giuliano

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IL TOMO

domenica 27 giugno 2021

ENTRA IL MATTO (3)

 










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Dell'antropologo (& i diversi) (1/2)


Prosegue con i....:








Sovranisti 










& Uno strano matrimonio 







& La psicologia delle folle








Entra il MATTO

 

MATTO - Permetti allora che l’assuma anch’io

al mio servizio. Toh, il mio berretto.

 

(Porge a Kent il suo berretto da buffone)

 

LEAR - Ah, sei qua, mio bel tomo, come va?

 

MATTO - (A Kent)

 

Faresti meglio a portarlo tu, amico,

il mio berretto.

 

KENT - Perché io, Matto?

 

MATTO - Perché ti metti a prendere le parti

di uno ch’è in disgrazia. Attento a te,

ché se non sei capace di sorridere

alla parte da dove spira il vento,

presto ti buscherai il raffreddore.

Toh, ecco, prenditi il mio berretto.

Vedi, questo buon uomo

ha messo al bando due delle sue figlie

e della terza ha fatto, a suo dispetto,

una donna felice.

S’hai intenzione di metterti al suo seguito,

devi indossare un berretto così.

(A Lear)

 

Eh, zietto! Li avessi io due berretti

e due figlie! 

 

LEAR - Perché, ragazzo mio?

 

MATTO - Se avessi regalato a loro due

tutto quel che posseggo, come te,

almeno mi terrei i due berretti.

Eccoti intanto il mio.

Un altro chiedilo alle tue figlie

in via di carità.

 

LEAR - Bada a te, furfantaccio, c’è la frusta!

 

MATTO - La verità è simile ad un cane

che deve restar chiuso in un canile;

va ricacciato lì dentro a frustate,

mentre madama Cagna

può restare sdraiata accanto al fuoco,

e puzzare.

 

LEAR - Pestifero bubbone!

 

MATTO - Compare, vo’ insegnarti un discorsetto…

 

LEAR - Avanti.

 

MATTO - Stammi ben attento, zio.

“Mostra men di quel che hai;

“parla men di quel che sai;

“presta men di quel che puoi;

“va’ a cavallo più che a piedi;

“sanne più di quanto credi;

“metti tanto, togli poco,

“resta a casa accanto al fuoco:

“ne trarrai, se t’accontenti,

“per due dieci più di venti”. 

 

Ora il Matto nonché Buffone dice al suo Re Barone e Conte…




non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione…

 

Hora ammira, invece, l’arte sopraffina…                            

                             


                


‘AFFINITA’ DI SANGUE REGALE’

 

 Il trasferimento dei contanti dalla Lega nazionale alle tredici sezioni locali non spiega completamente che fine ha fatto il tesoro padano. Il Carroccio non aveva solo parecchia liquidità in cassa: poteva disporre anche di un ricco pacchetto di titoli finanziari. Investimenti milionari che poi, nel giro di un anno, dal 2014 al 2015, si sono ridotti a un valore di un euro e quarantaquattro centesimi. Azzerati. I bilanci ufficiali, quelli pubblicati sul sito del Carroccio, non spiegano come. Si limitano ad indicare che quegli investimenti valevano 10,5 milioni nel 2013, 3,2 milioni nel 2014 e – appunto – solo 1,44 euro nel 2015.

 

Alcuni documenti bancari aiutano però a capire meglio come stavano le cose. E fanno emergere un ulteriore aspetto oscuro di questa vicenda: per alcuni anni, quelli in cui a guidare il partito sono stati prima Roberto Maroni e poi Matteo Salvini, la Lega aveva all’attivo investimenti vietati dalla legge. Ma andiamo con ordine. I documenti bancari ci dicono che il 16 maggio del 2012, poco dopo che la notizia dell’inchiesta per truffa ha portato Bossi a dimettersi da segretario federale, la Lega apre un conto corrente presso la filiale Unicredit di Vicenza. Nel giro di sei mesi vi trasferisce buona parte dei soldi parcheggiati in altre banche: 24,4 milioni di euro in totale. È l’inizio di una frenetica girandola di bonifici e giroconti che porteranno, nel giro di quattro anni, al prosciugamento delle risorse finanziarie padane. O almeno di quelle registrate sul conto della Lega nazionale. Degli oltre 24 milioni arrivati in Unicredit, una decina sparisce quasi subito: prelievi in contanti, investimenti finanziari, trasferimenti sui conti delle sezioni locali del partito, bonifici a favore di società di capitali controllate dalla stessa Lega come Pontida Fin, Media Padania ed Editoriale Nord.

 

A gennaio del 2013 arriva un altro colpo di scena.




Il partito, allora guidato da Maroni, apre due nuovi conti correnti. Dove sposta una buona fetta del tesoretto custodito in Unicredit. Questa volta la scelta ricade sulla Sparkasse, la cassa di risparmio di Bolzano. Non un istituto a caso, come abbiamo detto. Il presidente della banca altoatesina è infatti Gerhard Brandstätter, già socio attraverso lo studio legale AB e associati dell’avvocato della Lega di quel momento, il calabrese Domenico Aiello, all’epoca presidente dell’Organismo di vigilanza della Sparkasse. Sul conto della cassa di risparmio di Bolzano arrivano, oltre a circa 4 milioni di titoli finanziari, 6 milioni di liquidità. Bastano solo sei mesi, e il conto si prosciuga. La maggior parte del denaro viene usata per finanziare la campagna elettorale di Maroni alla presidenza della Regione Lombardia: decine di bonifici a società di comunicazione e organizzazione eventi, tra cui spiccano i quasi 400 mila euro diretti alla sede irlandese di Google, punto di passaggio obbligato per chiunque voglia farsi pubblicità sul motore di ricerca più usato al mondo….

 

Anche in questo caso non mancano i trasferimenti alle sedi locali del partito, ma la parte del leone – come avvenuto pochi mesi prima con il conto Unicredit – la fanno le società collegate alla Lega, a cui il partito gira quasi 1,5 milioni di euro, così suddivisi: Radio Padania, 250 mila euro; Editoriale Nord, 600 mila euro; Pontida Fin, 206 mila euro; Fin Group, 360 mila euro. Prima di spendere tutti quei soldi, però, la Lega aveva pensato di realizzare un’altra operazione: blindare il patrimonio attraverso la creazione di una fondazione e di un trust.

 

Perché tentare di nascondere il tesoretto padano?




L’obiettivo era solo quello di respingere le mire dei vecchi bossiani, oppure si pensava così facendo di evitare anche possibili sequestri della magistratura? 

 

BREVE PREMESSA DELL’INTIERA BUFFONATA

 

DEBITO PUBBLICO:

 

15 giugno 2021 - Nuovo record per il debito pubblico italiano nella rilevazione relativa al mese di aprile 2021. Secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia a fine del periodo in esame il debito pubblico aveva superato i 2.680 miliardi di euro rispetto ai 2.651 miliardi di inizio mese.

 

Nel mese di marzo, invece, del 2021, il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record. L'aumento segnalato dalla Banca d'Italia è di 6,9 miliardi rispetto al mese di febbraio, così da portare il debito complessivo delle Amministrazioni Pubbliche a 2.650,9 miliardi.

 

L’aumento è dovuto principalmente al fabbisogno (25,3 miliardi), che ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (18,3 miliardi, a 84,6 miliardi). L’effetto complessivo di scarti e premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha ridotto il debito per 0,1 miliardi.


(Prosegue...)








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