CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

martedì 15 giugno 2021

UNO STRUMENTO PER FARE STRUMENTI (19)

 










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Considerazioni post-mortem (15/18)


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Uno strumento per fare strumenti (20)


& Lo strumento (al completo...)


& ancora nella miniera del fabbro (21)








Sulla lunga strada della mia Histoire, nei trent’anni che le ho dedicato, questa orribile letteratura di streghe e stregoni, non meno di sciamani in nome e per conto della Natura, mi è passata e ripassata spesso tra le mani. Prima ho esaurito i manuali dell’Inquisizione, le asinerie dei domenicani (Flagelli, Martelli, Formicai, Fustigazioni, Lanterne, eccetera, sono i titoli dei loro libri). Poi ho letto i parlamentari, i laici che a quei monaci si sostituiscono, e pur nutrendo disprezzo per loro, quasi li eguagliano in idiozia.

 

Ne accenno altrove.

 

Qui noto soltanto che, dal l300 al 1600, e oltre, la giustizia è identica.

 

Anzi indistinguibile nei tratti protratti circa medesima continuità riscontrabile in taluni - o troppi - odierni medesimi procedimenti con cui si distingue - o dovrebbe - l’Armonia della Storia la quale PEGGIORA!

 

È stupefacente vedere in questi Tempi vagamente accennati e tanto vari, questi uomini di culture diverse non riuscire ad andare avanti. Poi si capisce bene che gli uni e gli altri sono impediti: nani avversi agli DEI DELL’IMMACOLATA NATURA, accecati, giacché il veleno del loro principio li rende ubriachi e selvaggi.

 

Questo principio è dogma e figlio violento di una radicale ingiustizia:

 

Tutti perduti, non solo puniti, ma degni d’esserlo, GUASTI A PRIORI E CORROTTI, morti a Dio ancor prima di nascere.

 

Il poppante è un dannato.




Due cose si possono dire su quest’antica odierna epoca, non contraddittorie: lo spirito di Satana ha vinto (seppur un poco appestato e afflitto!), ma è morta la stregoneria... 

 

"Chi male intende il suon non entri in danza

 

Perchè chi non va a tempo e noi com parte

 

Manca reputazion, grazia e sostanza"…




 Il suono d’un tamburo annunziava l’Opera creata e Frammentata nell’Arte segreta della sonorità non ancora Parola, in Armonia non l’intero Creato…: il Maestro costruisce la propria ed altrui Rima accordando lo strumento per fare strumenti…

 

…Quanto sopra è forse sufficiente per indicare il segreto di Stradivari, o addirittura di uno qualsiasi degli altri maestri italiani, grandi o piccoli, fosse stato scoperto con la misurazione del calibro. È strano che l’impressione abbia dominato così fortemente che il genio del grande  maestro giaceva nel suo modo di distribuire le parti spesse e sottili del tavolo superiore e inferiore.

 

Il primo pensiero in questa direzione sarebbe, che se la teoria fosse buona, la sua applicazione pratica con abilità e cura ordinaria avrebbe sicuramente portato al risultato desiderato.

 

Ma più di questo è stato fatto sperimentando di volta in volta su originali e copie.

 

Nel raggio di un miglio da Charing Cross non mancano operai capaci di calibrare e copiare con sufficiente esattezza gli spessori di qualunque Stradivari portati loro, compresi i mezzi necessari per riprodurre le famose qualità del grande Cremonese. Sembra si sia dimenticato che centinaia di abili ‘operai’ ma non certo artigiani vivono su codesto accorgimento figlio del proprio tempo contraffatto e ridistribuito in circuito prestampato posto nelle alterne odierne turbine forzate o illuminate di oscure vicende alla mercé di un Dio prometeico dedotto, nell’ovvio intento non certo naturale qual Arte rubata all’Artigiano.




 Rivolgiamo per un momento il pensiero alla natura dei materiali compresi nella somma totale della struttura nota come violino.

 

Abbiamo per il tavolo superiore, o frontale, una sottile lastra di legno nota come Pino, da una specie di albero che cresce in tutto il mondo.

 

Le varietà, tuttavia, sono innumerevoli e altrettanto lo sono gli scopi a cui sono destinate. Per il tavolo inferiore, o schienale, viene utilizzato un legno più denso e tenace. Che il particolare tipo impiegato nella costruzione dei celebri strumenti dei grandi maestri, e soprattutto quello detto acero riccio o legno di lepre, fosse principalmente per la sua bellezza, è evidente dal fatto che tutti i migliori liutai italiani avevano ricorso a volte ad altri legni meno appariscenti.

