giuliano

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IL TOMO

martedì 2 ottobre 2018

LA CACCIA (21)





































Prosegue in:

la caccia (22)

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La barca (19)  &  Uranio 235 (20)













Chester Napier: 'Queste sono storie tramandate dai miei an-
tenati e dagli antenati di mia moglie.
E ti racconto questa che mi hanno raccontato su un prozio o
un parente di mia moglie.
Andavano a caccia di orsi. E andavano coi cani o seguivano
le tracce nella neve; se l'orso entrava in una grotta, uno di lo-
ro si sdraiava sulla soglia col coltello e quando l'orso usciva
fuori gli piantavano il coltello in pancia e gli tagliavano via le
viscere, e lo ammazzavano in quel modo, capisci...




Allora, lui stava a caccia e i cani stanano l'orso, e l'orso gli
veniva addosso giù dalla cresta della collina, e lui fa per ar-
rampicarsi su un albero.
Ma aveva tanta di quella paura che non ci si arrampicava
sopra - resta ai piedi dell'albero e raccontano che correva,
correva tutto intorno al tronco.




Alla fine, quando lo trovano e lo calmano un po', dice:
- Aspettate che scendo dall'albero.
E uno degli altri dice:
- Va' al diavolo, non ci sei salito sull'albero. Stai seduto per
terra.
Aveva preso uno spavento tale che non era riuscito a salire
sull'albero. Ma credeva che ci stava sopra'.




Il rapporto è rovesciato, ma i protagonisti (della caccia al-
l'orso...) sono ancora quelli della storia di George Burkhart:
l'albero e l'orso, e un confronto con i pericoli della natura.
L'albero cavo di George... unisce la vita e la morte: le sue
dimensioni offrono protezione, ma il fatto che sia cavo sug-
gerisce che è morto.




Il rapporto fra gli alberi cavi e la morte torna anche in altri
racconti: per esempio un albero cavo dà il rifugio agli ante-
nati di Curtis Burnam dopo che hanno passato Pennington
Gap, ma è abbattuto dal vento e gli crolla addosso ucciden-
doli. Come nel racconto di London  'silenzio bianco'.
Fred Napier racconta la storia di un fuorilegge a Cranks do-
po la guerra civile:
- Lo fecero a pezzi, un pezzo alla volta. Orecchie, naso,
lingua, gli cavarono gli occhi e nascosero il corpo in un tron-
co cavo, dove le sue ossa furono trovate per caso dal nonno
di Fred molti anni dopo.




E poi, l'orso. Da 'The Big Bear of Arkansas' di T. Bangs
Thorpe a 'The Bear' di W. Faulkner, l'orso è una metafo-
ra letteraria della terra, del sangue, della caccia, del sa-
crificio. Ed è legata al suo possesso, al suo dominio.
O vive l'uomo, o vive l'orso, non c'è posto per ambedue.
In modo forse meno articolato e cosciente, ma non meno
carico di senso, l'orso svolge lo stesso ruolo nei miti d'ori-
gine di Harlan County - l'orso letteralmente sciolto nelle
acque secondo il racconto di J. Shell, l'animale pugnalato




a morte in un abbraccio quasi erotico nel racconto di C.
Napier.
E certe storie a Harlan intrecciano la comicità e il gusto
della 'tall tale' esagerata della frontiera.
Ben Campagnari: 'Una volta c'era un ragazzo, gli piaceva
di sentirmi raccontare le 'tall tales', e dice, 'Ben, sai qual-
che bella storia?'.
'Be', non tante', dico io. Stavo coi miei fratelli - dico - a
giocare a carte, e resto senza soldi e gli chiedo se me li
prestano.




Non se ne parla, dicono loro; di te non ne vogliamo più
sapere. E quando dissero così, io dissi, 'Va bene, vado
fuori e mi ammazzo un orso'.
Così sto un po' lì fuori, sotto una roccia sporgente, e ve-
do un grosso orso nero che viene avanti - mi giro sui tac-
chi e scappo di corsa verso la baracca, e quando arrivo
alla porta avevo tanta ansia di entrare che apro la porta
e casco dentro e l'orso pure entra e casca addosso a me.
Loro stavano lì che giocavano a poker.
Dico, 'Scuoiatelo ragazzi, intanto io ne vado a prendere
un altro!'.

(Prosegue.....)











   

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