto da Teglio, Aprica, Castello Dell’Acqua e Piateda, al Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio in Alta Val Seriana.




Questa tradizione, ripresa negli ultimi anni, in questi paesi anche per merito del CAI (Aprica e Teglio) continua ogni anno, utilizzando i passi tradizionalmente usati: il Passo di Belviso, 2518 m, il Passo di Caronella, 2600 m, il Passo Della Malgina, 2621 m, e quelli della Val Venina per Piateda e cioè quello del Salto, 2410 m, in Val Vedello e, più raramente, quello della Scaletta, 2523 m, in alta Val Caronno.

Anticamente, il pellegrinaggio si svolgeva interamente a piedi e in preghiera. Oggi, pur mantenendo la sua caratteristica di fede, ha assunto anche un aspetto turistico e quando giunge a Valbondione, l’ultimo centro abitato della Valle Seriana, usufruisce dei mezzi di trasporto fino ad Ardesio che dista una quindicina di chilometri, come pure nel ritorno in Valtellina, che di solito avviene col pullman. Si tenga presente che i pellegrini odierni, a volte, usufruiscono della possibilità del pernottamento nei rifugi alpini bergamaschi, molto ben gestiti come il Curò, 1895 m, a interrompere il lungo cammino.




…Non molto sotto il Passo di Belviso, sul versante bergamasco, si trova il Passo di Bondione, 2680 m, che permette di scendere in Val Seriana. Al Passo di Venano, sul versante bergamasco, c’è il Rifugio Tagliaferri. Alla base della cresta del Pizzo Torena, sempre in Val Belviso, troviamo anche il Passo Grasso di Pila, 2513 m, alla quota dei primi due e più comodo, che però è poco frequentato a causa della sua posizione a metà valle pur dando direttamente accesso alla Conca del Barbellino, 1862 m. Nella vicina Val Bondone abbiamo il passo omonimo, 2720 m, che è sempre stato poco frequentato. Molto più transitato è invece il Passo di Caronella, 2600 m, in cima all’omonima valle, dove esiste anche un bivacco dell’A.E.M. (A2A). Un locale spoglio sempre aperto che può essere usato in caso di maltempo. Entrambi danno accesso alla Conca del Barbellino in Val Seriana, come il Passo di Malgina, 2821 m, nella vicina omonima valle, non facile da raggiungere dal nostro versante. In Val d’Arigna, tralasciando i passi alpinistici, troviamo il Passo di Coca, 2645 m, già citato, vicino al quale sorge il Bivacco Corti del CAI Valtellinese, 2499 m. Passando alla Val Venina, sempre sulla linea spartiacque, troviamo una serie di passi nelle varie valli che da essa si dipartono. In Val Caronno, il Passo della Brunona, 2500 m, e il vicino Passo della Scaletta, 2523 m, già citato, sono ora frequentati prevalentemente da alpinisti…

(I. Fassin & G. Combi)

















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