 

Il Faggio è stato occasionalmente utilizzato da Carlo Bergonzi. Altri legni duri coltivati ​​in Italia, anche il Pioppo, sono stati utilizzati da alcuni produttori, apparentemente quando la fornitura di materiale dall’aspetto migliore si è esaurita. È più che probabile che esistano alcuni Stradivari con il fondo di un legno semplice diverso dall’acero.

 

Abbiamo, quindi, per la tavola superiore del violino un legno di consistenza morbida ma elastica, la cui forza risiede principalmente nei fili che corrono longitudinalmente, e che, quando il legno è tagliato nel modo usuale con tutti i liutai fin dalla sua invenzione, servono allo scopo di piccoli travetti che corrono da un capo all’altro del tavolo superiore.




Il materiale morbido che si trova tra questi è molto suscettibile all’umidità, soprattutto se tagliato da poco, quindi, se un pezzo di Pino viene tagliato in modo così liscio con una sgorbia affilata o uno scalpello, un pennello leggermente bagnato disegnato lungo la superficie farà immediatamente gonfiare le parti più morbide e lasciare un aspetto a coste o velluto quando è asciutto .

 

Ciò servirà a mostrare fino a che punto questo legno è adatto a regolare con differenze così minime come sarebbe necessario quando si confida la Teoria degli spessori e si cerca di ridurla alla pratica.

 

Tra le mie prime conoscenze musicali, infatti, ricordo un violinista dilettante che esaltava la potenza del suo Stradivari, affermando che è dovuta in gran parte al fatto che fosse stato lavorato dal costruttore tutt’intorno vicino al confine. Di ciò, senza dubbio, molti dilettanti ne erano a conoscenza, riconoscendo in opposizione a quella che era stata accettata come regola generalmente osservata da Stradivari, che l’arcata nel suo spessore diminuiva dolcemente verso il confine dove era circa un terzo in meno rispetto al centro.

 

Si diceva che questa delicata gradazione fosse la causa della bella qualità setosa e simpatica verso la Natura del suono interpretato e dedotto, così evidentemente caratteristica dei suoi strumenti. La spiegazione della causa in azione, come la chiamerebbero i meccanici italiani, ovvero era quella di tagliare il legno fino a renderlo più sottile nella parte tutt’intorno dai piedi del ponte e più spesso dalle ali inferiori dei fori di risonanza.




Allora attraversiamo il Ponte del Diavolo, in questo deambulare e viaggiare…

 

…Pontresina, col suo nome antico che significa ‘Ponte della Rezia’, è posta nel punto migliore, quello in cui s’incontrano i due torrenti e le due strade dei ghiacciai principali. Ho visto paesaggi più grandi, nessuno più armonioso, meglio composto e meglio fatto per il pittore di quello del Roseg, lo stupendo ghiacciaio che da Pontresina si scorge al di sopra di quei torrenti.

 

Grazie a degli ottimi amici, che si sacrificarono personalmente per dare a me un posto migliore in cui lavorare, avevo una bellissima camera, soleggiata e spaziosa, in cui potevo leggere, scrivere, meditare a mio agio. Avevo una finestra a levante e una a sud. E l’una e l’altra erano due quadri. A sud il Roseg, posto ad una distanza ideale in fondo ad un vallone sinuoso, alla sua destra e alla sua sinistra boschi, e lungo il torrente un prato che porta a Saint-Moritz. A levante, la strada che sale dolcemente a Pontresina alta, il bello e silenzioso villaggio di cui ho parlato, e poi il ghiacciaio di Morterasch, che di lì non si scorge. Dello stesso villaggio non si vede altro che il punto culminare a mezza costa: la sua chiesa dei morti, costruita poco prima del 1500.

 

…Avevo ripreso le mie abitudini….

 

Al mattino restavo in casa, leggevo lavoravo. Il mio libro, in quel momento, era la dotta ‘Geografia botanica’, ed un giorno vi lessi un’affermazione che mi fece molto riflettere e che posso riassumere in questi termini:




 La volgarità prevarrà, conquisterà, invaderà il mondo intero…

 

Le piante comuni a diversi paesi diventeranno più numerose. Verrà meno l’originalità della flora locale.

 

Le piante dei Sentieri, delle colture ecc. caratterizzeranno il nostro tempo; quelle delle foreste e delle montagne si ridurranno sempre di più…

 

In quanto esse appartengono ad un antico stato di cose, e fanno posto a un assetto nuovo.

 

All’antico ed Eretico stato di cose, in cui tutti gli ambienti erano contrassegnati da caratteristiche originali, potentemente distintive, succederà uno stato nuovo, apparentemente più ricco ma molto molto meno vario, in cui tutti gli ambienti tenderanno volente o nolente ad assomigliarsi tra loro, la vita in pratica sarà omologata ad un unico standard e la varietà come la cultura che per sempre la contraddistinta nel libero arbitrio della natura per il diletto di ciò che impropriamente nominato ricchezza scomparirà al suo posto guerra e catastrofe.




 Ma è pur vero che la vita logora con il costante suo non progredire ma ciò di cui satura come falso ‘progresso’ alieno alla spirale di cui il mio libro di botanica e geologia, ed i suoi vari e smisurati bisogni (di chi agisce in vero difetto di pensiero mosso unicamente dall’istinto senza neppur aver letto un albero una foglia un tomo da cui si è soliti narrare la verità circa la vita…), fanno contro gli alberi una guerra universale: e questa è una cosa che si può scorgere dappertutto.

 

Ed io so (anzi noi sappiamo ora qui e dovunque  accompagnato dal mio amico…), perché questo avvenga, la (difficile) condizione fondamentale sarebbe quella di fermare un momento la ruota vertiginosa dell’avidità divenuta sola e concreta attività esteriore, la quale ci trascina lontano, mantiene il nostro sguardo fisso al di fuori di noi e distolto da noi stessi.

 

Ah, perché non posso regalare, agli uomini che potrebbero promuovere il nostro comune rinnovamento, qualcuna di quelle mistiche visioni accennate in compagnia dell’insolito viandante senza Tempo e Luogo su cui soffrire le pene della morte nel Teschio di ciò cui si comporrà la vita ed il Dio che così la ben dipinta.

 

Il segreto delle Visioni di cui si parla, ed da cui talvolta esuliamo entrambi dalla grammatica così come composta dal cacciatore o inquisitore per medesima via, e non senza ragione ma senza poterselo bene e chiaramente spiegare in questa stessa vita, il mondo antico: ciò che gli uomini di quel Tempo facevano dire al veggente comune passo condiviso con il mio amico: con lo sguardo imparare a penetrare attraverso i corpi materiali e così facendo scoprire la Natura esterna e quella in noi stessi di medesimo principio… 

(J. Michelet)




Le questioni ambientali sono prepotentemente balzate all’attenzione pubblica da poco tempo, ma sono di indubbia importanza in relazione al rapido deterioramento di molte situazioni: si consideri che, nel brevissimo corso degli ultimi 50 anni, l’inquinamento ha prodotto effetti maggiori di quelli verificatisi nei precedenti secoli presi globalmente.

 

La costante ricorrenza del fenomeno è tale, che è possibile considerare questi parametri come caratteristici di una stazione, così che si comincia a parlare di climatologia chimica. Conseguenze negative – ormai comuni e frequenti – si verificano sulla salute umana: in particolare, si tratta di disturbi dell’apparato respiratorio, dal momento che è stato accertato l’aumento dei casi di asma e di allergia nei paesi industrializzati (e inquinati).

 

Non sono, poi, da trascurare gli effetti su materiali e manufatti (si ricordino le notizie preoccupanti relative al complesso monumentale dell’Acropoli di Atene e ai cavalli in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia), sul clima e sulla vegetazione. È appunto quest’ultimo argomento che viene trattato qui. Solo alcuni di tali temi sono di pubblico dominio e, pertanto, il problema attuale è quello di rendere manifesto alla popolazione e ai decisori che il degrado ambientale danneggia anche le piante.

 

L’igienista G.B. Simon giustamente ha osservato:

 

se le esalazioni industriali sono nocive per la vegetazione, a maggior ragione esse saranno sconsigliabili per l’uomo.

 

Le conseguenze ecologiche dell’inquinamento possono essere disastrose: vi sono aree prossime a sorgenti di grande portata in cui non è pensabile allevare proficuamente colture agrarie. Le implicazioni, anche sociali, di questi problemi dovrebbero essere adeguatamente considerate.


(Prosegue...)








 

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